Doctor Who 11x07 - Kerblam!

Sono almeno quattro anni (ma forse anche di più) che nei ritagli di tempo mi sto vedendo con calma la serie classica di Doctor Who, dal 1963 al 1989. E giusto un mesetto fa sono arrivato al Settimo Dottore, quello interpretato da Sylvester McCoy che sarebbe poi arrivato alla chiusura della serie. Ho visto già diversi serial con McCoy, e posso dire che Kerblam! per certi versi mi ha ricordato un po' storie come Paradise Towers o The Happiness Patrol. Il che è una nota positiva, perché ammetto che il Settimo Dottore mi sta piacendo abbastanza.

In generale, questo episodio mi è sembrato un "più Doctor Who" un po' sotto tutti gli aspetti. Ambientazione, design, plot, colpi di scena, azione, humor: tutto concorre a creare quella sensazione di familiarità che chi segue la serie da più dieci anni si aspetta ogni volta che sente il theremin della sigla. Kerblam! riesce a costruire una storia e dei personaggi secondari quanto meno credibili, anche se non così memorabili. Il setting all'interno di un centro di acquisto/spedizione intergalattico fornisce le basi per quel livello di satira sociale che però non sfocia mai nel didascalico. Inoltre la storia ha almeno un paio di twist interessanti: la scoperta che i robot e l'IA che li controlla non è il vero nemico (che non lo fossero i dirigenti era ovvio, ma il Dottore ci era cascato, e odio quando sono più acuto del Dottore), e quella della collocazione dell'ordigno esplosivo alla base dell'atto terroristico (approfittare dell'umana compulsione a scoppiare le palline del pluriball è un piccolo colpo di genio).

Accadono anhe due cose interessanti ai personaggi di questa storia. Intanto, per la prima volta nella nuova stagione, il Dottore si comporta effettivamente da Dottore: formula piani, verifica ipotesi, sequestra e manomette attrezzatura, accusa e smaschera i colpevoli. Non sono ancora convinto del tutto dall'interpretazione di Jodie Whittaker, ma stavolta (finalmente) le sue azioni durante la puntata sono coerenti con il personaggio: metti al suo posto un David Tennant o un Jon Pertwee e avresti ottenuto pressoché lo stesso svolgimento. E incredibilmente anche i companion del Team Tardis in Kerblam! hanno qualcosa da fare. Attenzione, non sto dicendo che risultano approfonditi e progrediscono nel loro arco narrativo, niente di tutto questo: ma per lo meno non se ne stanno seduti a guardare i fiori o in secondo piano a fare domande per innescare l'infodump del Dottore. Bradley Walsh, come ha già dimostrato, continua a spiccare su tutti, ma in questo episodio pure Tosin Cole non mi è sembrato malvagio, per quanto il suo personaggio rimanga insipido.

E veniamo quindi al grosso problema di questa puntata: il messaggio. Le cose stanno grosso modo così: un dipendente della Kerblam vuole fare in modo che l'azienda assuma più personale umano al posto dei robot (anche se a quanto pare chi lavora lì deve rinunciare completamente alla sua vita privata e rimane per mesi interi lontano da casa), per questo mette in atto un piano terroristico che punta a far detonare migliaia di bombe al momento della consegna, in modo che l'azienda sia accusata di affidarsi troppo all'automazione e sia obbligata a tornare ad assumere esseri umani. Il suo piano viene scoperto e lui muore. In considerazione di questo incidente, la Kerblam decide di aumentare la sua quota di personale biologico rispetto ai robot. Ovvero: agisce esattamente come il terrorista voleva costringerli a fare. Urrà per il terrorismo, l'unico metodo per farci ascoltare dai Padroni!

È anche piuttosto anomalo il fatto che alla fine il Dottore saluti i dirigenti della Kerblam con sorrisi e strette di mano, e che non le sia mai passato per la testa che il lavoro continuo e disumanizzante a cui i dipendenti sono sottoposti non sia comunque eticamente corretto. Mi sarei aspettato che il Dottore non solo sventasse l'attentato, ma riuscisse anche a fare in modo che l'azienda rendesse la vita più facile ai suoi lavoratori, riconoscendone i bisogni e lo status di persone. Invece no, probabilmente al Dottore importa solo che il suo fez ordinato chissà quanto arrivi in tempo, e se la gente viene sfruttata e sottopagata vabbè, ci pensino i sindacati. È uno scivolone piuttosto maldestro per un episodio che già dai primi minuti si preoccupava di evidenziare le attinenze tra le spedizioni intergalattiche di Kerblam e quelle un po' più terricole di altre megacorporazioni che fanno un po' quello che gli pare.

A parte queste sviste, che comunque sono piuttosto in linea con la media della coerenza tematica della serie, posso dire che Kerblam! è stato piacevole. Non sarà un instant classic ma è sicuramente sopra la media della stagione e soprattutto, ha un piacevole retrogusto di Doctor Who, che ormai non davo più per scontato. Voto: 7/10

Il lettore universale official soundtrack

Su questo blog non parlo di musica tanto quanto vorrei. Ma il fatto è che per cause ben note io stesso mi sono piuttosto allontanato da quelle che erano le mi abitudini di scoperta e fruizione di nuova musica, tant'è che la rubrica ultimi acquisti è ormai praticamente defunta, proprio perché di acquisti non ne sto più facendo da quando il caro Roberto di Disco Mastelloni se n'è andato. Forse mi sentirò in pace solo quando troverò il tempo per parlarne un po' meglio come merita, cosa che finora non ho fatto ma ho in progetto da allora.

