L'ultimo countdown to Futurama

Nonostante sia stata ormai confermata la cancellazione, o meglio la non-ripresa di una nuova stagione di Futurama su Comedy Central (che aveva adottato lo show dopo la sospensensione da Fox), c'è sempre da considerare che della stagione 7 è stata finora trasmessa solo la prima parte, e la "stagione 7/b" andrà in onda il mese prossimo, a partire dal 19 giugno.

Come per tutte le stagioni precedenti trasmesse da CC, il blog della rete ha iniziato un Countdownd to Futurama, con quotidiane anticipazioni, brevi clip, bozze e sneek peak vari. Il countdown è ospitato sul tumblr di Comedy Central, e parallelamente sulla pagina facebook dello show. Dalle immagini mostrate finora si può già scoprire che nei 13 episodi che ci separano dalla fine della serie vedremo ritornare alcuni personaggi risalenti anche alla prima stagione, come la scimmia Gunther, o il piccol Jrrr, o ancora verrà finalmente mostrato Sean, lo storico ex di Leela, e assisteremo al ritorno di Calculon, che era morto in The Thief of Baghead. Nei giorni da qui al 19 giugno arriveranno ancora nuove anticipazioni, quindi vi raccomando di seguire il tumblr di CC o la pagina fb di Futurama!



Nel frattempo, se siete rimasti indietro con gli ultimi episodi, ecco la lista di quelli della stagione 7/a, già recensiti su Unknown to Millions:

  • The Bots and the Bees: Bender ha un figlio con il nuovo distributore di bevande della Planet Express, e si ritrova poi da solo a dover crescere il piccolo robot.
  • A Farewell to Arms: una profezia marziana rivela l'imminente fine del mondo, e la popolazione cerca di fuggire sull'unica astronave disponibile, ma non c'è posto per tutti...
  • Decision 3012: alle nuove elezioni terrestri il Presidente Nixon viene contrastato da un nuovo candidato, sostenuto da Leela decisa a ottenere un drastico cambiamento della politica.
  • The Thief of Baghead: Bender diventa un paparazzo e ottiene una foto dell'attore più bravo della storia, ma scopre anche che in realtà si tratta di molto di più di un uomo con un sacchetto in testa.
  • Zapp Dingbat: i genitori (mutanti) di Leela si separano, e Zapp Brannigan inizia una relazione con sua madre, con estremo disgusto di Leela, che è convinta si tratti solo di uno stratagemma per arrivare a lei.
  • The Butterjunk Effect: Leela ed Amy si cimentano in uno sport di combattimento femminile, che le porta a diventare dipenendeti di un particolare nettare che conferisce loro maggiore forza.
  • The Six Milliond Dollar Mon: scandalizzato dalla sua stessa inefficienza, Hermes inizia a sostituire parti del suo corpo con innesti robotici, fino a mantenere ben poco di umano, mentre Zoidberg raccoglie i suoi "scarti" e ne fa un pupazzo da ventriloquo.
  • Fun on a Bun: alla versione aggiornata dell'Oktoberfest, Bender partecipa a un'esclusiva gara di cucina per la quale ha bisogno della carne di mammuth, mentre Fry viene dato per morto accidentalmente.
  • Free Will Hunting: Bender è deciso ad affermare la propria libertà dalla programmazione robotica e scoprire il segreto del libero arbitrio.
  • Near Death Wish: Fry in cerca di "famiglia" conosce i genitori del Professore, ma si scopre che questi ha un pessimo rapporto con loro per via di quanto è accaduto durante la sua infanzia.
  • Viva Mars Vegas: Zoidberg diventa temporaneamente miliardario (e invisibile), ed Amy organizza un piano per togliere di mano il casino dei Wong alla mafia.
  • 31st Century Fox: Bender prende parte alla caccia alla volpe, ma si oppone alla tradizione quando scopre che la volpe è un innocente robot-animale.
  • Naturama: i personaggi vengono trasposti in forma animale in tre documentari sui salmoni, le tartaruge giganti e gli elefanti marini.

