Rapporto letture - Settembre/Ottobre 2023

Rapporto letture di mezza stagione, con prevalenza di autori italiani e occasionali testi non di narrativa. Dopo l'estate ero partito un po' a rilento anche per gli altri impegni (lo sapete che è uSciT0 iL mIo nVovO L1brO, vEro?) ma poi su ottobre ho recuperato, per cui la media di almeno due-libri-due al mese l'ho mantenuta. Non so più er jaguaro de 'na vorta.


Primo libro consumato è settembre, emerso da un sondaggio su instagram, è Buio padre, il nuovo romanzo di Michele Vaccari uscito qualche mese fa per Marsilio. Di Vaccari avevo abbastanza apprezzato il romanzo precedente Urla sempre primavera, che conciliava elementi di distopia e ucronia in una storia che copre un secolo e più generazioni di una famiglia. Questo nuovo libro ha un tono diverso, anche se si percepiscono alla base temi simili. La storia è quella di quattro adolesenti, poco più che maggiorenni, che dopo un nubifragio che colpisce il loro paesino di provincia si trovano a notare le anomalie lasciate dal disastro, che hanno a che fare soprattutto con i loro genitori che iniziano a comportarsi in modo strano. È a suo modo una storia di formazione, anche se più che concentrarsi sulla crescita si occupa del distacco, quel momento in cui ci si allontana dalla vita di ragazzi e si inizia a prendere la responsabilità di quello che avviene nel mondo. Il rapporto coi genitori e in particolare coi padri è quello più determinante nella storia, che ha anche elementi fantastici che spaziano dalle possessioni demoniache alla rete neurale dei funghi parassiti. La storia è buona, in alcuni tratti però ho percepito che ristagnasse un po' e forse avrebbe potuto essere un po' più corta senza perdere niente. Inoltre rispetto al romanzo precedente di Vaccari mi è parso più "docile", USP era arrabbiato, passionale, a volte forse anche troppo, ma si sentiva che veniva dal cuore, mentre qui forse c'è stato più controllo, che però ha smussato alcuni degli angoli più pungenti. In qualche caso mi è sembrato che si tentasse un po' troppo di intercettare lo slang e la cultura GenZ, per esempio coi diversi riferimenti alle canzoni di trapper. Voto: 7/10

 

In parallelo alle altre letture, mi portavo dietro da qualche mese anche Cecità, proprio quello, di quell'autore che tutti conoscono. Ricordavo vagamente di aver visto, in un'altra era un altro mondo, il misconosciuto film (nonostante cast di spessore) tratto dal romanzo di José Saramago, che avevo apprezzato abbastanza. Dopo aver letto il libro non ne sono più molto sicuro, anche se comunque il libro di per sé mi ha comunque presentato qualche difficoltà. Ora, per quanto possiate venirmi a dire che Saramago sia un ottimo scrittore, che ha fatto la storia della letteratura eccecc, io comunque pagine intere di walloftext e dialoghi sparsi nel testo senza nessun segno comunque li soffro. Nonostante questo, la storia mi ha coinvolto abbastanza, soprattutto per la coralità ben eseguita, e questo è certamente merito dell'autore, che in quei rari momenti in cui vuole aumentare la tensione è capacissimo di farlo. Ho avuto però l'impressione che dopo la sequenza della prigione l'autore non sapesse bene come portare avanti la storia, e la parte finale mi è sembrata troppo corta da un lato (nel senso che non presenta sviluppi rilevanti) e troppo lenta dall'altro (nel senso che non presenta sviluppi rilevanti). Per cui nell'ultima parte ho abbastanza arrancato e il ricordo che mi è rimasto del libro è agrodolce. Voto: 6.5/10

 

