Coppi Night 26/06/2011 - The Machinist

Partiamo dal presupposto che adoro i film di questo tipo, in cui fin dall'inizio si intuisce la presenza di un msitero di fondo, al quale si aggiungono piccoli indizi poco per volta, parziali rivelazioni che si può cercare di anticipare prima di arrivare alla soluzione finale. Forse, anzi, è proprio il tipo di film che mi piace di più, se penso ad esempio a Eternal Sunshine of the Spotless Mind e Memento e 12 Monkeys...

Però, nel realizzare un film così, si corre un rischio, che è quello della disonestà. Ovvero, la sceneggiatura, nel suo tentativo di rivelare ma non troppo, di rimanere criptica ma fornire appigli, rischia di incappare in quelle che, col senno di poi, risultano come vere e proprie contraddizioni, o deliberati falsi indizi non giustificabili in altro modo. The Machinist soffre di questo problema. Non leggete le prossime frasi se non l'avete visto, per non rischiare spoiler. Ma intere sequenze come quella del luna park, in cui il protagonista trascorre un'intera giornata in compagnia del bambino che ha ucciso e di sua madre che non conosce, non trovano alcuna spiegazione. Si fa presto a dire "si è immaginato tutto", ma ci sono livelli diversi di "immaginabilità", e figurarsi una cosa così complessa, con tanto di estranei che accorrono in seguito alla crisi epilettica del bambino (che non c'è!) non è possibile. Questo trucco del "si è immagianto tutto" viene sfruttato forse troppe volte (la tizia al bar, la foto, l'amico invisibile), tanto che verso la fine ho temuto che si potesse davvero arrivare al terribile risultato "è tutto un sogno!" Fortunatamente questo viene evitato, e anzi il finale compensa alcuni di questi dubbi.

Nonostate le perplessità di sopra, si tratta di un buon film, che riesce a inquietare se non altro mostrando un Christian Bale, che ne' su cenci aveva anche un discreto fisico, ridotto letteralmente pelle e ossa, in condizioni davvero disgustose. L'attore si rivela bravissimo nell'interpretare la paranoia del protagonista, e forse la validità del film va in buona parte a lui.

Inoltre, possiamo dare il benvenuto The Machinist nel club dei titoli improponibilmente trasposti nella versione italiana!

Ultimi acquisti - Giugno 2011 (parte 1)

Questo è solo il secondo post riguardante i miei ultimi acquisti musicali, e già devo fare un'eccezione. Infatti, mentre ad aprile i cd comprati erano solo quattro, stavolta sono un quindicina. Troppi per poterli mettere in un solo post, e, in effetti, anche per essere ascoltati e microrecensiti in poco tempo. Quindi suddivido il post in più parti, almeno due, ma se ci sarà molto da chiacchierare potrebbero essere anche di più.

In questa prima parte parlerò dei cd di musica non dico "normale", perché credo sia ormai chiaro se avete letto gli altri post che i miei ascolti sono piuttosto lontani dagli standard, ma almeno più variegata, lontana dal tipico unzunz techno che contraddistingue buona parte della mia musicoteca. Roba quindi che anche un ascoltatore casuale potrebbe ritenere orecchaibile. Non ci sarebbe bisogno di specificarlo, ma come al solito tutto proviene da Disco Mastelloni.


Iniziamo con Africa Caribe, un doppio cd realizzato da Joaquin Joe Claussell. Si tratta di una raccolta di pezzi di quel genere indefinito che viene chiamato a volte "world music": un misto di suoni tribali, latini, folk eccetera. Claussell ha ripreso per l'etichetta Fania alcuni brani tradizionali e li ha reinterpretati a modo suo, sia con l'utilizzo di strumenti tradizionali che elettronici, conservando alcune parti e reinventandone altre, come viene spiegato, traccia per traccia, nel corposo libretto. Uno dei cd contiene i singoli, mentre l'altro è un mix degli stessi registrato in un'unica sessione. C'è dietro un grande lavoro, e si riesce ad apprezzarlo, anche se alcune canzoni sono decisamente troppo folk per i miei gusti.


