Rapporto letture - Luglio 2021

Mese dedicato a fantascienza italiana distopica, non per un preciso disegno ma perché mi sono trovato a leggere due libri etichettabili in questo modo, anche se dobbiamo sempre ricordare per i bambini a casa che Le Etichette Non Contano, fatevi aiutare da un adulto se non sapete come usarle.

 

Il primo libro di cui parliamo è Scatole nere, romanzo d'esordio di Matteo Romiti, che a quanto dice la quarta di copertina è di origine italiana ma vive in francia. Quando ho saputo di questo libro ero moderatamente curioso, perché sono sempre ben disposto verso le "nuove voci" della fantascienza italiana, ma devo ammettere che dopo aver letto la presentazione sul sito dell'editore l'entusiasmo è un po' scemato. Dice infatti la fascetta: un thriller psicologico, una storia di fantascienza distopica, un romanzo di scissione e ricomposizione inconsueto e inquietante. Il racconto scurissimo di come quello che viviamo determina in modo incontrollabile ciò che diventeremo. Ora, a me che sono un po' sgamato di gergo editoriale, a me questa presentazione (che poi prosegue con una sinossi più o meno con lo stesso tono) puzza vagamente di supercazzola. Del tipo: guarda non so bene nemmeno io di che si parla, però c'è questa atmosfera cupa che non ti dico, proprio forte eh. Che per carità, può essere un approccio interessante e magari è proprio l'intenzione del libro, però è una partita rischiosa. Perché se scegli di tenermi trecento pagine a leggere qualcosa che non è una storia, o che comunque non mostra i tratti evidenti di quello che una storia dovrebbe avere, allora ci sono due possibilità per rendermi soddisfatto: o proponi un concept così mindblowing che ogni pagina che giro mi pare di cascare di nuovo nel buco del bianconiglio, oppure hai una scrittura così incredibile che è come se mi prendessi a schiaffi con le parole e non ci capisco nulla. Scatole nere però non ha nessuno dei due. Ci prova, forse, ma fallisce in entrambi i casi. L'ambientazione è un generico mondo distopico diviso in settori e afflitto da una pandemia (duh) per cui tutti sono sottoposti a rigidi controlli e non possono transitare liberamente: niente che non si sia visto centinaia di volte negli utimi 180 anni di fantascienza mondiale (con un imprevedile picco negli ultimi 18 mesi), per cui sul lato concept e worldbuilding non ci sono punti da segnare. La scrittura ha quella patina di ermetismo con le frasi secche ed enfasi continua (quando tutto è in tensione, niente è in tensione), senza segni di dialogo e personaggi che non hanno nomi ma vengono indicati continuamente con locuzioni tipo "la donna dai capelli fini". Se inizialmente questo stile crea un notevole straniamento, che è senza dubbio una delle sensazioni che il libro vuole suscitare, l'impatto non si stempera andando avanti e si continua a rimanere distanti e ignari della storia che si svolge. Quale sia questa storia che si svolge ho difficoltà a dirlo, perché se pure vengono presentati dei personaggi con delle caratteristiche riconoscibili (l'uomo in cerca della moglie, la donna con le spine all'interno, il medico contagiato), dopo aver inquadrato i protagonisti ci si trova soltanto ad avere gente che si muove, che prova ad andare da una parte o dall'altra, senza che sia chiaro perché lo facciano e quali rischi corrano. Tutto quello che viene raccontato è estremamente vago e confuso, offuscato da questa scrittura che tende a ricoprire le azioni con una pesante nebbia di fraseggi a vuoto. Ora, siccome io non ho la pretesa di essere infallibile, prima di parlarne mi sono andato a cercare un po' di commenti in giro, e ho trovato nella maggior parte dei casi semplicemente la ripetizione di quelle parole che si trovano nella quarta o nella cartella stampa (es: "Le scatole possono essere stanze, giardini, persone, proiezioni di una mente malata o semplicemente disperata"). Quindi deduco che nemmeno gli altri che lo hanno letto (bookblogger e magazine vari) ci abbiano capito granché, e si sono limitati a copiare le parole che avevano già a disposizione. C'è un commento uscito su un giornale di Valerio Evangelisti che ne parla bene come testo slipstream, e in un certo senso ha ragione, ma anche lui non va oltre le "atmosfere" che derivano dalla lettura, mentre per quanto riguarda temi, intreccio, coinvolgimento, e tutte quelle caratteristiche che dovrebbe avere una storia, nessuna menzione. Insomma, può essere un libro interessante come esercizio di scrittura ermetica, ma arrivati alla fine a me non è rimasto niente se non la locuzione "la donna dai capelli fini". A mio avviso (ma può benissimo essere un limite mio, come con Pynchon), questo non è ciò che deve fare la narrativa. Una scommessa persa, che avrebbe dovuto essere ponderata meglio, perché se ti mostri pretenzioso o sei davvero un fenomeno oppure finisci per passare da dilettante inconsapevole dei propri limiti. Voto: 4/10