Coppi Night 19/05/2013 - Sucker Punch

L'avevo detto, un paio di settimane fa, che mi ero stancato di filmetti dimmerda, in particolare le commediole italiane, e la mia opposizione ha già trovato conferma la settimana scorsa con la proiezione di Looper e se l'è cavata bene anche stavolta, ma c'è anche da considerare che ero io a fare da Anfitrione e tutti i film da me proposti avevano a loro un modo un certo livello di "profondità".

Ora, in effetti, Sucker Punch, di cui avevo sentito parlare ma non avevo ancora visto, può apparentemente sembrare tutt'altro che profondo: nel senso, c'è un gruppo di sgualdrinelle, che di fatto fanno le ballerine/prostitute e una di queste pare sia parecchio dotata nel ballare e si costruisce tutta una serie di fantasie mentali che comprendono missioni alla Wolfenstein vs CoD vs Skyrim. Quindi, a prima vista, è tutto basato proprio sull'aspetto spettacolare delle cose, che siano le ragazze o i nazisti-zombie o le draghesse, e allora c'è ben poco da approfondire.

Tuttavia, credo che, nonostante l'apparenza volutamente kitsch delle ragazze truccate e lustrate, e dei mostri e delle armi che sfoderano nel corso delle loro "missioni", si possa davvero trovare un altro livello di lettura di questa storia. Non sono il tipo che va a cercare per forza i significati nascosti e metaforici, che coglie gli ermetismi e vede in ogni dettaglio un riferimento astruso, ma qui credo che il gioco sia abbastanza chiaro. Quello di Babydoll (e già il nome dovrebbe suggerire qualcosa) è un sogno all'interno di un sogno, ma non nello stesso modo in cui questo avviene in Inception, né come semplice scappatoia per mostrare delle vicende improbabili "perché tanto è un sogno". A ben vedere, le uniche parti "reali" di tutto il film sono l'inizio e la fine, e tuto il resto deriva dall'immaginazione della ragazza, forse un tentativo di fuggire dalla spietata realtà che la attende, ma non si tratta soltanto di fantasie, perché quello che lei "sogna" è in qualche modo una trasposizione alternativa di quello che le sta davvero accadendo intorno. Perciò, la drammaticità della sua condizione viene coperta con una patina sbrilluccicosa e frenetica, con la danza e i combattimenti (che mi hanno ricordato, per la struttura e i toni, quelli di Scott Pilgrim vs The World, che già avevo gradito molto).

E poi, a dirla tutta, non c'è proprio niente di male se, nel frattempo, si vedono robot e orchi, samurai giganti e mecha steampunk, oltre chiaramente a cosce e tette! Quindi il film, contrariamente alle mie stesse apsettative, risulta pienamente promosso, e potrà piacere anche a chi non se la sente di fare tutta questa ulteriore analisi meta-visuale in cui mi sono impegnato io.

Jeff Somers - La serie di Avery Cates

Uno dei maggiori pregi della fantascienza è che non rappresenta solamente un genere di per sé, ma è anche un "meta-genere", un modo di raccontare delle storie che, per temi, toni e struttura, possono appartenere a generi tradizionalmente diversi. Per fare qualche esempio illustre, molti dei racconti di Asimov, e in particolare le sue storie di Elijah Baley e Daneel Olivaw, non sono altro che dei gialli di ambientazione fantascientifica. Lo stesso si può dire di molte altre opere, letterarie o cinematografiche, famose o misconociuste, che sono in sostanza una trasposizione di idee fantascientifiche su modelli già preesistenti.

La serie di Avery Cates si colloca appunto in questo filone. I cinque romanzi scritti da Jeff Somers tra il 2007 e il 2011 raccontano di un futuro distopico non troppo lontano, in cui alcuni temi tipici del cyberpunk sono esaspetari fino a dare origine a un mondo brutale nei quali i personaggi si muovono inseguendo i loro più abietti scopi personali, anche quando questi sono in contrasto con quelli degli altri o del mondo intero. Si tratta quindi, al di là degli elementi sf (che illustrerò in seguito) di una serie pulp, che mostra principalmente assassini, pistole, inseguimenti, tradimenti, giochi di potere. Tanta violenza, humor nero, e una volgarità estrema (la parola "fuck" nelle sue variazioni compare oltre 2500 volte nel corso dei libri). Per dare un'idea di massima dello spirito della storia: avete visto il film Crank con Jason Statham? Quello in cui lui deve correre continuamente perché gli è stato iniettato un veleno inibito dall'adrenalina, e nel poco tempo che gli rimane pensa solo a vendicarsi di chi lo ha incastrato. Ecco, prendete quello, aggiungeteci robot, innesti cibernetici, poteri psi, il collasso di tutti i governi mondiali e l'estinzione dell'umanità, e ci siete.

