Dj set: Retcon

In questo momento, a meno che non abbia forato in autostrada, io sono a Bellaria, e mi sto immergendo per la prima volta nell'Italcon, conoscendo un po' di gente che spero possa avere voglia di venirmi a sentire domani, quando parlerò di Spore. Ma mentre io sono là, voi siete più o meno costretti tutti alle vostre solite giornate, e domani dovete pure andare a votare, per cui ho pensato di farvi cosa gradita regalandovi un nuovo dj set mixato da me da ascoltare. Ecco quindi Retcon, 19 tracce tra techno, minimal, electro, trance, idm:





Ora, leggendo il titolo del set potrebbe venirvi in mente qualcosa. "Retcon..." dov'è che l'avete già sentito? Se siete pubblico affezionato di questo blog, il mistero è svelato abbastanza in fretta. Retcon è il titolo del romanzo che ho iniziato a scrivere verso la fine dell'anno scorso e completato a gennaio di quest'anno. Il mio "primo romanzo", in un certo senso. Retcon è stata una bella esperienza, e sembra che il risultato non sia così male, visto che al premio della Mezzotints pur non arrivando tra i tre finalisti ha ricevuto la menzione di merito. E non è escluso che in seguito non ne sentiate di nuovo parlare, ma è davvero troppo presto per lasciare anticipazioni...

In ogni caso, la trasposizione dal romanzo al dj set mi è venuta piuttosto spontanea: il fatto di avergli dato questo titolo non è un'assegnazione casuale, ma una seria dichairazione di intenti. I temi, i titoli e anche i testi dei pezzi contenuti in questa selezione sono infatti in qualche modo collegati a ciò che si trova in Retcon. Purtroppo è impossibile cogliere i riferimenti senza sapere di cosa si tratta, ma basta la partenza con Dream Machine, e poi Flying Practice e You Don't Know Me, e sembra assurdo ma anche 1-2-3-4 vuol dire qualcosa. E pensando alle parole, "There is something out there" di Contact così come "Deep inside the Milky Way" in Deep Inside si sono rivelati quasi a mia stessa sorpresa del tutto azzeccati. Insomma, c'è molto più di quello che sembra apparentemente in questa tracklist, ma il set deve essere buono di per sé, e quindi non vi resta che ascoltarlo.

Con la speranza che, un giorno, anche voi possiate capirlo come l'ho pensato io.

Coppi Night 18/05/2014 - Shaun of the Dead

Qualche tempo fa dopo aver visto La fine del mondo ho accennato alla "Trilogia del Cornetto", un tris di film scritti da Edgar Wright e Simon Pegg idealmente legati tra loro, anche se indipendenti. Shaun of the Dead è il primo della serie, uscito nel 2004, ed è una versione parodistica del tipico film di epidemia zombie planetaria. Attenzione, con "parodia" non si intende però roba alla Scary Movie, e se l'adattamento italiano del titolo (L'alba dei morti dementi) può ingannare, in realtà non ci si trova davanti a un prodotto demenziale. L'umorismo è sicuramente l'ingrediente principale, ma è di tipo più soft, grottesco ma non invadente, sicuramente insolito in una storia di apocalisse zombie.

Come in tutti i film della serie il protagonista è Simon Pegg (qui lo Shaun del titolo, necessario per il pun su Dawn of the Dead), che interpreta un giovane indolente e accidioso che si trascina nella vita crogiolandosi nella routine: la fidanzata insoddisfatta, l'amico nullafacente (Nick Frost), la madre semirincoglionita (che poi è l'attrice che faceva il primo ministro inglese nelle prime stagioni di Doctor Who, si vede che ha un talento per fare la rimbambita) e il patrigno stronzo. Naturalmente tutto cambia quando si troveranno a doversi confrontare con l'attacco degli zombie (anche se sta male chiamarli così!) e dovranno quindi trovare rifugio in attesa di essere salvati. Chiaramente le cose non vanno come previsto, il gruppo si troverà spesso in pericolo, e qualcuno rimarrà vittima dei morti viventi. Tutto questo però è portato su schermo con un tono leggero ma non per questo falsato.