Il secondo libro che ho letto è completamente diverso ma ha per certi versi alcune affinità con il precedente, nel senso che è un libro fortemente legato alla personalità dell'autore, che nel caso specifico è Michele Vaccari. Vaccari è un personaggio interessante nel panorama editoriale italiano, uno di quelli che ha saputo muoversi dall'underground e arrivare a toccare se pur fugacemente gli ambienti "rispettabili" della cultura mainstream senza perdere la sua dedizione alla controcultura. Urla sempre primavera si capisce molto meglio tenendo presente questo percorso e questo suo ruolo, non perché altrimenti sia incomprensibile (una storia da raccontare ce l'ha eccome, anzi più di una), ma i temi più profondi e l'identità del romanzo sono strettamente collegati alla visione e ai valori dell'autore, e forse mancando queste nozioni un lettore potrebbe non cogliere del tutto il messaggio del libro. Questo aspetto è a un tempo la forza e la debolezza del romanzo, perché richiede un certo coinvolgimento del lettore come parte attiva della narrazione, ed è a suo modo una scommessa, che in questo caso a mio avviso si può considerare ben giocata, nel senso che le possiblità di perderla ci sono ma solo nei casi in cui il piatto è ridotto, mentre quando il piatto è ricco allora è più facile vincerla (fuor di metafora: il piatto è appunto il coinvolgimento del lettore non solo in quanto lettore). La storia di USP copre cento anni di storia italiana centrata su Genova, dal 8 settembre 1943 al 8 settembre 2043, con tre generazioni della famiglia Delfino che attraversano, vivono e plasmano la storia, ognuno con una diversa idea di resistenza. Uno dei perni centrali della narrazione è il G8 del 2001, come evento che ha svelato le carte mostrando qual era il percorso che il mondo aveva intenzione di prendere e che, già a distanza di vent'anni, pare prorio che abbia tenuto fede alle promesse. Anche se non viene direttamente raccontato, il G8 è il punto di accumulazione dell'intera storia, che non per nulla parte dalla resistenza antifascista e arriva alla resistenza antigherusia, che è il sistema politico che si è instaurato a partire dal 2020 in Italia: un concilio di boomer che dichiarano candidamente di non avere alcun interesse per il futuro e le generazioni successive, e che pertanto vietano del tutto la nascita di nuovi bambini, così che il paese possa avviarsi finalmente a una meritata estinzione, in una riproposizione più oscura del piano non violento del VHEMT. La narrazione inizia da Zelinda, seconda generazione dei Delfino, che proprio in opposizione alle leggi della Gherusia ha concepito una figlia (Egle) ed è in fuga per impedire che venga catturata ed eliminata. Il romanzo è diviso in libri che raccontano la vicenda dal punto di vista di vari personaggi, e dopo Zelinda troviamo il Commissario, che porta la storia nel futuro del 2043 con un omicidio da risolvere in un'epoca in cui la gente non muore più se non di vecchiaia. La parte più corposa è poi la storia di Spartaco, padre di Zelinda che è stato partigiano prima e assassino poi, e che con le sue azioni ha deciso il destino del paese (e si potrebbe dire che ha segnato il punto di divergenza storico da cui inizia questa ucronia). Abbiamo poi la storia di Egle, cresciuta nei boschi con altri orfani e gli animali, anch'essi "liberati" dalla società e abbandonati in massa fuori dalla città. Egle è la chiave per cambiare il futuro, perché è dotata del potere di plasmare la realtà con i suoi sogni, con un meccanismo piuttosto affine a quello della retcon in DTS (non sto implicando plagi o ispirazioni, solo sensibilità affini). Quello che dicevo all'inizio, ovvero che è un libro molto personale, lo si ricava perché nonostante la storia cambi cinque protagonisti, in realtà si percepisce sempre la voce dell'autore che si rivolge al lettore, questo nonostante i personaggi siano caratterizzati in modo abbastanza diverso e non siano semplici contenitori di idee. È senza dubbio un romanzo molto politico, ma politico in senso universale, ovvero che parla dei valori più profondi che muovono le scelte delle persone nei momenti di crisi, e che solo raramente si identificano con una sigla parlamentare. Da questo punto di vista è un libro molto denso, che però perde in altre sitauzioni: in particolare la speculazione futura, ovvero il modo in cui viene descritto il mondo distopico del 2043 mi è sembrata piuttosto cheap, una sorta di retrofuturo, con delle trovate un po' grossolane come le mentefonate: quel tipo di futuro che si poteva immaginare leggendo la fantascienza degli anni 60 (al di là delle connotazioni politiche). Anche la parte finale con la rivoluzione di Egle è un po' affrettata e approssimativa, nel senso che il potere affidato nelle mani della ragazzina è troppo potente ma al tempo stesso troppo vago, così che basta dire "ora è così, ora è così" e la situazione si risolve. Non mi aspettavo di vedere la battaglia finale tra Orfani e Gherusia, non sarebbe stato appropriato, ma per com'è adesso in effetti non si capisce cosa abbia portato al cambiamento, a meno di non dire semplicemente "l'ha voluto lei", che non è una soluzione narrativa molto soddisfacente. Al netto di queste imperfezioni, USP è un libro potente e significativo, con le parti di Zelinda e Spartaco capaci davvero di scavare e ferire il lettore ricettivo. Non è un libro facile e come dicevo probabilmente richiede di avere una minima conoscenza della "poetica" dell'autore, visto che ve lo troverete seduto accanto che vi racconta con le sue parole tutto quello in cui crede e per cui si batte. Se però siete disposti ad ascoltarlo, qualcosa vi lascerà. Voto: 8/10


