Rapporto letture - Novembre 2015

Forse per la prima volta da quando ho iniziato a compilare i rapporti letture mensili su questo blog, mi trovo a dover parlare di un "rapporto lettura", al singolare. Perché ad ottobre sono riuscito a leggere (o almeno, a terminare) un libro solo. Ma visto che stiamo parlando di Christopher Priest, non vedo nessun problema a dedicare un intero post al suo libro.


Ho già accennato in precedenza che Priest sta diventando uno dei miei autori di riferimento, e che piano piano ho intenzione di assorbirne l'intera opera. Dopo The Prestige (bello), The Adjacent (immenso) e Inverted World (straordinario) sono passato quindi a The Islanders.  Forse, lo ammetto, non ho azzeccato del tutto la scelta su quale leggere dopo gli altri, perché The Islanders è un libro complesso, che richiede una notevole concentrazione da parte del lettore e forse una conoscenza più approfondita delle altre produzioni dell'autore. Il libro infatti è una sorta di guida turistica del Dream Archipelago, un vastissimo complesso di isole che ricopre tutta la zona equatoriale di un mondo immaginario da Priest, in cui l'autore ha ambientato molte delle sue storie. La guida è presentata fin dall'introduzione per quello che è, e troviamo "voci" per molte delle isole (non tutte, ma nessuno sa quante siano in totale) disposte in ordine alfabetico. Solo che quello che raccontano non è in ordine. Per alcune isole viene descritto appunto l'aspetto turistico, con l'indicazione di attrattive, tipo di cucina, valuta in corso eccetera; per altre invece ci sono informazioni più approfondite, ad esempio in merito a illustri personaggi originari di quel posto, o importanti avvenimenti che lo riguardano; per altre ancora viene presentata una storia che si svolge lì, senza praticamente dire niente della conformazione del posto. Inizialmente può sembrare un insieme disomogeneo e casuale, come se l'autore si fosse limitato a mettere insieme una serie di testi scritti per scopi diversi. Ma procedendo nella lettura (da metà in poi), si iniziano a scorgere collegamenti. A volte una singola frase inserita novanta pagine prima si riallaccia a quanto si legge dopo, e fornisce una visione d'insieme sempre più ampia. Può sembrare che non ci siano storie e personaggi, ma questi emergono lentamente, prima come voci enciclopediche e poi (prima ancora di rendersene conto), ne stiamo leggendo la storia in prima persona, e dopo ancora la stessa storia vista da un'altra prospettiva. Ci sono alcuni eventi-chiave che costituiscono un vago arco narrativo, come la morte di un mimo durante una sua esibizione di cui, pezzo per pezzo, ricostruiamo l'intero svolgimento. E i personaggi ricorrenti vengono via via plasmati, acquisendo dimensioni sempre maggiori, ma c'è bisogno di tantissma attenzione per poter seguire questo percorso. Per questo The Islanders non è facile, ma costituisce probabilmente un punto di raccordo per l'inter produzione di Priest, e forse letto con un background più ampio del mio (ho trovato solo un riferimento a Prachous, l'isola in cui si svolge l'ultima parte di The Adjacent) è possibile tracciare una mappa del Dream Archipelago, anche se mappe vere non ne esistono ed è impossibile tracciarne. Non è facile nemmeno assegnargli un voto, ma ritengo di potergli assegnare un voto 8/10 per la profonda immersività e l'immenso world building che ci sta dietro.

Doctor Who 9x12 (season finale) - Hell Bent

Mi sono sbagliato. Nel commento a Face the Raven, l'episodio che vede la morte di Clara, ho commesso un errore di valutazione. E non intendo il fatto che Clara sarebbe ritornata nel finale, tecnicamente ancora morta ma più che in salute: questo errore l'hanno fatto tutti, nessuno pensava che sarebbe tornata davvero (anche se erano passate alcune immagini di Clara nel ristorante, ma si pensava più a un rapido cameo). Il mio errore è stato pensare che la morte improvvisa e impietosa di Face the Raven fosse in qualche modo una sorta di punizione in termini dello show nei confronti di Jenna Coleman. No, i piani erano ben altri.

