Dj set: Miiks Snow

Poi non dite che non vi penso. Siccome tra oggi e dopodomani si passa in quell'interludio festivo di fine anno in cui c'è spazio solo per mangiare e scambiarsi i regali, ho pensato che non fosse il caso di proporre in questi giorni post "di contenuto". Anzi, dopo avervi consigliato cosa non regalare, vi faccio io un omaggio poco impegnativo, offrendovi la tracklist delle vacanze!

Il dj set che segue è composto interamente di tracce del gruppo Miike Snow, trio synth-pop di cui vi ho parlato ai tempi della recensione del secondo album Happy to You. Il mix conta 19 tracce, tra originali e remix di vari autori e vari generi. Tra i remixer si trovano Alex Metric, Dirty South, NDKj, Jacques Lu Cont, per un ventaglio di generi che spazia tra house, electro e techno.


Buon ascolto, e ci risentiamo dopo le feste!
 


A Natale non regalare un libro

Questo è l'ultimo weekend utile prima di Natale, e immagino che molti di voi siano alla frenetica ricerca di un regalo da assegnare a qualche amico o parente, senza la vaga idea di cosa puntare. Molti potrebbero arrivare a pensare che regalare un libro possa essere un'ottima idea: un regalo classico, sempre apprezzato, di valore culturale. Molti potrebbero pensare che si tratti pertanto del regalo perfetto.

Sbagliano.

Fidatevi di uno che coi libri ci fa colazione (seriamente, a colazione di solito leggo mentre mangio). Come si può arguire dai miei rapporti letture, salvo rare eccezioni, leggo diversi libri ogni mese, quindi so di cosa sto parlando. Un libro non è quasi mai il regalo giusto.

Cerco di spiegarvi perché. Un regalo, per essere "azzeccato", deve rispondere a tre caratteristiche essenziali: deve essere sorprendente, ovvero stupire almeno in parte chi lo riceve; deve essere apprezzato dal ricevente, cioè rientrare nel campo delle cose di suo interesse; deve essere utile, poter servire uno scopo oltre la mera presenza materiale. Un libro di solito non è nessuna di queste tre cose.

Se non ci credete, proverò ad elencarvi una serie di cose che un libro non è o non fa, per dimostrarvi come nessuna delle tre caratteristiche del "regalo perfetto" sia soddisfatta. Alla fine sarete costretti a darmi ragione.

  • Un libro è un regalo scontato. Dovrebbe essere evidente dalle torri delle novità che si ergono in questo periodo nelle librerie, e dal fatto che personaggi del calibro di Bruno Vespa e Forattini di solito lanciano il loro prodotto annuale in questo momento. Inoltre la sagoma di un libro impacchettato è facilmente riconoscibile, quindi addio sorpresa.
  • Un libro richiede tempo. A differenza di altri prodotti "artistici" come film, canzoni, dipinti, fotografie, che possono essere fruiti nello spazio di secondi, minuti, o al massimo un paio d'ore, un libro necessita al minimo di qualche giorno per essere letto. E il tempo che richiede potrebbe essere sfruttato per attività ben più produttive, come stare in fila alla cassa al supermercato, guidare, mangiare, leggere i giornali che perlomeno informano sui fatti del mondo.
  • Un libro ha un solo utilizzo. A differenza di altri prodotti più utili, un libro può solo essere letto. Una volta fatto questo, perde la sua utilità. Al contrario di quanto si dice, poi, non è nemmeno vero che un libro si può usare per fare da zeppa sotto un tavolo traballante (forma e consistenza non sono adatte) e brucia in modo troppo rapido e irregolare per essere impiegato nel camino.
  • Collegato al punto precedente, un libro non è usa e getta. Ci sono molti oggetti infatti che, svolta la loro funzione, si possono buttare via. Un libro non rientra tra questi, quindi continua ad ingombrare anche quando ha smesso di essere utile.
  • Un libro non può essere sfoggiato. Trova il suo posto su uno scaffale, in casa, e lì rimane. Non si indossa, non si porta in giro. Avete mai visto qualcuno andare per strada con un libro al collo o in testa? Anzi, di solito quelli che si fanno vedere in pubblico con un libro vengono osservati con diffidenza, non vorrete mica sembrare come loro?
  • Un libro non è argomento di conversazione. Quante volte negli ultimi anni vi è capitato di parlare di libri coi vostri parenti, colleghi, amici, conoscenti? Quante volte il vostro interlocutore aveva letto il vostro stesso libro? Provato a buttare il titolo di un libro in mezzo a una tavolata e cronometrate quanto tempo ci vuole prima che venga fuori un altro tema.
  • Un libro non è social. Non potete condividerlo su facebook, ritrarlo su instagram, o twittarlo. Sì, è vero, esistono social network dedicati proprio ai libri, ma su questi non guadagnerete nessun like o retweet. E nessuno vi taggherà mai perché avete letto un libro.