I miei articoli per Stay Nerd: aprile-giugno 2021

Consueto recap trimestrale delle cose che ho scritto altrove dove mi pagano per farle invece che stare a perdere tempo in questo immondezzaio che chi me l'ha fatto fare (scherzo ti voglio ancora bene Blogger, anche se temo che sarai tu ad abbandonarmi).

 


 

William Gibson starter kit - Beh lo dice il titolo, una panoramica del padre del cyberpunk che però il cyberpunk se l'è anche lasciato giustamente alle spalle.

Abbiamo sempre vissuto nella nave - Libri e altre storie di astronavi generazionali - Uno di quei topoi della sf che non stancano mai, a cui si sono cimentati prima o poi tutti i Grandi Autori e che anche in tempi recenti continua a riscuotere successo.

Star Wars è fantascienza anche se non lo è - Guida definitiva a un flame che dura da quarant'anni - Prima o poi ne dovevo parlare, era già capitato anche qui sul blog ai tempi del primo film della nuova trilogia. Finalmente ho messo in ordine i pensieri e ho fornito la mia versione definitiva sull'annosa questione dell'inclusione di SW nella fantascienza o meno. E poi lo so che triggera i fan, quindi divertimento assicurato.

Lezioni di civilità - La rappresentazione culturale in Civilization VI: Mi è sembrato corretto che dopo aver speso seimila ora di gioco in Civ6 coagulassi quest'esperienza in un articolo che parli di uno degli aspetti più interessanti di questo titolo, ovvero come sono state scelte e rappresentate le civiltà e i leader storici inclusi nel gioco. Leggibile anche se non sapete nulla ci Civilization o dei giochi di strategia in generale.

Ragnarok stagione due: non basta essere un dio per salvare il mondo - Mi sono guardato in due giorni tutta la seconda stagione della serie norvegese Ragnarok (visto che mi diverto sempre con le serie non anglofone) e ne ho parlato qui. Un prodotto che conferma la sua inclinazione teen e forse incespica un po', ma comunque interessante per chi vuole trovare una prospettiva diversa sullo scontro tra divinità.

La migliore fantascienza del Ventunesimo secolo - Senza alcuna pretesa di esaustività, ma soprattutto con un occhio di riguardo alla rappresentazione di tutte le più recenti correnti e movimenti, ecco la mia umile idea di quali sono i titoli di fantascienza must read dal 2000 in poi.

I migliori racconti di fantascienza - Dopodiché mi sono permesso di elencare anche quali siano i migliori racconti ever di fantascienza. Per priimo ci ho messo Asimov così siete tutti contenti.


Vi fa fatica leggere?

Say no more! Perché da giugno insieme ad Angela Bernardoni siamo partiti anche con il podcast Reading Wildlife, sempre ospitato da Stay Nerd, in cui ovviamente parliamo (ancora) di libri. Per ora sono usciti i primi due episodi, che trovate su spreaker, youtube e spotify.

Episodio 1 - Cosa aspettano a farci un film? - Una lista di libri di fantascienza da cui sarebbe stato bello trarre un film ma che ormai forse non lo avranno mai

Episodio 2 - Mondi senza adulti - Libri che raccontano di società in cui gli adulti sono scomaprsi o hanno abdicato, tra storie di formazione e scontro generazionale


Bonus track

Se vi ricorate qualche mese fa avevo segnalto il primo di una serie di articoli pubblicati sulla rivsita Argo e scritti da me e Maico Morellini, sullo stato della fantascienza italiana dagli anni 80 in poi. Sono usciti anche i pezzi successivi che coprono gli anni 2000 e 2010

Secondo dialogo - Nuove forme di simbiosi

Terzo dialogo - Scambi evolutivi verso il futuro


Rapporto letture - Maggio/Giugno 2021

Nuovo rapporto bimestrale, e stavolta abbiamo in canna un paio di letture fuori dai canoni tipici di Unknowo to Millions. Visto che quest'anno mi sono ripromesso di dedicare spazio a libri diversi dai generi a cui mi dedico di solito, qui è dove ci ho provato e ho trovato conferma che forse non facevo mica male.