E vendiamo a quello che tutti i frequentatori storici del blog stanno aspettando, ovvero l'unica recensione onesta repereibile del Millemondi estivo con i racconti di autori italiani. Stavolta il volume Coloni dell'universo aveva come tema la colonizzazione di altri mondi, quindi le storie sono più o meno tutte inquadrate in questo topos. Come d'abitudine, cerco di dare un commento di almeno una riga per ogni racconto. Paolo Aresi propone una storia abbastanza classica, di colonie extramondo che sembrano l'eden ma nascondono un segreto; niente di sorprendente ma efficace; Il racconto di Davide Camparsi invece mi ha conquistato, ma d'altra parte lui è un autore che con me ha sempre funzionato (infatti lo avevo convocato per il primo numero di Specularia): scenari contrapposti di colonizzazione che corrispondono a diversi "mondi ideali" che sono proiezione dei bisogni dei diversi giovani protagonisti, cresciuti appositamente per esplorare in remoto nuovi pianeti; Chora di Francesca Cavallero è ambientato sempre nella stessa ambientazione di Morjegrad in cui si trovano i suoi precedenti romanzi e racconti, una storia sostanzialmente action, con personaggi che sono sempre i duri dei film e un certo gusto per il gore: non direi che sia brutto, ma non è il tipo di cose che non mi interesano e alla fine mi lasciano poco. Il racconto di Franci Conforti invece mi ha stupito, l'ho trovato abbastanza diverso da quello che ho letto di suo finora, e all'inizio mi stava divertendo questa sorta di dramma da osteria in una locanda spaziale. Anche il modo in cui è stata interpretata la colonizzazione mi è sembrato abbastanza originale, ma ho sofferto un po' per la passività del protagonista e il finale non del tutto allineato all'impianto della storia; Di Lorenzo Iacobellis non credo di aver mai letto niente prima, e devo dire che questo racconto mi ha impressonato... inizialmente: una nave colonizzatrice naufragata che forza gli umani superstiti a vivere sul corpo di un gigantesco alieno, costruendo su questo le proprie comnità. Sicuramente il racconto più carico di sense of wonder, che però inizia a sfaldarsi quando dopo quaranta pagine la storia inizia a fare salti di anni e decenni per arrivare a un finale che sembra contraddire quanto promesso (dopo tutti gli sforzi fatti per ottenere il controllo delle bestie e far progredire la società, perché tornare sulle astronavi?); La musa inquietante di Alessandro Montoro è un monster of the week, in cui il monster peraltro sono pari pari gli angeli piangenti di Doctor Who, assortimento di personaggi macchiettistici capitanati da un eroe tormentato, e riferimenti letterari/artistici/musicali a pioggia ma fuori contesto; Il racconto di Maico Morellini è un tipico raconto di Maico Morellini: diretto, lineare, effiace. Non rimarrà nella storia ma fa quello che dovrebbe fare un buon racconto di fantascienza. Peccato che il twist finale sia in pratica lo stesso del racconto precedente di Montoro: chiaramente non è colpa di nessuno degli autori, ma mettere di seguito due racconti che hanno al nucleo la stessa rivelazione fa perdere valore a entrambi; Daniela Piegai scrive un racconto che avrebbe anche degli elementi interessati, con queste vite artificiali costruite appositamente per coltivare talenti (una cosa simile a quella che avevo fatto io in Cattivi genitori), mi permetto però di suggerire che non sia in nessun modo attinente al tema della colonizzazione; L'altro confine della notte di Franco Ricciardiello parte da un'idea che mi è sempre piaciuta, ovvero della nave generazionale che arriva alla sua destinazione e scopre di essere stata preceduta da altri coloni che hanno sviluppato tecnologie di viaggio più avanzate; da qui nasce la contrapposizione tra i due gruppi: i nuovi coloni, aggressivi carnivori capitalisti contro i coloni già stabiliti, amorosi vegani socialisti. Purtroppo questa contrapposizione mi è sembrata fin troppo manichea e la colonia solarpunk così virtuosa da essere detestabile. Inoltre alla fine il conflitto si risolve per cause esterne quindi non c'è nessun ravvedimento o compromesso, soltanto la necessità di piegarsi alle condizioni ambientali; Il racconto di Laura Silvestri mi è sembrato uno dei più equilibrati, che riesce a costruire un ambientazione stratificata e personaggi credibili con motivazioni relatable, e che infine si conclude nel modo giusto; Quello di Giampietro Stocco invece mi è sembrato sovradimensionato, una lunga epopea di coloni su un mondo ostile, battaglie avventure e un nemico sconosciuto che si rivela essere un'intelligenza immateriale. Niente che non si sia visto già centinaia di volte; Il racconto di Silvia Treves mi ha un po' confuso, all'inizio ho faticato a orientarmi, ma la prima parte con il viaggio della protagonista mi ha incuriosito. La seconda parte però rallenta anche troppo e porta a un epilogo un po' sottotono rispetto alle aspettative iniziali; Discorso simile per Il silenzio del cielo di Alessandro Vietti, che per tutto il racconto riesce a costruire un'ottima tensione, anche grazie alla voce narrante che si rivolge al lettore (e a un ignoto personaggio all'interno della storia). Peraltro alcuni dettagli fanno supporre che la storia sia ambientata nello stesso universo di Essere ovale che era nel primo Millemondi italiano, ma la storia è comunque autonoma e funziona bene nel descrivere questa colonizzazione gestita dalle altissime e benevole IA terrestri... peccato che poi proprio le ultime righe non sembrano chiudere la vicenda, tanto che ho avuto il dubbio che mancasse una pagina nella mia copia. Peraltro anche qui, a poca distanza due racconti in cui il pianeta alieno è abitato da nuvole senzienti sarebbe stato evitabile in fase di selezione. Nel complesso devo dire comunque che questo volume mi è sembrato migliore rispetto ai due precedenti, che invece avevo trovato piuttosto mediocri. Qui la maggior parte dei racconti sono comunque sufficienti e parte forse un paio di casi non mi sembra che ci siano abissi incolmabili.