Nel corso della precedente stagione, quando la presenza di Clara si è fatta sempre più centrale e totalizzante, alcuni fan infastiditi hanno iniziato a dire che la serie non era più Doctor Who, ma era diventata Clara Who. Moffat lo sapeva bene, e per questo il season finale è davvero un episodio di Clara Who, e lo stesso titolo della serie viene pronunciato proprio dal Dottore nella sequenza finale.

Ma partiamo dall'inizio. Dopo il tour de force di Heaven Sent, il Dottore è uscito dal confessionale (senza confessarsi) ed è approdato su Gallifrey. È incazzato, parecchio incazzato, e vuole parlare con chi ha causato il suo imprigionamento, la tortura di quattro miliardi e mezzo di anni, e soprattutto la morte di Clara. Abbiamo il tempo di qualche piccola strizzata d'occhio: la capanna nel deserto dove il Dottore si nascondeva da piccolo (visto in Listen) e a cui è ritornato durante la Time War, il tema musicale di The End of Time, e la presenza di Rassilon stesso, il leggendario fondatore della civiltà dei Time Lord, che il Dottore forza all'esilio. Ma tutto questo è solo l'antefatto del vero nucleo narrativo dell'episodio: il salvataggio di Clara. "Estratta" nell'ultimo secondo della sua vita grazie all'Avanzatissima Tecnologia dei Time Lord (leggi: magia), Clara è di nuovo al fianco del Dottore, che si ingegna a trovare il modo di riportarla effettivamente in vita, invece che in uno stato sospeso di animazione tra sistole e diastole, che peraltro non sembra comportare particolari problemi fisiologici.

Segue una fuga nella Matrice di Gallifrey, il supercomputer costituito dalle menti di tutti i Time Lord defunti in maniera definitiva, lo stesso che aveva profetizzato l'avvento dell'ibrido, e il furto di un altro TARDIS (dal design asettico del 1963, che paradossalmente oggi sembra molto moderno, potrebbe essere un TARDIS progettato dalla Apple) per raggiungere la fine dell'universo, là dove il tempo comincia a perdere senso e Clara dovrebbe quindi tornare a vivere normalmente. Ma ad attenderlo alla fine dell'universo c'è invece Ashildr/Me, e i due hanno modo di confrontarsi come vecchi amici/nemici sul senso della fine, il destino di Clara, l'ibrido. La conversazione tra il Dottore e Me è uno dei momenti più intensi dell'episodio, perché i due si trattano da pari e parlano liberamente, anche se non arrivano a nessun accordo.

Si arriva così al finale. Il Dottore riconosce che lui e Clara insieme sono troppo pericolosi. Forse troppo simili per stare insieme, l'influenza di uno sull'altro porta a conseguene terribili. Quel legame va spezzato definitivamente, e l'unico modo è dimenticare. L'intenzione del Dottore sarebbe far dimenticare a Clara tutto quanto (come già aveva fatto con Donna, anche se per ragioni diverse), ma Clara si dimostra un'altra volta troppo doctorish e manomette il dispositivo, così a dimenticare è il Dottore. È così che le scene iniziali e i brevi intermezzi del Dottore nel ristornate acquisicono un senso nuovo: se inizialmente si poteva pensare che il Dottore stesse raccontando a una Clara ignara la loro ultima storia, adesso si scopre che l'ignaro è lui, e che la Clara che gli sta davanti è quella che ricorda, e si vuole assicurare che lui invece abbia dimenticato.

