Rapporto letture - Marzo/Aprile 2023

Ma quindi ormai su questo blog ci sono solo i rapporti letture? Boh che ti devo dire, è l'unico tipo di "contenuto" che mi pare trovi la sua dimensione ideale qui. Ora, sicuramente di qui ai prossimi mesi lo userò anche per altre cose, come i commenti ai nuovi episodi di Futurama, ma per ora il grosso del discorso è su altri canali, quindi seguitemi lì (cioè scegliete tra questi).

Il primo "letto" in questo periodo è Lifelike (che mi rifiuterò di scrivere coi numeri come se fossimo nel 1994) di Jay Kristoff. Metto le virgolette perché non ho finito di leggerlo, sono arrivato pressoché a 1/3 e poi non ho avuto la forza di continuare e l'ho abbandonato. Volevo provarlo perché Kristoff è considerato oggi un autore "di riferimento" della fantascienza per ragazzi e quindi mi volevo fare un po' di cultura visto che sto per approdare in questo stesso settore. Ma questo libro è davvero illeggibile. La storia è una matriosca di cliché: cliché l'ambientazione, cliché la lore, cliché le situazioni, cliché i personaggi, cliché i dialoghi, cliché le parole. Non c'è una sola battuta, frase, scena o sequenza che non sembri ripetere qualcosa di già visto, ma non in senso citazionistico, semplicemente come amalgama della prima cosa che ti viene in mente. Questo avrei in parte potuto tollerarlo, in considerazione che forse è rivolto a un pubblico di 10-12 anni, se non fosse che la scrittura stessa è terribile, piena di ripetizioni, frasi fatte, giornalistismi, infodump, neologismi implausibili, slang finto-giovanile da vecchio che vuole parlare come i ragazzi alla "how do you do fellow kids". E non parliamo di come è gestita la parte romance, con una goffaggine imbarazzante nel gestire la tensione erotica. Il tutto mi è risultato dopo poco inaffrontabile, e quindi ho mollato. Non assegno un voto perché non ho completato il libro, ma qui se fossimo a scuola sarebbe una cosa da non essere nemmeno ammessi all'esame.

 