Comunque sia, l'uscita de Il lettore universale di qualche mese fa, mi dà l'occasione per fare un post musicale, in cui seleziono una traccia da abbinare a ognuno dei racconti. L'avevo fatto già per Spore e per Dimenticami Trovami Sognami avevo creato addirittura un intero dj set a tema (che riascolto ancora con piacere). Divertiamoci allora ad accoppiare un pezzo, che poi significa anche un mood e un'interpretazione, a ognuno dei racconti, nello stesso ordine con cui appaiono nel volume. Qualora i pezzi siano apparsi anche in qualche dj set da me caricato o facciano parte di album a cui ho dedicato dei post approfonditi lo segnalerò.

Il lettore univrsale: Max Cooper - Mnemonic


Una traccia confusa, un calderone caotico in cui si mescolano suoni e abbozzi di parole da cui emerge però anche un significato, che si fa sempre più asfissiante. Sensazioni perfette per descrivere il lavoro della Fondazione Lasswitz e la presa di consapevolezza di quello di cui fa parte. Peraltro la seconda traccia dello stesso disco è Stochastich Serie che a suo modo è anch'essa attinente, ma Mnemonic traduce meglio in termini musicali il senso profondo della storia.


En prison: Martin Buttrich - Hunted


Una voce ossessiva che ordina di fare cose, ti condiziona e ti conduce a scontrarti con te stesso senza la possibilità di opporti, ti fa perdere il controllo. Questo pezzo ha più di dieci anni e all'epoca venne definito il "Technologic minimal", riferitoal ben più noto pezzo dei Daft Punk che elenca una serie di azioni. In questo caso però i verbi hanno tutti una certa connotazione esistenziale (sleep, walk, wake, be, find it, love it, throw it...) che rende il tutto molto più angosciante.


Spore: Dominik Eulberg - Daten-ubertragungs-kusschen


(Perdonate l'assenza degli umlaut, mi ci vuole troppo a trovarli). Se c'è un'artista di musica elettronica che può esprimere concetti attinenti all'evoluzione e l'interazione tra le forme di vita, quello è Dominik Eulberg. Praticamente ogni suo disco trae ispirazione da biologia, tassonomia, etologia e discipline affini (vedi Diorama, Flora & Fauna, Heimische Gefilde, Bionik). Nella precedente pubblicazione di Spore avevo associato al racconto il pezzo Teddy Tausendtod perché mi pareva adatto il concetto delle "mille morti" suggerito dal titolo. Forse però nella fretta di pubblicare non avevo considerato bene il repertorio di Eulberg, o forse all'epoca non conoscevo quest'altro pezzo, perché Daten-ubertragungs-kusschen esprime sicuramente molto meglio il mood del racconto. Inoltre, i miei consulenti di tedesco mi suggeriscono che il titolo si possa interpretare come qualcosa del tipo: attenzione: trasmissione di baci in arrivo. Non sono sicurissimo di questa traduzione ma se così fosse è ancora più adatto perché rappresenta la congiunzione tra individualità e sentimenti che si sviluppa verso la fine del racconto. O almeno così mi piace pensare.


Voi demoni: Marc Romboy - Phènix


Questo è stato uno dei pezzi più difficili da associare. Inizialmente ero tentato di puntare su qualche sonorità indianeggiante, ma la scelta mi pare troppo scontata e inoltre quello che riuscivo a trovare non esprimeva la giusta atmosfera. Alla fine ho cambiato radicalmente obiettivo e sono approdato su questa traccia, che fa parte del meraviglioso album elettronico-orchestrale Voyage de la planète. La ripetitività e il senso di oppressione di Phènix, oltre al crescendo che porta al confronto finale, mi pare riproduca in modo efficace quanto avviene nella storia. Inoltre anche l'idea della creatura che rinasce dalla propria distruzione è proprio quello che accade nel racconto.


Il raccolto: Apparat - Arcadia


Vabbè, con Apparat è facile esprimere il senso di impotenza e inadeguatezza rispetto alla società, sia che si tratti della quotidiana distopia ultracapitalista o una finta utopia di uomini allevati come bestiame da creature aliene. What's the point of waiting for life to come? Your plans collapse, run off or fall apart. Che altro c'è da dire? Forse solo che il video qui proposto (per quanto non ufficiale) si aggiunga alla musica come una mattonata sul ginocchio e completa l'idea di subdola schiavitù che si trova anche nel racconto. La trovato anche nel mio set Add these bubbles.