E questa è una cosa eccezionale. Non ho fatto mistero di quanto la presenza di Clara mi risultasse irritante negli ultimi tempi, ma questo modo di invertire la prospettiva e chiudere la sua storia è davvero straordinario, e mi porta quasi a rivalutare tutto il suo arco narrativo (che indubbiamente è stato pasticciato). Con questa conclusione la storia di Clara diventa decisamente la migliore di tutte le companion moderne, e in retrospettiva conferisce maggior senso anche alla impossible girl della settima stagione, che il Dottore incontra innumerevoli volte ma non ricorda mai.

Ora che non può più ricordare, l'ultimo messaggio di Clara diventa Run you clever boy, and be a doctor. Perché adesso lo vediamo, che il Dottore non è stato il Dottore negli ultimi tempi. Tutta questa stagione è stata una sorta di crisi di mezza età, forse dovuta all'epilogo della stagione precedente, quando già il rapporto con Clara si era incrinato, all'incontro con Davros o chissà cos'altro. E a testimoniarlo c'era la perdita di alcuni dei suoi tratti distintivi: gli occhiali al posto del cacciavite, l'abbandono delle regole che lui stesso si imponeva, come in The Girl Who Died, ma anche in quest'ultimo episodio, quando arriva a sparare al generale (pur sapendo di non ucciderlo). Non era il Dottore, non era se stesso fino in fondo, e forse a inquinarlo era proprio la presenza di Clara, da cui doveva liberarsi. Anche il TARDIS se ne accorge, e dopo un tempo indefinito di inattività si riaccende per lui e gli dona il nuovo cacciavite, in una scena che può sembrare solo un epilogo ma è determinante. Il Dottore è di nuovo libero, e può tornare a essere quello che era e avrebbe dovuto essere.

Rimane anche la possibilità che Clara si ripresenti, visto che adesso ha un TARDIS e una sua companion, e quindi la sua metamorfosi in Dottore è compiuta, tanto che anche lei è diretta a Gallifrey facendo il giro largo. Ma dubito che possa davvero accadere, perché l'amnesia del Dottore serve proprio a prevenire che si possano di nuovo incontrare. Forse non è escluso uno spin-off delle avventure di Clara e Ashildr (posto che quest'ultima trovi spazio tra un Game of Thrones e l'altro), ma non credo che rivedremo il Dottore e Clara insieme. Poi ovviamente in Doctor Who niente è irreversibile, e anche le memorie perdute si possono recuperare, ma non penso che succederà, almeno non a questo Dottore.

Ci sono sicuramente alcuni aspetti non del tutto soddisfacenti in questa puntata, che faranno infuriare una parte consistente del pubblico. Il primo e più evidente è che il ritorno a Gallifrey non è stato affatto epico quanto avrebbe dovuto, il confronto coi Time Lord si è risolto in un quarto d'ora di chiacchiere per poi tornare al problema di Clara. Questo finale era stato promosso con toni ben diversi, dato che ritrovare Gallifrey era diventato il principale obiettivo fin da The Day of the Doctor, e qui è stato invece trattato in modo solo marginale. Non è nemmeno chiaro se i Time Lord siano effettivamente riemersi dal loro mini universo e quindi il pianeta sia tornato accessibile (e in tal caso, come mai non si sia di nuovo scatenata la Time War). La seconda faccenda non risolta è quella dell'ibrido: uno dei temi ricorenti della stagione che alla fine non ha raggiunto un vero compimento. Alla fine di Heaven Sent il Dottore diceva "The hybrid is me", frase ambigua che poteva essere interpretata anche come "l'ibrido è Me", ovvero Ashildr. Sembra infati che lui sia convinto di questa teoria, o forse la espone solo per distrarre dalla verità, e cioè che l'ibrido sia lui stesso. Ashildr gli chiede come mai, se è un Time Lord, sia così legato alla Terra (un quesito mai risolto, in effetti), e il Dottore non nega. Ma emerge anche un'altra possibilità, che l'ibrido non sia necessariamente un'entità unica, e che la combinazione del Dottore e di Clara possa esserlo: d'altra parte la loro coppia è stata messa insieme dal Master, il cui piano a lunghissimo termine poteva essere proprio quello di piegare e spingere all'estremo il Dottore, fino a fargli negare la sua natura. Non sappiamo quale sia l'ipotesi corretta, e ho il sospetto che non lo sapremo mai, che nella prossima stagione non verrà più nominato l'ibrido.

