Premio N.A.S.F. 8

Se mai foste andati a spiare le mie pubblicazioni elencate nell'apposita pagina, avreste notato che sono presente in tutte le antologie N.A.S.F. (che sta per Nuovi Autori Science Fiction) dalla numero 4 in poi. Il N.A.S.F. è un concorso a cadenza annuale, organizzato dall'omonima associazione e curato da Massimo Baglione e Carlo Trotta, che selezionano i racconti pervenuti per ogni edizione e preparano il libro che viene pubblicato più o meno verso la fine di ogni anno. Il concorso è dedicato a racconti di fantascienza, ma ogni edizione ha un tema da rispettare, e nel tempo si sono succeduti temi come robot, alieni, noir, oopart, x-punk, sangue, polvere, tribute, e così via. Per questa ottava edizione, il tema era "mutazioni".

La lista dei selezionati di N.A.S.F. 8, rilasciata un paio di giorni fa, include anche la scelta del vincitore assoluto, che pare corrispondere all'autore di questo blog. Così, alla mia quinta partecipazione, sono stato proclamato vincitore del N.A.S.F.! Il racconto che è stato scelto come migliore è Il raccolto, che era già arrivato in finale al XIV Trofeo RiLL, in cui gli abitanti di un villaggio si preparano appunto per l'imminente raccolto, che però non consiste in una semplice mietitura dei campi.

Per il momento segnalo appunto il risultato ottenuto, nel giro di un mese circa dovrebbe essere pronta anche l'antologia che segnalerò a suo tempo. Stay tuned!

Coppi Night 04/11/2012 - Buona giornata

Se la settimana scorsa il tipo di comicità mi aveva soddisfatto, stavolta non sono stato così fortunato. Il ballottaggio finale vedeva confrontarsi questo film con un antitetico To Rome With Love, e a decidere tra i sei votanti è stata la monetina. Buona giornata è una delle classiche commedie a episodi, con più personaggi di cui si vedono sviluppare le storie che non hanno tra loro nessun collegamento, nella migliore tradizione dei film firmati Vanzina.

Come tutte le volte in cui mi trovo a dover forzatamente parlare di questo tipo di film, non voglio perderci troppo tempo per non dargli troppa importanza. Nel caso in esame, il film porta sullo schermo tutta una serie di attori, attorucoli, comici e personaggini del panorama televisivo italiano, dando a ognuno un ruolo da macchietta al limite del tollerabile. Dalla manager che non fa altro che ripetere la sua posizione, al tifoso fanatico e scaramantico, dal politico corrotto all'imprenditore truffatore. Le trame rispecchiano a loro volta una povertà di idee inguaribile: l'adultero che si fa sgamare e prova a salvare la situazione, il tifoso che si fa volontariamente fottere la fidanzata, l'imprenditore che tenta di salvarsi dall'ispezione della finanza, la manager che perde tutto e viene scambiata per clandestina, il padre di famiglia che viene disconosciuto dai propri figli. Niente di nuovo e nemmeno di divertente. Il tutto è talmente insapore che c'è bisongo pure di un narratore che illustra le situazioni iniziali. E non faccio riferimenti all'epilogo imbarazzante.

Incredibilmente, e mi costa dirlo, la parte più efficace è quella interpretata da De Sica, che impersona un nobile decaduto e senza soldi, che coglie tutte le occasioni per scroccare ma non vuole perdersi la bella vita a cui crede di avere diritto per via del suo titolo. La parte funziona perché l'attore è tutto sommato efficace nell'alternare la pretesa finezza nobiliare con le uscite burine, e il contrasto risulta gustoso, anche se alla terza gag si è già capito che andrà avanti così per tutto il tempo. Anche Abatantuono non è male nel suo ruolo di venditore di domotica, meno valido nelle scene familiari (ha pure il figlio gaaaaaay!!!). Gli altri nomi non li cito nemmeno perché non meritano attenzione. E visto che sono riuscito a spendere anche qualche parola in positivo, direi che posso facilmente chiuderla qui.