E purtroppo la situazione non migliora, perché a seguire ho voluto leggere uno "scrittore emergente" di fantascienza distopica. Allora, qui serve fare un po' di premesse per capire come sono arrivato a leggere le opere di Salvatore Pannone. Siccome già da un po' mi sono guadagnato lo status di bullo gatekeeper saccente dell'editoria e della scrittura su tiktok italia, capita che mi vengano segnalato video in cui scrittori più o meno consapevoli parlano di questi argomenti. Tempo fa mi è stato segnalato uno di questi "scrittori emergenti" che sostenva di essere un editor e correttore di bozze impiegato da diverse case editrici e che ha anche pubblicato un manuale di scrittura. Incuriosito, sono andato a vedere ma... non lo trovavo. Dopo rapide indagini ho scoperto che lui mi aveva bloccato, nonostante non avessimo mai interagito prima. Ne ho dedotto che lui mi avesse bloccato proprio in funziona del mio ruolo di vigilante editoriale e proprio questo mi ha incuriosito, nella marea di improvvisati e gente che parla senza esperienza, uno che mi blocca a priori deve sapere a cosa sarebbe andato incontro. E infatti, ho trovato materiale davvero interessante nei suoi video. Ora, al contrario di quello che si dice, io normalmente non mi "accanisco" sulle persone, contesto semmai i loro argomenti ma non faccio mai più di due video risposta alla stessa persona. In questo caso particolare però ho fatto un'eccezione, perché l'autore in questione non è soltanto un selfpublisher che butta nel mercato schifezze come ce ne sono tanti altri, che per ingenuità o inesperienza non si rendon conto del livello del loro prodotto; lui invece si pone anche come professionista, uno che ti insegna a scrivere e che ti vende  un manuale di scrittura fatto da lui. Quindi qui passiamo il confine dell'ingenuità e arriviamo in quello della cialtroneria vera e propria, perché da questa attività lui vuole guadagnarci e per farlo millanta competenze e collaborazioni. Come facico a sapere che millanta? Perché è evidente dal livello dei suoi testi, appunto, sia il manuale di scrittura sia il romanzo che, pur essendo stato scritto alcuni anni fa, continua a proporre anche come esempio di scrittura (perché può anche essere che tu scrivi un romanzo anni fa, poi studi e quello non rappresenta più la tua scrittura, ma a quel punto non continueresti a parlarne soprattutto in riferimento all'insegnamento della scrittura). E quindi adesso vi porto giù nel tunnel di Eterotopia. La premessa è un romanzo distopico ambientato nel 2500 e rotti, in questa nazione mimmaginaria che si chiama appunto Eterotopia e che è in sostanza un regime dittatoriale ultracapitalista, classita, razzista, omofobo e tutte le altre cose che lo rendono di fatto un Impero del Male. Il mondo è governato da un consiglio di diplomatici (sì, non sembra la parola giusta, ma non è l'unica occasione in cui le parole sono usate in modo improprio, come braccare usato nel senso di agguantare) e diviso in "consorterie" che inizialmente pensavo fossero solo classi sociali ma poi si capisce che sono proprio zone fisicamente separate e distanti tra loro. Al vertice ci sono appunto i politici, poi gli industriali, gli scienziati e così via, fino ai pro-cap che sono sostanzialmente il basso proleteriato, la cui unica occupazione è quella di correre. Letteralmente: corrono su dei nastri per produrre energia che viene usata poi per alimentare i robot nelle fabbriche. Il mondo di eterotopia (il cui nome peraltro non è mai spiegato, presumo sia in contrapposizione alla "paritatopia" che era stata instaurata in precedenza, per cui siccome prima erano "paritari" dopo sono "differenziati" quindi etero) nonostante sia nel 2500 è sostanzialmente il nostro, con lo stesso assetto istituzionale, economico, politico, sociale, culturale e tecnologico (anzi, per certi versi è anche più arretrato, perché parlano con entusiasmo di un'invenzione che riproduce a distanza le immagini scannerizzate... cioè un fax). Anzi molti dei personaggi pubblici/politici sono praticamente quelli attuali trasposti spesso in maniera più che evidente: sotto nomi diversi abbiamo Berlusconi, Salvini, Meloni, Grillo, Di Maio, o personaggi televisivi come Barbara D'Urso e Alfonso Signorini. Questo dovrebbe essere chiaramente un tentativo di satira, ma è fatto in modo così superficiale e con battute così infantili che scade nell'imbarazzante, come le barzellette del nonno sui negri. Il plot segue Chris, un ventenne di terza consorteria (cioè quella degli industriali) che vive la sua vita privilegiata ma a un certo punto gli prende il marxismo e inizia a interessarsi alla condizioni dei pro-cap, per cui sfida il consiglio in vari modi, tra cui quello di aprire una sua fabbrica (di "ferro lavorato") in cui per migliorare la situazione dei pro-cap sfruttati nelle fabbriche... li fa lavorare nella fabbrica. Per oltre metà non succede praticamente niente se non scene a caso di gente che va in giro vede cose e assiste a spiegoni sui vari aspetti del mondo, poi Chris fa qualcosa che fa incazzare particolarmente il consiglio e quindi viene arrestato, processato e trasferito nel Grande Fratello, inteso come il reality show, che funziona esattamente come il nostro, con la casa, le telecamere, i collegamenti settimanali, il televoto, solo che qui viene usato per i condannati a morte e ogni eliminazione è un'eliminazione fisica. Quindi per la seconda metà del libro abbiamo lui e il suo amico che devono superare una serie di prove (che in un regime totalitario con i condannati a morte ti aspetti che siano battaglie all'ultimo sangue, invece no sono soltanto dei quiz con indovinelli del tipo "che città è questa"). Alla fine ovviamente la spunta lui, ma poi cosa succede dopo non si sa perché questo doveva essere il primo volume di una trilogia di cui però non è uscito nient'altro negli ultimi cinque anni, peccato. Ora, io vi avverto: l'ho raccontato molto meglio di com'è. Detto così, può sembrare che abbia degli spunti interessanti, ma non è così. Forse il Grande Fratello assassino, per quanto non originale, poteva comunque avere qualche traccia di curiosità, per la contrapposizione grottesca, per cui se il libro fosse stato solo quello avrebbe avuto un barlume di senso, ma tutta la prima parte è estenuante. Inoltre ho tralasciato tutta una di subplot senza sbocco, personaggi inutili, scene in cui non succede niente, tecnologie inventate per una sola occasione. E naturalmente c'è il discorso della scrittura, che è di un livello abissale, del tutto irredimibile, perché non è un scrittura superficiale è proprio inconsapevole, è la scrittura di un bambino di undici anni a cui viene detto di inventarsi una storia e quindi mette insieme cose che conosce cambiandogli i nomi. Non sto nemmeno a elencare i problemi specifici perché proprio non c'è un singolo aspetto, davvero ogni cosa è da sistemare. Ora, c'è da dire che la lettura può essere per certi versi divertente (e per me lo è stato perché l'ho letto insieme a un'altra persona) perché sconfina spesso nel so bad it's good, ha una sua comicità involontaria che però va filtrata dal livello medio di piattume, quindi comunque non vale la pena considerata anche la lunghezza totale. Se volete qualche esempio specifico, potete andare su tiktok dove nelle ultime settimane ho caricato una serie di video (quelli col titolo "come scrivono quelli che si spacciano per editor") dove trovate estratti del testo particolarmente gustosi. Ma non vi consiglio di provare a leggerlo, anche se so di avervi messo curiosità. Nel complesso rimane una cosa assolutamente inqualificabile, e credo che la definizione di "scritto da un undicenne" sia la cosa più appropriata, perché il livello della complessità, della satira, ma anche delle battute è quello. Spesso ci sono commenti o insulti (non dei personaggi, ma del narratore che occasionalmente si rivolge direttamente al lettore) del tipo "ritardato/palla di lardo/effemminato/minorato" e l'autore li considera divertenti, quindi capite di che si parla. Anche qui se fossimo a scuola questo non può nemmeno aspirare ad avere un voto, è un non classificato totale e rimandato. Ma non all'anno dopo, rimandato in prima media.