I cinque libri che compongono la saga sono, nell'ordine: The Electric Church, The Digital Plague, The Eternal Prison, The Terminal State, The Final Evolution. Di questi, solo i primi due sono stati tradotti in italiano e pubblicati su Urania come La chiesa elettrica e La peste digitale; era stato promesso che la sere sarebbe stata completata, ma sono passati diversi anni e non se n'è saputo più nulla... quindi io me li sono ricercati nella versione elettronica originale.

Il protagonista è proprio questo Avery Cates, un sicario di alto livello, che all'inizio di The Electric Church viene assoldato per fare fuori un personaggio piuttosto particolare: Dennis Squalor, il fondatore della Chiesa Elettrica. La Chiesa Elettrica, come viene ampiamente illustrato sul sito dedicato, è un movimento pseudoreligioso che si prefigge semplicemente di garantire l'immortalità a tutti i suoi seguaci. Ma a differenza delle altre religioni, la sua immortalità è del tutto terrena: infatti gli adepti vengono sottoposti a un'operazione che asporta loro il cervello e lo innesta in un corpo meccanico dalla vita virtualmente infinita, e diventano così dei Monaci, una sorta di cyborg dediti al proselitismo. A quanto pare però Squalor e il suo progetto non sono troppo simpatici a chi comanda il Sistema, e in particolare a Dick Marin, il Direttore degli Affari Interni della Forza di Sicurezza del Sistema (System Security Force, SSF), e quindi Cates viene scelto per toglierlo di mezzo. Messa insieme la squadra, con un Techie, un Pusher e gli altri elementi necessari, il sicario parte con la missione, ma oltre a combattere contro i Monaci dovrà vedersela anche con i System Pigs (il vezzeggiativo con cui sono chiamati gli agenti della SSF) per i quali è pur sempre un ricercato. Alla fine Squalor viene eliminato, ma non senza un'infinita serie di complicazioni e sorprese, e Cates intasca i suoi soldi. In The Digital Plague, che inizia qualche tempo il precedente, Avery si sta godendo il suo patrimonio quando un morbo mortale inizia a diffondersi in tutto il mondo. In seguito, il protagonista scopre che la diffusione della malattia dipende proprio da lui, un regalo che gli è stato fatto da alcuni vecchi compagni di avventure, e si confronta quindi con il doppio obiettivo di fermare l'infezione e vendicarsi, mentre i Monaci sono in rivolta e la gente continua a morirgli intorno... senza purtroppo rimanere del tutto morta. Alla fine del libro, quando tre quarti della popolazione mondiale è morta per la Peste, Janet Hense, un capitano della SSF, spedisce Avery nel carcere di Chengara, dove si presume che passerà il resto della sua pur breve vita. The Eternal Prison inizia proprio con l'assassino fuggito da poco dalla prigione, e la storia procede inizialmente su due binari paralleli, raccontando da una parte del suo piano di evasione (per la verità, il piano di altri personaggi incontrati all'interno della prigione), e dall'altro del nuovo contratto che gli viene proposto da Cal Ruberto, il comandante dell'esercito del Sistema (System of Federated Nations Army, SFNA), che sta preparando una guerra civile globale contro la SSF, ora che Dick Marin ha acquisito troppo potere per sé. In questo terzo libro le cose si fanno veramente complesse, visto che buona parte dei System Pigs viene trasformata in avatar, ovvero androidi su cui viene impressa la personalità digitalizzata degli agenti "di carne", che risultano quindi molto più forti e virtualmente immortali. Inoltre Cates si ritrova per errore alcuni ospiti indesiderati all'interno del suo cervello, e così le voci di Dick Marin, Dennis Squalor e una Sottosegretaria del Sistema artefice dell'Unificazione lo tormentano con i loro consigli non richiesti. La missione si rivela piuttosto complicata, perché adesso Dick Marin non è più una persona ma un'intera città, e prima che possa riuscire ad eliminarlo Cates viene distratto da altre priorità, rivelazioni e controcomplotti. Alle fine deve accontentarsi di risolvere parte dei suoi problemi "personali", e si rifugia in una remota cittadina sperduta nel deserto, deciso a farsi i fatti suoi. Lo ritroviamo qui all'inizio di The Terminal State, intento a pianificare la vendetta contro chi lo ha manovrato e tradito all'interno di Chengara, quando il suo villaggio viene poi rastrellato dalla SFNA che cerca nuovi soldati da coscrivere per proseguire la guerra civile contro gli avatar della SSF. Cates viene sottoposto a un'operazione di "potenziamento" che lo dota di Aumenti, innesti cibernetici di cui sono dotati tutti i soldati che lo rendono più forte e veloce, oltre a porlo sotto il controllo del suo comandante, che dispone di un telecomando che può fargli esplodere il cervello in qualsiasi istante. Dopo l'operazione Avery viene poi venduto proprio a Canny Orel, il leggendario Gunner di cui avrebbe dovuto vendicarsi, e questi gli assegna una nuova missione: andare a recuperare il God Augment, un innesto neurale inventato da un Techie, in grado di concedere al suo portatore tutti i poteri psi conosciuti, e non solo. Con i suoi due nuovi compagni, Cates si mette in viaggio verso Hong Kong, e lungo il percorso deve confrontarsi con diverse fazioni di avversari: SSF, SFNA, gli Angeli (una setta di Psionici convinta di essere il nuovo gradino dell'evoluzione) e gli SPS (Superstes Per Scientia, un gruppo di Tecnici intenzionato a preservare la tecnologia in previsione dell'imminente collasso della civiltà). Dopo una serie di scontri, proprio ad Hong Kong Avery ottiene la rivelazione finale che lo mette di nuovo in pericolo, e viene infine trovato dalle forze della SFNA che lo sentenziano a morte per diserzione. Lasciato (di nuovo) per morto alla fine del libro, in The Final Evolution si scopre invece che è riuscito a salvarsi, e in un mondo ormai in rovina, dove il Sistema non esiste più (anche Dick Marin è stato completamente nuclearizzato), e i resti della SFNA giocano a fare i baroni feudali, ha ripreso a fare il sicario, pur continuando a pianificare la sua vendetta. Scoperto il nascondiglio di Orel, si prepara a raggiungerlo, ma viene di nuovo intercettato, stavolta da un vecchio amico dei tempi di Chengara, che ora è tra i leader della SPS, e gli spiega che, con la scomparsa di Dick Marin, tutti gli avatar stanno per disattivarsi, ma che essi rappresentano l'unica salvezza per l'umanità, sull'orlo dell'estinzione a causa della mancanza globale di nuove nascite. Alleandosi temporaneamente con Janet Hense, la nuova Direttrice degli Affari Interni, Cates e la sua squadra partono per cercare i codici di sicurezza necessari a mantenere attivi gli avatar di tutto il mondo, detenuti dalla stessa persona che lui stesso sta cercando da anni, e che, putacaso, è riuscita infine ad ottenere anche il God Augment, e reinstallarsi nella scocca di un Monaco. Il confronto finale avviene a Chengara, e da questa battaglia non dipende solo la sorte di Cates, ma quella di tutta l'umanità.

