Vengo da un'imbarazzante ottobre con un solo libro terminato, e rientro verso cifre più presentabili con i tre finiti a novembre. E uno dei tre è quello che da fine settembre mi ha tenuto impegnato per tutto il mese successivo e oltre, che avevo già anticipato.
Rapporto letture - Novembre 2013
Coppi Night 08/12/2013 - Machete Kills
Avete presente Ritorno al futuro? Sì, certo che lo avete presente. Mi auguro che vi siano familiari anche la Seconda e Terza Parte. Forse non sapete che in origine i due film erano stati pensati come uno solo, e che solo in fase di produzione si sono accorti che il materiale era troppo e hanno deciso di spezzarlo in due parti. Ma visto che la storia era già pronta, e in parte già girata, alla fine della Seconda Parte hanno preparato il terreno per la Terza, e poi hanno mostrato qualche clip del film ambientato nel Far West.
Racconto questo aneddoto perché con Machete Kills sembra essere successa una cosa del genere: prima del film se vede il trailer di Machete Kills Again In Space, durante il film gli eventi si muovono verso l'orbita, e alla fine rivediamo il trailer. Ora, questo di per sé non sarebbe un problema, perché appunto ricorda quanto succede nei due seguiti di Ritorno al futuro, ma qui c'è uno squilibrio di fondo. Il punto è che da metà film in poi, più o meno da quando conosciamo il personaggio interpretato da Mel Gibson, tutto porta a quanto vedremo realizzarsi nel terzo capitolo della serie, e in pratica non succede niente di significativo per il film in corso. Ecco dove sta il nodo principale (ma non l'unico): Machete Kills non ha una trama sua, ma fa solo da lungo preludio per Machete Kills Again.
Ho detto poi che non si tratta dell'unico problema, e infatti ce ne sono anche altri, che si accumulano e rendono il film quasi intollerabile. Dopo aver visto Machete si sa cosa aspettarsi, quindi era in qualche modo scontato che gli autori avrebbero giocato al rialzo, con situazioni sempre più assurde e forze sempre maggiori. Ma se Machete giocava a mettere in scena gli stereotipi di un sottogenere di film (il messicano incazzato, il completto contro il presidente [o era il governatore, non ricordo?], il prete-assassino e così via), Machete Kills arriva a esasperare questa tendenza, tanto da non essere più un omaggio ma diventare una parodia: e la parodia di un b-movie (come lo erano quelli a cui si ispirava il primo film) è necessariamente un film di merda. I personaggi decadono tutti da stereotipi a macchiette, le situazioni arrivano al limite del fantascientifico (anzi, lo superano), e le gag si inceppano. Perché fa ridere quando dici "Machete non twitta", ma non puoi continuare per tutto il film a parlare di te stesso in terza persona. Se poi si va a vedere cosa succede verso la fine, quando appunto ci si prepara a Kills Again In Space, allora la catastrofe è completa. Perché in un film come questo, far vedere battaglie di spada laser, il cattivo con la maschera di metallo e la tizia ibernata nella grafite con il dito medio alzato... ecco, mi sembra di averle già viste queste cose, da qualche parte tra Il fuggitivo della missione impossibile e la trilogia dei Griffin su Star Wars.
Non c'è nemmeno il confrto di una recitazione appropriata. A parte il protagonsita, che però conosciamo già in questo ruolo, nessuno spicca (terribile Lady Gaga, e perdio, anche brutta! Ma come fa a essere un sex symbol planetario!?). E l'unico spunto valido, quello del "Camaleonte", che era anche il detentore dell'unica battuta ricorrente efficace (il tentativo di parlare spagnolo) viene malamente sprecato. Ma questo riflette pienamente lo spirito di un film che non avrebbe mai dovuto esistere, e rimanere solo come coda al trailer del primo Machete.