 

Fortunatamente abbiamo alzato un po' il livello, perché mi sono letto il sequel di Dracula scritto da Chiara Valerio. Il protagonista di Così per sempre è proprio Dracula, che però oggi vive a Roma e si fa chiamare Giacomo Koch. Contrapposta a lui troviamo Mina, che a sua volta è una vampira (trasformata durante gli eventi del primo libro, all'insaputa degli altri personaggi) ed era innamorata di lui. Dracula e Mina hanno trascorso alcuni decenni felici, ma presto il loro amore si è trasformato in risentimento (soprattutto dopo la morte del figlio di lei durante la guerra) e si sono separati. Giacomo ha cercato di ritrovare un equilibrio mentre lei invece sembra non riuscire a perdonare e quindi tornano a scontrarsi, usando come pedine e vittime le persone che hanno intorno (alcuni vampiri, altri semplici umani). Quando poi Mina come vendetta suprema inizia a trasformare le persone nel suo nuovo salone di bellezza, Dracula non può evitare di intervenire. Il libro è scritto con cura e profondità, si prende il tempo di ripercorrere gli eventi passati e le storie dei personaggi secondari (a volte con qualche divagazione di troppo), e in riesce a risultare molto coinvolgente e "umano", si percepisce davvero il dolore di questi immortali incapaci di trovare la loro posizione nel mondo. Il plot non è poi così intricato e a volte si ha la sensazione di essere in attesa di qualcosa che non arriva, che però come atmosfera tutto sommato è appropriata. Considerando che Dracula e i vampiri sono figure archetipiche ormai ampiamente sfruttate dai tutti i media, era difficile farne una nuova interpretazione che risultasse a suo modo originale e interssante, e Valerio ci è riuscita, offrendo anche interessanti collegamenti filosofici, psicologici, fisici e matematici. Qualche perplessità mi rimane ancora (alla fine non ho capito del tutto il ruolo dei funghi, e la cosa mi interessava molto) e ho qulache riserva sulla scrittura (non perdonerò mai che non abbia usato i segni di dialogo), ma nel complesso è una storia toccante senza essere stucchevole, capace di indurre molte riflessioni profonde. Voto: 8.50/10

 

Sempre a scopo di ricerca, visto che il mio prossimo libro si muoverà in quell'ambito, ho voluto recuperare dopo tanti anni Vox, il distopico di Christina Dalcher in cui le donne possono dire solo cento parole al giorno. Ricordavo che era stato un discreto fenomeno all'epoca quindi volevo verificare personalmente. E dio mio, che roba. Non in senso buono. Se lo spunto di base può anche essere interessante, lo svolgimento è assolutamente indaguato. La protagonsita non ha nessuna qualità apprezzabile, tutto le si risolve davanti agli occhi, non deve compiere nessuno sforzo per attuare il suo piano (che poi consiste sostanzialmente nella fuga) e tutte le scene si svolgono o in casa sua o in laboratorio. Inoltre il messaggio femminista è annacquato dalla rappresentazione manichea per cui tutte le donne sono vittime coraggiose e capaci, mentre tutti gli uomini sono stronzi o inetti. Tranne il love interest ovviamente, che invece è bello intelligente virile coraggioso e italiano. Italianissimo, perché canta O sole mio e fa il caffè con la moka. Già, per un libro che vorrebbe affrontare le discriminaizoni di genere, ci sono un sacco di stereotipi italoamericani. Il finale è totalmente anticlimatico e qualcuno dovrà spiegarmi a che serviva la scena con lo scimpanzè. Non è una lettura brutta, ma risulta davvero superficiale e poco convincento rispetto alle potenzialità della preemssa. Voto: 5/10

 

Dopo una serie di letture abbastanza lunghe sono tornato al comfort reading dei racconti, e ho scelto la raccola Mi ricorderò di te di Mary South pubblicato l'anno scorso da Pidgin. Non sapevo cosa aspettarmi, sono andato un po' a fiducia per le altre cose lette di questo editore, e sono stato piacevolmente sorpreso. I racconti sono una collezione ben equilibrata di storie weird, fantascientifiche, surreali e slipstream, con una vena ironica che a volte scivola nel grottesco. Tra i racconti che mi sono rimasti più impressi c'è la FAQ post craniotomia, con le domande che iniziano in modo normale ma poi si fanno più personali, e la stalker che segue l'uomo che l'ha violentata fino a rendersi conto che si tratta di una persona per bene che vorrebbe conoscere meglio e di cui invidia la fidanzata. Tutti comunque sono di buon livello e volendo cercare un filo conduttore sarebbe sicuramente un senso di perdita per qualcosa: un lutto, un amore perduto, la nostalgia di un tempo passato. Se dovessi descrivere queste storie nel complesso, dire che sono una sorta di Palahniuk con più cuore. Veramente rinfrescante. Voto: 8/10

 