Da questo breve (se si considera che ho parlato di cinque libri!) riassunto si intuisce che la storia è ricca di azione e colpi di scena, anzi, quasi ogni capitolo si conclude con un twist che viene poi illustrato nel capitolo successivo. Il mondo descritto da Somers è, fin da The Electric Church, malato, in rovina, dominato dal Sistema, un organismo sovranazionale che ha forzato un'Unificazione di tutte le nazioni, ma che di fatto esercita solo un controllo repressivo e violento tramite le forze della SSF. In seguito la situazione peggiora con la Peste e la guerra civile, e alla fine di The Final Evolution c'è rimasto davvero poco della civiltà illustrata all'inizio della serie. Avery Cates è chiaramente un antieroe, un personaggio negativo che pure conserva una sua etica, e in più di un'occasione esita a uccidere persone che giudica in qualche modo "innocenti", anche se spesso si trova costretto a dover usare le armi anche quando non vorrebbe. Oltre a lui, si trova anche una schiera di personaggi ricorrenti, come Dick Marin, Dennis Squalor, Canny Orel, Janet Hense, Ezekiel Marko, Wa Belling, Grisha, eccetera. E come in un RPG, esistono anche delle "classi" che definiscono la tipologia, le caratteristiche e il ruolo dei personaggi: abbiamo ad esempio i Monaci, robot con un cervello umano, ignari del loro destino; i System Pigs, violenti e corrotti, che rappresentano il "nemico standard" che in seguito riceve l'upgrade ad avatar; i Techies, che sono in sostanza gli hacker in grado di penetrare gli onnipresenti sistemi informatici; gli Spooks, individui dotati di poteri Psionici, che si distinguono essenzialmente in due gruppi: Telecinetici e Pusher (in grado di entrare nella testa delle loro vittime e comandarle a distanza); i Gunner, gli assassini, la classe a cui appartengono lo stesso Cates e la sua nemesi Canny Orel. Grazie a questa suddivisione, che naturalmente conserva una sua elasticità a seconda delle necessità della trama, si ottiene una specie di "mitologia" che dà una maggiore profondità alla storia, introducendo il lettore in un contesto che sembra già consolidato.