Dieci Euro per un autore sconosciuto
Parlo ancora di Spore, anche se in modo indiretto. Nel senso, questo non è un post promozionale, piuttosto una riflessione innescata da queste prime settimane di diffusione del libro. Succede che naturalmente, come mai ho fatto per le mie pur numerose precedenti pubblicazioni, questo che è un mio libro vero ho cercato di farlo conoscere e invogliare all'acquisto. Questo non vuol dire che sono andato a bussare porta a porta, ma mi sono messo a informare pressoché tutti i miei conoscenti della novità, e alcuni di questi, quelli a me più legati, hanno poi pensato di fare altrettanto coi loro conoscenti. Le conversazioni si sono svolte pressappocco su questo copione:
"Ehi, lo sai, un mio amico ha appena pubblicato un libro!""Ah davvero? Come si intitola?""Spore, è una raccolta di racconti...""Ah. E dove lo trovo?""Lo puoi ordinare su internet, oppure alla casa editrice, o magari glielo chiedo e te ne porto uno io.""Uhm. E quanto costa?""Se lo ordini on line nove euro e novanta."Pausa drammatica."Eh, ma dieci euro per un autore sconosciuto sono troppi, dai!"
La conversazione forse prosegue, ma fermiamoci su questa frase. Che almeno tre persone diverse mi hanno riferita, e che mi è stata detta anche personalmente. Secondo loro, dieci euro per un autore sconosciuto sono troppi. Questo implica automaticamente che invece, per un autore conosciuto, dieci euro vanno bene. Perché questa distinzione?
Posto che io non voglio dire a nessuno come spendere i suoi soldi, e che non ho forzato nessuno, nemmeno gli amici più stretti, all'acquisto, aspettando che fossero loro a chiedermelo, perché non me ne faccio niente di un lettore che compra il libro giusto perché sì, dai, sei simpatico, poi però mi paghi una bevuta, eh? A me interessa che chi mi compra voglia leggermi, quei dieci euro non devono essere un'elemosina ma una giusta ricompensa*.
Ma perché allora quei dieci euro non si possono spendere per un autore sconosciuto? Cosa deve fare l'autore, per meritarsi la fiducia e il conseguente esborso monetario? È davvero la notorietà dell'autore il fattore chiave che permette di aprire il portafogli e tirare fuori un foglietto rosso? Perché seguendo questo ragionamento, il decino lo si spende per il libro di Raul Bova, ma non per quello del nostro vicino di casa. Perché allora vale il criterio che se sulla copertina riconosciamo il faccione della sagoma di turno allora "Ah sì, lui è ganzo dai, quanto costa, quattordicennovanta? Vabbene dai, è bravo", ma se una persona che ti è più vicina (a livello sociale, personale, umano) pubblica qualcosa, allora quella stessa spesa va ponderata bene. Perché non vorrai mica fargli credere, a quel cretino che veniva a scuola con te, che si può campare scrivendo libri? Vada a zappare la terra, sto Calvino denoattri!
So che non risulto affatto simpatico con questa mia uscita. Ma ripeto, ci possono essere decine di motivi validi perché una persona non voglia comprare Spore, e io non ne contesto nemmeno uno. Vi faccio un elenco, spuntate quelli in cui vi riconoscete:
- Non ho soldi da spendere
- Costa troppo
- Compro solo due libri all'anno e ce li ho già
- Ho in casa x libri da leggere e non voglio prenderne altri
- Non leggo autori italiani
- Non mi piace la fantascienza
- Non mi piacciono i racconti, leggo solo romanzi
- Non ho tempo per leggere**
- Non mi piace la copertina
- Conosco l'autore, mi sta antipatico
- Leggo solo e-book***
- ...
Tutte queste sono nella maggior parte dei casi scuse per svincolarsi, non diverse da quelle che rifiliamo al senegalese o alla zingara che ci vengono a chiedere i soldi al parcheggio del supermercato o alla stazione, ma possono anche essere vere, e le rispetto. Io stesso mica crederete che compri tutti i libri di conoscenti e colleghi che escono ogni mese? Faccio le mie selezioni, basate su criteri più approfonditi, ma devo comunque selezionare, ché i soldi e il tempo sono pochi. Non ho mai discusso risposte come questa.
Ma quando mi dici che non spendi 10 euro per un autore sconosciuto, allora mi stai anche dando del buffone. Stai mettendo in dubbio la mia professionalità, stai insinuando che se nessuno mi conosce un motivo ci sarà, e te mica sei un fesso che ti fai abbindolare. E questo, invece, non lo accetto.