Di impronta sicuramente più elettronica le Reekin' Structions operate da The Revenge costituscono una buona raccolta di pezzi in stile electro-funk. Il dj inglese ha riunito in questo album una serie di remix e/o edit da lui operati su pezzi di altri autori, riuscendo a mettere insieme una raccolta di qualità dalla quale emerge chiaramente il suo stile. Un buon lavoro che si addice a fare da sottofondo non troppo impegnativo ai vostri prossimi aperitivi.



Affine per sonorità al precedente, Runaway è il primo album dei Minimono, duo di dj fiorentini che in una loro recente intervista su Dj Mag Italia hanno affermato di considerare proprio The Revenge uno dei loro più validi ispiratori. Questo disco fresco fresco di stampa sul'etichetta Bosconi è così underground che per il momento non ne esiste ancora un record su Discogs, che utilizzo di solito per linkare le schede dei cd. Nonostante questo Mastelloni lo aveva già in catalogo, e mi è sembrato il caso appropriarmene. Anche qui lo stile è principalmente funk, ma si sente l'influenza del suono da club che costituisce la formazione dei due. Un ottimo disco border-line che dimostra il valore degli autori di casa nostra.

I Nôze hanno uno stile molto particolare, che mi trovo in difficoltà a descrivere. Penso che il metodo più efficace sia un esempio: avete presente quel pezzo che costituisce il theme della colonna sonora di Borat? Francamente non mi ricordo nemmeno come si chiama, ma Dring propone qualcosa del genere: pur rimanendo in un contesto elettronico, si hanno ritmi serrati supportati cadenzati con trombette, e testi del tipo "pa papapapa pa papapapa papa", riportati fedelmente sul libretto. A questi si aggiungo un baio di electro-ballate, e il quadro è completo. Una scelta insolita per Get Physical, ma sicuramente efficace: questa è musica soprattutto divertente, che fa venire voglia di zompettare.


Non potete dire di non conoscere Trentemoller! Ci ho speso un post piuttosto lungo, quindi ripassatevi quello prima di continuare. In questo Harbour Boat Trips - Copenhagen, il dj effettua una selezione dei pezzi che preferisce ascoltare durante le sue passeggiate per la città. E sto parlando di roba "mainstream", quindi canzoni rock, pop e similari, anche se naturalmente c'è qualche contaminazione elettronica che da lui ci si doveva aspettare. Si tratta quindi di un acquisto insolito per me, ma se è Trentemoller a garantire mi fido in pieno.



Mi fido così tanto che mi permetto di acquistare addirittura due suoi cd in una sola occasione. Per la verità, avevo richiesto a Mastelloni proprio The Trentemoller Chronicles, e lui mi ha fatto trovare come sorpresa in più il precedente Harbour Boat Trips. Questo album uscito su Audiomatique nel 2007 consiste in due cd: nel primo l'autore ha raccolto alcuni dei suoi pezzi migliori prodotti fin dall'inizio della sua carriera, mentre nel secondo sono presenti alcuni suoi remix di canzoni di artisti come Royksopp, The Knife, Moby, eccetera, incluse un paio di tracce o mix prima inedite. C'è una differenza nei due cd: i pezzi originali di Trentemoller rispecchiano il suo tipico sound caldo ma decisamente elettronico, mentre i remix del secondo cd possono essere definiti più "commerciali", con suoni e strutture meno impegnative, ma non per questo scontate, come se l'autore volesse dimostrare di saper gestire anche la musica più "leggera". E lo dimostra.

E con questo Trentemoller siamo entrati gradualmente nell'ambito più techno degli acquisti, che sviscererò con calma e dedizione nel prossimo post riferito agli acquisti di giugno.

Circo Massimo 2011

Di solito evito di parlare dei numerosi concorsi letterari cui partecipo, anche nel caso in cui ottenga un piazzamento, e mi limito soltanto a segnalare nel caso in cui al concorso segua una pubblicazione. Ma questa volta le circostanze sono piuttosto eccezionali, per cui mi permetto di sottrarre qualche minuto di attenzione al pubblico.