La scrittura è frenetica, e se anche in alcuni momenti il protagonista, che narra in prima persona, si lascia andare ad alcune riflessioni, queste non durano mai abbastanza da annoiare il lettore. La storia procede spedita, senza tregua, con tanto sangue, inseguimenti e scontri, e ogni dieci pagine una nuova minaccia di morte che arriva da una direzione diversa. Alla fine di ogni libro poi è inserita un'appendice, spesso un documento scritto da qualche personagigo secondario, che concede uno sprazzo del mondo visto da una prospettiva diversa da quella del sicario che si trova sempre al centro dell'azione. Di tutti e cinque i libri, forse l'unico sottotono è The Digital Plague, in parte perché il plot della Peste sembra incastrarsi forzatamente dopo quello lasciato in sospeso con The Electric Church. Al contrario, The Eternal Prison è forse il più avvincente, grazie soprattutto alla struttura non lineare della prima parte e a una serie paricolarmente azzeccata di sorprese in sequenza, che ne fanno un libro che non concede davvero un attimo di respiro. The Final Evolution rappresenta poi una conclusione epica, con il ritoro in scena di tutti i personaggi incontrati durante la serie, o almeno quelli ancora vivi (e in qualche caso anche quelli già morti). La fine, amara e spietata, è perfettamente in tono con il tenore mantenuto da tutta la serie, per cui, anche se a volte alcune delle "coincidenze" appaiono leggermente forzate, in conclusione ci si può ritenere soddisfatti.

Pertanto, la serie di Avery Cates costituisce una lettura davvero intrigante. Tanto per chi ama l'azione che per i nostalgici del cyberpunk, per chi cerca le distopie e chi invece ama i film fracassoni con pistole ed esplosioni. Indipendentemente dalla propensione alla fantascienza, dato che i concetti qui utilizzati (principalmente derivati della cibernetica) non hanno certo un perfetto rigore scientifico, si tratta di storie che si leggono con voracità e gusto, e inducono un macabro e incofessabile piacere per la violenza (spesso gratuita) su cui si fondano. Quindi fatevi avanti e scoprite Avery Cates, Destroyer of Worlds. Fucking hell.

Nel nome del Dottore: commento al season finale di Doctor Who

Anche io sono "Il Dottore". Oltre ai vari altri moniker con cui sono conosciuto in giro, c'è anche gente che mi chiama così, davvero. L'origine del nome si perde ai tempi della mia laurea ed è in parte dovuta alle ingenti dosi di prosecco con le quali mi sono riempito, che mi incoraggiavano a ostentare il mio appena acquisito titolo accademico. Questo tanto per precisare che se scrivo questo post è perché mi sento in qualche modo personalmente legato al tema in questione.

Per questo e per un'altra ragione. Per la frase:

The name you choose is like the promise you make

Queste parole pronunciate dal Dottore nel finale di The Name of the Doctor, season finale della settima serie "moderna" di Doctor Who, hanno per me un valore immenso, e pertanto mi sento in dovere di difenderle.