 

L'arcobaleno della gravità ce l'avevo sullo scaffale da almeno dieci anni, forse di più. Sapevo che si trattava di una lettura impegnativa e quindi non avevo disturbato Thomas Pynchon fino a che non mi sono sentito pronto. Finalmente ho deciso di provare e... non è andata bene. Ammetto di non aver finito il libro, ho provato difficoltà già nelle prime cento pagine ma mi sono imposto di andare almeno fino a metà per poter affermare con maggior criterio se era un libro per me o no. Dopo quattrocentocinquata pagine e rotte di sofferenza, posso dire che una cosa di questo tipo è totalmente estranea alla mia idea di narrativa (a meno che nelle ultime venti pagine non succeda qualcosa di così strabiliante da ribaltare tutta la concezione delle ottocentottanta pagine precedenti, ma dubito). Qui l'autore non racconta una storia, ma sbrodola pagine su pagine di wall of text (che già di per sé non facilitano la lettura, infatti l'ho usato come esempio per un video proprio su questo) con personaggi vagamente collegati tra loro, ma continuando ad aggiungerne altri, e senza una vera progressione di alcun tipo ma solo elencando situazioni, che se possono essere anche gradevoli per alcune dinamiche grottesche e paradossali, per lo più lasciano disorientati perché non si capisce cosa sta succedendo e perché. Mi rendo perfettamente conto che questa era la precisa intenzione dell'autore e sono disposto ad ammettere che sia un limite tutto mio quello di non entrare in sintoia con questo libro, ma davvero faccio fatica a parlare di narrativa in casi come questo, e se questo è il Grande Romanzo Americano allora mi sa che mi tengo i piccoli romanzi provinciali. Forse in realtà non ero ancora pronto. Ma non credo che tra altri dieci-dodici anni penserò di riprenderlo in mano. Non ho finito il libro quindi non esprimo un giudizio complessivo, ma per me a posto così, grazie.


Siccome poi avevo per casa il Premio Strega del 2018 assegnato a Helena Janeczek, ho pensato di leggere La ragazza con la Leica, anche perché in quelle settimane stavo lavorando a un romanzo con ambientazione storica simile ho pensato che potesse contenere qualche spunto interessante da cogliere. Questo libro si dichiara come biografia romanzaga di Gerda Taro, fotografa di guerra morta negli anni 30 che è stata compagna e ispiratrice di Robert Capa e altri fotografi dell'epoca. Personalmente non ho un gran rapporto con la fotografia, ma il libro non è assolutamente tecnico in questo aspetto quindi non mi sono perso nulla. Il problema semmai è che se prima di leggerlo non avevo idea di chi fosse Gerda Taro, a lettura ultimata ancora non so chi sia Gerda Taro. La storia è raccontata a posteriori da tre personaggi storici che hanno conosciuto e accompagnato Taro nel corso della sua vita, che riferiscono le loro esperienze dopo la sua morte. Ma il punto è proprio che vediamo questa gente farsi le sue passeggiate per il centro di Buffalo, NY ed elucubrare su come e quando hanno visto/parlato/bevuto con la ragazza, ma lei non la vediamo mai. Di Gerda Taro sappiamo solo che era fenomenale in tutto: bella affascinante spiritosa coraggiosa sensuale intelligente incrollabile furba tosta. Tutti la ammiravano tutti la amavano segretamente o meno. Addirittura quando è finita in carcere pure lì non ha avuto un attimo di cedimento e anche le guardie quasi quasi erano dalla sua parte. O almeno così ci viene detto. Perché di cosa ha fatto Gerda, a parte ammaliare tutti quelli che ha incontrati nella sua vita, non sappiamo davvero nulla. Anzi viene quasi il dubbio che sia esistita davvero, tanto è vaga e idealizzata la sua rappresentazione in questo libro. Se doveva essere la biografia di un'eroina, non le rende affatto giustizia. Se non altro la scrittura è abbastanza semplice, senza quei virtuosismi artificiosi che ci si aspetta dai premistrega, ma appoggiata a una narrazione che non narra nulla intorno a un personggio che non esiste, risulta tutto piatto e vuoto. Ci sono inoltre problemi con la gestione delle molteplici lingue usate dai personaggi (e anche di questo ho parlato in un video). Insomma se questo è il meglio della narrativa italiana del 2018 come vogliono farci credere, c'è davvero da stupirsi se la gente apre un libro e pensa che la lettura non faccia per loro? Voto: 4/10