La competizione in cui sto dimostrando un'inaspettata fortuna è il Circo Massimo 2011, terza edizione di un concorso organizzato da Edizioni XII che ha già conquistato una certa fama, un po' per la fantasiosa e appassionante modalità che segue, in cui i singoli racconti partecipano come "gladiatori" all'interno di un'arena in cui si svolgono veri e propri duelli, ma soprattutto per l'elevato livello qualitativo dei racconti partecipanti. Oltre che, naturalmente, l'esclusivo Premio Massimo per il vincitore assoluto: una tavola illustrata appositamente realizzata da Diramazioni.

Anche nelle due precedenti edizioni ero riuscito a qualificarmi, ma mentre gli anni passati il mio singolo racconto aveva presto abbandonato l'arena riportando ferite mortali, stavolta dopo la prima fase a gironi entrambi i miei lavori filtrati dalle eliminatorie sono riusciti ad accedere ai quarti di finale, in cui gli scontri procedono a eliminazione diretta. Questo per inciso fa di me l'unico concorrente che parte con un vantaggio di due racconti su un totale di otto rimasti a competere per la vittoria.

I miei due racconti così agguerriti sono En prison, un racconto scritto per il Grand Prix in cui il protagonista dalla mente divisa si trova a fronteggiare una roulette che produce risultati incoerenti, e Piombo contro acciaio a Elderberry Field, di cui dovrete aver già sentito parlare da queste parti, dato che è già comparso in N.A.S.F. 6 (nella versione ridotta) e recentemente in Steampunk! Vapore Italico, e di cui pochi post fa ho iniziato a pubblicare a puntate sul blog un seguito. Pare quindi che i robot a vapore suscitino un certo interesse, là fuori.

A voler essere realistici, credo che il passaggio del turno sia per me molto difficile, visto che mi trovo a combattere contro due racconti che sono risultati primi nei rispettivi gironi, e contro cui, peraltro, mi sono già scontrato (seppur a racconti incrociati), rimediando solo una buona dose di bastonate. Non mi resta che sperare che, come mi è stato insegnato quando  ho frequentato il corso di teoria delle decisioni, la proprietà transitiva non valga interamente all'interno di un processo decisionale che rispetti comunque criteri di razionalità. Gli scontri partono proprio stasera, alle ore 20:30, per cui potrete seguire in diretta l'esito della battaglia.

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E visto che siamo a parlare di concorsi andati bene, segnalo en passant che per la prima volta sono riuscito ad aggiudicarmi un'edizione di USAM, il concorso mensile sul forum dell Edizioni XII, con Momento per momento, un racconto che aveva già dimostrato di avere un certo valore. Per festeggiare offro da bere a chiunque mi saluti presentandosi come Enrico VIII.

SESSO! E ora che ho la vostra attenzione...

Se questa è la rubrica nelle intenzioni dedicata all'attualità, parlare di qualcosa apparso sul giornale è perfettamente in tema, anche se non si tratta di una notizia vera e propria. Ma in questi giorno ho notato un paio di volte alcuni titoli piuttosto insoliti, per non dire fuori luogo, e non ho potuto evitare di pensare che fossero volontariamente stati pensati in questa formula. Il primo è apparso su La Nazione di oggi, il cui titolo centrale in copertina corredato di foto era "SESSO E MORTE", con rimando (a pagina 20 e oltre) a un recente fatto di cronaca nera; un altro faceva da civetta fuori dalle edicole qualche giorno fa, presumibilmente per Il Tirreno, e la prima riga era semplicemente un cubitale "SESSO" che nelle righe successive proseguiva "con minorenni, arrestato albergatore eccecc".

È evidente come in entrambi i casi si tratti di forzature, titoli affibbiati a forza in modo da attirare l'occhio. Che motivo ci sarebbe di scrivere la prima parola della frase "sesso con minorenni" grande quanto un braccio? E che titolo balordo è "sesso e morte" per descrivere un duplice omicidio con movente passionale? Per cui non c'è dubbi che la scelta sia stata intenzionale, l'equivalente in forma leggermente più politically correct di mettere una gigantografia di un culo in copertina. Ma, mi chiedo, è una convenzione così diffusa? Funziona davvero?