Direi addirittura che proprio la credibilità dei personaggi è uno degli elementi che più mi hanno sorpreso in questo film. Si capisce fin da subito che abbiamo davanti personaggi stereotipati (il fallito, il fannullone, l'attricetta ecc), ma le loro reazioni in questo contesto chiaramente fuori dall'ordinario sono del tutto plausibili. Non ci sono infatti eroi determinati o sterminatori infallibili di zombie: anzi, quando il gruppo trova un fucile non sanno quasi come usarlo, e dei pochi proiettili a disposizione sono pochi quelli che vanno a segno. Anche alcuni dei cliché sui film zombie sono smontati, ad esempio qui non c'è nessuna difficoltà a fuggire da un gruppo di zombie inseguitori (che notoriamente procedono a passo di lumaca), e per una volta l'esercito con le mitragliatrici non ha problemi a ripulire le strade dai non-morti. Insomma, questo non è The Walking Dead, ma una zom-rom-com (zombie romantic comedy, come l'ha definita il suo autore) che non si prende sul serio ma fa le cose per bene. Rivedendolo per la secona volta infatti ho notato diversi dettagli piazzati ad arte e che assumono maggiore significato nell'economia complessiva del film.

Shaun of the Dead non raggiunge gli stessi livelli di The World's End, perché sia la parte drammatica che l'azione in quest'ultimo sono decisamente più intense, ma si tratta comunque di un prodotto ben strutturato, divertente ma intelligente, un'altra prova che per far ridere il pubblico non serve essere idioti, così come per farlo inquietare non bisogna essere truci.

Spore + Il mondo sopra live @ Italcon (Bellaria), 25 maggio

Giusto il tempo di ritirare il fiato dopo la prima presentaione a Pisa che devo tornare ad annunciare un nuovo evento. D'altra parte vi avevo preannunciato che avrei dovuto presto riaprire la parentesi autocelebrativa, no? Stavolta però c'è una novità, infatti non sarò solo io a presentare il mio Spore, ma sarò affiancato dal collega Michel Franzoso, che presenterà il suo libro Il mondo sopra, anch'esso edito da I Sognatori Factory Editoriale. De Il mondo sopra ho parlato pochi post fa nell'ultimo rapporto letture, perché appunto l'ho letto da poco. Avrò quindi il piacere di affiancare Michel sul palco dell'Italcon 40.

Sì perché c'è una ragione se saremo affiancati, ed è che la presentazione si svolgerà nell'ambito dell'Italcon, la convention annuale italiana di fantascienza, che quest'anno si terrà dal 22 al 25 maggio a Bellaria (provincia di Rimini). E quale occasione migliore di presentare in un colpo solo i due titoli della collana "Stazioni orbitali" dedicata alla fantascienza? Il titolo della presentazione prende proprio il nome da questa, ed ecco la locandina che abbiamo preparato per l'occasione.


Saremo in scena domenica 25 maggio, l'ultimo giorno della convention, dalle ore 15 alle 16, all'interno della sala Babel del Palazzo Congressi dove si svolge tutta la manifestazione. Presenti ovviamente io e Michel, e forse qualche illustre (e più rinomato nel settore) ospite che gentilmente vorrà farci da presentatore per conquistare la diffidente platea dello Star Trek Italian Club che sponsorizza tutto l'evento. Credetemi, conosco il fandom, so che saranno diffidenti se non apertamente ostili, soprattutto quando scopriranno che non ho mai visto un-episodio-uno di Star Trek...

Non sarà facile riuscire ad avere un pubblico attento, soprattutto considerando che gli eventi sul calendario sono molti e proprio domenica è uno dei giorni più fitti di appuntamenti, molti dei quali si svolgono in contemporanea. Ma ci proveremo lo stesso, e insieme la coppia Viscusi/Franzoso sta cercando di proporre qualcosa di un po' diverso dalla classica presentazione-di-libro-con-autore-e-lettura-brani. Se qualcuno volesse intervenire, ricordo che per accedere all'Italcon è necessario registrarsi e pagare l'ingresso giornaliero. Peraltr io sarò presente già da sabato, quindi se passate di lì fatemi sapere, e una piadina insieme ce la possiamo anche fare.