Momento per momento: Damian Lazarus - Moment


Questo è ovviamente il collegamento più facile di tutti, visto che Momento per momento è nato proprio in seguito all'ascolto compulsivo di Moment, come ho scritto anche nelle note finali del libro. Il collegamento tra le due cose è talmente lampante per me che mi sembra come voler spiegare che il cibo va messo in bocca per nutrirsi. Vi lascio trarre le affinità da soli, mi permetto solo di suggerire di guardare bene l'immagine in copertina e rileggere il racconto. Con l'occasione sarebbe anche ottimo se vi procuraste l'eccellente album Smoke the Monster Out. Questo pezzo apre anch il mio set per teneroni The L World.


Piombo contro acciaio a Elderberry Field: Guy Gerber - 2 Birds 1 Stoned


Sarebbe stato facile, per un racconto di ambientazione western, scegliere un pezzo che ne riprendesse le sonorità, come ad esempio Bigmouth degli Underworld o qualche remix di colonne sonore storiche di Sergio Leone. Tuttavia riprodurre solo l'atmosfera del west non mi sembra sufficiente se il pezzo non si collega in qualche modo al tema del racconto. Sono andato a pescare quindi una traccia che contiene innanzitutto nel titolo i numeri 1 e 2, così fondamentali nella storia che si basa sull'interpretazione della numerazione binaria. Il titolo poi si riferisce al detto "due piccioni con una fava" che da una parte rende l'idea di qualcosa che viene abbattuto (come durante un duello) e dall'altro si riferisce a una situazione in cui si ottiene un duplice vantaggio con un'unica azione, come succede appunto durante il duello in cui Elderberry Field si libera dello sceriffo.

Doctor Who 11x06 - Demons of the Punjab

Non ci speravo più, ma con fatica sono riuscito ad apprezzare davvero un episodio di questa nuova stagione così rivoluzionaria di Doctor Who. Non posso negare che oggettivamente Demons of the Punjab sia un prodotto televisivo di buon livello: la ricostruzione storica, lo sviluppo della trama, la validità delle interpretazioni e l'intensità di regia, fotografia e musica. Tutti questi elementi hanno contribuito a creare una storia coinvolgente e di impatto, con alcuni momenti in grado di suscitare emozioni forti.

Il che mi fa riprendere fiato. Questo è il primo epsiodio della stagione non scritto da Chibnall, e si rivela particolarmente efficace. Quindi possiamo sperare davvero che il problema sia lui in quanto autore, anche se questa ipotesi non sarebbe così confortante visto che rimane comunque lo showrunner quindi la sua mano ci sarà sempre.

Ma devo anche andare più a fondo e rilevare che se Demons of the Punjab è un buon episodio di per sé, non mantiene lo stesso valore una volta inserito nel corso di questa stagione, perché i difetti di fondo che hanno contaminato le puntate precedenti sono in buona parte ancora presenti.

Abbiamo sempre un Dottore sostanzialmente passivo. È positivo il fatto di vedere Jodie Whittaker costruire qualcosa, tornando a quelle immagini da inventore pazzo che si sono viste nel primo episodio e facevano pensare a un tratto distintivo di questo Dottore (che poi non si più manifestato, finora). E c'è anche un piano messo in atto per allontanare gli intrusi. Quando però dopo il confronto con gli alieni capisce cosa sta davvero succedendo, il Dottore si spegne totalmente. Bisogna che tutto avvenga come dev'essere, quindi lasciamo che le cose accadano e un innocente muoia. In altre occasioni, il Dottore avrebbe fatto di tutto per evitare l'ingiustizia, o quanto meno non avrebbe voltato le spalle nel momento cruciale. In Father's Day, nella prima stagione, il Dottore di Christopher Eccleston sa bene che il padre di Rose deve morire, ma è pronto comunque ad assumersi dei rischi e a fargli capire il destino a cui va incontro. Qui invece assistiamo a una scena troppo simile a quella vista in Rosa, con la differenza che se allora si sapeva che l'odioso momento storico di cui erano parte avrebbe avuto conseguenze importanti e alla lunga la stessa Rosa Parks ne sarebbe uscita vittoriosa, stavolta la vittima è soltanto una tra migliaia e migliaia, e forse salvarla dalla morte non avrebbe sconvolto così tanto gli equilibri dell'universo. Da sempre Doctor Who è molto flessibile sul funzionamento delle leggi fisiche sulla continuità e coerenza del tempo, sui fixed points e su cosa può essere riscritto o no: scoprire che proprio in questo caso particolare non si può fare nulla è alquanto deludente. Nella stagione nove, il Dottore ha avuto un momento di illuminazione quando ha capito perché aveva preso la faccia di Peter Capaldi (la stessa del pompeano salvato dal Decimo Dottore nella quarta stagione) e aveva dichiarato: "I am the Doctor. And i save people." È evidente che il Tredicesimo ha un'attitudine diversa, meno incline a questi istinti di onnipotenza, ma che non faccia nemmeno un tentativo di evitare la morte di una persona per bene nel giorno del suo matrimonio è terribile. E soprattutto, avviene dopo una sequenza di episodi in cui l'atteggiamento del Dottore è stato sempre questo: lasciare che le cose accadano da sé, senza cercare una soluzione o un'alternativa.