Sistemi del genere a me sembrano grossolani e obsoleti. Possibile che scrivendo una parola "attraente" in modo così eclatante aumenti le vendite? Non so nulla delle tecniche di marketing sviluppate dall'epoca di Ford in poi, e sono convinto che esistono migliaia di modi in cui loro ci manovrano senza che nemmeno ce ne accorgiamo. Ma questo, andiamo, non può essere efficace! Non riesco a credere che il pubblico di oggi sia così ingenuo da comprare un giornale solo perché in copertina c'è scritto SESSO.

Sono l'unico a credere che queste presunte tecniche subliminali siano essenzialmente una grande cazzata? C'è anche gente che ha perso interminabili ore della propria vita ad analizzare ogni centimetro quadro di tutte le pubblicità mai pubblicate e ogni frame di tutti i film Disney alla ricerca di contenuti del genere, e bisogna ammettere che ne hanno anche trovati, ma... insomma, guardate il video qui sotto e giudicate voi: a me pare solo un colossale esercizio di apofenia.




Ora, ammetto che, quand'ero piccolo, Il Re leone era forse il mio film Disney preferito, ma mi sono sempre detto che fosse per il fatto di non avere personaggi umani, che ho sempre ritenuto irritanti. Alla fine dei conti, se davvero questi "messaggi subliminali" sono presenti, più che con l'intenzione di influenzare il pubblico penso che possano considerarsi degli "easter egg" dei rispettivi autori. Riesco a immaginare due disegnatori Disney che vanno al cinema a vedere un film da loro realizzato, e indicano tutti i doppi sensi e riferimenti osceni che sono riusciti a inserire, dandosi di gomito e ridendosela della grossa per aver inserito in un film per bambini "un gran, bel, cazzo!" (cfr: Fight Club). Per cui non credo che queste cose funzioni davvero in quel modo. Insomma, non penso proprio che questo post riceverà più commenti perché ho inserito un capolettera a ogni paragrafo.

Coppi Night 19/06/2011 - Il rito

Ci sono storie che non possono più essere raccontate. Situazioni che sono state riprodotte così efficacemente che è inutile, e infruttuoso, cercare di riprodurle in altro modo. Per esempio, chi mai penserebbe oggi di realizzare un film sul Titanic? Dopo il capolavoro (massì, dai, non è certo tra i miei preferiti ma è un gran film) di Cameron, non ha senso. Lo sciagurato che tentasse un'operazione del genere sarebbe sconfitto in partenza. Con quale coraggio si continuano a fare film sulla vita di Francesco d'Assisi, dopo Fratello Sole sorella Luna?

Credo di aver reso l'idea. Uno di questi temi ormai non più raccontabili è l'esorcismo. Dopo L'esorcista, che forse (ma ammetto di non saperlo) è stato anche il primo film su questo argomento, non è rimasto altro da dire. Ci hanno anche provato, con seguiti più o meno apocrifi del primo, ma il risultato non è cambiato: l'esorcismo non ha più alcun contenuto sviscerabile.

Ecco perché Il rito è soprattutto un film vuoto. Forse non è esatto dire che sia noioso, ma lo spettatore si aspetta tutto quello che gli viene proposto, e non è nemmeno un problema di banalità, quanto una questione puramente narrativa: una storia di esorcismo non può che svolgersi in questo modo (il modo di L'esorcista), per cui non c'è niente di diverso da aspettarsi. C'è anche qualche guizzo di originalità, con l'esorcista che diventa posseduto, ma non basta a rendere la storia appassionante.

La storia del quasi-prete scettico viene forse protratta un po' troppo, e si fa pesante nel tentativo di voler dimostrare che ci sono cose che vanno "oltre" la ragione e la scienza (commettendo l'ottuso errore di prospettiva secondo cui qualcosa che non è si riesce a spiegare sia necessariamente inspiegabile). Interessante l'ambientazione "esotica" (per i produttori del film), con le strade di Roma che non appaiono tanto diverse da quelle scene da terzo mondo che capita di vedere ogni tanto in altri film, intasate di traffico, clacson e motorini fuori controllo. Un Anthony Hopkins sicuramente apprezzabile e convincente, ma inserito in un film che ne spreca le potenzialità.