È vero, queste risposte non sono state fornite, e avremmo potuto aspettarci di più. Ma è altrettanto vero che non erano l'obiettivo della storia, e che se ci aspettavamo altro... beh, è solo perché hanno voluto (come sempre) farci guardare nella direzione sbagliata. Gallifrey non era il punto di arrivo, ma solo un mezzo per raccontare questa storia, così come la vera identità dell'ibrido non era essenziale, ma la profezia è servita a far capire a entrambi quanto fosse pericoloso il rapporto Dottore/Clara. A guardare indietro, si scopre che in realtà il tema centrale di questo stagione è stato semplicemente la morte, il modo di ingannarla e affrontarla. Da Davros che cerca di rigenerarsi  ai fantasmi del Fisher King, da Ashildr resa immortale al corvo, dalle infinite morti del Dottore alla sospensione dell'ultimo istante della vita di Clara. Salvo un paio di eccezioni, ogni puntata ha affrontato questo tema, proponendo situazioni e soluzioni diverse, e preparando per la separazione ultima e definitiva che abbiamo visto adesso.

Ed è stata sicuramente una stagione eccezionale. Se si esclude lo scivolone di Sleep No More, ogni singola storia e l'intero arco narrativo sono stati di livello altissimo. Tutto si è chiuso in modo soddisfacente e siamo pronti a ripartire, a quanto pare con un episodio di natale che sarà più leggero rispetto ai toni cupi delle ultime puntate. Chi l'avrebbe detto che al decimo anno dalla sua ripresa, Doctor Who si sarebbe rivelato ancora così vivo ed efficace? Il mio vito per Hell Bent in realtà è in parte un voto in prospettiva a tutta la stagione, per cui gli assegno un voto 9/10

Coming soon: le interviste!

Come accennavo qualche mese fa in occasione dell'ultimo restyling del blog, per variegare l'offerta formativa di Unknown to Millions avevo pensato di dedicare un post ogni tanto a delle interviste. So che non è una novità, anzi, la blogsfera si basa parecchio su interviste, guest post, e varie altre forme di incrocio e condivisione di spazi tra blogger. Quello che più mi preoccupa di più di quest'idea è il rischio di cadere in un circolo di autoreferenzialità per cui io intervisto lui che ha intervistato l'altro che ha intervistato me che parlo di quello che lui ha chiesto all'altro che ha chiesto all'altro ancora di cui io ho parlato in un altro post in cui si cita il post in cui lui parlava di me.

Insomma, le interviste ho deciso di farle, ma voglio anche che siano qualcosa di più estraneo possibile all'ambito della blogsfera e dell'ambiente dell'underground letterrario/narrativo/fantascientifico in cui navigo da qualche anno. Per questo, ho deciso che in prima battuta le mie saranno soprattutto interviste musicali. Ora, lo so che quando esce un post con l'etichetta "musica" i miei affezionati lurker tornano al blogroll e vanno ad aprire i post del tipo "5 modi per usare il comic sans senza sembrare hipster", ma l'ambito musicale è uno a cui tengo molto, e mi rendo conto che nel blog non emerge abbastanza. Quindi, il punto di partenza sarà questo: ho già 3-4 contatti che hanno accettato di farsi fare qualche doamnda, non ho idea di come condurre la cosa e tutto sommato non mi sembra un problema.

Poi certo la cosa non si limiterà qui, le mie non saranno solo interviste musicali. Ma l'idea è sempre quella di dare spazio ai tanti unknown che sono lì fuori e con cui in un modo o nell'altro sono entrato in contatto, quindi ad esempio in ambito narrativo penso più ai curatori e ai traduttori che agli autori, che in fin dei conti la loro voce la fanno sentire spesso, anche a livelli più bassi del percorso di "emersione".