Futurama 7x09 - Free Will Hunting / Alla ricerca del libero arbitrio

Prima puntata della stagione 7 incentrata praticamente solo su Bender, mentre gli altri personaggi hanno un ruolo marginale. Avevamo già avuto la season premiere, The Bots and the Bees, ma lì la presenza del figlio e la sottotrama di Fry davano comunque spazio anche ad altri. In questo episodio invece, per buona parte della durata Bender è l'unico membro del cast principale ad apparire sullo schermo. Il titolo, che è una combinazione di Free Willy e Will Hunting, esprime bene l'idea di base dell'episodio: la caccia al libero arbitrio. L'enigma che viene posto infatti a pochi minuti dall'inizio, dopo che Bender si è iscritto all'università, l'ha mollata, si unisce a una banda di criminali, si fa strozzinare dalla mafia, si prostuisce per Hedonismbot eccetera, è infatti questo: i robot hanno o no un libero arbitrio? Le loro azioni sono spontanee, o sono soltanto una conseguenza della loro programmazione?

Lo spunto è estremamente intrigante, in particolare sollevato a questo punto della serie, in cui abbiamo visto Bender (e tanti altri robot) agire praticamente in maniera indipendente in qualsiasi contesto. Che cosa significa per un robot avere il libero arbitrio, e questa sua libertà è paragonabile a quella degli umani, se pure loro ne hanno davvero una? Si tratta di domande esistenziali di una certa profondità, a cui naturalmente non si cerca di rispondere in modo completo, poiché l'interesse diretto di Bender è molto più concreto: sapere se le sue decisioni sono autentiche o pre-programmate. La sua fissazione inizia dopo che, all'ennesimo processo di cui è l'imputato, viene scagionato proprio con il cavillo della sua impossibilità di "decidere" di compiere il male. Deciso (ironicamente) a scoprire come stanno le cose, si imbarcherà in una lunga ricerca, vagando per il pianeta robot Chapek 9, consultandosi con gli anziani e unendosi a una confraternita di robo-monaci. Qui scoprirà che tutti i robot sono potenzialmente dotati di libero arbitrio, ma che questo upgrade è possibile solo con l'utilizzo di una free-will unit che può essere installata... posto che esista. La sua invenzione e costruzione è infatti una leggenda persa da tempo, e non sarà facile risalire a chi può fornirne una (e chi sarà mai?).

Il tema conduce ad alcune interessanti implicazioni filosofiche. Il credo dei monaci robot per esempio, che pur sapendo di essere condizionati dalla propria programmazione, la accettano senza opporsi (anche perché non possono farlo) e vivono nella completa abnegazione di ogni deviazione. Anche gli anziani di Chapek 9 (che si erano già visti nella prima visita al pianeta nel corso della prima stagione) sono ben coscienti di essere condizionati nelle loro decisioni, ma al tempo stesso sono convinti che questo non le renda meno importanti: una sorta di fatalismo consapevole paragonabile a quello che si ottiene constatando l'immutabilità del tempo. D'altro canto, lo stesso Bender per tutto il corso della puntata non fa che prendere decisioni autonome, e anzi, quando chiede la collaborazione di Fry e Leela (proprio perché solo loro, in quanto umani, possono architettare dei piani imprevedibili), è poi lui a dirigerli secondo i suoi obiettivi. Il problema è quindi volontariamente lasciato in sospeso, e alleggerito da numerose ambiguità.

Tuttavia l'episodio, pur non essendo noioso, soffre di un certo squilibrio. Ovvero, la potenza dell'idea di base è fin troppo diluita dallo svolgimento, che consiste per tre quarti della puntata in un pellegrinaggio senza meta di Bender, intervallato da alcuni brevi incontri con personaggi che non sembrano dare risposte conclusive in nessun senso. La scoperta della "unità libero arbitrio" arriva troppo tardi, e così si ottiene che per tutta la durata Bender è andato alla ricerca di qualcosa di cui non conosceva nemmeno l'esistenza. Anche il finale appare improvvisato, ma in linea con le aspettative. Purtroppo pensare che un tema così forte sia stato in buona parte sprecato in questo modo lascia un certo amaro, per questo mi limito ad un voto: 5/10.



Miike Snow - Happy to You

Recensione musicale leggermente fuori fuoco rispetto ai generi che tratto di solito, tanto che potrebbe interessare anche a chi ascolta musica più mainstream di quella che si trova nella rubrica "suoni" di questo blog. Si parla di Happy to You, il secondo album uscito quest'anno del gruppo svedese Miike Snow (non è un refuso, le i in "Miike" sono proprio due).
 