Altro libro di scrittrice emergente di fantascienza (Maria Lucia Caparelli che ho voluto provare perché sto facendo qualche tentativo di scoprire "nuove voci" in questo genere) con  una distopia potapocalittica. Wambleeska è ambientato nel nostro mondo nel 2300 circa dopo una catastrofe che ha decimato la popolazione e ridotto le zone abitabili. In questo mondo il protagonista Wambleeska (d'ora in poi: Wamb) si risvegla dall'ibernazione perché i cloni ribelli hanno bisogno di lui. Lui stesso infatti è un clone, anzi è il "clone perfetto" l'unico compatibile con il suo umano e proprio per questo era stato messo sotto chiave dal leader assoluto di questo mondo in cui i cloni sono schiavizzati. Wamb si trova quindi a guidare la rivolta da una base nascosta in una montagna, e compie con la sua squadra alcuni attacchi verso obiettivi che dovrebbero mettere in difficoltà il regime e aiutare i cloni a trovare la libertà. Peccato che non uno solo di questi atti dimostrativi abbia effetti di sorta, e che alla fine del romanzo (primo di una serie, anche qui...) ci si trova praticamente alla stessa situaizione dell'inizio. Purtroppo questo libro soffre di gravi problemi da tutti i punti di vista, prima di tutti la fragilità del worldbuilding e dell'ambientazione, che sono piuttosto incoerenti con la storia del mondo, considerato che dovrebbe essere il nostro trecento anni più avanti. C'è parecchia confusione anche sulla tecnologia e su alcune nozioni scientifiche di base, per cui si parla di cloni come se fossero creature differenti dagli umani, oppure ci sono aerei che possono frenare in caduta libera, veicoli che traggono energia dal calore del corpo degli occupanti, nuove specie animali/vegetali evolute in pochi anni e tante altre piccole inconsistenze che danno poca credibilità a tutto il contesto. All'interno di questo, la storia è a sua volta poco avvincnete perché si basa su una serie di scene d'azione (anche queste poco credibili) con plot twist improvvisi e inefficaci, portati avanti da un protagonista scostante e incompetente, che per qualche ragione non dimostrata tutti considerano un leader. A questo si aggiunge la romance improvvisa e goffa, con accenni di tossicità, di Wamb con una delle sue compagne ribelli (letteralmente la prima donna che incontra e che subito desidera). Se poi ci aggiungiamo il cattivo cattivissimo perché sì (che in realtà è il padre del protagonista!!!) con una manica di soldati capaci di mirare come stormtrooper, e la sequenza innumerabile di desu ex machina, si ottiene una storia con zero originalità e tensione, dove tutto è prevedibile o quando è sorprendente lo è solo perché le cose accadono senza motivo. A questo si aggiunge una scrittura amatoriale, piena di ripetizioni, frasi fatte, infodump (che sono allo stesso tempo non necessari, non credibili e non coerenti col punto di vista) e dialoghi innaturali. La prova risulta quindi gravemente insufficiente, e probabilmente difficile da recuperare anche negli eventuali seguiti. Voto: 3/10


Infine qualche altro racconto che mi sono letto in parallelo a un altro libro che non potevo portarmi in giro (che non ho finito ad aprile quindi ne parleremo al prossimo giro): Medusa è una raccolta dell'autrice russa K.A. Teryna pubblicata da Future Fiction in doppia lingua. Racconti interessanti tutti ascrivibili alla fantascienza (ce n'è uno con i vampiri, ma in realtà anche loro una versione pseudotecnologica di non-morti) e mediamente interessanti, anche se senza nessun particolare gioiello. I più memorabili sono quello che dà il titolo alla raccolta, ambientato in un mondo social estremizzato, e quello che si svolge all'interno dell'organismo di un bambino con i suoi organi e corpuscoli interni che cercano di salvarlo dall'assideramento. Lettura piacevole, pur senza spunti rivoluzionari Voto: 6.5/10


Rapporto letture - Gennaio/Febbraio 2023

Inizio con il primo rapporto letture dell'anno che sono già in ritardo. Ma forse neanche tanto. Comunque, abbiamo nei primi mesi dell'anno un variegato campionario di libri vecchi e nuovi, italiani ed esteri, di narrativa e saggistica.

Iniziamo con una lettura davvero estranea alle mie abitudini: L'imitazion del vero è una novella ambientata nel tardo medioevo in un borgo italiano che ha per protagonisti un geniale inventore e il suo ragazzo di bottega. Tra i due si sviluppa un amore segreto (non perché l'omosessualità in sé sia malvista ma perché nessuno dei due vuole dichiarare i suoi desideri esplicitamente) che viene soddisfato tramite un macchinario che gli permette di avere rapporti senza vedersi. La particolarità della novella di Ezio Sinigaglia è che è anche scritta in una lingua simile a quella che si trova nei testi dell'epoca, per cui si ha l'impressione di leggere un racconto di Boccaccio, sia per la scrittura che per i temi. Oggi si potrebbe discutere se le azioni dell'inventore si possano considerare grooming nei confronti di un ragazzo molto giovane (che da parte sua in effetti è rapido ad approffitarsene), ma spostando l'epoca della storia e della scrittura viene quasi istintivo seguire gli standard morali decisamente più gioiosi del Decameron. Una lettura leggera e gradevole, buona per staccare un po' tra cose più complesse. Voto: 7/10

 

Visto che avevo un libro in prestito almeno da novembre, ho pensato che fosse il caso di leggere Cosa vediamo quando leggiamo per poterlo rendere alla proprietaria. Questo saggio di Peter Mendelsund è una raccolta di considerazioni sul rapporto tra lettura e immaginazione, e in particolare su come la nostra capacità visiva viene stimolata (o no) dalla lettura. Non è un trattato scientifico, anzi essendo Mendelsun un grafico il libro stesso è impostato in maniera molto visiva, sembra quasi di assitere a un TedTalk. Niente di strettamente scientifico, ma comunque un approccio interessante alla questione, a mio avviso valido proprio per chi vorrebbe sviluppare la capacità di suscitare quelle immagini, ovvero per gli scrittori. Ne parlerò meglio in un video sul mio canale, che ho già registrato ma non è ancora uscito, quindi se vi interessa attivate e notifiche e guardatelo di là.

