Rapporto letture - Novembre/Dicembre 2020

Sai di che mi sono accorto? Che fare il rapporto letture doppio con due mesi insieme come l'ultima volta non è poi così male. Anche perché non si chiama "rapporto letture mensile" quindi posso fare un po' come mi pare. E visto che anche a questo giro avevo meno materiale del solito (novembre e dicembre sono stati altri due mesi abbastanza densi), allora mi sono detto che poteva essere una soluzione rapida ed efficace. Quindi, conlcudiamo il 2020, che ha fatto anche cose buone, con gli ultimi titoli letti quest'anno.

 

Il primo libro finito a novembre è Capitalpunk, romanzo distopico di Lorenzo Davia che era arrivato in finale all'ultimo Premio Urania ed è stato poi pubblicato da Kipple. Devo ammettere che dei titoli finalisti del premio questo era quello che mi incuriosiva di più, quindi l'ho letto appena ho avuto l'occasione. La storia si svolge in un mondo alternativo regolate dall'esasperazione estrema delle leggi del capitalismo, in cui tutto è valutato in base a profitti, rendite e dividendi. In questo contesto seguiamo Captain Capitalism e altri supereroi, che sono gli sponsor dei grandi conglomerati sovranazionali. La comparsa sulla scena di Democrazy, un nuovo supereroe che si oppone alle "risorse" delle altre società, innesca una serie di sconvolgimenti e rivelazioni nel sistema. Il tono della storia si muove sul filo della satira, con alcune situazioni volutamente grottesche che servono proprio a mettere in risalto i paradossi del capitaliso estremo, che non sono poi così distanti dalla realtà. Il concept di fondo è molto intrigante (e lo dico con convinzione perché presenta punti di contatto con le mie storie del Memeverse, soprattutto per come viene descritta questa realtà completamente penetrata dalle leggi del #branding che nessuno comprende fino in fondo ma tutti applicano). Però, lo sviluppo della storia non mi ha convinto del tutto. Il problema principale a mio avviso sta nel fatto di aver basato tutto sulla presenza di questi supereroi, che in molte situazioni riduce la trama a combattimenti e inseguimenti che prendono spazio ma non aggiungono molto alla trama. Inoltre la presenza di questi superumani costituisce un altro gradino di sospensione dell'incredulità che si accumula agli altri e mina la credibilità dell'insieme. Nel senso: storia ambientata nel mondo con capitalismo estremo: bene, ci sto; però ci sono anche i supereroi i cui poteri spesso non hanno origini e limiti definiti: uhm, ok; poi però ci sono anche le dimensioni parallele: ah; e poi pure i viaggi nel tempo: ecco, forse è un po' troppo? C'è poi da considerare che il messaggio di fondo non è proprio limpido, perché l'avversario del capitalismo dovrebbe essere la democrazia (infatti come atto dimostrativo distribuisce tessere elettorali), peccato che buona parte dei paesi moderni vive in democrazia, ha elezioni regolari e pressoché libere, eppure il capitalismo se la passa alla grande. Questo crea una certa dissonanza, perché sommato alla meccanica dei supereroi porta alla conclusione che per battere il sistema basta fare fuori un tizio, il che è semplicistico e consolatorio anche per una storia dal tono leggero. Insomma mi è piaciuta molto l'ambientazione e la ritengo davvero potente, le citazioni in apertura dei capitoli sono spassose e le sezioni più squisitamente satiriche funziano alla grande; ma la storia che si innesta su questa base mi è sembrata andare fuori tema in molte occasioni, e questo ha indebolito parechcio l'impatto che avrebbe avuto. Non per questo dico che sia un brutto romanzo, gli assegnerei un buon voto 7/10, ma aveva il potenziale per essere un vero capolavoro. Se l'autore tornerà a questo universo (e il setup per un sequel c'è già), forse potrà correggere il tiro. A questo filone di romanzi postcapitalisti ho dedicato anche un articolo su Stay Nerd in cui l'ho associato a Catena alimentare di Stefano Tevini letto qualche mese fa, che in effetti presentava degli spunti simili per la presenza di personaggi brandizzati che si scontrano pubblicamente.

 

Usciamo dalla fiction per passare a uno dei testi che ha catturato enorme attenzione nei mesi scorsi: L'ordine nascosto, il saggio/racconto sui funghi del biolgo Merlin Sheldrake (sì, si chiama proprio Merlino sto tizio). Chi mi segue sa bene che il tema dei funghi mi è piuttosto caro (pur non avendoli mai studiati in maniera approfondita, non sono né un micologo né un fungarolo), infatti uno dei miei racconti "migliori di sempre" (definizione non mia) è Spore, che si basa proprio sulla connessione tra uominie funghi. Il libro di Sheldrake disegna una panoramica esaustiva sulle conoscenze attuali riguardo questi organismi, delle qui straordinarie capacità ci stiamo rendendo conto troppo tardi. Non mi metto a fare un elenco delle cose che emergono dal libro, ma se vi interessa rimando a un articolo sempre su Stay Nerd in cui cito appunto alcuni degli argomenti. La cosa interessante di L'ordine nascosto, che ha indubbiamente contribuito al suo successo, è che il testo di Sheldrake non è un resoconto di laboratorio delle nuove scoperte, ma è soprattutto un racconto, che intreccia le nozioni alle esperienze personali dell'autore, e ci fornisce così un aggancio per "vivere" i funghi nello stesso modo in cui l'ha fatto lui. L'impressione che ha fatto il libro è stata tale che anche il primo numero della rivista Axolotl (di cui ho parlato qualche mese fa) si è concentrato su questo tema. Unico appunto che mi sento di fare a Sheldrake è che ha perso l'occasione di citare le decompitute micotiche per lo smaltimento dei cadaveri, che sono un altro tassello importante (o comunque affascinante) del rapporto tra uomini e funghi. Ma vabbè, se volete sapere di quello, c'è sempre il mio Spore.