Infine, ho deciso che per i due giorni in cui sarò a Bellaria, metterò in promozione su Amazon i miei ultimi due e-book, Pixel e Weird Love: entrambi saranno scaricabili completamente gratis! Ma sbrigatevi ad accaparrarli finché non ci sono, perché appena torno rimetto i prezzi normali, eh.

Tutori della Scienza: Vicino conta a bocce

Come avevo anticipato, propongo un nuovo post che si inserisce nell'iniziativa Tutori della Scienza, lanciata dal blog di Gianluca Santini. Dopo aver spiegato per sommi capi perché l'uomo non discende dalla scimmia, torno su un argomento abbastanza familiare per chiunque ma su cui spesso si fa confusione. Ho pensato infatti che sia questo il taglio più appropriato da dare a questo filone di post: ci sono infatti tanti temi comuni che diamo per scontati, ma che hanno una "base scientifica" ben diversa da quella generalmente accettata.

Il tema di questo post, che forse dal titolo non è così evidente, è la cosiddetta legge dei grandi numeri. Ho ripreso il titolo dalla tipica risposta sardonica che si dà dalle mie parti, quando qualcuno afferma di essere andato vicino a raggiungere qualcosa. Del tipo:
"L'altra sera sono andato vicino a fare un canestro da tre!"
"Vicino conta a bocce..."
La risposta esprime in modo sintetico e dissacrante il concetto per cui non si può "approssimare" un obiettivo con quelli a lui vicini, a meno che, appunto, non si stia giocando a bocce (se non sapete come funziona il gioco delle bocce, aspettate di arrivare in pensione e capirete). Apparentemente questo è un concetto scontato e superficiale, ma in realtà approndendo il tema si scopre che c'è qualcosa di più.

L'esempio più semplice per spiegare tale dinamica è quello della lotteria. Consideriamo per semplicità anche il semplice gioco del lotto, in cui vengono estratti 6 numeri su 90. È evidente anche per chi non ha studiato la materia che la probabilità dell'uscita di un qualsiasi numero è appunto di 1/90 (non stiamo a complicarci la vita calcolando le probabilità delle varie combinazioni, perché non ci interessa, ma in effetti il discorso si applica anche in questi casi). Ciò che è meno intuitivo è che la probabilità di 1/90 si mantiene per tutte le estrazioni successive. Ogni volta che viene estratto un numero, a distanza di due giorni, una settimana, sei anni, la sua probabilità è sempre 1/90. Da ciò deriva il fatto che tutte le teorie e i sistemi basati sui numeri "ritardatari" sono essenzialmente delle cazzate, ed è proprio questo il punto dove forse l'intuito dei più vacilla. Siamo infatti portati a credere che, per la legge dei grandi numeri, nel lungo periodo qualunque numero debba uscire. Per cui se il 37 non esce da 114 estrazioni, alla 115esima è probabile che esca. Non è così.

La legge dei grandi numeri è un caso particolare (o volendo una formulazione più "volgare") del teorema del limite centrale, o teorema centrale del limite. Ai tempi in cui studiavo statistica avrei potuto snocciolarvi a memoria la dimostrazione di questo teorema su cui si basa in pratica tutta l'applicazione degli strumenti statistici ai casi pratici e sperimentali, ma attualmente ho difficoltà anche a calcolare un semplice integrale definito... in ogni caso, lo sviluppo matematico non ci interessa in questa sede. Riducendo il concetto dall'eleganza matematica al rozzo linguaggio parlato, si può dire che la media campionaria di una serie di esperimenti tende all'infinito alla media effettiva della popolazione. Semplificando al massimo, si ha che in una serie di prove infinite, la media ricavata dal campione e quella vera coincidono. Applicando questo teorema a una variabile casuale binomiale (che è il modello secondo cui si distribuisce appunto l'estrazione del lotto), si ottiene che per un numero di infinito di estrazioni ogni elemento verrà estratto un numero di volte proporzionale alla sua probabilità di estrazione, ovvero in questo caso una volta su novanta.