Blast from the past (in diversi sensi) con Dinotopia. Sì, proprio quello, il libro illustrato di James Gurney, di cui conservavo un ricordo probabilmente falsato. Se non lo conoscete, questo è uno dei più famosi racconti di "umani e dinosauri che vivono insieme" un'avventura in una terra remota in cui i dinosauri sono sopravvissuti e hanno costituito una civiltà utopica. Io ero convinto di averlo letto molti anni fa (forse addirittura alle elementari) eppure riprendendolo adesso temo di aver confuso questoo libro con qualcos'altro, forse uno degli spinoff o addirittura la serie tv. Mi ricordavo una rappresentazione arretrata e antiscientifica dei dinosauri, invece devo dire che a parte alcuni elementi estetici datati, gli animali sono rappresentati in modo abbastanza moderno e sfaccettato... al netto ovviamente del fatto che sono dinosauri parlanti e civilizzati. Rimane comunque un'avventura per bambini e non succede praticamente niente se non che padre e figlio naufragati su quest'isola esplorano le varie zone. Dinotopia (l'isola) è noiosamente utopica, tutto va bene e tutti sono gentili ed empatici. Chiaramente non era la complessità della storia l'obiettivo dell'autore, ma creare un'ocacsione per le illustrazioni. E se è questo che serve per far appassionare i bambini ai dinosauri, io ci sto. Voto: 8/10

Dai dinosauri agli elfi (sort of) con un fantasy italiano ad ambientazione storica: Dolomites è un romanzo di Sara Simoni che si svolge all'epoca dell'invasione dei goti in italia, sotto il regno di Teodorico. L'elemento fantasy sta nel fatto che i popoli che si scontrano non sono solo goti e latini ma anche i salvan, una specie di elfi dei boschi (ispirati ad alcune creature del folklore locale) che vivono in una comunità nascosta sotto le dolomiti. Tra umani e salvan esiste un odio viscerale che porta entrambe le parti a voler sterminare gli estranei. Quando la figlia di Teodorico riesce a raggiungere la città dei salvan, sterminarli e schiavizzarli tutti, gli unici che si salvano sono Ilde (principessa a sua volta figlia del re dei salvan) e Dola, un umano cresciuto tra i salvan e da loro mai del tutto accetato. I due inizialmente sono avversarsi ma si trovano forzati a collaborare per salvare il loro popolo e nel farlo si ritrovano ad avvicnarsi sempre di più fino a sviluppare dei sentimenti reciproci, cosa che configura questo libro come un enemies to lovers. La storia di per sé non è male, e per il suo pubblico di riferimento è certamente una buona lettura, ma ho trovato diversi problemi a livello di struttura e scrittura. La storia è un po' troppo prevedibile e alcuni personaggi secondari sono quasi macchiettistici nella loro cattiveria, inoltre la parte centrale ha tutto l'aspetto di subquest inseritre come filler, con scarso senso di progressione della storia principale. A livello di worldbuilding c'è qualche incoerenza in particolare nell'estensione dei poteri dei salvan (che hanno una sorta di mente-alveare), che in alcuni casi sembra molto limitato e in altri invece totalizzante... sempre in base alle necessità immediate della scena. Il finale è affrettato, non del tutto risolutivo e anche piuttosto deusexmachina, visto che il climax viene risolto per un intervento esterno che toglie valore alle battaglie dei protagonisti. La scrittura è mediamente buona, ma a ci sono molte espressioni ripetitive e spesso i tentativi di evocare immagini intense e poetiche risultano un po' stucchevoli. Nel complesso un libro sufficiente, ma che se fosse stato asciugato e focalizzato meglio avrebbe potuto essere più efficace. Voto: 6/10

Ho letto poi un libro di Zona 42 che avevo da tempo ma non avevo ancora aperto (come la maggior parte dei libri che ho, nda), una storia weird di Miki Fossati ambientata in un paesino inglese in cui lui si è trasferito con la figlia. Dico "lui" senza specificare autore o protagonista, perché in Finalmente è troppo tardi i due coincidono. E questa per me è già una red flag. Fossati parla di sé stesso e del suo rapporto con la figlia, mentre inizia a consocere il nuovo mondo in cui si trova a vivere. Inizialmente la storia sembra molto vaga, con capitoli che sono episodi tra loro scollegati tra i quali emerge subito qualche elemento weird, come la presenza di fantasmi e di mutanti crostacei. Da metà in poi si inizia a scorgere una trama principale che riesce anche a spiegare alcuni eventi precedenti, e quindi la lettura si fa più coinvolgente. Rimane comunque un libro molto dolce, pieni di buoni sentimenti, oggi si direbbe cozy. Non credo sia la lettura più adatta a me (anche perché non usa i segni di dialogo mannaggiaccristo) ma devo dire che comunque sono andato avanti con curiosità e alla fine mi ritengo soddisfatto. Voto: 6.5/10

Un altro blast from the past ma stavolta non dal mesozoico: tornaimo a quando ero in terza superiore e tutti parlavano di Melissa P. e di quel libro scandolo che era il suo diario erotico. Sì, ho letto Cento colpi di spazzola prima di andare a dormire. O meglio riletto, perché appunto lo avevo già fatto all'epoca. Questa è stata una delle mie riletture formative, per rivedere con occhio adulto e formato cose che avevo già affrontato forse con superficialità. In realtà io avevo sempre avuto l'impressione che sotto la patina scabrosa (che poi neanche tanto) questo libro avesse una storia da raccontare, un vero e proprio percorso di formazione, e volevo vedere se ero capace di trovarlo. Per conoscere la risposta, dovrete di nuovo aspettare che esca il video corrispondete sul mio canale. Comunque la lettura non mi è risultata pesante (anche perché è piuttosto breve) e anche se non lo consiglierei a nessuno, devo ammettere che non mi è rimasto proprio sgradevole. Voto: 5/10


Rapporto letture - Novembre/Dicembre 2022

Ultima tornata di libri dell'anno, che a conti fatti in termini di lettura è stato abbastanza disastroso dal punto di vista numerico, perché ho letto molto poco (o almeno, di letture che non fossero "per lavoro") ma dal punto di vista della qualità è andata abbastanza bene, perché in media ho letto cose abbastanza buone tra cui qualche perla (come Piranesi e Le città invisibili) di cui ho già parlato. Certo cis ono state anche alcune mezze delusioni, ma in generale mi ritengo soddisfatto.

