Futurama 6x05 - The Duh-Vinci Code / Il grande Da Vinci

Spesso nel corso della serie, è stato notato come Fry sia un individuo tutt'altro che sveglio, anzi, anche piuttosto stupido. In parte la sua condizione è dovuta all'anomalia genetica che ha determinato accoppiandosi con sua nonna e risultando così nonno di se stesso, circostanza che lo rende privo della "onda delta" e rende la sua mente inaccessibile alle altre creature (come la brain slug), ma in parte... beh, è soltanto stupido. In questo episodio, la sua stupidità è un argomento centrale, in particolare paragonata alla grande intelligenza del Professore, che si ritiene per questo motivo notevolmente superiore a lui.

Come suggerisce il titolo, l'episodio è anche una parodia di The Da Vinci Code che viene citato anche direttamente, e tutti gli mistery-archeo-history-thriller similari. Pare infatti che Leonardo Da Vinci, di cui il professore è un grande fan, nascondesse un ultimo segreto, e per scoprirlo l'equipaggio visiterà per la prima volta l'Italia, per esplorare le tombe vaticane. Essenzialmente la puntata si divide in tre fasi (e in effetti ogni puntata è scritta pensando a una suddivisione in tre "atti", che corrispondono agli inserti pubblicitari durante la trasmissione): la scoperta del mistero nel laboratorio del Professore, la decifrazione del mistero attraverso gli indizi (piuttosto vaghi e apofenici), e la rivelazione finale sulle origini di tutta la storia.

Nella nuova stagione, questo è forse l'episodio che per primo si avvicina di più alle trame "classiche": è presente infatti un elemento fantascientifico (il mistero di Leonardo), lo sviluppo di un particolare rapporto tra due personaggi (Fry e il professore) e un tema (la stupidità di Fry, ma in senso esteso i differenti livelli di intelligenza) che viene proposto all'inizio della puntata e viene portato avanti fino alla conclusione, quando diventa rilevante per i due personaggi e la trama centrale. Oltre ala costruzione "classica", la quantità e qualità delle gag raggiunge un buon livello, rendendo questo epidosio uno dei migliori (finora) della nuova stagione.

Certo, mi sono chiesto anch'io, come Hermes: "didn't we use to be a delivery company?" Voto: 8/10

febbraio 2016 - uno di loro

non sono davvero sicuro che sia febbraio ma non ha importanza, non mi servre più sapere che giorno è, il calendario è finito il giorno in cui ho deciso che avrei cambiato. la batteria del computer è a metà non posso scrivere molto e non lo farò. sono ancora vivo ma anche in questo caso non è esattamente questo che mi interessa. ero morto già prima di adesso, prima che capissi che c'era un altro modo di affrontare la pandemia piuttosto che nascondersi. ieri ho tovato quello che cercavo, un gruppeto di gialli, erano quattro, mi hanno visto e mi hanno attaccato, ma non ero pronto a farmi ammazzare da loro per cui ho dovuto reagire e ho dovuto sparare, e sorprendentemente ho esistato a tirae il grilletto, mi sembrava di compiere un abominio nonostante i loro sguardi assatanati le bocche sbavanti i versi inumani. ho sparato, due alla testa sono andati giù il terzo solo ferito è andato a terra e l'ho lasciato lì non poteva muoversi. era la situazione perfetta, adesso sono sicuro di essere libero, infine anche se non so cosa succederà dopo di questo potrei morire domani e nessuno lo saprebbe, ma io ero già morto, già prima di pensare di diventare un di loro.

Silvio Donà - Pinocchio.2112

Nell'acre e antipatico post in cui esponevo le mie ragioni di diffidenza nei confronti degli autori italiani pubblicati da Urania, concludevo facendo alcuni esempi virtuosi, tra i quali Pinocciho.2112 di Silvio Donà. Ecco perché ho deciso di prendere questo libro come primio esemplare da recensire sul nuovo blog. Non avverrà spesso, che mi metta a recensire quanto ho letto, sia perché commento già ogni lettura sulla mia pagina aNobii e in seguito nei rapporti letture mensili su questo blog, sia perché, come spiego descrivendo le rubriche, penso che valga la pena spendere qualche parola in più solo nel caso di libri ingiustamente sconosciuti, potenzialmente interessanti, mediamente reperibili. E Pinocchio.2112 risponde prefettamente a questi criteri.