E prima che arrivino i soliti furbetti a farmi notare che qui sto parlando dei libri di carta, ma gli ebook invece sono un'altra cosa, vi chiedo: come pensate di incartarlo quell'ebook che volete regalare? Siamo seri. Non si può regalare qualcosa che non esiste fisicamente.

Alla luce di tutto questo (ma l'elenco avrebbe potuto continuare), ditemi: perché dovreste regalare un libro? Indirizzatevi su qualcos'altro, su oggetti che hanno un onesto utilizzo e un maggior valore sociale. Perché se iniziate a regalare libri, nessuno vorrà più i vostri regali. Credetemi, io ho passato anni a regalare libri a ogni occasione, e guardate dove sono finito...


Se poi, nonostante tutto questo, siete ancora convinti che un libro sia il regalo ideale, potreste indirizzarvi sui consigli di lettura che ho elargito qualche tempo fa, o addirittura puntare a una delle mie pubblicazioni. Ma non sarebbe la mossa giusta, io vi ho avvertiti.

Coppi Night 15/12/2013 - Dark Skies

Vi racconto cosa succede in questo film. Una famiglia (mamma, papa, figlio adolescente, figlio piccolo) vive la sua vita quotidiana con qualche difficoltà (problemi di lavoro, la crisi, i soldi non bastano, un figlio adolscente!), e siccome piove sempre sul bagnato, iniziano a subire una serie di invasioni notturno, con stanze messe a soqquadro, gente che si sveglia e sonnambula in giro. Qualcuno si fa anche male, si trovano lividi e segni sul corpo, stormi di uccelli si schiantano su casa loro, hanno dei vuoti di memoria, il babbo perde la pazienza e picchia un vicino, la gente lo considera matto, si sparge la voce che picchia i suoi figli, la mamma perde il lavoro, installano telecamere di sorveglianza che però sfarfallano nei momenti cruciali, anche se riescono a inquadrare per un istante delle sagome nere, il figlio più piccolo parla di qualcuno che lo visita durante il sonno e gli rivela dei segreti spaventosi, alla fine si barricano in casa per affrontare il nemico armati di cane e fucile.

Sapendo che questo è quello che succede, cosa direste che stanno fronteggiando? Un poltergeist? Un demone? Uno stregone? Un cimitero indiano sotto le fondamenta? No, niente di tutto questo. Si tratta di alieni. Sì, i soliti Grigi, smilzi e testona (anche se vengono rappresentati con proporzioni leggermente anomale rispetto allo standard). Dark Skies, trasposto in italiano come Oscure presenze, è sostanzialmente un film sulle abduction, ma viene portato avanti con uno schema piuttosto differente, quello della ghost story o della casa infestata. E questo mi ha abbastanza infastidito.

