Consigli di lettura per non addetti ai lavori

Io lo so che questo blog è fin troppo settoriale. Lo so che chi non ha niente a che spartire con la fantascienza (o almeno così crede, ma anche chi pensa il contrario in realtà ci è immerso dentro), o chi crede che la terminologia "musica elettronica" sia un ossimoro, su queste pagine trova ben poco di cui sfamarsi. E ogni tanto mi va un pensiero a quella gente lì, che con quel che scrivo episodicamente qui sopra probabilmente contribuisco a tenere lontana, perché alla quinta volta che parlo di insalate quantiche giustamente capisce che non è aria e si allontana.

E allora, mi dico, perché non dovrei per una volta deviare il focus dei miei post, e invece di parlare delle cose che interessano a me (come mi viene naturale), provare a pensare a cosa può interessare anche al pubblico "occasionale"? Massì, proviamoci, chi lo sa, magari funziona. Quindi in questo post, invece di dirvi cosa ho letto io, provo a proporre qualcosa che  potreste leggere voi.

Naturalmente si tratta di libri provenienti dal mio solito stock di letture, composto principalmente da sf, con qualche screziatura di horror, variegato weird e con solo una spolverata superficiale di mainstream. Ma i libri che voglio suggerire, a chi come voi non è "del giro", sono scelti proprio sulla base di cosa vi potrebbe piacere, anche se non ve lo aspettate, sorprendendovi per le idee che ci trovate dentro e facendovi magari credere che, tutto sommato, roba del genere non è poi così male. Non si tratta quindi dei miei libri "preferiti" (per quanto chiaramente li reputi di elevata qualità), ma di quelli che, secondo me, possono essere più adatti anche a chi non è appassionato dei generi che di solito tratto. Chiaramente, cerco di evitare quei libri che bene o male tutti conoscono: per dire, non sto a indicarvi 1984, anche se rientra perfettamente nei canoni. E si tratta anche di libri italiani (ché se dovessi inlcudere anche le letture in inglese il discorso cambierebbe) di media reperibilità. Forse non ve li trovate sul primo scaffale che vedete, ma con una ricerca in un paio di librerie medio-grandi dovreste cavarvela. Ecco le mie dieci proposte per chi di voi ancora non ci crede (senza un ordino particolare):

Più riguardo a Fiori per AlgernonIl primo che cito è Fiori per Algernon di Daniel Keyes, di cui ho già parlato approfonditamente confrontandolo con il relativo film. Racconta di un "ritardato" che si sottopone a un'operazione per aumentare l'intelligenza, e delle consguenze che questo comporta. Una storia struggente, che fa riflettere sul significato dell'intelligenza e della felicità, dei sentimenti e della cultura. Un vero e proprio classico del genere, che purtroppo, soprattutto qui da noi (come al solito) non ha il successo che merita, nonostante sia notevolmente istruttivo.




Più riguardo a Tre millimetri al giornoRichard Matheson, per gli sprovveduti che non lo conoscono, è l'autore di storie in seguito divenute dei classici come Io sono leggenda. In Tre millimetri al giorno Matheson racconta di un uomo che inizia a restringersi, lentamente ma inesorabilmente, e di come il mondo cambi prospettiva a seconda della scala in cui lo si percepisce. È un romanzo d'avventura, di scoperta, di tensione, ma anche profondo e intimista, nell'accompagnare il protagonista nella sua progressiva discesa, intesa qui in termini metrici oltre che metaforici.





Più riguardo a MelodiaMelodia di Daniele Bonfanti: primo italiano della lista. In realtà qui forse contravvengo all'ideale reperibilità, visto che le Edizioni XII hanno chiuso lo scorso dicembre, e non so se i loro libri sono ancora disitribuiti. Ma immagino che in qualche libreria lo si trova ancora in stock. Una storia sorprendente, sospesa tra il mistero storico-mitologico, monasteri e angeli, inquisizione e alieni, musica e gatti. Un libro che si consuma in poche ore, affamati di andare avanti, scoprire e rimanere sbalorditi.



Più riguardo a La moglie dell'uomo che viaggiava nel tempoAnche de La moglie dell'uomo che viaggiava nel tempo di Audrey Niffenegger ho già parlato abbondantemente, in riferimento anche al relativamente recente film. Il viaggi nel tempo è uno dei temi tipici della fantascienza, e quando non ci si complica troppo la vita con teorie estrose e pluriparadossi, abbastanza facile da assimilare. Qui il viaggio nel tempo è involontario, e costituisce da un lato la base e dall'altro il pericolo per una storia d'amore. Un libro di forte impatto, estremamente commovente negli ultimi capitoli. Insomma, quello che dovreste regalare alla vostra ragazza, ecco.