Ormai come ti giri è natale, quindi con ogni probabilità partiremo dall'anno prossimo con questo nuovo aperiodicissimo appuntamento, ma rimanete su queste pagine e ne leggerete delle belle e totalmente non richieste!

Doctor Who 9x11 - Heaven Sent

Ne abbiamo già parlato, di come Doctor Who sembri aver passato la maggiore età in questa nona stagione. Abbiamo visto episodi cupi, storie drammatiche e allegorie di temi attuali, abbiamo forse perso una parte di quell'innocenza che da sempre contraddistingue la serie. Che sia un bene o un male per lo show, probabilmente lo sapremo solo in seguito, quando si scoprirà se il tono di questa stagione verrà mantenuto anche nelle prossime (pare sia già stato confermato che ci saranno almeno altri cinque anni di DW, e almeno un altro con Peter Capaldi come protagonista). Ma per il momento, ci possiamo ampiamente accontentare che con questo nuovo taglio si possano vedere episodi come Heaven Sent.

Avevamo lasciato il Dottore distrutto dalla morte di Clara, e forzato al teletrasporto dalla trappola innescata da Ashildr/Me e i suoi ignoti mandanti. Adesso lo ritroviamo in un misterioso castello dalle pareti mobili, inseguito da una lenta ma inesorabile presenza demoniaca che proviene dai suoi stessi incubi, e che può fermare (solo temporaneamente) raccontando i suoi segreti.

Il primo segreto che scopriamo è che il Dottore non è fuggito da Gallifrey, duemila e passa anni prima, per noia. Questa è la versione che abbiamo sempre saputo, è quanto il Secondo Dottore racconta nel suo ultimo episodio, The War Games, il primo in cui conosciamo i Time Lord (che condannano il Dottore alla rigenerazione e all'esilio sulla Terra). In seconda battuta si apprende che il Dottore sa tutto dell'ibrido, quello di cui ha parlato con Davros. Dopodiché decide di non rivelare altro, che gli altri suoi segreti se li terrà per sé, come del resto ha sempre fatto.

Ma c'è anche qualcos'altro che questo episodio rivela, al di là delle confessioni esplicite. Forse per la prima volta vediamo il modo in cui il Dottore affronta i problemi, il suo spazio mentale sicuro in cui si rifugia per trovare la soluzione alle imminenti catastrofi, spesso la sua stessa morte incombente. Il Dottore parte dal presupposto di aver già vinto, e nella sala controllo del TARDIS spiega al suo companion (una Clara silenziosa e vista solo di spalle, attualmente) come ha fatto a salvarsi, anche se in realtà la salvezza è ancora tutta da raggiungere. E così tutte quelle soluzioni brillanti e immediate adesso appaiono più sofferte, il prodotto di uno sforzo costante e invisibile da fuori, ma che prosegue da sempre... e a volte nemmeno basta.

Heaven Sent fa un ottimo lavoro di costruzione, alimentando la tensione tenendo sullo schermo un solo personaggio, con un eccellente lavoro di regia, fotografia, musica, montaggio. Tutto contribuisce alla preparazione del climax finale, che in realtà non si risolve in un unico folgorante momento di liberazione, come siamo abituati, ma è una lunga sequenza in cui il Dottore perservera, prova, capisce, fallisce, riparte. Ancora e ancora, sapendo di averlo già fatto anche se non lo ricorda, per un tempo incalcolabilmente lungo, come l'uccellino che si affila il becco sulla montagna di diamante.