E con questo non voglio dire che i tuoi soldi strenuamente guadagnati col sudore devi darli a tutti i wannabewriters che ti si presentano davanti, ma allora dimmi, come definisci "autore sconosciuto"? Un autore che non ha mai pubblicato niente, o che non hai mai visto da Fazio in tv? Un autore che non è mai stato selezionato e segnalato a premi, o i cui libri non sono impilati di fianco alla cassa agli IBS Store? Un autore che non è da anni presente e attivo nelle varie community, o uno che non è famoso per altre attività che non hanno niente a che fare con la scrittura? Ecco cos'è che mi irrita. Che si consideri "meritevole" solo quello che viene sbattuto sotto il naso a ogni occasione, e che non si pensi di propria iniziativa che ci possa essere anche altro di buono, persone che mettono tutta la loro passione, competenza e impegno in questa attività.
C'è un motivo per cui questo blog si chiama proprio Unknown to Millions, c'è una ragione se ho intitolato il mio spazio a un pezzo degli Artist Unknown che mi fa da manifesto. È che io so di non essere nessuno, di essere uno sconosciuto ai milioni, e che tale rimarrò, ma questo non mi impedisce di sgomitare per emergere dal brodo primordiale, di sprecare bloodsweatandtears in qualcosa che possa rendermi un pochino meno unknown.
Se tu che stai leggendo sei uno di quelli che non danno soldi ad autori sconosciuti, ti propongo un patto: conoscimi. Sfoglia le pagine di questo blog, pesca una rubrica e leggiti tre anni di post. O sfoglia le recensioni e scegline una tra le trecento e passa. Se poi pensi che il blog non sia indicativo delle doti di autore, allora, vai nella sezione "pubblicazioni" e clicca su uno degli oltre quaranta lavori che ho pubblicato dal 2008 a oggi. E se, sia mai, questo comporta un esborso da parte tua, allora scaricati gratis uno dei miei ebook. Oh, giusto, ma tu leggi solo in cartaceo, vero?
A questo punto, se hai fatto una o più di queste cose, dovresti conoscermi. Non dovrei essere più l'autore sconosciuto che a prescindere non merita i tuoi soldi. Ora, se i 10 € non vuoi darmeli, non c'è nessun problema, perché allora non li voglio, e possiamo serenamente continuare ognuno per la sua strada.
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*Sia chiaro che a me non vengono in tasca 10 euro a copia! Anzi, siamo nell'ordine dei decimi di euro, altro che decine...
**Questa generalmente è una cazzata, e significa piuttosto "non ho voglia di leggere". Ma per lo meno è una specie di scusa-jolly che non porta con sé tracce di supponenza.
***All'occorrenza rivoltabile in "Leggo solo cartaceo" se si propone un e-book
Coppi Night 01/12/2013 - Underworld
Questo era uno di quei film che mi promettevo da anni di vedere. Insomma, un bel urban fantasy con vampiri e licantropi, prima che urban fantasy, vampiri e licantropi diventassero cool! D'altra parte se ha avuto diversi seguiti, se esiste una "Saga di Underworld", deve pur avere un qualche appeal, no?
A quanto pare, no.
Questo film ha visto infatti all'interno del Coppi Club una delle più severi episodi di narcolessia endemica. Almeno quattro componenti del Club si sono addormentati per tutto o buona parte del film, e un quarto d'ora di sonno me lo sono fatto pure io. E non è che venissi da una serata di bagordi, il climax del mio sabato sera erano stati i tortellini in brodo...
La storia del film vede questa guerra millenaria tra licantropi e vampiri, e questi ultimi a stanno vincendo, finché non viene fuori l'incarnazione di un eroe dei licantropi, e un multicomplotto di traditori da una parte e dall'altra, e un sacco di casino e poi boh. Ve l'ho detto che un po' ho dormito. Non so bene come si arrivi al combattimento finale tra la vampirina e l'anziano risvegliato, ma anche dopo di questo non si risolve nulla, perché mica si capisce quali sono le conseguenze di quanto appena successo. È chiaro che si lascia lo spazio per il sequel, ma mi pare che la vicenda non raggiunga una conclusione nemmeno parziale, perché in fondo il vecchio non era "il nemico", era stato chiamato in causa proprio per gestire la situazione straordinaria... vabbè dai, non l'ho seguito, l'ho già detto. Ma se non ce l'ho fatta a stargli dietro è perché l'ho trovato di una noia spaventosa (quella sì), incapace di risollevarsi anche con le scene d'azione.