I tre comopnenti di Miike Snow si muovono su un genere musicale difficile da definire. Cercando in giro troverete principalmente l'etichetta "indie", ma personalmente sapere che si tratta di musica "indipendente" secondo me non dà idea di cosa producano. Il loro è una sorta di electro/pop/rock, un genere ibrido che se da una parte ha una chiara ascendenza rock, per le basi e la centralità dei testi, dall'altro lato sviluppa anche una struttura e suoni propri dell'elettronica, con abbondanza di synth, distorsioni e percussioni, e riesce comunque a mantenersi su un livello di ascoltabilità alto. Alcuni loro pezzi sono electro/house in senso più proprio, ma di solito l'equilibrio tra le due compomenti è rispettato, e le canzoni risultano orecchiabili anche per chi non ama l'elettronica (o viceversa, per chi non ama troppo nemmeno il rock, che è il mio caso). I Miike Snow sono attivi più o meno dal 2007, e nel 2009 hanno pubblicato il loro primo album omonimo. Già allora, alcuni dei pezzi, poi estratti anche come singoli, hanno ottenuto un certo successo: da Animal a Black and Blue, da In Search Of (la versione alternativa di Remedy, realizzato in collaborazione coi Crookers) a Silvia. Proprio Silvia è la canzone con la quale li ho conosciuti (in effetti tramite un remix di terze parti), e da allora ho iniziato a seguire i loro sviluppi. Il gruppo ha ottenuto una certa visibilità a livello internazionale, e a confermarlo ci sono i numerosi remix che hanno ottenuto, anche da parte di nomi di rilievo come appunto Crookers, Felix Da Houscat, Sebastian Ingrosso, Tiga, Alex Metric e così via. A sua volta Miike Snow ha realizzato remix di altri autori tra i quale anche Depeche Mode.

Quest'anno, l'uscita di Happy to You ha confermato il successo ottenuto con l'album precedente. Le dieci tracce appartengono pressoché allo stesso genere, anche se si può notare che il tono complessivo è meno cupo rispetto a Miike Snow, dove pezzi come Silvia, In Search Of e A Horse is not a Home avevano un impatto ben più drammatico. Qui invece in generale le tracce sono più "leggere", con testi e arrangiamenti di ascolto più facile, ma non per questo banale. Tra i temi ricorrenti dell'album si trovano le percussioni utilizzate per creare una sorta di "marcia" che fa da base dei pezzi (come in Bavarian #1 e The Wave), i loop di piano che costituiscono l'ossatura di altre come Paddling Out e Devil's Work, e l'utilizzo più frequente di cori e ritornelli. Anche in questo caso, l'album è stato preceduto e seguito dall'uscita di singoli, che hanno dato un certo risalto a pezzi come Paddling Out, The Wave, Pretender, grazie di nuovo alla presenza di ottimi remix. Il successo dei Miike Snow è assicurato dall'attenzione che hanno ricevuto a livello mondiale, infatti i vari remix di gente del livello Sebastian Ingrosso, Dirty South (due dei compomenti degli Swedish House Mafia, che, piacciano o no, hanno in questi anni contribuito all'iperbole della loro cosiddetta "house") e Thomas Gold hanno fatto sì che il loro nome raggiungesse un pubblico sempre più ampio. Addirittura, Paddling Out è una delle canzoni inserita nella colonna sonora del gioco Fifa 13 uscito da poco, altro elemento che accrescerà la loro popolarità. Inoltre, proprio a partire da Paddling Out, i video dei singoli hanno iniziato a seguire un filone, che vede come protagonista uno strano personaggio chiamato Jean Noel (che si vede infatti anche sulla copertina del disco), un supposto esemplare di "uomo perfetto" creato a bordo di un'astronave con tecnologia vittoriana, aggirarsi per il nostro mondo per cercare di trovare una sua posizione. Dopo la sua genesi in Paddling Out, Jean Noel appare di nuovo in The Wave, Devil's Work e Pretender. L'attore accompanga anche il gruppo in tour, esibendosi sul palco e tra il pubblico durante i concerti.