Per quanto riguarda gli alieni, devo dire che il design era senz'altro efficace. Un po' stucchevole la storia degli assassini che si convertono alla non-violenza, ma si è visto di molto peggio in tempi remoti e recenti, quindi lo possiamo accettare. Quello che mi preoccupa di più è il fatto che siano essenzialmente una versione alternativa della fondazione Testimony che era il "villain" di Twice Upon a Time: è proprio necessario usare idee così simili nello spazio di sei puntate una dall'altra? Inoltre, anche qui bisogna rilevare che la loro presenza è del tutto accessoria. Togli questi alieni dalla vicenda e tutto si svolgerebbe esattamente nello stesso modo. Il che è coerente con la loro missione, ma di certo è un po' poco per chi sta guardando Doctor Who. Ho avuto come l'impressione che lo script di questa puntata fosse un normale dramma con ambientazione storica, magari scritto per altri progetti, e che l'autore lo abbia poi adattato a DW inserendoci degli alieni che anti-interventisti per definizione, così da non essere costretto a modificare nulla della trama principale.

Solito problema di insipienza dei companion: questa era una puntata imperniata su Yaz e la sua famiglia, eppure nonostante questo è riuscita a essere ancora una figura di contorno. A spiccare infatti sono sua nonna e il suo promesso marito, sono loro a portare avanti l'azione e dare spessore al tutto. Conoscere l'oscuro passato della nonna di Yaz non fa di lei un personaggio profondo e migliore. Magari se la nonna iniziase a viaggiare sul Tardis, sarebbe un altro discorso...

Tutto questo non suqlifica totalmente la puntata, che come dicevo all'inizio mi è piaciuta. Mi ha appassionato ed emozionato, che è ciò che una storia dovrebbe sempre fare. Nell'economia della serie però arriva troppo ravvicinata a Twice Upon a Time e Rosa per lasciare davvero il segno con idee e struttura, e continua a presentare quei problemi che sembrano affliggere alle fondamenta la nuova direzione dello show. Se non altro dimostra che una strada per fare le cose bene esiste, bisogna solo che qualcuno abbia voglia di percorrerla. Voto: 7.5/10

Rapporto letture - Ottobre 2018

Giuro che non l'ho fatto apposta, ma ottobre mi è venuto fuori come un mese di letture solo italiane. Sicuramente complice è la visita a Stranimondi, nella quale ho acquisito diversi titoli che ho voluto poi consumare subito, incuriosito dalle presentazioni e dalle chiacchiere con gli autori trovati lì.


Iniziamo fuori dalla cofmort zone con un giallo/thriller, genere che mi capita poco di leggere. Avevo in casa Camping Soleil da diversi anni, Marina Bertamoni era una collega del superato progetto factory editoriale con il quale ho pubblicato il volume Spore. Questo romanzo è in sostanza un giallo ambientato nella provincia: un assassino misterioso che terrorizza una piccola cittadina, due amici che vogliono dare una svolta alla loro vita che si trovano coinvolti, anche a causa di avvenimenti di decenni prima che sembrano collegarsi ai crimini recenti. Ora, l'ho detto subito, il genere non rientra proprio tra i miei favoriti quindi potrei avere dei parametri di giudizio non proprio calibrati, però devo dire che non sono rimasto particolarmente entusiasta di come evolve la storia. Soprattutto, la risoluzione del mistero mi è parsa un po' troppo calata dall'alto. Nella prima parte della storia vengono presentati diversi personaggi della cittadina e ci si aspetta quindi che l'assassino sia tra loro, io avevo fatto anche un paio di ipotesi che mi sembravano anche avallate da alcuni piccoli indizi... ma quando poi si scopre chi è il mostro (che oltre che assassino è anche pedofilo, perché un cattivo è sempre cattivo sotto tutti i punti di vista) è un personaggio praticamente sconosciuto, una comparsa che non si aveva alcuna possibilità di individuare. E non è questo, in genere, il gioco che rende piacevole la lettura del giallo? Fare a gara con l'investigatore a chi scopre per primo la soluzione? Forse, ripeto, sono io che ho una concezione distorta, ma senza elementi particolarmente distintivi nella scrittura, nel plot o nell'ambientazione, la mancanza di questo aspetto mi ha un po' compromesso la lettura. Non dico che sia un cattivo libro, ma non mi ha impressionato. Voto: 5.5/10