Qualche purista potrebbe anche trovare da obiettare per l'interpretazione dei "poteri" dei vampiri, che non sembrano comportarsi secondo i loro soliti schemi (mi pare che siano anche tutt'altro che immortali), ma alla fine questo è il minore dei problemi. Il principale è che si tratta di un film davvero scialbo, senza nessun'altra scusa.
Lost in Lost #12 - Ep. 3x07-3x10
Dopo la "mini-stagione" iniziale, si comincia a entrare nel vivo con qualche episodio di rilievo. Abbiamo infatti in questo segmento la prima puntata dedicata a Juliet, Not in Portland, e in sequenza uno degli episodi più belli di tutta la serie Flashes Before Your Eyes, affiancato a quello che ritengo il più brutto e inutile in assoluto, Stranger in a Strange Land.
Ripercorriamo velocemente gli eventi per fare mente locale. Nell'episodio 7 scopriamo come Juliet è stata reclutata come medico della fertilità dell'isola e come anche lei vi sia confinata contro la sua volontà da tre anni. Ben ancora sotto i ferri chiede la sua collaborazione in cambio della promessa di farla partire, e così con il suo intervento Kate e Sawyer riescono a scappare dall'isola Hydra e dirigersi verso quella principale. Ci arriveranno nell'episodio 9, insieme a Carl. Nel frattempo, nell'episodio 8, Desmond racconta cosa gli è successo dopo la distruzione del Cigno, e il suo lung dejà-vu (uno dei rari casi in cui il titolo italiano è migliore di quello originale) è uno dei flashback più coinvolgenti e commoventi di sempre. Al suo ritorno, quel "Let me go back one more time" è davvero straziante, ed è con questo che per la prima volta apprendiamo delle potenziali capacità dell'isola di manipolare il tempo, così come della premonizione sulla morte di Charlie. Nell'episodio 10 Hurley, Jin, Sawyer e Charlie si mettono d'impegno a far ripartire il furgoncino hippy Dharma dove marcisce il cadaver di Roger Workman. Trascuriamo interamente l'episodio 9 perché la storia del tatuaggio thailandese di Jack è una delle cose più noiose e irritanti di sempre. Probabilmente anche gli autori si erano accorti che a questo punto stavano proprio raschiando il fondo per i flashback, infatti graziaddio abbiamo dei personaggi nuovi, e verso la fine della stagione si cambierà prospettiva. Ma per ora dobbiamo sorbirci il dottore in vacanza a far volare gli aquiloni...
Gli elementi che più hanno colpito la mia cavia sono innanzitutto il "potere" di Desmond, che però si dimostra ridimensionato rispetto a quanto si era lasciato intendere finora, e la scoperta del mezzo di trasporto Dharma che forse potrà tornare utile in seguito. Juliet continua a non piacere, nonostante sia stata mostrata parte della sua storia che dovrebbe farla apparire come più umana di come si è comportata finora. Del tutto odiosa risulta invece Kate, con la sua fuga e la promessa di tornare a cercare Jack, nonostante le sia stato chiaramente detto di non immischiarsi.
Per le prossime puntate ci si aspetta chiaramente un ritorno della profezia sulla morte di Charlie, e forse anche la sua effettiva dipartita. Oltre a questo, torneremo sicuramente a vedere cosa sta combinando Jack, che sembra già intendersela parecchio con Juliet ora che sono destinati compagni di viaggio fuori dall'isola, ma è abbastanza improbabile che i due (o almeno lui) riesca davvero ad andarsene. Forse sarà Ben a ingannarlo in qualche altro modo e costringerlo a rimanere, magari ricattandolo ancora utilizzando i suoi compagno naufraghi come ostaggio.
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