Doctor Who 11x01 - The Woman Who Fell to Earth

E così ci siamo. Ci siamo presi tempo per riguardare indietro, ripercorrere la strada del Dodicesimo Dottore (sigh) e anche analizzare out-of-universe che cosa la lunga era di Steven Moffat ha apportato alla serie. Ma ora basta guardare indietro, è il momento di fare un passo in territori nuovi e inesplorati. New Doctor, new friends, new enemies, mi pare l'abbia promossa proprio così la BBC. It's about time.

Certo per questa inaugurazione della nuova gestione le aspettative erano alte. Fin da subito era importante che la conduzione di Chibnall mostrasse qualche differenza rispetto a quanto eravamo abituati negli ultimi anni. E da questo punto di vista, penso che ci sia riuscito. In certi casi per il meglio, in altri non così tanto.

Partiamo dalle note positive. The Woman Who Fell to Earth è una storia che arriva subito al dunque. Semplice e lineare, ma non si perde in eccessiva drammaticità laddove ci saremmo aspettati momenti più intensi. Tanto per fare un esempio: il Dottore è senza cacciavite sonico? Poco male, se ne costruisce uno. Un minuto e mezzo di montaggio musciale, ed ecco pronto il nuovo attrezzo. I companion? Letteralmente le prime persone che incontra dopo la sua caduta dal cielo: visti e presi. In passato per questi aspetti così "definenti" del Dottore si sarebbe calcalto molto di più l'accento, a sottolinearne l'importanza.

Il Dottore stesso (nota: continuerò a dire "Dottore" al maschile, anche se adesso è una Dottoressa; questo non per affermare qualcosa sulla sua identità di genere, ma perché sono abituato a vedere la serie in lingua originale dove "Doctor" non varia in base al sesso) non perde troppo tempo nella crisi post-rigenerazione. Qualche attimo di smarirmento, uno svenimento e una pennichella sul divano, e siamo pronti all'azione. Anche questa è una controtendenza abbastanza marcata rispetto alle ultime rigenerazioni, per le quali occorreva in genere un episodio intero prima di tornare operativi.

L'aspetto cinematografico della serie è notevolmente differente. C'è forse da considerare che quasi tutto l'episodio si svolge di notte, in vicoli, cantieri e magazzini bui, ma in generale le luci, le scenografie, la regia hanno un registro molto diverso. Non saprei dire se è migliore, non ne ho le competenze tecniche, ma per certi versi sembra qualcosa di più affine a una serie drammatica/thriller. Vedremo se la tendenza continua. In merito al reparto tecnico, anche le musica ha un teglio ben diverso, adesso che sono affidate al nuovo compositore Segun Akinola. Sonorità più elettroniche, più affilate, più eerie, in mancanza di adeguati equivalenti in italiano. Per quanto mi riguarda è un cambiamento estremamente gradito, peccato solo che per questo episodio non siano passati i titoli di testa e quindi non si sia sentito il tema aggiornato (anche se lo si può recuperare).

Passiamo ai nuovi protagonisti. Jodie Whittaker fa il suo dovere. È presto per poter fare paragoni, ma direi che in questa sua prima comparsa è riuscita quantomeno a piantare qualche indizio della nuova personalità del Dottore. Sembra un Dottore ottimista, propositivo, pronto ad agire. Sicurmente empatico, tratto che forse era un po' mancato ultimamente. Una sorta di amalgama tra il Quinto e il Quarto, per chi vuole divertirsi a trovare corrispondenze. Non posso affermare che l'interpretazione mi abbia particolarmente colpito (non mi aspetto che succeda più, dopo Peter Capaldi), ma ho notato comunque la volontà e la capacità di dare un'impronta nuova. Anche per i nuovi compagni forse è presto per tracciare un bilancio, anche perché sappiamo ancora ben poco su di loro: l'allieva poliziotta (non la prima che il Dottore si porta dietro), il ragazzo disprassico, il signore... normale. Se devo dire la verità, è proprio quest'ultimo, interpretato da Bradley Walsh ad avermi colpito di più quanto a interpretazione, in effetti anche più della Whittaker. Ma forse qui sono io ad avere una certa empatia per questo tipo di personaggi.

I punti deboli di questo episodio sono principalmente lo svolgimento della storia vera e propria. Prima di tutto, quando tutti gli spettatori della puntata commentano dicendo "Ah, vabbè, è come Predator" vuol dire che c'è un problema. Qui su Unknown to Millions non siamo sostenitori dell'originalità a tutti i costi (ne parlavamo giusto nel post precedente), ma in questo caso forse si è ecceduto fin troppo nell'appoggiarsi a un'idea di fondo ormai entrata nell'immaginario collettivo. Forse l'unico aspetto interessante a tal proposito è il fatto che il cacciatore alieno in questione è disposto a barare pur di vincere, e proprio su questo suo (inesistente) senso dell'onore il Dottore cerca di batterlo. Altro punto poco convincente è che il twist che permette di battere il cattivo arrivi come un deus ex machina svoltosi off-screen: "Ah, giusto, ho fatto questa cosa quando nessuno mi vedeva, e degli altri nessuno ne ha parlato finora perché sennò non ci sarebbe stata la sorpresa." Un po' cheap, e forse non il modo migliore di presentarsi. Qui su Unknown to Millions non siamo nemmeno sostenitori del twist a tutti i costi, quindi speriamo che non si cerchi sempre di spiazzare il pubblico con trucchi di così bassa lega.

Un'altra cosa che mi è mancata è il momento di "affermazione", in cui il Dottore appena rigenerato fa un passo avanti e dice "Io sono il Dottore." Ora, non deve essere letterale come quello di Matt Smith, ma certo è sempre un passaggio importante. In effetti Whittaker risponde proprio alla domanda dicendo "I'm the Doctor", dopo un breve discorso sull'autodeterminazione che funziona ance metatestaualmente, ma questa sequena non ha l'attenzione che forse meritava. Un po' per quello che dicevo all'inizio, una tendena a sbrigare i punti più tradizionali in modo rapido ed efficace, anche questo momento è passato troppo veloce, e un po' mi è dispiaciuto.

Ma in tutto quanto, l'aspetto forse peggiore della puntata è la morte totalmente fuori luogo e priva di conseguenze. Avevo intuito ben presto che l'amorevole nonnina non l'avrebbe scampata, perché la sua centralità nella puntata cozzava col fatto che non rientrasse tra i companion dichiarati. Vederla morire in modo stupido non mi ha sorpreso, ma mi ha comunque infastidito. Ma certo, non è la prima e non sarà l'ultima morte inutile in Doctor Who. Quello che però davvero mi ha irritato è che la morte della signora non sembra sconvolgere più di tanto né impattare su quanto succede dopo. Sì, facciamo il funerale, ma poi dai, c'è da ritrovare il Tardis. Mi ero aspettato che qualcuno, ad esempio proprio Graham che si era già mostrato recalcitrante a seguire il Dottore nella caccia al cacciatore, le rinfacciasse di aver portato alla perdita perfettamente evitabile di sua moglie. Invece tutti la prendono sorprendentemente bene, e da questo evento tragico non sembra nasere nessun conflitto.

Tutto considerato quindi, non proprio una partenza scoppiettante. Se devo dire la verità, mi è sembrata anzi la puntata post-rigenerazione meno coinvolgente di tutta la serie moderna. Ma non per questo penso che questa nuova stagione e questo nuovo corso saranno un flop. Le basi per fare qualcosa di innovativo e interessante ci sono, e sono disposto ad aspettare che si realizzino. Voto: 6.5/10

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