Coppi Night 22/03/15 - La mafia uccide solo d'estate

Quando nei titoli di apertura di un film vedo che è stato realizzato con patrocini e sovvenzioni di istituzioni varie inizio già ad avvertire un certo prurito, un po' come quando leggo "tratto da una storia vera" oppure si fa accenno a cazzate del found footage. Quindi ho affrontato questo film partendo da una posizione piuttosto scettica.

La storia è quella del periodo d'oro delle stragi mafiose in Sicilia visto attraverso gli occhi di una persona qualune, o meglio ancora, di un bambino (su questo torneremo dopo). Assistiamo quindi a tutti i fatti di cronaca che hanno attraversato quel ventennio sanguinoso, vedendo più o meno tutti i personaggi coinvolti, sia dal lato delle vittime che dei carnefici. Da questo punto di vista si tratta sicuramente di un film interessante, che riesce a raccontare una parte di storia poco piacevole mantenendo un tono mediamente leggero, ma senza per questo scadere nella parodia.

Ci sono però anche alcune cose che non tornano troppo. La parte umoristica del film, dichiaratamente presente, non riesce a esprimersi al meglio, con alcune gag piuttosto fiacche, quasi come se si fosse temuto che ridere troppo in questa situazione sarebbe stato fuori luogo. La storia del protagonista è poi fin troppo diluita: si limita a ciondolare in una direzione o nell'altra, incrociando di sfuggita tutte le successive vittime degli omicidi mafiosi, come un Forrest Gump siculo. Si capisce che il narratore/protagonista è messo lì apposta per incrociare la sua storia con quella dei personaggi che nella Storia (quella con la maiuscola) ci sono rimasti, però non c'è il minimo motivo per appassionarsi alle sue vicende, non c'è niente di quello che faccia in grado di catturare lo spettatore. Da questo punto di vista anche la "storia d'amore" è davvero fiacca, messa lì tanto per, e anche parecchio irritante, a mio avviso, perché non si può descrivere in altro modo il rapporto unidirezionale del protagonista nei confronti di una borghesuccia isterica. Ma poi alla fine si baciano, urrà, l'amore vince sempre.

Altro grosso problema a mio avviso è l'invadente presenza dei bambini. Capisco benissimo che per esigenze cronologiche non si poteva avere un protagonista adulto negli anni delle prime stragi, ma quando in un film di 90 minuti vediamo per più di 50 il protagonista da piccolo, comincia a essere un problema. Non solo di equilibrio della struttura del film, ma anche di sopportazione, perché ammettiamolo, i bambini non sanno recitare. Terribile in questo caso la ragazzina che interpreta la versione infantile di Cristiana Capotondi (non che la versione adulta sia eccezionale, ma vabbè...), che sembra continuamente recitare in una pubblicità di yogurt. E non mi venite a dire "ma dai, sono dei bambini", non mi interessa, se io guardo un film deve essere credibile, non si possono lasciar trapelare queste giustificazioni oltre la quarta parete.
 
Quindi un film di sicuro valore storico/sociale, ma l'impressione è che non si sia fatto nemmeno lo sforzo di costruire una storia valida intorno alle vicende politiche intorno a cui ruota tutto. Un po' il discorso che facevo con l'Olocausto: stiamo parlando delle stragi mafiose, quindi il film è profondo senza che ci sforziamo di renderlo buono.

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