Formulando in questo modo (pur molto approssimativo rispetto ai termini matematici esatti) il teorema, apparentemente si ottiene la conferma che proprio perché il 37 non esce da 114 estrazioni, la 115esima sarà quella buona. Il problema sta nel fatto che si sottovaluta mostruosamente che cosa si intende con "grandi numeri": grande vuol dire infinito. E 115 non è una buona approssimazione dell'infinito, come non lo è 2613 e nemmeno 45631578541354. La probabilità che un numero esca non è influenzata dal fatto che non sia uscito precedentemente, per cui non ha senso parlare di numeri "ritardatari", come se ci si aspettasse che debbano farsi vivi e invece non sono arrivati. Quel 37 potrebbe anche ritardare di centosettanta milioni di anni, e la cosa sarebbe perfettamente in regola con le leggi matematiche in gioco. Allo stesso tempo, si ha che qualunque numero ha sempre la stessa probabilità di uscire, per cui potremmo giocare il 15 da qui all'eternità e vincere tutte le volte.

"Eh ma allora", dite voi, "se è così perché non ci sono numeri che non escono mai?" Perché i ritardatari effettivamente poi escono?". L'anticlimatica risposta è che, tutto sommato, 1/90 non è una probabilità così bassa. Invece di contare per quante estrazioni non esce il 37 sulla ruota di Bari, segnatevi la prossima combinazione vincente del Superenalotto e contate quante estrazioni ci vogliono perché quella stessa combinazione si ripresenti. Se non che, in realtà, potrebbe anche presentarsi la settimana successiva, e non ci sarebbe niente di strano...

Tutto l'esempio del lotto si basa chiaramente sul fatto che le estrazioni siano davvero casuali e non "pilotate". Non mi meraviglierebbe che ci fosse un sistema studiato apposta per programmare i "ritardi", ma questo va oltre quanto si può spiegare con la sola matematica. In definitiva, ecco perché è vero che "vicino conta a bocce": non c'è modo di avvicinare un fenomeno casuale, e anche se possiamo contare sulla legge dei grandi numeri, questo in realtà non ci garantisce niente, nei limiti della nostra ristretta esperienza terrena. Perché a dirla tutta, nemmeno se potessimo giocare da qui alla fine dell'universo saremmo sicuri di vincere almeno una volta.

Concludo solo specificando che questo post non è pubblicità progresso e non vuole insegnarvi a "giocare responsabilmente". Fate quello che vi pare, purché siate coscienti dei meccanismi con cui vi confrontate. Se poi avete anche la prozia morta che vi passa i numeri in sogno, tanto meglio.

Coppi Night 11/05/2014 - Amici miei

Questa non è una recensione, perché in realtà non dirò nulla del film che domenica scorsa è stato scelto dal Coppi Club (soprattutto perché si è scoperto che qualcuno al suo interno non l'aveva visto, intollerabile!). Non dirò nulla perché non c'è niente che possa dire per aggiungere spunti utili su questo film che è più di un cult e più di un classico, è un archetipo vero e proprio. Avevo già parlato tempo fa di Amici miei atto III, qui però il discorso è a maggior ragione più radicato, perché questo è il primo della serie.

Quello che mi stupisce è come, a distanza di quarant'anni (!!!) da quando è stato realizzato, e forse di venti da quando l'ho visto per la prima volta, questo film riesca ancora a divertirmi. E non intendo quel divertimento patinato di rivedere qualcosa che in passato ci ha divertito e per cui si sente qualcosa del tipo "Ah, sì, questa era una bella scena" e si sorride al ricordo. Gli sketch e le battute qui presenti funzionano sempre, e in questo sorpassano in qualità la quasi totalità delle commedie italiane seguenti.

Forse poi dalla mia ho il fatto di essere toscano, e di ritrovare nello spirito e nello slang dei personaggi quello che io stesso conosco, e con cui mi trovo a vivere ogni giorno. E non si avverte nessuna differenza per il fatto che la storia sia ambientata negli anni '70, perché davvero io tuttora ribatto "La fava!" per screditare le affermazioni altrui. Viene quasi da chiedersi se espressioni come questa sono entrate nel film perché parte ordinaria della cultura popolare, o se attualmente siano parte della cultura popolare perché presenti nel film. È così che nascono i miti, no?
 
Sarebbe interessante capire se all'esterno dei confini regionali ha avuto la stessa presa, perché credo che questo sia il miglior esempio di "toscanità" portato a schermo. Per dire, magari i film di Totò sono l'equivalente partenopeo di questo, e proprio perché non ne faccio parte sono io a non coglierlo.