 

Continuo con autori di casa, stavolta però con qualcuno che non ha niente a che fare con la narrativa di genere. Ho letto in anteprima Le madri della sapienza, romanzo appenapubblicato da Wojtek, perché avrei dovuto fare da relatore a Eduardo Savarese alla sua presentazione alla libreria Il Giardino delle Parole di Pistoia. Si tratta di un romanzo fantapolitico (ho sentito usare in giro l'aggettivo "distopico" ma no, non lo è) in cui il neo eletto presidente del consiglio, conservatore e tradizionalista nonostante sia nato da genitori omosessuali tramite gestazione per altri, si scontra con l'ordine monastico non riconosciuto delle Madri della Sapienza, fondato da tre amici gay che si sono isolati in un convento su un'isola e da qui professano amore, tolleranza e libertà di scelta. Il plot per la verità non è così denso, e molta della narrazione si rivolge a rievocare il passato dei personaggi, le loro relazioni passate e i collegamenti che esistono tra di loro, a volte all'insaputa degli altri. È una storia in cui è difficile trovare assoluti, ogni personaggio si colloca su uno spettro di diverse scale di valori, quindi anche i conflitti in corso non sono di facile soluzione. Ci sono anche elementi soprannaturali, da creature fantastiche a magia nera a, forse, una presenza divina molto reale. Sentendone parlare l'autore ho potuto trovare diverse chiavi di interpretazioni che solamente dalla lettura non avevo individuato, il che mi ha portato a capire meglio il messaggio di fondo, ma rimane il fatto che in alcuni casi ho trovato l'esperienza dei protagonisti (tutti benestanti e ben posizionati) difficile da empatizzare, con i loro drammi inquadrabili nell'alveo dei first world problems. Poiché questo vuole essere un "libro sapienziale", forse valutarlo con i parametri della narrativa non è del tutto appropriato, tuttavia visto che qui parlo della mia esperienza di lettura gli assegno un voto 6/10

 

Passiamo al reparto non-narrativo del bimestre, e penserete che si tratti di non-fiction, e invece no! Perché After Man è speculative evolution, quindi a suo modo una forma di fiction scientifica... sì insomma, l'avete capito, sempre di fantascienza si tratta, anche se proposta in altra forma. Il volume illustrado di Dougal Dixon è un classico assoluto, che gira dagli anni 80 e che io conoscevo già da tempo, perché il mio interesse per le questioni evolutive mi aveva portato a "recuperarlo" e leggerlo. Vederlo finalmente portato anche in italiano da Moscabianca è una grande soddisfazione. Si tratta di un atlante degli animali di 50.000.000 di anni nel futuro, in un mondo in cui l'uomo si è estinto e le specie animali supestiti hanno continuato a popolare il pianeta, cambiando forme e occupando ambienti. Il libro è suddiviso per habitat, e mostra la fauna delle varie zone del pianeta in quest'epoca futura. Il lavoro di Dixon è davvero immaginifico e stimolante e a mio avviso è uno dei migliori esempi di come si possono applicare i principi della scienza conosciuta per arrivare a risultati assurdi ma credibili. Un cult assoluto per tutti gli appassionati di animali, biologia, evoluzione, paleontologia, geologia, ecologia. Insomma se state su questo blog vi piace per forza.

