Doctor Who 11x06 - Demons of the Punjab

Non ci speravo più, ma con fatica sono riuscito ad apprezzare davvero un episodio di questa nuova stagione così rivoluzionaria di Doctor Who. Non posso negare che oggettivamente Demons of the Punjab sia un prodotto televisivo di buon livello: la ricostruzione storica, lo sviluppo della trama, la validità delle interpretazioni e l'intensità di regia, fotografia e musica. Tutti questi elementi hanno contribuito a creare una storia coinvolgente e di impatto, con alcuni momenti in grado di suscitare emozioni forti.

Il che mi fa riprendere fiato. Questo è il primo epsiodio della stagione non scritto da Chibnall, e si rivela particolarmente efficace. Quindi possiamo sperare davvero che il problema sia lui in quanto autore, anche se questa ipotesi non sarebbe così confortante visto che rimane comunque lo showrunner quindi la sua mano ci sarà sempre.

Ma devo anche andare più a fondo e rilevare che se Demons of the Punjab è un buon episodio di per sé, non mantiene lo stesso valore una volta inserito nel corso di questa stagione, perché i difetti di fondo che hanno contaminato le puntate precedenti sono in buona parte ancora presenti.

Abbiamo sempre un Dottore sostanzialmente passivo. È positivo il fatto di vedere Jodie Whittaker costruire qualcosa, tornando a quelle immagini da inventore pazzo che si sono viste nel primo episodio e facevano pensare a un tratto distintivo di questo Dottore (che poi non si più manifestato, finora). E c'è anche un piano messo in atto per allontanare gli intrusi. Quando però dopo il confronto con gli alieni capisce cosa sta davvero succedendo, il Dottore si spegne totalmente. Bisogna che tutto avvenga come dev'essere, quindi lasciamo che le cose accadano e un innocente muoia. In altre occasioni, il Dottore avrebbe fatto di tutto per evitare l'ingiustizia, o quanto meno non avrebbe voltato le spalle nel momento cruciale. In Father's Day, nella prima stagione, il Dottore di Christopher Eccleston sa bene che il padre di Rose deve morire, ma è pronto comunque ad assumersi dei rischi e a fargli capire il destino a cui va incontro. Qui invece assistiamo a una scena troppo simile a quella vista in Rosa, con la differenza che se allora si sapeva che l'odioso momento storico di cui erano parte avrebbe avuto conseguenze importanti e alla lunga la stessa Rosa Parks ne sarebbe uscita vittoriosa, stavolta la vittima è soltanto una tra migliaia e migliaia, e forse salvarla dalla morte non avrebbe sconvolto così tanto gli equilibri dell'universo. Da sempre Doctor Who è molto flessibile sul funzionamento delle leggi fisiche sulla continuità e coerenza del tempo, sui fixed points e su cosa può essere riscritto o no: scoprire che proprio in questo caso particolare non si può fare nulla è alquanto deludente. Nella stagione nove, il Dottore ha avuto un momento di illuminazione quando ha capito perché aveva preso la faccia di Peter Capaldi (la stessa del pompeano salvato dal Decimo Dottore nella quarta stagione) e aveva dichiarato: "I am the Doctor. And i save people." È evidente che il Tredicesimo ha un'attitudine diversa, meno incline a questi istinti di onnipotenza, ma che non faccia nemmeno un tentativo di evitare la morte di una persona per bene nel giorno del suo matrimonio è terribile. E soprattutto, avviene dopo una sequenza di episodi in cui l'atteggiamento del Dottore è stato sempre questo: lasciare che le cose accadano da sé, senza cercare una soluzione o un'alternativa.

Per quanto riguarda gli alieni, devo dire che il design era senz'altro efficace. Un po' stucchevole la storia degli assassini che si convertono alla non-violenza, ma si è visto di molto peggio in tempi remoti e recenti, quindi lo possiamo accettare. Quello che mi preoccupa di più è il fatto che siano essenzialmente una versione alternativa della fondazione Testimony che era il "villain" di Twice Upon a Time: è proprio necessario usare idee così simili nello spazio di sei puntate una dall'altra? Inoltre, anche qui bisogna rilevare che la loro presenza è del tutto accessoria. Togli questi alieni dalla vicenda e tutto si svolgerebbe esattamente nello stesso modo. Il che è coerente con la loro missione, ma di certo è un po' poco per chi sta guardando Doctor Who. Ho avuto come l'impressione che lo script di questa puntata fosse un normale dramma con ambientazione storica, magari scritto per altri progetti, e che l'autore lo abbia poi adattato a DW inserendoci degli alieni che anti-interventisti per definizione, così da non essere costretto a modificare nulla della trama principale.

Solito problema di insipienza dei companion: questa era una puntata imperniata su Yaz e la sua famiglia, eppure nonostante questo è riuscita a essere ancora una figura di contorno. A spiccare infatti sono sua nonna e il suo promesso marito, sono loro a portare avanti l'azione e dare spessore al tutto. Conoscere l'oscuro passato della nonna di Yaz non fa di lei un personaggio profondo e migliore. Magari se la nonna iniziase a viaggiare sul Tardis, sarebbe un altro discorso...

Tutto questo non suqlifica totalmente la puntata, che come dicevo all'inizio mi è piaciuta. Mi ha appassionato ed emozionato, che è ciò che una storia dovrebbe sempre fare. Nell'economia della serie però arriva troppo ravvicinata a Twice Upon a Time e Rosa per lasciare davvero il segno con idee e struttura, e continua a presentare quei problemi che sembrano affliggere alle fondamenta la nuova direzione dello show. Se non altro dimostra che una strada per fare le cose bene esiste, bisogna solo che qualcuno abbia voglia di percorrerla. Voto: 7.5/10

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