Forse per un'associazione inconscia, da Marina Bertamoni sono passato a un altro ex collega di factory: Andrea Berneschi è un autore toscano di horror/weird di cui ho già letto diversi racconti (la sua raccolta Necroniricon è sicuramente da ricordare, anche se presumo ormai introvabile) e di cui sono sempre rimasto soddisfatto. Con Levitazione - una guida pratica, si avventura un po' fuori dai solchi della sua produzione solita (almeno di quella che conosco, potrei essermi perso qualcosa), o almeno lo fa in modo più esplicito, poiché la satira e la metafora socio-culturale si potevano già riscontrare in altri suoi racconti (non mi ricordo il titolo, ma nella sua raccolta ce n'era uno su una famiglia di zombie che era fortemente allegorico). Levitazione è la storia di un ragazzo con il potere di volare. Forse. Non è chiaro e non lo sapremo mai. Ma il superpotere in sé non è il punto focale della storia, quindi non ci importa. Il presente narrativo è un'Italia di pochi anni successiva al nostro presente, diventata a tutti gli effetti un regime totalitario e repressivo. Il protagonista viene catturato proprio in quanto dissidente, per aver diffuso volantini contro il governo, e dal suo interrogatorio ci viene presentata la sua storia. È chiaro, nel momento in cui mostri un regime repressivo con le guardie che ti torturano, non c'è tracca di sottigliezza nella storia che stai raccontando. Infatti direi che Levitazione non vuole essere un monito, non sta dicendo "attenzione stiamo andando da questa parte": piuttosto, si preoccupa di indicare le cause di questa percepibile deriva, e in tal senso l'ho trovata una lettura molto più sorprendente e illuminante di quanto pensavo. Raccontandoci il passato del protagonista, che si muove da adolescente e ragazzo tra scuola, serate al bar e vacanze a Riccione, vediamo davvero quei momenti di quotidianità che in prospettiva si rivelano determinanti. Berneschi qui non si limita a indicare il problema e lamentarsi di quanto sono cattivi loro, ma ti fa capire che è anche colpa tua. A tal fine è molto interessante vedere anche, per un paio di capitoli, la prospettiva di uno dei "cattivi", il tipico agente della polizia politica che fa solo il suo lavoro, e questa visione è una delle più illuminanti all'interno della storia. Non so se l'aneddoto riguardo Anna Frank sia vero, ma rende benissimo l'idea. Per questo, per quanto breve, Levitazione è un testo molto denso e profondo. Voto: 8/10


Ora dovrei parlare de Il Potere di Alessandro Vietti, ma avendogli già dedicato uno dei commenti più lunghi a un libro mai scritti sul blog, penso mi rimanga poco altro da dire. Quindi lo cito solo per dovere di cronaca e rimando al post in questione, ma mi prendo qualche riga in più per fare un confronto col libro subito qui sopra. Di nuovo è stato un caso, ma ho letto i due uno di seguito all'altro: Berneschi durante il viaggio a Milano via Flixbus, Vietti iniziato durante il viaggio di ritorno. E le affinità tra i due sono notevoli: entrambi sono storie di persone qualunque con un potere all'interno di un contesto socio-politico in qualche modo repressivo. Ovviamente il romanzo di Vietti, anche per mere ragioni quantitative, è molto più approfondito, eppure si possono notare molte idee e temi in comune. Ci sono differenze tra i personaggi, perché il protagonista di Levitazione è di fatto un oppositore del regime, mentre quello de Il Potere si limita a vivere per i fatti suoi, finché può. Per qeusto dal contrasto tra questi individue fuori dal normale e il potere costituito si innescano dinamiche opposte ma per certi versi dagli scopi equivalenti: in Levitazione c'è la prigione e la tortura, in Il Potere la proposta di alleanza; entrambe però mirano a contenere la variabile impazzita all'interno dello schema prefissato, che deve rimanere immutabile. Anche gli esiti sono diversi ma in qualche modo assimilabili. Il fatto che due autori italiani, con un background così diverso e in forme differenti, abbiano scritto storie così vicine tra loro, è un altro spunto di riflessione importante, e si ricollega un po' a quanto dicevo tempo fa a proposito delle tendenze della fantascienza italiana. Comunque, sempre per dovere di cronaca, a Il Potere non posso che assegnare un voto 9/10 ma già che ci sono consiglio a chi l'ha letto e apprezzato di fare il confronto con Levitazione.