 

Iniziamo da Spine, il romanzo vincitore dell'ultimo Premio Urania scritto da Franci Conforti, che abbiamo ospitato in una puntata del podcast insieme a Dario Tonani, come rappresentanti della "fantascienza uranista". La storia è ambientata in un universo narrativo che l'autrice ha già esplorato in altri racconti (come per esempio quello in Distòpia) e vede la protagonista, un'umana "aumentata" abitante in una colonia orbitale, tornare da clandestina sulla Terra per compiere una missione di mediazione tra i nativi terrestri e gli animar (animali intelligenti e parlanti diffusi in tutte le colonie). In questo contesto biopunk si svolge una storia che è sostanzialmente un thriller investigativo, con la protagonista che fa presto squadra con un poliziotto dal passato burrascoso (già presente in altri racconti) e insieme si prefiggono di scoprire ed esporre alcuni progetti occulti di mutlinazionali di bioingegneria. Se da una parte la storia ricca di azione rende la lettura scorrevole e facile, dall'altra l'impressione è che le caratteristiche specifiche di questa ambientazione non siano davvero parte integrante della storia, che invece si svolge appunto come un qualunque thrillerone degli anni 60, solo con il prefisso bio- aggiunto prima di molte altre parole per rendere il contesto futuristico. L'esempio più lampante di questa tendenza è il fatto che la professione dell'eroina (che è una "mediatrice" tra animar e umani, ed è anche un personaggio pubblico famoso per alcune trasmissioni che conduce) non ha nessuna rilevanza particolare negli eventi che si succedono, e anzi tutta la questione dell'incidente da mediare è piuttosto secondaria, e viene presto sostituita dalle magagne del poliziotto, che frequentava brutti giri e agiva sotto copertura in un gruppo terroristico e in passato aveva distrutto un fungo senziente sotterraneo... insomma delle ragioni che hanno spinto la protagonista a rischiare un viaggio clandestino sulla Terra (che personalmente era l'aspetto che mi sembrava più interessante in questa ambientazione con animali senzienti) non rimane molto dopo quaranta pagine e invece ci si trova a seguire il plot di rivincita del poliziotto e a sgominare traffici di androidi. Inoltre una cosa che ho trovato davvero fastidiosa è il fatto che il prologo ci proietta in medias res, con la nostra eroina catturata dal villain che la sta torturando e interrogando (ed è lei quindi a tornare indietro per raccontare tutto quello che l'ha portata fino a quel momento), ma quando poi si arriva alla fine si scopre che quella scena del prologo non era reale ma solo una sua allucinazione indotta da un trattamento che le stanno facendo in ospedale dopo che il villain è già stato sconfitto. L'ho trovato un plot twist al ribasso, uno stratagemma molto cheap per promettermi una situazione di tensione altissima (il cattivo l'ha catturata tutti i suoi alleati sono sconfitti e anche lei sta per essere ammazzata oddio come farà a salvarsi adesso!?!?!?) che però poi non arriva e non è mai esistita: una promessa tradita, quindi. Ci sono anche altre situazioni in cui le decisioni e reazioni dei protagonisti mi sono sembrati poco coerenti ma inserite soltanto per portare avanti il plot, così come altre informazioni tenute nascoste contro la logica solo per inserire un plot twist, per questo in generale questa sensazione di promessa tradita è quella che ho percepito di più a fine lettura. È un peccato perché l'ambientazione mi sembra interessante e c'era potenzialmente il modo di creare una trama interessante che trattasse temi complessi, invece si è scelta la strada dell'avventura più immediata. Non dico che non mi sia piaciuto, perché comunque la lettura è avvincente, ma mi ero aspettato di più dalle premesse poste nelle prime pagine e nel setting. Sicuramente è il tipo di storia apprezzata da una parte del pubblico scifi, ma personalmente non mi ha soddisfatto in pieno. Voto: 6/10

 

Una lettura che invece rimandavo da tanto era La voce del fuoco, che ho letto a spezzoni nei mesi scorsi, intervallandolo ad altri libri che dovevo leggere per forza. Nonostante questa lettura frammentata, il romanzo/raccolta di Alan Moore si è rivelato una delle cose migliori lette quest'anno: una serie di racconti ambientati a Northampton, in ordine cronologico dal 4000 BC fino a oggi, tutti indipendenti tra loro ma con elementi che ricorrono e si ripropongono, proprio a dimostrare quella sedimentazione della storia, dei racconti e dei miti, in un vero e proprio processo di costruzione dell'inconscio collettivo. Notevolissimo anche il lavoro fatto sulla lingua (e che dev'essere stato difficilissimo da tradurre), che si evolve da "primitiva" a "moderna" nel corso dei racconti e delle epoche, cambiando anche in base alle voci dei protagonisti di ogni storia. Il tutto poi si conclude con un incastro metanarrativo in cui Moore stesso diventa personaggio e narratore consapevole di tutto il libro, svelandone le intenzioni in maniera esplicita, in maniera del tutto coerente senza apparire goffo o didascalico. Metto anche agli atti che I campi di cremazione, il secondo racconto, è uno dei più belli in assoluto che abbia mai letto. Uno dei libri che mi porterò dentro per molto. Voto: 9.5/10

 