Per disintossicarmi dalle pretese di artisticità mi sono orientato su un autore che, conoscendolo, ero quanto meno sicuro che mi avrebbe proposto una storia onesta. Metallo danzante è il secondo romanzo del Ciclo dell'Uovo di Leo Munzlinger, il primo letto qualche anno fa era Il lavoro dei maiali, ma la numerazione si riferisce solo all'ordine di uscita, poiché non si tratta di episodi successivi ma soltanto di storie ambientate in un'ambientazione condivisa, ovvero l'Uovo, questo pianeta di tipo terrestre in una dimensione parallela alla nostra abitato da creature di ogni sorta e su cui gli umani possono manifestarsi durante lo stato di sogno (insieme a polpi e corvi). Se il libro precedente saltava dalla Terra all'Uovo, Metallo danzante è interamente ambientato sull'Uovo e si addentra ancora di più nelle bizzarrie di questo mondo/universo. La storia è quella di Dragonetto, un uomo-rettile orfano che ha perso il suo padre adottivo e vuole vendicarsi della strega che lo ha maledetto causandone la morte. Per compiere la sua vendetta, Dragonetto vuole risvegliare il Montone, un'antica entità semidivina biomeccanica (io me lo sono immaginato un po' come il T1000 di Terminator 2) che in epoche remote ha combattuto in una guerra planetaria. Ma Dragonetto ha anche altri problemi da gestire, tra la vigna che era di suo padre da mandare avanti e il rapporto con la sua ragazza che è una sorta di entessa. Dragonetto è un giovane di buon cuore, forse un po' ingenuo, che cerca di fare il suo meglio per non scontentare gli altri e forse proprio per questo si ritrova spesso in difficoltà quando gli altri si approfittano delle sue debolezze. Lui spera che sarà il Montone a risolvere i suoi problemi, ma quando riesce finamente a risvegliarlo. Se vuole davvero portare a compimento la sua vendetta contro la strega deve mettere pelo sullo stomaco, ed è proprio di questo suo percorso di crescita (caduta?) che parla questo romanzo. La storia di per sé è piuttosto semplice (come dicevo: onesta), ma uno degli aspetti più affascinanti dell'Uovo di Munzlinger è senza dubbio la vastità e assoluta follia di questo mondo, a ogni frase si percepisce l'esistenza di un universo vivo e attivo, che non si esaurisce solo nella dimensione di questo libro ma che esiste davvero, da qualche parte. Molti aspetti secondari spesso non sono chiariti, ma non si ha mai la sensazione che manchi qualcosa, si capisce che tutto ha una sua giustificazione, siamo solo noi a non conoscerla perché ci stiamo affacciando da un treno in corsa e non abbiamo fatto in tempo a contare quanti alberi c'erano dietro la curva. Una lettura scorrevole, con un paio di twist azzeccati (e uno particolarmente terribile), e un mondo immenso in cui perdersi. Voto: 7.5/10

Visto che avevo bisogno di una lettura inframezzabile tra vari altri progetti da seguire di editing e revisione, mi sono poi pescato un altro libro che tenevo sugli scaffali da tempo, una raccolta di racconti di James G. Ballard. È stato molto confortante leggere delle buone storie di breve-media lunghezza, tutte fondate su un concept interessante sul quale veniva costruita una storia con personaggi che "fanno cose". I racconti di quest raccolta (come in generale la produzione di Ballard) oscillano tra fantascienza, horror, realismo magico e quello che oggi chiameremmo weird. È interessante che nonostate siano storie di 50-60 anni fa siano tutte ancora validissime, perché anche gli spunti scientifici inseriti non sono troppo tecnici e quindi non sono diventati obsoleti. Si nota anche una certa fascinazione di Ballard per l'acqua, molti racconti sono ambientati in prossimità di mari, laghi e fiumi, e si possono cogliere alcuni vaghi riferimenti incrociati tra alcune storie (oltre che la frequenza di donne chiamate Judith). Era da tempo che non leggevo qualcosa di suo ma devo dire che mi ha pienamente soddifatto e credo che potrei aumentare il suo rank nella mia classifica personale degli autori di riferimento. Voto: 8/10


Projects update: api, merli e scarabei

Breve post di raccordo per aggiornare i passanti sui progetti a cui abbiamo lavorato nell'ultimo anno. Come sempre mi viene da dire che sono consapevole di stare trascurando questo blog, ma il mondo va avanti, e nuovi canali richiedono le mie risorse, infatti sono tutt'altro che sparito, anzi sono quasi ovunque tranne che qui.