E passiamo a un'altra lettura completamente fuori dagli schemi. Post-apocalittico pulp-trash romagnolo (o emiliano? non sono mai sicuro della differenza e so che si incazzano se sbaglio). Riviera Napalm è il libro che non sapevi potesse esistere e quindi non hai mai pensato che avresti potuto averne bisogno ma dopo che l'hai letto ti chiedi come mai non ne avevi sentito il bisogno. Come quando da ragazzino inizi a bere il vino e all'inizio sei diffidente ma poi sviluppi quel particolare gusto e allora non ti sembra possibile di averne fatto a meno fino a quel momento. Luca Mazza e Jack Sensolini hanno messo insieme un'epica grottescha di stereotipi gonfiati di anabolizzanti, cultura pop italiana elevata ad archetipo e politically wrong così pesante da invocare la censura. La storia è ambientata in un futuro prossimo, dopo il "Crollo", un qualche tipo di evento catastrofico non precisato che ha demolito la civiltà come la conosciamo (non credo che sia in effetti un qualche cataclisma, semplicemente un collasso strutturale della società). Il tutto si svolge tra Bologna e la riviera adriatica fino a Comacchio, e vede per protagonisti due antieroi indegni e sudici, alter ego degli autori (anche se gli autori stessi compaiono nella storia in quanto se stessi, in un orgasmo di autoerotismo autoriale a cui non hanno saputo resistere e che in un libro del genere è perfettamente coerente: loro direbbero che si sono sborrati in faccia e gli è piaciuto), circondati da un vasto bestiario di personaggi secondari tutti facilmente identificabili in quanto espressione becera ed esagerata della figura che rappresentano: dal bagnino ai pirati albanesi, dalla cantante/dj al direttore della Koop, dal papa non-morto ai cultisti del motociclismo. La storia si volge a episodi, scollegati tra loro ma comunque tematicamente affini, che confluiscono poi nel capitolo  finale. Per dare un'idea di cosa intendo quando parlo di "cosa che non sapevo di voler leggere" faccio due esempi. Il secondo racconto è in pratica la telecronaca di una gara motociclistica (chiaramente esagerata e iperviolenta, come si fa sempre dopo l'apocalisse): ora, a me del motociclismo non fotte nulla, anzi lo trovo anche piuttosto noioso e non ho una bella considerazione per quelli che si esaltano per "i motori". E nonostante ciò la lettura di questo racconto mi è risultata comunque appassionante, mi ha quasi fatto godere la gara. Peggio ancora: il testo è pieno di citazioni di Vasco Rossi, molte le ho colte ma tante probabilmente mi sono sfuggite perché il Signore mi ha dato il libero arbitrio e questo significa che per me come per ogni persona sana Vasco Rossi dovrebbe finire in un'edizione speciale di Chicken McNuggets. Ma quelle citazioni le ho capite e le ho pure apprezzate, perché sono in linea con il testo e contribuiscono a costruire questa mitologia di una cultura italiana in metastasi che ha fagocitato se stessa per sviluppare arti deformi e un sistema riproduttivo ermafrodita. Lo stile di Riviera Napalm è anch'esso eccessivo, asfissiante, ti costringe a prendere continuamente fiato perché l'apocalisse è così, non ti lascia respirare. In ultima analisi non penso che questo sia un libro per tutti: è splatter, osceno, blasfermo, maschilista e razzista (soprattutto verso i bolognesi, mi pare di capire). Ma è un libro altamente consapevole di sé, per cui se si ha la capacità di entrarci in sintonia si rivela un piccolo capolavoro unico nel suo genere. Non dico una perla dentro un'ostrica perché non è niente di così nobile e non vuole esserlo, ma magari un filo di grasso succulento sotto la cotenna croccante di una porchetta ben speziata e tiepida. Voto: 8.5/10


Infine, anche qui spinto dalla curiosità, mi sono letto Strane Creature vol. 1, la raccolta curata da Lorenzo Crescentini alla quale ho contribuito anch'io con il mio racconto CETI. Dieci racconti, otto autori italiani e due internazionali (Rich Larson e Joe Hill), e dieci illustrazioni di Marzio Mereggia. Il tema è quello degli "animali" declinato in qualsiasi sfumatura: animali reali o fantastici, in questo mondo o in altri, nel presente o nel passato o nel futuro. La raccolta spicca sicuramente per la varietà di stili e approcci al tema: è naturale che un genere possa essere preferito rispetto ad altri, per questo alcuni racconti mi sono piaciuti più di altri e qualcuno mi ha lasciato più freddino, ma è normale per un'antologia che si rivolge comunque a un pubblico non esclusivamente di genere. Qua e là ho trovato qualche idea un po' prevedibile e qualche eccesso di antropomorfizzazione, ma nel complesso penso che si possa parlare di materiale di buona qualità. Ho apprezzato in modo particolare l'ucronia di Davide Schito e la fiaba futura di Nicoletta Vallorani, oltre al racconto postapocalittico di Rich Larson senza umani, che mi ha ricordato Wall-E (il che è un bene). In genere mi sono sembrati migliori i racconti con animali "veri" che con quelli fantastici ma non è detto che questo sia dovuto all'animale in sé. Comunque una buona raccolta e sicuramente un affresco che merita di essere completato con il prossimo secondo volume, di cui so già quali saranno alcuni autori e che quindi sono curioso di leggere. Voto: 7/10

Doctor Who 11x05 - The Tsuranga Conundrum

Quando si parla di un "conundrum", io mi aspetto un enigma di qualche tipo, uno stallo logico da risolvere magari con pensiero laterale. Roba tipo Quesito con la Susi, per capirsi. Per questo ero abbastanza incuriosito da questo episodio, in cui pensavo che il Dottore avrebbe fianalmente motrato le sue doti intellettive per salvare una situazione all'apparenza disperata. Dato che era chiara l'ambientazione spaziale, ipotizzato qualcosa come un delitto della camera chiusa su un'astronave, o un paradosso dovuto al viaggio a velocità relativistiche, cose del genere.

Quello che di certo non mi aspettavo era Nibbler (Mordicchio) di Futurama.

Sia chiaro, per me ogni citazione (intenzionale o meno) di Futurama è sempre ben accetta. Ma ecco, diciamo che il plot impostato intorno a una creatura piccola e all'apparenza tenera che si rivela invece vorace e letale mi è sembrata un'altra trovato piuttosto pigra. E di sicuro non è un conundrum. Al confronto c'è un quesito più complesso proprio in Futurama nella puntata in cui appare per la prima volta Nibbler, quando la Planet Express deve salvare gli animali dal pianeta che sta per collassare in contrasto alla legge (nelle specifico, la Legge di Brannigan). Ma basta parlare di uno show di fantascienza che la maggior parte delle volte riesce a essere più acuto e stimolante di Doctor Who e che tutti quelli che cercano ottimi spunti, buon humor e coerenza interna dovrebbero guardare e riguardare. Basta, ok?