Certo si potrebbero notare delle piccole incoerenze: perché se tutte le stanze si resettano, il muro di diamante mantiene il suo stato precedente, e il teschio rimane nella stanza iniziale? E come è partito il primo ciclo, se il Dottore non aveva il teschio e l'indizio iniziale (la scritta "bird") per ricostruire quanto sta succedendo/è successo/succederà? Perché il teletrasporto lo ha fatto finire nel disco delle confessioni, e come mai uscendo da questo si ritrova su Gallifrey (quando l'ultima vosta lo abbiamo visto in mano ad Ashildr/Me)? Presumibilmente ad alcune di queste domande troveremo risposta nel prossimo episodio, così come alla rivelazione finale sull'ibrido, che potrebbe riportare nel canone della serie una teoria risalente all'epoca del film del 1996, in cui l'Ottavo Dottore (Paul McGann) rivelava di essere metà umano e metà Time Lord.

Ma in realtà di questi particolari si può fare a meno. Perché quando una storia è raccontata in modo così completo, così profondo e coinvolgente, anche quegli aspetti non del tutto chiari passano in secondo piano. Heaven Sent è una straordinaria storia che più di tante altre con alieni e technobabble vari riesce a esprimere le potenzialità dell'elemento fantascientifico di Doctor Who, un altro importante tassello nella crescita di questa serie e perfetta preparazione per il finale di stagione, che anzi a questo punto rischia di apparire sottotono rispetto a questo.

Per molti versi questo episodio mi ha ricordato il videogioco Braid, si trova la stessa pratica di trial-and-error, ripetere un errore infinite volte per tornare all'inizio e rifare le cose nel modo giusto, lasciarsi consumare da un'ossessione che forse non è così saggio assecondare, rischiare di rivelare qualcosa di sé stessi che dovrebbe rimanere dentro, per poter rimanere in pace. Anche per questo la reputo un'altra puntata straordinaria, e a questo punto, a meno di un finale pasticciato e superficiale, penso si possa già eleggere la stagione nove come la migliore del New Who. Voto: 9/10

Coppi Night 29/11/2015 - Absolutely Anything

Quando sono uscite le prime notizie su questo film ero piuttosto eccitato. Un film con Simon Pegg! Coi Monty Python! Con una trama simile a Un uomo esemplare di Fredric Brown! Sicuramente c'è da divertirsi, con una trama surreale e brillante, e tante gag sottili e english.

E invece sono rimasto fregato, e anche in modo spregevole. Un'occasione da dio (come è stato trasposto in italiano) è un filmetto scialbo e senza mordente, una commediola al pari di qualunque Ti presento i miei di turno. Solitamente mi sarei anche imbestialito per la traduzione del titolo tendenziosa, che mira chiaramente ad agganciarsi al successo di Una settimana da dio, film con Jim Carrey di diversi anni fa, ma in questo caso non posso che convenire che questo film è in ultima analisi una moscia riproposizione di quello.

Mi aspettavo che ci fossero delle situazioni molto più originali e tendenti al nonsense, invece il meglio che si può trovare sono un paio di desideri interpretati alla lettera e qualche gag sulla cacca. Buona parte del film è basta sul rapporto del protagonista con il cane (dopo che questo ha iniziato a parlare), quindi anche in questo caso niente che non si sia già visto in Bruce Almighty. C'è un minimo di twist finale quando si scopre che la percezione del bene e del male degli alieni onnipotenti è piuttosto diversa dalla nostra, ma questo non basta a dare senso a un film che per almeno metà passa il tempo con la spalla femminile (la solita belloccia che non si caga il protagonista, salvo quando decide di farsi una scappatella) e ci racconta i suo problemi sentimentali e di carriera, invece di mostrare come e perché Simon Pegg usa i suoi poteri. Peggio ancora notare che la soluzione della vicenda è ottenuta proprio dal cane, nella migliore delle tradizioni "gli animali non si fanno la guerra".

Davvero una delusione, non c'è altro modo di classificare questo film. Se mi verrà voglia di vedere un'altra ocasione in cui Simon Pegg viene messo alla prova dagli alieni per capire il valore della razza umana, credo che sia il caso di riguardare La fine del mondo.