Il primo importante update non riguarda una mia uscita, ma è comunque un progetto al quale ho dedicato quasi un anno di lavoro in backstage. Nei giorni scorsi Moscabianca Edizioni ha pubblicato Non muoiono le api, romanzo di esordio di Natalia Guerrieri, giovane autrice che lavora già da tempo nel campo della sceneggiatura ma qui si trova per la prima volta a pubblicare narrativa in forma lunga. Il risultato è un libro attuale, che potremmo definire distopico se questo termine non avesse perso buona parte del suo significato negli ultimi anni, eppure Guerrieri non si limita ad aderire ai topoi della distopia ma introduce degli elementi di disturbo, creando una storia di resistenza e riappropriazione che parte da un futuro-che-è-già-qui e lo sconvolge alle fondamenta, affinché i protagonisti della storia siano forzati a mettere in discussione i loro paradigmi. Non mi metto a fare la sinossi, quella la trovate sulla pagina del libro, ma posso dire che è un romanzo che parla molto di adesso senza i facili manicheismi che si trova nella narrativa generalista (che è quello che intendevo quando parlavo di "scrivere una storia sulla pandemia", anzi il riferimento al testo su cui stavo lavorando era proprio lui.)

 

 

NMLA è stato di fatto il primo romanzo che ho curato dalla prima stesura fino alla pubblicazione. Avevo già avuto modo di fare schede di lettura, editing e consulenze varie, ma molti di questi non so che fine abbiano fatto, erano lavori richiesti dagli autori e spesso è morto tutto lì. Finora quindi non mi era mai capitato di accompagnare un libro da una versione quasi embrionale fino all'uscita in libreria, e devo dire che è stato un processo inebriante. È andata che l'estate scorsa sono stato contattato da Moscabianca con cui stavo avviando la collaborazione come editor (poco prima che mi chiedessero pure "ma che ce la scrivi una storia sui mammiferi preistorici?", consapevoli che c'era una sola risposta possibile), e mi hanno sottoposto la prima stesura del romanzo di Natalia, chiedendo una mia scheda per la possibile pubblicazione. Quel testo, molto diverso da quello che potete leggere nel libro pubblicato, conteneva una storia forte e aveva uno stile definito, ma aveva bisogno di trovare più spazio. Abbiamo deciso che valeva la pena lavorarci, e così è iniziato il mio confronto diretto con l'autrice, che ha portato a far più che raddoppiare le dimensioni del romanzo (non che la lunghezza sia un pregio in sé, ma in questo caso ce n'era bisogno).

Lavorare con un'autrice "giovane" (comunque lo vogliate intendere), con una prospettiva non viziata dai paletti dei generi ma una discreta conoscenza degli strumenti narrativi è stato anche immensamente rinfrescante. Mi ha dato l'idea che ci sia davvero un pubblico in attesa di sentire storie come questa e che dobbiamo solo liberarci dei pregiudizi in cui a volte ci crogioliamo noi stessi (dico "noi" perché ci sono anch'io dentro) per raggiungerlo. Probabilmente ospiterò Natalia anche sul mio canale per parlare del lavoro che abbiamo fatto, ma non abbiamo fretta, per adesso le lascio godere qualche settimana di riposo.

Parallelamente, per via di quelle coincidenze cosmiche che ti fanno pensare che dio ci prende tutti per il culo, durante l'autunno scorso ho ripreso il corso di apicoltura che avevo dovuto interrompere a causa della pandemia, e così mi sono trovato nell'insolita ma ideale posizione di editor con nozioni di attività apistica. Non mi voglio sbilanciare, ma penso che potrei essere forse l'unico in Italia. Accetto smentite, se arriveranno.

Comunque, sono stati mesi di lavoro a intensità variabile, ma sempre con il pensiero in background a questa cosa che era in gestazione, e ho visto crescere NMLA fino al punto di essere pronto ad affrontare il mondo. Il libro ora è là fuori, lo stanno già leggendo, e io lo considero anche un mio successo. Non mi prendo il merito del prodotto finale, tutto quello che c'è nel libro è uscito dalla testa di Natalia, però mi sento un po' come lo zio orgoglioso alla partita di hockey del nipotino. Se lo leggerete, sappiate che fate contento anche me.

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In seconda battuta, siamo alle tappe finali del lavoro su Sinfonia per theremin e merli, il mio secondo romanzo che uscirà con Zona 42 a settembre. Avrebbe dovuto uscire verso fine anno, e invece vicende editoriali hanno portato ad anticipare tutto, il che forse giocherà a nostro favore perché ci permetterà di approfittare di qualche settimana di eventi prima della Quinta Ondata e lockdown annesso. Il romanzo adesso è in una versione alfa pre-definitiva, in lettura presso una squadra di selezionatissime alfalettrici e in mano alla persona a cui abbiamo chiesto la prefazione.

STM è forse la storia più complessa che abbia mai scritto. Ambientato a Firenze e dintorni, tra gli anni 30 e gli anni 60, mi ha richiesto di mettere insieme nozioni storiche, matematiche e filosofiche, all'interno di una trama che è un po' storia di formazione e un po' saga familiare. Ci ho messo tanto dentro, anche perché è una storia che mi portavo dietro da dieci anni, ovvero da quando scrissi il racconto con lo stesso titolo per un contest indetto da Edizioni XII. Sapevo che era una storia ambiziosa e forse per questo l'ho tenuta in disparte per tanto tempo, aspettando il momento in cui mi sarei sentito pronto ad affrontarla. Quel momento è arrivato, e non ho potuto più rimandare.