Il film si apre con una citazione di Arthur C. Clarke: "Ci sono due possibilità: o siamo soli nell'universo, o non lo siamo. Entrambe sono ugualmente terrificanti". Ma credo che la citazione più adatta in apertura sarebbe stata un'altra dello stesso autore, ovvero "Ogni tecnologia sufficientemente avanzata è indistinguibile dalla magia". Questo perché i fenomeni messi in atto dagli alieni per "studiare" i loro soggetti trascendono ampiamente i limiti della fisica a cui anche le creature di un altro mondo dovrebbero essere legate. Per dire, riescono a entrare e uscire da una stanza chiusa senza far scattare gli allarmi (oppure facendoli scattare tutti), riescono ad apparire e scomparire in un istante, riescono a disturbare la registrazione delle videocamere con la loro presenza, riescono a imprimere marchiature sugli umani senza che loro se ne accorgano. Certo, si può spiegare tutto questo con tecnologie sufficientemente avanzate: teletrasporto, proiezioni olografiche, campi di distorsione... inventatevene quanti ne volete. Ma questo non spiega nulla in realtà, perché riporta la storia al punto di partenza, cioè a uno scontro di uomini contro entità di cui non si conoscono le capacità.

Ci sono riferimenti ad alcuni degli elementi classici della fenomenologia abduction: gli impianti sottocutanei, le perdite di memoria, e vengono anche citate altre specie extraterrestri "tipiche" diverse dai Grigi, come i Rettiliani (la storia del rapporto tra gatti e Grigi io la sapevo diversa, ma non ricordo la fonte quindi fore mi sbaglio io). Tuttavia questo non basta a inquadare il film come una buona storia sull'abuction, anche quando conosciamo "l'esperto" che spiega tutto quanto c'è da sapere. Non è nemmeno un problema di commistione di generi, perché di horror fantascientifici ne esistono molti che funzionano: è che un topos della fantascienza viene trattato con strumenti del tutto estranei alla sua natura, e questo lo svuota del suo significato originario.

Inoltre, anche fingendo che si tratti di un semplice horror (sostituendo gli alieni coi fantasmi, per dire), la storia presenta comunque lacune narrative notevoli. A parte il fatto che ci sono intere sottotrame che non hanno alcun risvolto, come le turbe adoloscenziali del giovanotto, dall'amico cattivo al primo bacio, ma l'unico twist della storia viene rivelato a posteriori, quando non ha più alcuna utilità nello svolgersi della vicenda. Quando poi l'esperto abductionologo spiega alla famiglia che l'unico modo per allontanare i Grigi è "rimanere uniti" (perché me li immagino, gli alieni che arrivano per rapirti, ma vedono che stai tenendo per mano il tuo fratellino, e allora pensano "Beh, no, quand'è così ce ne andiamo noi..."), allora ci si rende conto di stare davvero guardando una puntata di Otto sotto un tetto, piuttosto che un film sci-fi-horror.

Futurama 7x20 - Calculon 2.0

Continuity! Continuity! Qualunque fan di Futarama (tipo io) può dirvi che una delle ragioni per cui questa serie è superiore alle altre del suo livello è che c'è una cronologia di fatti, eventi e nozioni che viene generalmente rispettata. In Futurama il tempo scorre di pari passo con quello dei suoi spettatori, infatti siamo arrivati nel 3013 (ed eravamo nel 3012 nel passato segmento di stagione), e ciò che accade negli episodi precedenti diventa parte della "storia", e in seguito può essere  richiamato, e solo in rari casi contraddetto. Riassumendo, Futurama ha una continuity!

Essa è sempre presente sul fondo delle storie, ma è tanto più evidente quando un episodio precedente viene richiamato. Calculon 2.0 in particolare si ricollega direttamente a The Thief of Baghead: alla fine di questo infatti (spoiler? No dai, li hanno già trasmessi...) Calculon moriva in una sua ultima performance sul palco, ed è da questo punto che inizia l'episodio, con l'idea di riportare in vita il più grande attore robot di tutti i tempi. Certo, "riporta in vita" non è la terminologia adeguata, così come non è esatto dire che Fry e Bender si recano dal Robodiavolo per riprendere l'"anima" di Calculon: si tratta in realtà del suo software che continua a girare nella rete wireless senza un hardware di appoggio, come era successo anche a Bender in Ghost in the Machines. Insomma, la resurrezione è un processo del tutto scientifico, nonostante preveda pentacoli, robocapre sacrificali, cd di installazione riprodotti al contrario e così via.