Pur seguendo Doctor Who da diversi anni, non ne ho mai parlato prima sul blog, principalmente perché sul web ci sono centinaia di siti, forum, portali e blog che ne parlano più puntualmente e approfonditamente di me, per cui il mio contributo sarebbe pressoché nullo (mentre invece si parla troppo poco di Futurama, soprattutto in Italia, e allora sono a fare lo sforzo di raccontarvelo).  Faccio oggi un'eccezione perché, al di là di cosa si può pensare dell'ultima stagione dello show, o di questo episodio in particolare, credo che il tema di fondo che emerge dal finale sia davvero importante. Se non seguite la serie molti riferimenti vi saranno oscuri, ma penso che potrete comunque seguire il senso ultimo del post.


Spoiler alert: da qui in poi parlo apertamente del season finale, quindi se non l'avete visto, guardatelo e poi tornate.


Molti fan di Doctor Who hanno criticato l'impostazione di questa ultima stagione, e ci sono moti di scontento da più parti anche per l'ultima puntata. La colpa principale viene attribuita a Steven Moffat, headwriter della serie dalla quinta stagione in poi, ritenuto troppo impostato sulla sorpresa-a-tutti-i-costi, attento più ai cliffhanger che alla trama e alla continuità della serie. In generale, credo di poter comprendere questo atteggiamento: Moffat infatti si prende una notevole libertà nell'inserire nuovi elementi centrali e farne il punto di svolta delle sue storie: basta pensare a River Song, i Silence, i nuovi Dalek, Clara. A molti fan, soprattutto quelli di vecchia data, affezionati alla serie "classica" (quella iniziata nel 1963) questo approccio non piace, perché giudicato irrispettoso della tradizione dello show.

A questo proposito, credo che vada fatta un'importante considerazione. Doctor Who non è mai stata una serie che puntasse alla coerenza interna. Per la sua stessa origine, non c'è mai stato un "arco narrativo", una storia dietro la storia univoca e inattaccabile, da svelare passo per passo. Tutt'altro! Da un po' di tempo, ho iniziato a seguire proprio i vecchi episodi, quelli che iniziano con William Hartnell (sono attualmente arrivato al 1972, con il Terzo Dottore interpretato da Jon Pertwee), e ho potuto verificare direttamente con quanta leggerezza, proprio e soprattutto nella serie classica, la continuity viene stravolta. Per fare un esempio: all'inizio non c'è niente che faccia pensare che il Dottore non sia un umano, niente più di un geniale scienziato pazzo. I Time Lord in quanto "razza aliena" fanno la loro comparsa solo nell'ultimo episodio della sesta stagione della serie, con il Secondo Dottore. Oppure: i Dalek vengono inzialmente presentati come capaci di muoversi solo grazie all'elettricità statica presente nella loro città; in seguito questo particolare viene dimenticato. I Cybermen cambiano aspetto a ogni successiva comparsa sullo schermo (pure se queste avvengono in epoche completamente diverse). Il nome TARDIS viene inzialmente presentato come un acronimo inventato da Susan, nipote del Dottore, ma in seguito anche il Master usa questo nome. Eccetera eccetera. Questo per chiarire che l'introduzione di nuovi elementi, e la retconizzazione (l'inserimento di nozioni che riscrivono a posteriori la continuità della storia) non è affatto una novità né un tradimento dello spirito della serie.

Ora, tralasciando altri aspetti come i Whispermen (che mi sono parsi piuttosto inutili, tanto valeva rimettere in gioco i Silence), il ruolo di Clara, lo "spettro" di River Song eccetera, quest'ultimo episodio introduce un importante nuovo elemento all'interno della saga: la presenza di un nuovo Dottore, una rigenerazione passata dimenticata, che non entra nel computo dei Dottori e lascia quindi invariata la posizione dell'attuale Matt Smith come Undicesimo. Il fatto che John Hurt sia il "vero" Nono Dottore è stato pressoché confermato, ed era comunque intuibile. Tuttavia, a chi protesta che questa novità sia incoerente e forzata, oltre a tutto il pappone di qui sopra, credo vada ricordato un fatto importante. Quel "il nome che scegli è la promessa che hai fatto" non è solo una frase ad effetto per giustificare un plot twist inspiegabile, ma un punto davvero centrale della storia, e della mitologia, di tutto Doctor Who. Bisogna infatti considerare che molti Time Lord, in particolare quelli "rinnegati" che sono fuggiti dal loro pianeta, si scelgono il proprio nome: abbiamo il Dottore, il Master (non dico "Maestro" all'italiana, fa troppo schifo), il Monaco, la Rani. E appunto, il loro nome non è un nome, ma un titolo, che quindi contiene una implicita dichiarazione d'intenti. Una promessa.