 


La prova del "secondo romanzo" è sempre rischiosa, perché se al primo libro ti viene concessa qualche attenuante perché sei ancora uno scrittore acerbo, adesso nessuno ti perdonerà superficialità o leggerezze di qualunque tipo. Venendo peraltro da un romanzo come Dimenticami trovami sognami, che, per quanto mi riguarda, parte dall'high concept più mindblowing che io potrò mai sperare di raggiungere, dovevo muovermi in una direzione diversa per ottenere qualcosa in grado di competere. STM è completamente diverso da DTS, ma credo di aver fatto un buon lavoro rispetto a quelle che erano le differenti premesse e obiettivi. Quando leggerete di Andrea, Alceste, Dafne e Gibbs, mi saprete dire. Non manca molto.

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Infine, è notizia di questi giorni che il mio romanzo young adult Scrabble di cui accennavo anche sul blog diverso tempo fa ha trovato la sua collocazione. Il twist interessante è che, salvo imprevisti di livello cataclisma globale (formula che ormai non sa più di battuta), il romanzo dovrebbe uscire con uno di quelli che chiamano "grandi editori".

Non posso dire altro per il momento, perché non credo di essere libero di farlo e non vorrei iniziare il mio rapporto con una querela. È anche molto probabile che quando inizieremo a parlarne in termini più precisi non si chiamerà nemmeno così, ma intanto tenetelo a mente: nel 2022 uscirà quel young adult che millantavo almeno dal 2016 (segue prova fotografica in ottemperanza alla Rule 32).



E se dovete passare di qui a dire "ah ma come, scrivi young adult, perché non fai cose serie" allora mi dispiace, ma c'è stato un equivoco. Lo YA è sempre stato il mio obiettivo a lungo termine (e infatti già DTP andava in quella direzione), perché è lì che si può fare davvero la differenza. Oltre che i soldi, ma questo è secondario, per chi mi avete preso?

Insomma, si prospetta un periodo interessante, e tutto questo al netto dei vari altri progetti, collaborazione e sailcazzo che vengono fuori ogni settimana dispari. Come sempre, vi suggerisco di seguirmi nei vari altri posti in cui mi muovo, perché questo non è più il mio hub principale. Ma prima o poi a casa ci torno sempre.


Rapporto letture - Marzo/Aprile 2021

Arriviamo un altro rapporto letture due in uno, e se non mi davo una mossa rischiavo di doverne fare tre in uno quindi meglio così. Come già ho accennato altre volte, il tempo per il blog è sempre meno, perché ho varie cose a cui dedicare le mier risorse, infatti è passato più di un mese dall'ultimo post. Ma insomma, non è che me ne sto in silenzio, infatti mi trovate in tutti questi altri posti se proprio sentite la mancanza. 

Fatta la solita excusatio (perché un po' mi sento in colpa a tralasciare UtM), passiamo a parlare dei libri. Non sono sicuro che siano proprio nell'ordine in cui li ho letti ma, ma fottesega presumo.

Il (presumibilemnte) primo libro letto in questo periodo è La città dell'orca. In realtà questo libro lo avevo iniziato anni fa, poco dopo la sua uscita, ma ero arrivato a circa un terzo e l'avevo interrotto. Non perchémi facesse così onta da abbandonarlo, ma perché probabilmente mi ero dovuto spostare su altre letture "urgenti" (può darsi che dovessi preparare qualche articolo per Stay Nerd) e poi boh... me ne sono dimenticato, credo. Mi sono reso conto sistemando la scenografia per i video sul canale che non l'avevo più ripreso e così ho rimediato. Comunque, il romanzo di Sam J. Miller è un ottimo esempio delle nuove correnti della fantascienza, quelle che oscillano tra il solarpunk, il transumanesimo e la narrativa dell'antropocene. La storia si svolge a Qaanaaq, città galleggiante posizionata vicino al polo, posto in cui confluiscono molte delle popolazioni di profughi in fuga dal mondo devastato dal cambiamento climatico. In questa ambientazione si svolge una storia "corale" con diversi personaggi che un po' alla volta convergono e si scoprono collegati tra loro. Devo ammettere che la lettura mi ha interessato più per il worldbuilding speculativo che per il dipanarsi della trama, poiché dei vari personaggi mi è sembrato che solo uno avesse davvero un obiettivo, mentre gli altri erano passeggeri della storia. Anche considerando questo rimane comunque un libro valido e molto significativo per il momento in cui viviamo. Voto: 7/10