 

Infine, arrivo alla rivelazione dell'anno. L'archivio dei finali alternativi balza di diritto tra i migliori libri letti dell'anno. Questo romanzo (per la verità piuttosto breve) di Lindsey Drager pubblicato pochi mesi fa da Zona 42 mi aveva incuriosito con la sua premessa di narrazioni successive della fiaba di Hansel e Gretel sincronizzate al passaggio della cometa di Halley. Mi attirava la parte metanarrativa che si intravedeva nell'idea di fondo, ma non mi aspettavo che mi avrebbe devastato come ha fatto. In effetti la narrazione alterna diverse epoche che coincidono tutte col passagigo della cometa, e in ognuna di queste abbiamo personaggi che hanno un legame stretto (di solito fratelli, a volte anche gemelli) che affrontano insieme qualcosa, e da qui si ottengono le diverse riletture di Hansel e Gretel. Ma non pensate che sia un semplice retelling di quelli che vanno ora, questo libro è davvero metanarrativo perché mette in scena archetipi e li fa diventare personaggi reali, ma anche viceversa. Sfiora così tanti argomenti forti (il rapporto genitori-figli, il legame tra fratelli, il cambiamento climatico, la discriminazione, la paura della morte, la speranza, il potere delle storie, la ciclicità) senza sprecare parole, evocandoli appena con poche frasi che però rimangono incise nella mente del lettore. Erano anni che un libro non mi colpiva così. Penso addirittura che potrei rileggerlo a breve. Poiché la narrazione è tutt'altro che canonica e in molti casi le frasi sono quasi esortazioni rivolte a chi legge, forse anche questo a suo modo è un libro sapienziale, ma stavolta sincronizzato sulla mia sensibilità. Voto: 10/10


Futurama 8x10 - All the Way Down / Fino in fondo

Questo non è un season finale. O almeno, non del tutto. Era già stato concepito come mid-season finale, perché si sapeva fin da subito che la stagione 8 sarebbe stata divisa in due blocchi (broadcast season 11 e 12), per cui il decimo episodio sarebbe stato l'arrivederci all'anno successivo.

E consci di questa circostanza, gli autori (in questo caso l'episodio è scritto da David X. Cohen, il principale creatore della serie [sì, più di Matt Groening]) hanno spinto al massimo sulle potenzialità di Futurama con un episodio che dimostra che quando vogliono possono creare storie con forti concept hard sci-fi bilanciata dalla componente emotiva.

 

Per la verità ero un po' scettico all'inizio quando ho appreso che All The Way Down avrebbe trattato il tema delle realtà simulate, perché è un argomento inflazionato e soprattutto ultimamente, con l'avvento delle IA generative, se ne sta parlando molto a tutti i livelli, anche nella cultura "mainstream". Uno degli esempi più recenti è l'episodio della nuova stagione di Black Mirror Joan is Awful, in cui i personaggi scoprono progressivamente di vivere in sottolivelli di realtà simulate. Il problema è che l'idea è davvero vecchia, e se al mainstream è arrivata adesso, per chi mastica la scifi se ne parla almeno da sessant'anni, basta pensare a Simulacron 3 di Daniel Galouye. Per cui avevo timore che l'episodio si basasse sul plot twist del "abbiamo sempre vissuto in una simulazione!"