Ho letto poi il romanzo autopubblicato di due autor* "emergenti", che avevo promesso di leggere perché Jessica Sanguettoli aveva risposto a una mia challenge su tiktok. Novus Ordo, scritto da lei e da Omar Doro, è un thriller storico con elementi soprannaturali ambientato a Torino nel 1899. La storia segue due protagonisti principali: Anita, ragazza di buona famiglia appassionata di occulto, che scopre come tutto il mondo intorno a lei sia intrecciato di complotti di gruppi e forze misteriose; Falco, poliziotto ruvido e testardo cresciuto in orfanotrofio, che persegue ideali di giustizia incompatibili con il sistema su cui si regge la società dell'epoca. I due si troveranno a indagare insieme su una serie di omicidi e sveleranno il potere di due potenti società segrete di ispirazione massonica, che si dividono il controllo della città. Tra le due società è da sempre in corso una guerra, ma con il passaggio del secolo potrebbe arrivare l'occasione per una di queste di sconfiggere per sempre la rivale. Il romanzo riesce a rendere bene l'ambientazione e per la prima parte suscita abbastanza la curiosità, soprattutto perché vogliamo vedere come questa coppia malassortita (tra i quali si avverte subito una certa tensione romantica, ma mai troppo esplicita) porterà avanti le indagini sfidando nemici così potenti. Purtroppo però verso un terzo di romanzo il filo principale di perde, l'indagine viene praticamente abbandonata (anche perché non ci sono più omicidi) e la narrazione si sposta più sugli stessi vertici delle società segrete, di cui vediamo direttamente i piani. Il motivo princpale di interesse quindi viene a mancare, e anche quando torniamo ad Anita/Falco non sembrano così motivati e coinvolti dalle indagini, dato che passano mesi interi senza nessuno sviluppo e tutte le scoperte che fanno gli arrivano da personaggi terzi che gli rivelano le cose. Ci sono anche alcuni problemi strutturali, con diversi capitoli filler che non hanno impatto sulla storia, gestione dei tempi confusa, personaggi con reazioni poco coerenti e dialoghi poco credibili, e narrazione a tratti didascalica. Questi difetti si fanno via via più pesanti, anche perché appunto la curiostià iniziale viene a mancare e quindi proseguendo senza un vero stimolo si fa più caso alle imperfezioni. Il finale è un climax in cui i due protagonisti non sono nemmeno presenti (!!!) e che sfrutta un deus ex machina che "risolve" la situazione resettandola in preparazione del previsto volume 2. Per essere un romanzo di autori praticamente esordienti non è così male, perché là fuori si vedono cose davvero terribili, e questo per lo meno è leggibile. Però a mio avviso rimane un'opera ancora incompleta, che aveva bisogno di una revisione molto più approfondita prima di essere proposta al pubbico. Voto: 5/10

 

Infine un altro autore italiano, in questo caso pubblicato da Hypnos, che di base si occupa di narrativa weird/horror, ma in questo caso ha proposto qualcosa di inaspettato perché le Cronache della Val Lemuria di Cristiano De Micheli sono un libretto dal tono umoristico, che può essere considerato come una guida turistica a questa ipotetica valle persa tra le colline liguri. Nel libro troviamo alternati dei veri e propri testi da guida o di cronistoria dei paesini della valle, ad alcuni racconti ambientati negli stessi paesini. L'umorismo è quello parodistico e a tratti surreale che si potrebbe definire di stampo inglese, e per questo da una parte non è sicuramente adatto a tutti, dall'altro mi fa paragonare questo libro a una versione nostrana della Guida Galattica di Douglas Adams. A me ha fatto ridere tanto (soprattutto alcune note a fondo pagina, come quella sull'elenco dei volumi di prossima pubblicazione) e quindi è stato un ottimo modo di concludere l'anno. Voto: 7.5/10


Freetaly

Ci è voluto un po', qualcosa come dodici anni, ma batti e ribatti sono riuscito ad avere il mio primo racconto pubblicato in inglese. Ok, forse non conta perché in effetti è una casa editrice italiana, ma è comunque un bel traguardo. Anche perché Freetaly è per quanto è dato di sapere la prima antologia di racconti fantascienza italiana pubblicata in inglese di sempre. Quindi insomma non proprio una roba da nulla, dai. Fa piacere farne parte.

Il tutto parte da un progetto di Francesco Verso, che con la sua casa editrice Future Fiction da sempre si dedica a diffondere la scifi non anglofona, principalmente dal mondo verso l'Italia ma anche in altre direzioni, e stavolta dall'Italia verso l'estero. In questa raccolta quindi sono presenti i racconti di autrici e autori italiani di varia provenienza, con racconti per lo più già editi in italiano che sono stati tradotti per l'occasione. Tra i nomi presenti per esempio troviamo Vallorani, Quaglia, Farris, Vietti, De Santi, Teodorani, Conforti.



Il mio contributo all'antologia è Bad Parents, ovvero la versione tradotta di Cattivi genitori, che all'epoca era stato pubblicato in Spore, la mia prima raccolta. Ma visto che Spore è fuori catalogo da quasi dieci anni, questo libro è di fatto l'unico in cui sia possibile leggerlo (a meno che non chiedete a me una delle poche copie rimaste di Spore in mio possesso, ma perché mai dovreste?). Ho scelto di proporre questo racconto perché è uno di quelli in cui si sente maggiormente l'"italianità", fattore che non metto spesso nelle mie storie ma che invece qui era cruciale, e che quindi mi sembrava adatto per una raccolta di "storie italiane nel mondo".

Freetaly è acquistbaile in ebook e cartaceo da amazon e sul sito di Future Fiction.