 Siccome la voglia di oceano non mi era passata, dopo i cetacei sono passato ai cefalopodi con Altre Menti, un saggio di Peter Godfrey Smith basato su anni di studi e osservazioni su polpi, seppie e calamari. In particolare il libro si concentra su tutti quei comportamenti che suggeriscono la presenza di qualcosa che saremmo portati a definire come "intelligenza" o "coscienza", se non addirittura "cultura". Dalla misteriosa città subacquea di Octopolis, ai polpi in laboratorio che sembrano riconoscere gli umani che li accudiscono, ai segnali che le seppie lanciano involontariamente durante il sonno, facendo pensare che stiano sognando. Il testo è interessante anche perché pur parlando di cefalopodi contiene anche diverse nozioni più generali di biologia evolutiva, neurobiologia, anatomia, etologia, ecc. L'impressione che mi ha lasciato è una certa malinconia, perché anche se non viene mai detto in modo esplicito, tutto lascia supporre che polpi, seppie e calamari abbiano effettivamente sviluppato una forma d'intelligenza, diversa dalla nostra perché "diffusa" in tutto il corpo, ma che il loro ecosistema e la loro biologia non gli permettono di trarne vantaggio, e così si ritrovano a essere "sovradimensionati" in questo senso, come se usassimo un acceleratore di particelle per asciugare i panni. Dispiace quindi per queste creature con un potenziale così alto, costrette a una vita breve in un ambiente che non le valorizza.

Naturalmente non ci facciamo mancare un manuale di scrittura, e stavolta mi sono rivolto direttamente a Chuck Palahniuk. In effetti ho letto prima di questo anche un manuale di sceneggiatura di Syd Field, ma l'ho trovato così vacuo che è inutile parlarne, e siccome ero rimasto insoddisfatto sono andato a cercarmi altro. Essendo io formato nella scuola della scrittura immersiva dicui Palahniuk è uno dei più noti testimonial, ero abbastanza curioso di vedere cosa avesse da dire. Consider This è strutturato con una serie di macro-temi ai quali Palahniuk collega anche episodi personali, che vanno dalla costruzione della storia alla scrittura vera e propria. In generale ho trovato le sue raccomandazioni abbastana utili, anche se appunto, avendo già studiato molte di queste tecniche/teorie non ho trovato niente di sconvolgente. Quello che semmai ho rilevato è che sì, tutto molto interessante, ma se segui i consigli che dà Palahniuk nel suo libro finisci per scrivere come Palahniuk. Questa "aneddoticità" è una cosa che ho notato in molti manuali/corsi di autori famosi, e mi sembra un aspetto rilevante, a cui forse dedicherò un video su Story Doctor. In ogni caso devo dire che tra i manuali di scrittori contemporanei che ho letto questo è sicuramente il più interessante.

Ultimo titolo del bimestre è La mia vita con le blatte, un romanzo bizarro fiction di Vaporteppa (anche perché in italia la pubblicano solo loro) scritto da Simone Corà, autore che conosco praticamente da quando ho iniziato a scrivere (ai tempi ci si scontrava nel ghetto della narrativa underground sul forum di Edizioni XII). La premessa della storia promette bene: il protagonista si trasferisce in una nuova casa in campagna e scopre che è invasa da scarafaggi antropomorfi ottusi, volgari e arrapati che gli rendono la vita impossibile, quindi è costretto a trovare il modo di toglierli di mezzo. I presupposti per ottenere qualcosa di esagerato c'erano tutti, però a mio avviso qualcosa si è perso per la strada. Uno dei problemi principali credo che sia proprio la gestione dell'aspetto umoristico della vicenda: a tratti gli sarafaggi si comportano come dei Pierini Alvarovitaliani della commedia sexytrash italiana (tant'è che il loro idolo erotico è Edwige Fenech), in altri casi invece si scontrano con il protagonista o tra di loro con toni e sequenze drammatiche: non si capisce quindi se stiamo assistendo a una farsa fantozziana, in cui si ci si può appiattire la lingua con il ferro da stiro, o invece ci si deve aspettare qualcosa di gore, in cui ci arrivano addosso schizzi di sangue e budella. Anche il registro delle battute inserite nel testo non sempre è coerente, perché a volte sdrammatizza gli eventi, altre sembra evocare scene del tutto surreali. Inoltre la storia prende una brusca svolta nella terza parte del libro, in cui il protagonsita si trova catapultato letteralmente in un altro mondo, e una volta arrivato qui deve praticamente ricominciare da capo la sua ambientazione (e di conseguenza quella del lettore) con nuovi personaggi, nuove dinamiche, nuove regole, nuovi obiettivi. Anche se si capisce che il suo percorso di trasformazione sta procedendo anche in questa nuova dimensione, in effetti si ha la sensazione che tutto quando avvenuto prima non abbia più importanza (come tutte le relazioni con i vicini di casa o l'agente immobiliare), perché adesso il contesto e gli obiettivi sono radicalmente cambiati. Insomma, forse avevo aspettative diverse, e volevo davvero farmelo piacere, ma non sono riuscito ad andare oltre un blando gradimento di base. Voto: 6/10