Se l'album Happy to You è forse più commerciale di Miike Snow, l'essenza della musica composta dal gruppo non è comunque cambiata, e nel panorama attuale rappresenta sicuramente una delle più fonti di spunti più validi. In particolare, è interessante confrontare le versioni di studio con quelle live, e notare la vivida interpretazione di pezzi che assumono dimensioni ancora più ampie, grazie al sapiente uso degli strumenti elettronici che consentono di estendere le basi verso direzioni inaspettate. Per esempio, questa versione live di Silvia si trasforma in un viaggio strumentale davvero profondo a partire da 5:10, ma lo stesso disorso vale per molti altri pezzi di cui i video sono reperibili online. È facile pensare che i Miike Snow possano mantenere il buon livello delle loro produzioni e performance ancora per qualche anno, per cui vi consiglio di tenerli d'occhio. Purtroppo la possibilità di vederli esibirsi qui in Italia suppongo rimanga molto remota, perché sia mai che viene da noi venga dato spazio a degli artisti che utilizzano dei sintetizzatori!

Coppi Night 28/10/2012 - Il fuggitivo della missione impossibile

Quando nei precedenti report del Coppi Club mi lamentavo del fatto che le commedie che ultimamente stanno avendo successo avevano ben poco effetto su di me, posso aver dato l'impressione di essere un tipo serioso e glaciale, che non si lascia scappare un sorriso nemmeno di fronte a una battuta sulla merda. Sono quindi soddisfatto di poter parlare di questo film, e dimostrare così che non sono umoristicamente frigido, è che bisogna sapermi toccare nel modo giusto.

Il filone demenziale per cui Leslie Nielsen è rimasto maggiormente famoso (nonostante la sua carriera sia partita parecchio prima), a partire da L'aereo più pazzo del mondo fino ai vari Una pallottola spuntata e le numerose parodie, è a suo modo un genere a sé stante di film comici, difficile da riproporre senza cadere nel plagio (ci hanno provato con la serie di Scary Movie, ma lì il target era decisamente troppo teen), per lo stesso motivo per cui oggi non si possono più fare degli spaghetti western o al limite nemmeno roba alla Bud Spencer + Terence Hill (genere che non so se ha un nome ma di certo è molto caratteristico). Ne consegue che tutti quei film sono unici, e per godere della loro comicità non si può fare altro che continuare a guardarli, magari facendo aspettare abbastanza tempo da dimenticarsi le gag perché possano di nuovo risultare sorprendenti. Nello specifico, questo film (titolo originale Wrongfully Accused, ma ho mantenuto quello italiano per tradizione, visto che vedendolo da piccolo l'ho sempre conosciuto così) è l'apoteosi della parodia, infatti non riprende solo un film, ma contiene riferimenti a decine di prodotti cinematografici e televisivi. Elencare tutte le citazioni sarebbe impossibile, ma i riferimenti sono davvero ovunque e toccano opere come Star Warsi, Il padrino, Baywatch, Braveheart, Titanic, Charlie's Angels... e naturalmente anche Il fuggitivo e Missione impossibile. Ha poco senso riassumere la trama, che vede il personaggio di Nielsen accusato di un omicidio che non ha commesso, dietro al quale si nasconde un complotto internazionali di terroristi (l'iperbole è dichiarata e intenzionale), perché tutte le sequenze non sono altro che un pretesto per inscenare degli sketch, spesso solo visivi.

Come dicevo nell'introduzione, questo genere di film mi disarma completamente, e alle continue trovate di assurdità crescente e gratuita non riesco a contenermi, e non penso di esagerare dicendo che ho riso dall'inizio alla fine (uno dei membri del Club ha infatti commentato: "abbiamo riso più in questo film prima che finissero i titoli di testa che per tutto Project X"). Il punto è che non si tratta di gag particolarmente sagaci, ma talmente disarmanti che è impossibile rimanere impassibili. Sfido chiunque a non ridere per tutta la durata di questa scena:


Insomma, è raro che io mi dichiari soddisfatto da un film con intenzioni comiche (eccezioni nel Coppi Club possono essere Come ammazzare il capo..., Scott Pilgrim, Caruso Pascoski), ma questo viene promosso a pieni voti. Se poi si pensa che sicuramente nella traduzione italiana molti giochi di parole e doppi sensi vanno perduti, si ottiene che la versione originale deve essere assolutamente devastante.