Più riguardo a La falce dei cieliLa falce dei cieli di Ursula K. Le Guin è forse un libro non facilissimo da seguire, sulle prime, ma si fa estremamente coinvolgente andando avanti. Una storia che unisce sogni e realtà, in senso letterale, mostrando come i primi influenzino la seconda e viceversa, e non è sempre chiaro in quale direzione proceda la relazione. Dopo averlo letto, ogni volta che ricorderete un sogno vi verrà da pensare che forse, in effetti, può darsi anche che...




Più riguardo a Pandemonium
In questa lista il più fresco di lettura (per me) è Pandemonium di Daryl Gregory, primo romanzo di questo autore molto valido che sta emergendo negli ultimi anni. Una storia di demoni e possessioni, archetipi e pseudoscienza, che presenta alcune affinità di temi con il più noto American Gods di Neil Gaiman. Ma a differenza di questo, si muove in una dimensione più quotidiana, che invece di scomodare scontri tra gli dèi propone la situazione personale del protagonista e della sua famiglia.




Più riguardo a XCory Doctorow forse è più noto come giornalista/blogger, uno dei moderni guru della rete, che come autore di racconti. Tuttavia già da tempo i suoi racconti compaiono in numerose raccolte, e ha inaugurato anche una serie di romanzi. X segue le vicende di un ragazzino ingiustamente accusato di un atto terroristico, e la sua battaglia contro un "regime" emergente che utilizza la giustificazione della sicurezza per limitare la libertà. Questo libro è a suo modo un manifesto, che trae ispirazione dalle gesta di un giovane hacker suicidatosi in seguito a una clamorosa condanna. Peraltro, lo si può scaricare gratuitamente (in inglese, però).


Più riguardo a Pinocchio 2112 
Pinocchio.2112 è stata a suo tempo una sorpresa. Questo romanzo di Silvio Donà (secondo e ultimo italiano qui segnalato) non è una riscrittura in chiave tecnologica della storia del titolo, ma l'avventura di un "cacciatore di libri" in un feroce mondo sotterraneo, residuo della civiltà sopravvissuta agli sconvolgimenti ambientali. La storia procede poi evidenziando proprio il valore della lettura e dei sentimenti, e come questi possano compenetrarsi. Forse la si può considerare una fiaba, certamente la lettura è facile, ma tutt'altro che banale.

Più riguardo a Cyberiade 


Stanislaw Lem è un autore immenso, conosciuto principalmente per il suo Solaris, ma che ha scritto decine di altre opere meritevoli. Tra queste, Cyberiade è una raccolta di racconti, che vede protagonisti due inventori geniali ma pasticcioni, che un po' collaborano un po' si sfidano a creare oggetti fantastici che sconvolgono le leggi dell'universo. Si tratta di storielle, leggere e divertenti, ma quello che stupisce è l'inventiva dell'autore, che riesce a immaginare marchingegni e tecnologie fantastiche.

Più riguardo a Mattatoio n. 5

E concludo con un classico, che qualcuno potrebbe aver letto indipendentemente dagli odierni miei consigli. Intanto Kurt Vonnegut è un autore che tutti farebbero bene a leggere, e forse lo avete già fatto. E se non sapete da cosa cominciare, Mattatoio n° 5 è l'ideale. Come tutte le storie di Vonnegut è sconclusionata, difficile da racchiudere in uno schema, ma presenta più livelli di lettura. È un romanzo sui viaggi nel tempo, ma è anche "contro la guerra" (come dire: "contro i ghiacciai"), è autobiografico e omnibiografico: racconta la vita di tutti.




VHEMT - Voluntary Human Extinction Movement

Tra i tanti movimenti che promuovo una elevazione dell'umanità nel prossimo futuro, che si intenda come un progresso tecnologico postumanista, piuttosto che il raggiungimento di una condizione di equilibrio spirituale, oppure il ritorno alla natura o ancora l'abbattimento dei paradigmi socio-economici degli ultimi secoli, ce n'è uno che offre una soluzione ai "mali del mondo" semplice, efficace e definitiva: l'estinzione. L'estinzione volontaria di tutta la razza umana.



Il Voluntary Human Extinction Movement, abbreviato in VHEMT (che si pronuncia "vehement") si propone senza mezzi termini di ottenere coscientemente e liberamente la scomparsa della specie Homo Sapiens dal pianeta Terra. Il raggiungimento di questo obiettivo, a detta del VHEMT, risulterebbe quanto mai benefico per l'intera biosfera, ed eviterebbe, nel tempo che si richiede necessario alla sua realizzazione, la sofferenza e la morte di milioni e milioni di individui, giacché la progressiva riduzione della popolazione metterebbe a disposizione dei superstiti (temporanei) un mondo più spazioso e vivibile, al contrario dell'insostenibile affollamento che, in particolare dal '900 in poi, ha condotto invitabilmente a guerre, crisi economiche, carestie, inquinamento, impoverimento delle risorse, estinzione di migliaia di altre specie animali e vegetali... insomma, una catastrofe. Il VHEMT è al tempo stesso un movimento ecologista e umanista, perché si propone da un lato di salvare un ecosistema ormai disastrato, e dall'altro di restituire dignità alla nostra specie che ha raggiunto livelli di compromissione intollerabili.