Pinocchio.2112, come si può forse dedurre dalla parte numerica del titolo (che in effetti indica l'anno gregoriano cui si svolge la vicenda), è un libro di fantascienza. A questo punto, prima che metà dei lettori di questo post chiuda la finestra disgustata, faccio una precisazione: non è la fantascienza che credete voi, cresciuti a Star Wars e Independece Day. Non ci sono astronavi, non ci sono alieni, non ci sono robot, non ci sono laser, non c'è il teletrasporto, e a dirla tutta pure i computer scarseggiano. Vi pare incredibile che una storia senza nessuno di questi elementi possa essere fantascienza? Beh, allora probabilmente non sapete con cosa avete a che fare. La fantascienza si annida dove meno ve lo aspettate... ma questa è storia per un altro ipotetito post futuro.

Volendo inserire Pinocchio.2112 in un genere più specifico, si potrebbe parlare di distopia, di cui metto il link di wikipedia per non dover stare a definire. Gli elementi distopici del romanzo si trovano principalmente nell'ambientazione: la società descritta (e presumibilmente tutta quella ancora esistente) vive sottoterra, in enormi agglomerati che degli abissi d'acciaio di Asimov hanno solo il senso di claustrofobia. Questo perché l'umanità si è rifugiata nei sotterranei del pianeta in seguito a qualche catastrofe che ha reso la superficie inabitabile, e qui i sopravvissuti sono regrediti come tanti morlock, fino a costituire una società ben lontanta da quella del benessere che si è persa in seguito alla catastrofe. Com'era inevitabile, il potere si identifica con un'arma carica, il pasto non è una sicurezza, la vita è una merce di scambio.

Ma non l'unica merce di scambio. Perché come in ogni epoca e in ogni civiltà, anche in questo 2112 esistono individui ricchi e potenti in grado di potersi permettere lussi eccezionali. E una delle rarità più richieste nel XXII secolo sono i libri: vecchi e ammuffiti parallelepipedi di carta, gli ultimi sopravvissuti accidentali di un mondo quasi dimenticato, oggetti di culto di cui la funzione è nota ma inutile, dato che sono in pochi a saper leggere. Ma se c'è qualcuno in grado di permettersi un lusso, deve esistere qualcuno in grado di procurarglielo, ed è qui che troviamo il protagonista: Angelo, che racconta in prima persona la sua storia, è un "cercatore", anche se forse sarebbe più appropriato parlare di cacciatore di libri. Il suo lavoro consiste nell'avventuarsi per i labirinti dell'immensa prigione sotterranea, alla ricerca di librerie abbandonate e volumi non del tutto consumati dall'umidità e dai pesciolini d'argento. Si tratta di una professione pericolosa, perché sono in molti a volersi appropriare di quegli stessi tesori, e comunque nei cunicoli bui dell'habitat non è che si facciano incontri piacevoli.

Angelo cerca i libri non solo per rivenderli, ma anche per passione e amore, e lui stesso ne tiene molti da parte in una sua collezione privata. In seguito alla sua caccia, incontrerà prima un ragazzino, Lucignolo, e poi verrà contattato da Scipione Rega, di fatto il capo assoluto dei sotterranei. Questi e altri avvenimenti gli cambieranno la vita, e lo porteranno a scoprire la verità sul mondo in cui vive, che forse è anche peggiore di quanto sembrerebbe a prima vista. Non rivelerò altri particolari della trama, credo di aver inquadrato a sufficienza la situazione.


Coppi Night 23/01/2011 - Bomber

Che domenica scorsa non fosse un giorno favorevole avrei dovuto capirlo già dalle motozzappe che mi risalivano per la trachea e dagli ettolitri di scaracchi che ho cacciato fuori. Sarebbe dovuto essere ancora più evidente quando la pasticceria dove ero intenzionato a prendere il dolce (ero l'incaricato della settimana) si è rivelata chiusa. E dopo di essa, in successione: supermercato di backup 1, pasticceria di backup 1, supermercato di backup 2. Non sono quindi stato in grado di procurare il dolce post-pizzacoppi, e i partecpianti hanno dovuto spartirsi un tristissimo panettone avanzato dalle feste.

Ecco, allora avrei dovuto capirlo per forza. Invece ho continuato a sperare che la serata potesse comunque concludersi in positivo... fino a quando, per una di quelle aberranti mutazioni della democrazia, in finale sono arrivati i film Non c'è due senza quattro e Bomber. Se fossi morto in quel momento, probabilmente non mi sarebbe dispiaciuto così tanto.