Sarà che ho la stessa fissazione (paranoia?), ma un nome è davvero importante, fondamentale. Quando assegniamo un nome a una cosa, gli conferiamo consistenza, lo rendiamo vivo. Personalmente è una cosa che sento tantissimo nell'assgnare i titoli ai miei racconti, e pure i nomi ai personaggi in essi contenuti. A volte, e non sto scherzando, passo intere ore a fissare lo schermo, o passeggiare per le stanze, in cerca del giusto nome, e non sono letteralmente in grado di procedere finché non l'ho trovato. Ecco perché sento tanto questo tema: il vero nome del Dottore, che sia Giuseppe Tirabuoni o Alex Rutherford, o anche Gesù Cristo di Nazareth, non è il punto. Il suo nome, quello che ha scelto, è Il Dottore, e quella cronologica nona reincarnazione della sua persona ha tradito la promessa, e pertanto non è un Dottore. Poi, certo, alla fine la scritta ci presenta "John Hurt as The Doctor", ma questa è un'aggiunta meta-testuale, serve a far capire al pubblico che sì, quello lì è una versione dello stesso personaggio interpretato da Matt Smith, e tutti gli altri prima di lui. 

Inoltre, sempre per chi ritiene che questa aggiunta sia una sovrimposizione della volontà Moffatiana, bisogna comunque ricordare che questo Nono-non-Dottore si collocherebbe cronologicamente nel gap tra il film del 1996 e la ripresa della nuova serie nel 2005. Per cui, di fatto, visto che non è mai stata mostrata la rigenerazione tra Paul McGann e Christopher Eccleston, non c'è davvero niente che viene retconizzato. La Time War che, nella storia intercorsa "segretamente" tra l'Ottavo e il presunto Nono Dottore, e che ha cancellato dall'esistenza i Time Lord, non è mai stata mostrata, ma solo riferita, per di più dal Dottore stesso (e in misura minora dal Master). Per cui, voler raccontare quella parte, che nessuno ha ancora scritto, e introdurvi un nuovo personaggio, non è affatto una riscrittura della continuity, anzi, è un prezioso arricchimento.

Ecco perché, indipendentemente dai gusti, questa nuova svolta non si può considerare uno dei tanti capricci del nuovo showrunner Moffat, adorato da tanti e odiato da tanti di più. Doctor Who quest'anno compie cinquant'anni, pur se con alcune interruzioni. È una durata impensabile per uno show televisivo, tanto più se di fantascienza, e basato quindi sulle idee, che devono essere nuove e fresche. Riuscire a mantenere vivo e vitale uno show così vecchio è un'impresa tutt'altro che banale, e richiede necessariamente alcuni sacrifici. Per cui, anche se io stesso non sono del tutto soddisfatto della "nuova gestione" della serie, ritengo che il plot twist della rigenerazione perduta sia uno dei migliori, più avvincenti e significativi mai introdotti nella serie. Poi, chiaramente, ci sarà tutto il tempo per buttare nel cesso questa ottima idea. Ma da qui a novembre, possiamo ancora sperare che la storia che ne verrà fuori sia davvero grandiosa.

Skan Magazine n. 9

Nuova segnalazione della presenza di un mio racconto sul nuovo numero della rivista Skan Magazine. Sul numero 9 del mese di maggio, nella rubrica a me intitolata "Being Piscu" comparirà il racconto Deflazione, in passato già apparso nella raccolta Il senso della vita delle Edizioni Scudo.



Come nei casi precedenti, ricordo che Skan Magazine, che contiene articoli e racconti da tutto l'underground letterario italiano, è scaricabile gratuitamente in vari formati, o visualizzabile direttamente online, o ancora disonibile in versione cartacea tramite Lulu.