Torniamo all'episodio in questione. Il Team Tardis si trova su un'astronave medica, raccolti da un pianeta-discarica su cui fanno inavvertitamente saltare una mina. Il Dottore si preoccupa subito di aver abbandonato il Tardis e doverlo recuperare, poi però si mette di mezzo il mostriciattolo (uno Pting) e la situazione si fa più complessa, perché l'esserino si intrufola e fa saltare uno per uno i sistemi della nave. Trattandosi di una specie pericolosa e incontenibile, i sistemi automatizzati di bordo faranno saltare la nave-ospedale piuttosto che farla rientrare alla base con quell'infestante. Quindi bisogna liberarsene, e nel frattempo tenere a bada gli altri pazienti a bordo: un ragazzo incinto, una generale eroina di guerra e i suoi collaboratori, e il ridotto personale medico già nel panico. Bene, Doctor Who si confronta almeno una volte per stagione con un'ambiente chiuso e prossimo alla distruzione, in cui bilanciare le esigenze di tutti i personaggi per arrivare alla soluzione. Cosa potrebbe mai andare storto?

Eh, diverse cose.

Mi sta bene l'idea del nemico coccoloso ma letale, è un meccanismo che in Doctor Who (ma anche in Futurama) funziona bene. Peccato che nessuno sembri notare che lo Pting è adorabile e verrebbe voglia di stringerlo e solleticargli il pancino, se non fosse che ha la pelle velenosa. Il contrasto sarebbe stato più efficace se qualcuno si fosse fermato a dire "Ma guarda che cariiiino!" per poi venire attaccato. Buono anche il fatto che non sia un pericolo diretto per gli umani, perché si nutre di altro. Pure qui ci sarebbe da far notare che le specie pericolose non sono necessariamente quelle che ci mangiano, tant'è che muore meno gente ammazzata dai leoni che dalle mucche. Ma questo è un equivoco comune dovuto al paradigma antropocentrita che ci vede al vertice della catena alimentare. Doctor Who ha saputo essere più sottile di così in passato, ma molte altre volte non l'ha fatto, quindi siamo in media. Semmai il problema in questo senso è che questo è praticamente il quarto nemico di fila che non è davvero un nemico e la cosa inizia a essere un po' stancante, del tipo che appena vediamo il prossimo mostro staremo già a pensare "Sì ok, ma in realtà chi è il vero mostro?".

C'è poi la questione piuttosto fastidiosa delle pistole di Cechov caricate a salve. È una cosa che ho notato già negli episodi precedenti ma qui è così sistematica da sembrare intenzionale. La teoria della pistola di Cechov la sapete: in una storia ogni elemento apparentemente casuale mostrato allo spettatore deve avere uno scopo in seguito. È un assunto comune nella scrittura, ormai quasi un cliché al punto che spesso queste pistole sono ben riconoscibili. A voler limitare la ricerca al Doctor Who recente, troviamo il sigaro ad accensione automatica in The Ghost Monument, che si rivela determinante verso la fine dell'episodio. Ma in molti altri casi, e in The Tsuranga Conundrum in particolare, viene caricato un intero arsenale di pistole di Cechov, senza che nessuan poi faccia fuoco. Facciamo gli esempi:
  • Il Dottore per metà dell'episodio accusa un dolore dovuto all'esplosione della mina, al punto che non riesce a correre. Poi a un certo punto sta bene. La ferita non è servita a nulla nella storia.
  • Il Dottore si spertica in lodi al motore ad antimateria (di cui peraltro dà una definizione incompleta e imprecisa). Questo motore non lo rivediamo più. L'antimateria non è servita a nulla nella storia.
  • Il generale eroe di guerra soffre di una patologia dovuta al suo continuo collegamento neurale con le astronavi. Collegarsi alla nave-ospedale per pilotarla potrebbe essere fatale. Infatti si collega e muore. Ma tanto si scopre che suo fratello sapeva pilotare anche lui. Il generale eroe non è serivto a nulla nella storia.
  • Lo Pting non può essere toccato a mani nude, ma il generale ha per assistente un androide che in quanto inorganico può toccarlo, e la cosa viene esplicitamente sottolineata. L'androide non entrerà mai in contatto con lo Pting. L'androide non è servito a nulla nella storia.
  • Lo Pting si mangia il cacciavite sonico e lo disattiva, e il Dottore non può più usarlo. Poi a un certo punto funziona di nuovo. Il malfunzionamento del cacciavite non è servito a nulla nella storia.
  • Quando il primo medico finisce nella capsula di sicurezza e sta per morire, fa un discorso motivazionale alla sua collega meno esperta, dicendole di aver sempre creduto in lei. Lei non farà niente di importante nel resto dell'episodio, a parte assistere durante il parto, cosa che rientrava già nelle sue mansioni. Il discorso del medico non è servito a niente nella storia.
Direi che è uno schema piuttosto frequente per 58 minuti di puntata. Quello che non riesco a capire è se queste pistole avrebbero dovuto sparare, ma poi è cambiato qualcosa in corsa (tagli, adattamenti, ecc) oppure se semplicemente scrivendo l'episodio queste cose ci sono state infilate dentro perché sì, perché questa è fantascienza quindi tante più cose inventate ci sono e più alla gente piace! Che importa se queste idee non hanno nessun impatto o risoluzione nella storia? L'androide in particolare, sembrava il personaggi perfetto per dare una scossa alla trama, data la sua capacità di toccare lo Pting avrebbe potuto sacrificarsi per salvare il generale e in questo modo far cambiare idea al suo fratello che lo vedeva con ostilità e allora fargli accettare il fatto che la sorella pilotasse la nave anche se significava morire ma sacrificarsi per qualcosa in cui si crede è una fine nobile e blablabla. Invece no. L'androide, semplicemente, sta lì. Un po' come tutti.