Invece non è così: la simulazione viene dichiarata fin da subito perché è un device introdotto all'inizio dell'episodio dal professore, e dopo una sequenza iniziale pixelata con Fry e Leela in vacanza in Italia (Roma, costiera amalfitana, Venezia, Pisa) si viene subito introdotti all'idea che ci possano essere livelli inferiori di simulazione, e che quindi anche quello che vediamo sia esso stesso una simulazione. E quindi il proposito diventa quello di capire e dimostrare se l'unvierso sia una simulazione o meno. (Incidentalmente, l'idea di  base e le tesi proposte sono molto simili a quelle di cui parlavo nel mio racconto Pixel che si trova nell'antologia L'esatta percezione.)

E qui sta la vera forza dell'episodio. Di fatto questa è una puntata senza una missione, senza un macguffin, senza un avversario: è una fitta contrapposizione di idee e di propositi, con tutti i personaggi che si confrontano a loro modo con la possibilità di non essere "reali". Quello a soffrirne di più inizialmente è Bender, che si sente già "meno reale" degli altri in quanto artificiale, costruito, progettato. E il principio del cogito ergo sum non lo soddisfa confrontandosi con la "naturalezza" degli altri. Proprio per questo è lui a prendere maggiormente a cuore la causa dei simulati, promettendo di preteggerli sia dalla sospensione della simulazione sia dalla conoscenza della limitatezza del loro universo.

Poi però proprio quel desiderio di scoprire la verità mette in pericolo la stabilità dell'unvierso, e allora Bender stesso deve intervenire, scendendo nel livello inferiore. Ed è qui che avviene il vero twist, portato avanti da Fry, che non è certo il più sveglio di tutti ma ha cuore. Il dilemma viene risolto realizzando che non c'è soluzione, che le regole dell'universo sono comunque immutabili, e che per quanto si possa essere non "reali" se quello che sentiamo è vero per noi, allora non serve sapere altro. In Westworld esprimevano questo sottile concetto filosofico con "if you can't tell, does it matter?", qui dicono "i feel therefore i am", sentio ergo sum, ed è una soluzione bellissima a un enigma che rischia di consumare la stabilità di chiunque. La scena finale con la musica in sottofondo è uno dei tipici finali emotional di Futurama e ci ricorda di nuovo la potenza di questo show, che anche se a volte si perde un po' per la strada (e gli ultimi episodi avevano fatto temere il peggio) riesce sempre a regalare momenti indimenticabili e spunti di riflessione. 

Se finora la stagione 8 aveva avuto delle buone storie ma nessun capolavoro, All the Way Down entra di diritto tra i migliori episodi di sempre, ed è già un instant classic. Volendo si può obiettare che forse manca un po' di focalizzazione su Fry, il cui apporto finale è determinante, e che la parte iniziale ci mette un po' per arrivare al punto, ma considerando che è un episodio costituito da persone che s parlano il risultato è eccellente. Ci vediamo tra un anno circa, e intanto chiudiamo con un soddisfacente voto: 9/10


Futurama 8x09 - The Prince and the Product / Il principe e il prodotto

È abitudine piuttosto consolidata che ogni stagione di Futurama abbia un episodio "antologico" suddiviso in tre miniepisodi non-canon, nella tradizione degli special di Halloween dei Simpson. Questi miniepisodi sono spesso degli hit-or-miss, perché se da una parte danno l'occasione di fare qualcosa di più creativo, dall'altra questa libertà assoluta rischia di deragliare completamente. Se nelle prime occasioni le Anthology of Interest hanno dato buoni frutti come Bender umano o l'invasione dei videogiochi (concept ripreso poi dall'orribile film Pixels), in seguito gli altri special sono stati più deludenti, con alcuni minimi assoluti come The Futurama Holiday Spectacular.


Ma anche queste defaillance possono essere rivalutate al confronto di The Prince and the Product. Questo episodio soffre sotto tutti i punti di vista. Abbiamo una cornice narrativa molto scarna, in cui Fry e Leela fanno consegnano un pacco a un King of Space, il cui principe fa innamorare Leela tanto da portarla a lasciare Fry e decidere di sposarsi con lui. Da qui ci si potrebbe aspettare che Fry si opponga, ma in realtà è deciso a combattere per la libertà di Leela di sposare che vuole, e infatti sfida il re a duello per affermare questo suo privilegio. Dopo il duello con twist piuttosto insulso, si scopre che Leela era sotto un incanteismo ma non è certo magia, come rivela il Professore, era un "incantesimo scientifico". Fine puntata.

