Coppi Night 23/09/2018 - Pet Semetary

I film tratti da lavori di Stephen King sono sempre una scommessa. Di recente c'è stata anche una nuova esplosione di adattamenti, ma per ogni Gioco di Gerald ti tocca anche una Torre Nera quindi non sai mai dove ti vai a infilare. In questo caso specifico c'è anche da tenere conto di una certa evoluzione dei canoni del cinema, soprattutto di quello horror, ormai quasi trent'anni fa.

Ma, anche al netto di effetti speciali e musiche inascoltabili, c'è molto che non mi ha convinto in questo film cult (almeno, mi pare di averne sentito parlare spesso in questi termini). Credo di non irritare nessuno con gli spoiler se racconto un po' cosa succede... e se anche così fosse andatevi a leggere il mio manifesto anti-spoiler-alert. In sostanza, un medico (che comunque a quanto pare ha ben poco da lavorare, visto che è sempre a casa) si trasferisce in una cittadina con la sua famiglia: moglie, figlia di sette-otto anni, figlioletto di un anno o poco più e gatto. La nuova casa si affaccia su una superstrada continuamente trafficata da tir che per qualche anomalia di fabbricazione non montano i freni e quindi schizzano sempre a 88 miglia orarie. Per questo nella cittadina vengono continuamente sterminati gli animaletti di casa, ed esiste quindi un apposito cimitero dei cuccioli dove le bestiole vengono seppellite. Quando inevitabilmente il gatto viene investito, proprio quando la bambina è fuori casa per qualche giorno, il padre su consiglio del vicino di casa impiccione va a seppellire il micio (il cui cadavere è in splendida forma per essere stato stirato da un autoarticolato) in un vecchio cimitero indiano che ha la sorprendente (ma neanche tanto, per lo spettatore) capacità di riportare in vita i morti. Quindi il gatto torna il giorno dopo, ma è diventato un perfetto stronzo, comunque non più di tanti altri gatti che conosco e non sono stati riportati in vita. Nessuno nota nulla a parte il puzzo di carogna, poi però anche il piccoletto di casa finisce sotto un camion e dopo il funerale, devastato dal dolore e dalla rissa con il suocero, il protagonista decide di riservare lo stesso trattamento al suo figlioletto. Trafuga il corpo dalla bara, anche questo inspiegabilmente integro nonostante sia finito sotto diciotto tonnellate di lamiera a cento chilometri all'ora, e pure il bimbo ritorna. Solo che ora è diventato in pratica la Chucky di La bambola assassina, trafuga il bisturi del babbo e si dedica a scotennare il vicino, la mamma e poi ci prova anche con lui. Alla fine il nostro eroe riesce a sopraffarlo e lo elimina con un'iniezione letale. A quel punto gli viene in mente di poter resuscitare anche la moglie, perché cosa mai potrà andare male?

Ci sono parecchie cose che non vanno in questa storia. Soprattutto non sono chiare le regole del gioco. Nel senso, quali sono i poteri del cimitero indiano? Riporta in vita i morti, ma a che condizioni? Se un corpo è distrutto, lo rimette insieme? E in quanto tempo? E quali "poteri" dona oltre a restituire la vita? Perché il bambino non solo è malefico, ma sembra anche essere diventato incredibilmente loquace quando prima sapeva appena due parole, sa usare il telefono, le armi, sembra che abbia una forza innaturale e ha pure l'intelligenza per preparare delle trappole. Non c'era niente nel gatto ritornato che facesse supporre che avesse acquisito tutte queste capacità. Quindi pare che gli effetti siano piuttosto random, e decisi solo sulla base di quali occasioni per scene gore possono offrire.

Ma c'è anche un altro punto che secondo me brucia tutto il valore di questa storia. Ti muore il figlio, tu sai che puoi riportarlo in vita ma con un prezzo da pagare: non sarà più lo stesso. Questo già di per sé sarebbe terribile. Ma nel momento in cui fai tornare il bambino, e questo si rivela essere diventato il figlio di Satana assetato di sangue, allora è facile pensare che devi eliminarlo. La scena in cui fa l'iniezione al piccolo ha un certo impatto, che però è invalidato da quanto si è visto prima (anche ignorando l'involontaria comicità di un bimbetto che ti salta addosso con il coltello). Perché sappiamo che quella creatura è pura malvagità e tenterà di ucciderti, allora non puoi fare in altro modo, devi ammazzarlo. Immagina se invece il tuo prezioso figlioletto non fosse un concentrato di malvagità e non avesse ucciso tua moglie/sua madre: se fosse soltanto diverso, cambiato, irriconoscibile. Incapace di mostrare emozioni, empatia. Se magari soffrisse il decadimento del suo corpo martoriato, tenuto in vita solo dal sortilegio del cimitero. Se ti incolpasse di averlo fatto tornare in vita quando lui non poteva decidere. E se alla fine fossi costretto a ucciderlo non perché altrimenti lui avrebbe ammazzato te, ma perché ti rendi conto che stava meglio da morto. Non sarebbe immensamente più straziante? Non renderebbe la storia qualcosa di disturbante, basata su un dilemma etico che è un po' quello che ci si pone quando si parla di eutanasia?

Ecco, io ci avevo visto questo potenziale dietro, ma l'ho visto buttato via per seguire il gusto del classico horror con sangue e sbudellamenti. Noioso, imprevedibile solo perché incoerente, e a tratti ridicolo. Non so se il romanzo originale di King seguisse questa stessa trama o fosse più simile alla mia idea. Ma quella mi pare l'unica storia davvero orrorifica che si può raccontare, a partire dalla premessa.

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