Ad esempio come Yaz. Che povera stella, sembra davvero che sia lì solo per fare le domande che innescano l'infodump. Il Dottore vede un motore ad antimateria che le piace tanto? Mettiamoci Yaz a chiedere di spiegarle come funziona. Ryan deve farci conoscere il suo dramma di orfano? Mettiamoci Yaz a chiedere come è morta sua madre. L'unica azione che questa sciagurata compie in tutta la puntata è buttare una coperta addosso allo Pting e allontanarlo... tirandogli un calcio per mandarlo oltre l'angolo del corridoio. Impeccabile condotta da un'esperta operatrice della sicurezza pubblica, non c'è niente da dire.

Ma il problema peggiore è che a "stare semplicemente lì" è pure il Dottore. È una cosa che ho già evidenziato nei commenti agli episodi precedenti ma ogni volta viene confermata. E mi dispiace doverlo dire, perché poi sembra che io sia uno di quelli che non credono al Dottore perché è una donna, e sono io troppo retrogado per dare crediblità a un personaggio femminile. Ma il fatto è che questo Dottore, finora, non mi è mai sembrato "in control". Succedono delle cose, reagisce, ma non è mai un passo avanti, non ha mai la situazione chiara o un'idea di cosa fare. Il viaggiatore temporale in Rosa era addirittura più furbo di lei, e pure lo Pting per quanto creatura senza intelligenza sembra sfuggirle. E soprattutto, il Dottore non esercita nessuna autorevolezza su chi le sta intorno. Anzi, a inizio episodio viene pure rimbrottata dal medico ed è costretta ad abbassare la testa. Cosa che non è impossibile di per sé (è già successo in passato che il Dottore fosse rimesso al suo posto da altri, anche se magari si parla di personaggi più consistenti come River Song), ma conferma il trend già visto in precedenza: questo Dottore non ha (non ancora, per lo meno) quell'aura di esperienza e sicurezza che incute fiducia e rispetto in tutti, anche negli sconosciuti. Per cui se regali un Tardis e un cacciavite sonico a un tizio qualunque, ottieni le stesso risultato. Questo per me non è il Dottore, e non c'entra niente il fatto che sia sprovvista di pisello. Per fare un esempio, Clara era molto più Dottore di quanto si è dimostrata finora Jodie Whittaker (con questo non intendo che il problema sia l'attrice o l'interpretazione, sono le storie a non renderla credibile).

Una cosa che insospettabilmente mi è piaciuta invece è il subplot con il ragazzo incinto. Pensavo fosse solo una gag passeggera, invece ha un impatto più forte sulla trama ed è anche un buono spunto per un po' di sviluppo dei personaggi (con il che intendo Ryan e Graham, dato che Yaz non ha un personaggio, quindi non può svilupparlo). A dirla tutta, la storia del genitore che vuole dare il figlio in adozione ma poi decide di tenerlo ha un retrogusto vagamente pro-life, e in questo momento storico stride un po' con l'attualità. Inoltre, a mio avviso sarebbe stato più determinante per Ryan se da questa situazione avesse capito che forse suo padre l'ha abbandonato perché era genuinamente convinto di non potergli dare quello che meritava. Un messaggio più profondo del semplice "un buon genitore ti rimane accanto sempre". Ma quanto meno questo dovrebbe portare a qualcosa.

In conclusione, The Tsuranga Conundrum pur avendo un passo più ritmato e situazioni in cui si riesce ad avvertire la tensione, fallisce comunque nel livello generale di credibiltà. Non lo definerei un episodio brutto, ma un grosso "meh", un piattume generale che non cattura abbastanza l'attenzione. Siamo a metà di questa stagione, e finora non c'è stato niente che abbia brillato. È imperativo che il Dottore si ricordi di fare il Dottore, altrimenti non se ne esce. Forse con i prossim episodi, i primi che vedremo che non sono stati scritti da Chris Chibnall stesso, si potrà notare un cambiamento. E a quel punto sarà dimostrato per via empirica qual è il problema di fondo di questa nuova stagione. Voto: 6/10