Sia chiaro, non è che abbia qualcosa di personale contro Bud Spencer, come invece posso dire per il disprezzo che nutro nei confronti di altri personaggi del panorama cinematografico italiano (se una cosa del genere esiste davvero). Nel corso della sua carriera è riuscito a crearsi un personaggio e riproporlo in numerose situazioni diverse, sempre con un discreto successo (nei termini del personaggio stesso). Tuttavia, mi chiedo come chiunque possa dire che questo film non è oggettivamente brutto. Lo è perché:

1 - Non fa ridere: le battute sono vecchie, stantie, erano banali in origine e lo sono diventate ancora di più col tempo. Basta pensare a Jerry Calà che, dopo aver steso un avversario con un sistema di conduzione dell'elettricità che forse nemmeno Tesla aveva mai concepito, commenta "il telefono, la tua voce": lo slogan di una pubblicità (presumibilmente della SIP, ma non riesco a trovare fonti attendibili) risalente a un'epoca in cui la gente doveva essere incoraggiata ad usare il telefono. Si può sorridere alle spacconerie e spaccherie di Bud, ai suoi cazzotti a martellino e cimbalate sulla testa dei felloni di turno, ma nemmeno in questo senso si ha completa soddisfazione.

2 - È prevedibile: in ogni situazione, in ogni gag, in ogni scena. Del pubblico presente alla Coppi Night, due spettatori (tra cui io) non lo avevano mai visto, e sono riusciti in alcune occasioni a prevedere precisamente quello che stava per essere visto o detto. Alla lettera.

3 - La storia è patetica. E ancora di più, è patetico il fatto che si sia tentato di mettere insieme una storia. Paradossalmente, da questo punto di vista è più convincente un film che basta il suo umorismo su sketch senza contesto, rutti e scoregge, che non hanno età. Ma la parabolina dell'ex campione plagiato che trova un nuovo ragazzo su cui puntare che però si lascia comprare ma poi di nuovo si vuole riscattare e infine ottiene la sua vendetta... viene da chiedersi quanto tempo prima fosse uscito Rocky 5. Tralasciando l'assurdità di certe situazioni (lo sapevate che sui Corsica ferries che vi portano ogni estate in vacanza si organizzano gare clandestine di tiro alla fune con milioni [di lire] in pali per i vincitori?), l'intera pseudotrama ha la freschezza di una fiaba dei fratelli Grimm, senza la parte macabra a renderla interessante, ma con la stessa sprezzanza delle leggi fisiche e del buon senso. E dopo tutto questo, non c'è nemmeno un epilogo: il film si chiude su Bud vincitore sul suo arcinemico. Se dopo un plotone di esecuzioni li ha falcidiati tutti, o se il giovane virgulto ha preso la gonorrea in Brasile non è dato di saperlo.

4 - È girato male. Dal doppiaggio alla fotografia, l'approssimatività della realizzazione è irritante. Ma questo è un giudizio tecnico che avrei tralasciato, se il resto fosse stato minimamente interessante.


Mi si dice che il film ha un certo valore affettivo, che si può essere cresciuti vedendolo più e più volte (per inciso lo hanno dato giusto ieri sera in tv) e quindi rivederlo è sempre un'emozione. Ok, può darsi. Ma per me questo non vale, per cui, svuotato di quel "valore affettivo" riesco solo a vedere un risultato scadente e improponibile. Per me l'unica cosa valida di questo film è stata la locandina del film Un tipo staordinario con Henry Winkler che si vede in una scena.

E ora che finalmente ho messo per esplicito i punti che hanno reso la visione di questo film un'esperienza terribile, spero di non dover in futuro citare questo post per illustrare gli stessi difetti in un altro film.

28/01/2011 - uno di voi

non son più a casa non so quanto durerà la batteria il peso del portatile è troppo ma non sto portando altro con me, non mi serve altro se non questo ultimo legame con quelli di voi che ancora sono li e forse leggono e credono ancora in noi. quando dico noi parlo dell'umanità, quello che ne è rimasto e che forse ancora per poco continuera ad esistere anche se forse non lo ha mai meritato davvero. è bastato così poco a far crollare tutto, è strano che quando è successo al mondo intero non lo abbia quas notato e sono rimasto colpito solo quando è successo a me. adesso non sono più sicuro di quel "noi" non so quello che credo davvero e per questo sono fuggito, quella casa non era più un posto sicuro. avrei ptouto continuare a nascondermi per anni ma non è questa la sicurezza che cerco, c'è altro, c'è di più e c'è di peggio, e solo adesso mi sono reso conto che la soluzione non è fuggire ma trovare un'altra strada. è ovvio che l'umanità non può più sperare di riprendersi, non potrà sopravvivere se anche qualche piccolo nucleo di persone rimane in vita non potranno rimettere in piedi la civiltà che ci si è disgregata intorno. l'umanità ha fatto il suo tempo e non c'è più salvezza nell'essere umani e proclamarsi umani. ma io no ho intenzione di morire o forse sono troppo vigliacco per suicidiarmi. comunque è per questo che sono fuggito, sto vagando alla ricerca di qualcosa che non so dove trovare, nella speranza che quel qualcosa trovi me. so che succederà. non so se potrò continuare a scrivere. non so se sono ancora uno di voi.