All'interno di questa abbiamo dei break pubblicitari che reclamizzano giocattoli tradizionali: pupazzetti a carica, macchinine e paperelle di gomma. Agli spot segue un miniepisodio in cui i personaggi hanno la forma e la natura di quegli stessi giocattoli, per cui abbiamo i personaggi trasormati in pupazzetti a carica, macchinine e paperelle di gomma. Già lo spunto di per sé è davvero stiracchiato, ma volendo fare qualcosa di inedito e fuori dal canone, si potrebbe anche accettare. Il problema è che le storie stesse sono piuttosto casuali e poco sensate, e non sfruttano il fatto di avere i personaggi trasformati in quegli oggetti specifici. Per capirsi, nel caso di Reincarnation, ognuno dei tre miniepisodi si sviluppava sulle caratteristiche specifiche di quello stile di animazione particolare. Qui invece non è così, per cui la storia non solo sembra inutile ma non è nemmeno costurita sulla premessa della "trasformazione" dei personaggi. Nemmeno le dinamiche tra i personagi e le gag, a parte forse un paio di casi isolati, hanno a che fare con la natura dei giocattoli. Quindi alla fine della microstoria si ha la sensazione di aver soltanto visto qualcosa privo di logica e struttura, una digressione fantasiosa ma non molto divero dalla storiella che un bambino di sei anni potrebbe inventarsi per i suoi giocattoli.

E chiusa questa confusa parentesi si torna alla cornice di Fry becco e bastonato. Altra sofferenza.

Mi dispiace ma questo si candida come uno dei peggiori episodi ever della serie. Voto: 2/10


Futurama 8x08 - Zapp Gets Cancelled / Zapp viene cancellato

Zapp Brannigan non è un personaggio per il 2023. Misogino, molestatore, machista, xenofobo... Zapp è precisamente quel tipo di personaggio che oggi sarebbe oggetto di cancel culture (non mi addentro nella discussione su questo fenomeno e la sua legittimità, prendo solo atto dell'esistenza di questa definizione). Quindi era prevedibile che prima o poi avrebbe subito una contestazione di questo tipo, anche per far notare che gli autori sono perfettamente consapevoli che si tratti di un personaggio "scomodo".


Ora, chiariamo subito una cosa: a differenza di molti altri show simili (dai Griffin a Rick & Morty), Zapp non fa ridere perché è politicamente scorretto, quindi non è un modello per il pubblico che pensa che "non si può più dire niente": Zapp è stato ridicolizzato e smascherato nella sua ipocrisia, codardia, buffoneria fin dal primo episodio in cui è comparso. Quindi è semmai la parodia di un personaggio che all'apparenza è "scomodo" ma di fatto è solo un coglione e in questo senso, corrisponde proprio a quel tipo di persona che pensa che nonsipuòpiùdireniente. Chiunque abbia visto più di due episodi di Futurama e abbia la capacità di capire un livello di sottotesto appena superiore alle barzellette di pierino, lo dovrebbe capire. Ma siccome c'è gente particolarmente sensibile su questo punto, è bene chiarirlo, ed è bene anche che gli autori lampshadino Zapp in un episodio come questo.

Zapp infatti viene destituito del suo ruolo dopo la denuncia dell'ennesimo sopruso da parte di Kif. Questa stessa cosa era già successa nella seconda stagione, in Brannigan Begin Again, ma in quel caso era a causa di negligenza piuttosto che di comportamento inopportuno, e le conseguenze sono opposto: se all'epoca Zapp finiva a lavorare per la Planet Express, stavolta è Leela che finisce a lavorare per il DOOP e prendere il comando della Nimbus.

L'episodio segue quindi le due plotline: da una parte Leela che diventa una capitana di tutto rispetto e deve compiere la sua prima missione di pace; dall'altra Zapp che deve seguire il suo sensitivity training per essere riabilitato al suo ruolo. Entrambe le storyline subiscono poi un sovvertimento, perché Leela si rende conto che la "missione di pace" è più che altro una missione di sfruttamento di un pianeta sottosviluppato, mentre l'addestramento di Zapp ha finalità ben diverse.