Rapporto letture - Settembre/Ottobre 2022

Siano benedette le novelle perché in questi mesi ho avuto da leggere molti testi "per lavoro" che non sono pubblicati e/o di cui non posso parlare, quindi non ho avuto tempo per dedicarmi a letture più lunghe "per svago". Fortunatamente sono riuscito a infilare qua e là un paio di letture brevi che mi aiutano a mantere in media il mio body count dei libri letti nell'anno.

 

Il primo è qualcosa di davvero particolare, perché non mi sarei mai aspettato di trovare una biografia di un dj di musica elettonica contemporanea scritta da un'autrice esordiente italiana pubblicata da una casa editrice indipendente. Eppure questa Mariana Branca ha davvero scritto Non nella Enne non nella A ma nella S che è la storia di Nicolas Jaar raccontata da un suo amico d'infanzia e Wojtek l'ha davvero pubblicato e io l'ho davvero letto. Probabilmente non sapete chi sia questo Jaar ma se lo cercate qui nel blog vedrete che ogni tanto l'ho nominato, quando ancora parlavo di musica; ancora più probabilmente pur sapendo che questo tizio esiste non ve ne frega nulla e lo posso capire, ma io quando mi sono trovato davanti questo libro ne ho letteralmente mollato un altro che avevo scelto e ho comrpato questo invece (l'altro era sempre di Wojtek quindi non ho fatto danno a nessuna CE). Ora, io non so quanto di quello che viene raccontato qui sia veritiero, dubito che Branca abbia avuto modo di parlare per sei ore con Jaar o col suo amico per farsi raccontare che magliette indossavano, quale macchina guidvano e con quante ragazze sono usciti, però dagli episodi che racconta si capisce che la conocenza della scena elettronica degli anni 90-00 c'è, e siccome non mi era mai capitato di trovare una storia che si svolgesse in questo ambito, per me è stata davvero una lettura corroborante. È stato bello cogliere anche le citazioni all'interno del testo ai pezzi dello stesso Jaar, ho sentito quella sottile connessione segreta di quando si condivide un interesse molto settoriale, cosa che non mi succedeva da tempo, soprattutto per la musica. Il libro in sé non racconta niente di speciale, solo una serie di episodi di questi due ragazzi che sono cresciuti e hanno vissuto questa epoca in questo settore, con un approccio che non è cronachistico ma che dà l'impressione di essere proprio il racconto di qualcuno che era lì e quelle cose le ha vissute e amate. Onestamente non credo che possa essere un libro interessante per chi non conosce i personaggi e l'elettronica, ma indubbiamente si tratta di una scelta coraggiosa sia da parte dell'autrice che dell'editore, per cui l'ho apprezzato davvero tanto. Voto: 7/10

 

Creature dell'assenza è una delle novelle del primo blocco della collanta Tardigradi di Eris Edizioni, dedicata alla narrativa fantastica breve. Le autrici sono Gloria Bernareggi (ehi ho scritto il nome giusto!) e Sephira Riva, di cui avevo letto un racconto nell'antologia Oltre la soglia che mi aveva catturato subito e quindi ero curioso di provare anche questo, che mi sono letto durante un unico viaggio in treno (le circostanze di quel viaggio preferisco dimenticarle). Si può anche dire che questa storia sia ambientata nello stesso mondo del Raperonzolo fantasy dell'antologia, perché anche qui sono presenti creature fantastiche, ma si tratta di un mondo del tutto adiacente al nostro. La storia comunque è indipendente e quotidiana, e racconta di famiglia, perdita ed elaborazione del lutto. Un racconto delicato e struggente, che non si basa su azione e twist ma su una su una costruzione paziente e profonda dei personaggi. Voto: 7.5/10

 

Altra storia breve, altra collana di novelle, altra lettura rapida in treno, stavolta di uno dei primi racconti di China Miéville, pubblicato nei Cuspidi di Moscabianca. A Jake, con amore è un racconto postapocalittico ambientato a Londra dopo una fine del mondo indefinita e sfuggente. C'è qualcosa che si sfilaccia nel tessuto della realtà e il narratore non sa bene cosa sia e perché sia successo, solo che la gente inizia a sparire e nessuno sa perché e ci sono strane creature in giro che forse non ci sono davvero. Per essere un racconto di Miéville è del tutto accessibile, almeno nella forma, anche se il contenuto ha la sua buona dose di ermeticità, e ci si trovano dentro elementi che sono confluiti e riemersi in altre storie dell'autore, come La città e la città. Sicuramente da leggere per i fan di questo autore, per scoprire un suo lato quasi (quasi, ho detto) sentimentale. Voto: 7/10

 

Infine back to basics con un romanzo d'avventura di L. Frank Baum che ci ho messo un po' a capire essere l'autore del Mago di Oz. La chiave universale è successivo al suo grande successo ma ne riprende le caratteristiche di base, una storia di formazione di un ragazzo che si trova a ottenere i doni di un potente (e benevolo) Demone dell'Elettricità, grazie ai quali può viaggiare per il mondo e affrontare cannibali, pirati, re e scienziati. Curioso anche leggere quel paradigma razzista/imperialista che pervade il testo per il quale è normale che tutto ciò che non è Occidente sia considerato incivile e per un ragazzino di dieci anni non sia problematico uccidere centinaia di turchi, tanto in fondo sono musulmani, che problema c'è? Non è certo al passo con la sensibilità di oggi, ma le avventure e il messaggio di fondo rimangono comunque universali quindi rimane una lettura godibile, se si sa cosa aspettarsi da un romanzo per ragazzi di inizio novecento. Mi sento però di suggerire magari all'editore Clichy qualche sforzo in più per la copertina. Voto: 6.5/10