 

Infine un altro testo di fantascienza italiana, una lettura fuori dai soliti circuiti, perché si tratta di un libro di autori pressoché sconosciuti di un piccolo editore su un tema inusuale. True Legends - Reclutamento è il primo volume di una serie scritta a otto mani da Cristian Gaito, Sergio Mastrillo, Riccardo Vezza e Salvatore Vita. Ammetto di averlo letto perché uno degli autori me lo ha proposto, e siccome ogni tanto mi piace uscire dalla mia comfort zone di letture alla fine ho accettato. A fine lettura devo dire che sono rimasto sorpreso. TL Reclutamento si presenta come "un romanzo sul calcio", ma è una bugia. E meno male, direi: vi immaginate dover leggere un romanzo che ti racconta le partite, che palle? Soprattutto se di calcio non ve ne frega niente, come nel mio caso. La verità è che si tratta di una distopia ambientata in un mondo futuro in cui la Terra e altri pianeti sono sotto il controllo di un Network intergalattico che impone il calcio come unico sport e forma di intrattenimento consentita. I divi del calcio costruiti a tavolino sono gli eroi del popolino, e il torneo dei True Legends è l'occasione per mettere in mostra le star con i loro superpoteri alla Holly&Benji (naturali o bioingegnerizzati). In tutto questo, un ex giocatore diventato magnate di una multinazionale vuole mettere insieme una nuova squadra composta di vecchie glorie e nuove leve del calcio, per competere al prossimo True Legends e... boh, non è chiaro quale sia il suo obiettivo reale, probabilmente sferrare un colpo al regime. Trattandosi della fase di "reclutamento", il romanzo dedica ogni capitolo alla presentazione dei vari campioni che sono inclusi nella squadra, raccontandoci il loro passato e le loro condizioni attuali. E qui sta il problema principale di questo libro: che una squadra di calcio tra titolari e riserve è composta di due dozzine di giocatori, e quindi abbiamo più di venti capitoli ognuno incentrato su un personaggio diverso, e al lettore viene richiesto di prestare attenzione a ognuno di questi. Nel frattempo la storia nel presente è "congelata", così come molti altri dettagli riguardo l'ambientazione: per esempio non sappiamo come il Network abbia preso il potere, da dove derivino i poteri degli eroi del calcio, quale sia il vero obiettivo della squadra così composta. Le storie di alcuni di questi calciatori sono anche piuttosto interessanti, contengono conflitti intensi che destano curiosità (anche se ricorre un po' troppo il trope dell'eroe che ha perso la sua amata e deve ritrovarla/riconquistarla/superarla), però nessuno assume un ruolo centrale e non vediamo le conseguenze sulla storia presente di questo conflitto. Per fare un paragone, è come se la prima stagione di Lost fosse stata composta interamente e soltanto dei flashback dei protagonisti, invece di alternare il loro passato a ciò che succede sull'isola, mettendo in evidenza il collegamento tematico tra i due piani narrativi (a questo proposito, nell'ultimo video sul mio canale youtube analizzo proprio una puntata di Lost e parlo di come viene utilizzato il flashback nella serie). La realtà è che non si può costruire una storia con venticinque protagonisti: anche volendo una storia "corale" è fisiologico che ci sia un gruppo di protagonisti limitati e altri che magari si possono definire comprimari... a mano che non si stia scrivendo il Mahabharata, ma non credo che l'intento sia quello. TL Reclutamento è già molto lungo, ma arrivati alla fine si ha la sensazione di non essersi mossi di un passo dal punto di partenza iniziale: quello che sapevamo all'inizio del libro è esattamente quello che sappiamo alla fine. Va bene mantenere il mistero e riservarsi quache rivelazione per il seguito, ma trovarsi senza nessun pezzo del puzzle dopo quattrocento pagine è frustrante. Ed è un peccato perché la storia c'è, si sente che si sta preparando qualcosa di forte e ci saranno grandi sorprese e scontri epici... ma è tutto rimandato a chissà quando. La scrittura stessa è di buon livell, anche se ogni tanto eccede nel traduttese e nel registro pulp ("quella cazzo di fottuta puttana"), la lettura è fluida e avvincente, non soffre delle ingenuità tipiche che si trovano in molti testi di "autori emergenti" (dio mi perdon per l'uso di questa locuzione). L'ho letto con piacere nonostante mi fosse impossibile cogliere tutti i riferimenti al calcio (riconosco Maradona e Baggio, ma poco di più), e questo dimostra che è un testo ben scritto. Ma a mio avviso avrebbe bisogno di una ristrutturazione profonda, perché pretende troppo dal lettore e, se alla fine non soddisfa le aspettative di chi decide di dargli tanta fiducia, rischia di sfracellarsi contro il muro delle promesse tradite. Comunque per l'ambiziosità del progetto e la capacità di questi autori che hanno fatto tutto da soli, si merita un buon voto 7/10.


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