La missione di pace dà inoltre l'occasione per mostrare un nuovo pianeta con le sue creature (palloncini gonfi d'aria) e la sua peculiare tecnologia basata sull'aria pressurizzata, quindi per la prima volta questa stagione si ottiene anche una buona dose di sense of wonder (c'era stata la lettiera infestata di Nibbler, ma tecnicamente non era un altro pianeta).

Infine, nonostante i temi sensibili su cui si basa la storia, a differenza di altri episodi (ce l'ho con te, puntata sul covid) questi non rimangono al centro della storia per venire continuamente stuzzicati con battute e gag, ma fanno da premessa per condurre poi il plot in modo organico, e mostrare anche le diverse sfaccettature della questione, con l'ipocrisia che lo stesso DOOP richiede ai suoi capitani, il che fa pensare che Brannigan sia in effetti il tipo perfetto di persona per far parte di questa organizzazione.

Forse l'unica cosa che ho trovato un po' fuori luogo sono le continue battute sulla puzza del durian (quel frutto con la buccia spinosa del sudest asiatico che effettivamente sa di fogna ma è considerato una prelibatezza), che anche se ha un suo ruolo nella risoluzione del plot, comunque risulta un po' stucchevole ripetuta così tanto a breve distana. Si tratta comunque di un aspetto marginale, e se si considerano tema, plot, sense of wonder, gag e personaggi secondari, questo è un episodio di primo livello. Voto: 8/10


Futurama 8x07 - Rage Against the Vaccine / Rabbia contro il vaccino

Vabbè, doveva capitare. Doveva uscire un episodio che toppasse in pieno. Già il precedente non mi aveva convinto, ma ne avevo apprezzato comunque alcuen trovate originali, almeno all'interno dello show. Ma in Rage Against the Vaccine manca davvero qualunqe spunto, e si ha l'impressione di vedere uno stand up comedy scadente di fine 2021, con tutte le battute più trite e fiacche sulla pandemia, il lockdown, zoom, le varianti, il green pass, i novax e così via. Il rischio di fare una puntata "a tema covid" c'era e... niente, è andata male.

E dire che di spunti per prendere questo tema di attualità e tasporlo in qualcosa di più originale ce n'erano: si parla del virus che induce le persone alla violenza, si ipotizza che sia in realtà una forma di zombieficazione, ci sono gli omicroniani che diffondono fake news sulla pandemia per dividere la popolazione e attaccare la terra... ma nessuno di questi viene sfruttato in modo adeguato e nemmeno converge nel finale, come invece siamo abituati a vedere quando vengono portate all'attenzione idee di questo tipo. Siamo tornati alle pistole di Checov a salve dei tempi di Chibnall in Doctor Who.

In tutto questo abbiamo la storyline principale che vede Hermes come protagonita, cosa che mi aveva inzialmente incuriosito perché lo considero uno dei personaggi più interessanti e autenticamente bizzarri, e di solito gli episodi in cui è protagonsita sono genuinamente sorprendenti. Stavolta Hermes è convinto che il virus si possa sconfiggere con il voodoo e quindi raggiunge New New Orleans per incontrare i maestri del culto a cui chiedere consulto. La cosa potrebbe essere interessante (anche se mi sono perso molte gag su New Orleans, non essendomi familiare) se non fosse che da una parte non si capisce in che modo il voodoo aiuti a sconfiggere il virus e cosa c'entri la zombieficazione (che di fatto non viene affrontata), dall'altro porta alla solita situazione della moglie di Hermes che lo tradisce con Barbados Slim alla luce del sole, gag ricorrente che alla lunga stanca, anche perché in molte occasioni Hermes ha dimostrato di meritare l'amore della moglie e quindi vederlo continuamente calpestato in questo modo non è più divertente da parecchio. Futurama può fare meglio di così, anche quando parla di tradimenti e relazioni complicate, vedi A Beast with a Billion Backs.

Insomma un episodio sbilanciato, senza nessun elemento di originalità e per molti versi fastidioso. C'era un po' da aspettarselo per "l'episodio sul covid" ma non pensavo che sarebbe stato così terribile. Uno dei peggiori episodi di tutta la serie ever. Voto: 3/10