Naturalmente, una volta tornato in vi... ehm, in funzione, Calculon vuole riprendere il suo ruolo di protagonista in Tutti i miei circuiti, dove è stato sostituito da un nuovo attore, ma la produzione non è d'accordo con lui, per cui dovrà riuscire a farsi notare per riacquisire il suo ruolo. Sembra però che la tv stia cambiando, e che il suo stile di recitazione sia ormai obsoleto: per riottenere la parte, Calculon deve riuscire a rinnovarsi, e diventare un attore più moderno ed empatico (e magari smettere di puntare tutto sulle pause drammatiche).

La puntata può sembrare raffazzonata, un po' sullo schema di quelle frequenti ne I Simpson in cui un personaggio secondario caduto in disgrazia si trova a vivere in casa con la famiglia che lo aiuterà a ritrovare il suo posto. E per la verità questo stesso modello è già stato usato con Lrrr nella passata stagione. Al contrario di queste però, la storia si rivela a suo modo sorprendente perché comprende una vera "crescita" dell'ospite. Il Calculon 2.0 a fine puntata è davvero diverso dal Calculon 1.0 che abbiamo sempre conosciuto. Assistiamo quindi a un evolversi del personaggio, e a un finale che conferma come le cose siano effettivamente cambiate.

Sommando questo sviluppo inatteso con il buon livello di battute e situazioni divertenti, oltre che con le scene più "drammatiche" (perché Calculon riesce a essere davvero un bravo attore se vuole, come aveva fatto proprio in The Thief of Baghead), si ottiene una puntata con delle punte davvero notevoli, e complessivamente più che buona. Voto: 8/10

Galaxies 26

Quella di oggi è una segnalazione che probabilmente ha poco senso presso il mio pubblico nazionale, ma sono comunque tenuto a darne comunicazione, e per la verità ci godo anche non poco. Mi è arrivata infatti qualche giorno fa la mia copia di Galaxies 26, l'ultimo numero di una rivista francese di fantascienza nel quale è incluso un mio racconto.

 No, aspetta, lo ripeto: un mio racconto su una rivista francese. Che figata pazzesca, eh? E a me fa schifo la parola "figata", quindi immaginate quanto sono entusiasta per riuscire ad usarla!


http://www.galaxies-sf.com/sommaire.php?id_revue=30


Ecco qui la copertina. Come si legge il numero è appunto uno "Spécial Italie", e raccoglie infatti una selezione di racconti di autori italiani tradotti. Il mio contributo è con La recrue, ovvero La recluta, un veloce raccontino di furtarelli intertemporali. Il racconto era già stato tradotto insieme ad altri due qualche anno fa, ma finora era disponibile solo online, mentre adesso è stato effettivamente stampato.

Peraltro gli altri autori inclusi nella raccolta sono del livello di Valerio Evangelisti, Vittorio Catani, Ugo Malaguti, Renato Pestriniero, ovvero i big della sf italiana: questo dovrebbe far sì che, almeno in Francia, il mio nome si accostato al loro e venga percepito come un big io stesso, mentre qui a casa mia non mi caga nessuno. Com'è quella storia del nemo propheta in patria...?

Purtroppo non so dirvi molto della rivista in sé perché non rientra nelle mie letture e non ne conosco la diffusione, ma a giudicare dal numero progressivo pare che sia relativamente longeva (e quindi, si spera, con un buon seguito). Per la traduzione devo ringraziare Pierre-Jean Brouillaud e i ragazzi delle Edizioni Scudo che sono gli artefici del contatto tra il mio racconto e il pubblco d'oltralpe.