Ma come si propone il VHEMT di raggiungere il suo obiettivo a lungo termine? Nessuno all'interno del movimento intende perpetrare stragi, suicidi di massa, epidemie, e disastri naturali. Anzi, tutte queste possibilità sono state attentamente vagliate dall'organizzazione e valutate come non idonee per affermare l'estinzione. Il metodo avanzato per far esaurire l'umanità è molto più semplice: smettere di riprodursi. Uno dei motti del VHEMT è infatti "thank you for not breeding". L'idea è disarmante nella sua banalità: per avviarsi lentamente all'estinzione, è sufficiente cessare di immettere nel mondo nuovi individui. Idealmente, se tutta la popolazione mondiale aderisse a questa direttiva, nello spazio di un paio di generazioni (o meglio, non-generazioni), l'obiettivo sarebbe raggiunto con successo. L'opera di propaganda del VHEMT verte quindi principalmente sul convincere le persone dell'inappropriatezza della riproduzione. Le conseguenze che ogni nuova vita umana comporta (per il pianeta e per l'umanità) sono talmente pesanti che chiunque, una volta appresi i dati, dovrebbe desistere dall'accoppiarsi. A questo scopo, nella varia documentazione è disponibile anche un utilissimo grafico, che associa ad ogni "ragione per riprodursi" dichiarata la vera ragione sottostante, e un suggerimento su come soddisfare il bisogno che sta alla base del presunto desiderio di maternità/paternità. Ad esempio:

Want to give our parents grandchildren. Still seeking parental approval. Live your own life and encourage your parents to do the same.
Want someone to care for me in my old age. Fear of aging.
Exploitative personality.
Save money and prepare for retirement. Be nice to people so they will visit you in the home. Build social support network.
To carry on family name. Trying to please Dad.
Duped by bloodline superstition.
Create something enduring & give it family name. Donate blood to pass on bloodline.


Questi sono solo gli esempi più immediati, ma ne esistono molti altri (scaricate il pdf per la lista completa). E l'analisi del VHEMT è molto più puntuale, prendendo in esame in modo approfondito gli aspetti ecologici, sociologici, politici, economici, filosofici e religiosi dell'argomento. Visti da tutti questi punti di vista differenti, si arriva comunque a riconoscere che una ben programmata estinzione è l'unica soluzione valida per far tornare l'equilibrio sul pianeta.

Certo, ci si può chiedere: ma perché dovremmo essere felici di estinguerci? Se anche fossimo tutti d'accordo, il successo implicherebbe che non esista nessuno in grado di "godere" del successo stesso. Perché allora darsi tanta pena? Qui in effetti il discorso si fa più articolato, e parte dal presupposto del superamento dello specismo di cui di solito gli umani sono affetti. Per quanto ci crogioliamo da sempre nell'idea di essere la punta di diamante dell'evoluzione, la nostra presenza sul pianeta non è dovuta né indispensabile. Una volta accettato questo, dovremmo essere in grado di capire che scegliere l'estinzione è un passo importante, fondamentale, di estrema maturità. Poiché siamo la prima specie a poter decidere autonomamente di sparire dal pianeta, riuscirci sarebbe a suo modo il più alto traguardo mai raggiunto nella storia (e anche l'ultimo).

Il VHEMT non è un nucleo ecoterrorista, che interviene con la violenza per convertire nuovi membri alla sua causa. Tutta la sua forza sta nella documentazione presente sul sito ufficiale (disponibile anche in italiano), di libera fruizione e diffusione. Inoltre, e soprattutto, il VHEMT non si prende troppo sul serio. O meglio: i suoi intenti sono serissimi, ma afferma altresì che, se anche ci avviamo a scomparire, tanto vale farlo divertendosi nel frattempo. Per questo, pur con estrema professionalità, le sue analisi sono pervase di humor, che aiuta a stemperare la tensione degli argomenti "profondi" che vengono trattati.

È inutile illustrare qui tutti i punti del programma del Movimento, che, peraltro, si riassumono comunque nell'invito a non riprodursi. Rimando al sito per ogni approfondimento in merito ai singoli temi. Intanto, nel frattempo, se pensate di voler fare qualcosa di buono per il pianeta, fissate quanto prima un appuntamento per una vasectomia.

Coppi Night 01/04/13 - A-Team

I futuri storiografi potranno notare che questa Coppi Night si è eccezionalmente svolta di lunedì invece di domenica, e per evitare che scismi accademici faccio notare subito che il 31/03/13 era pasqua, il che comporta che la pizzeria che dà il nome alla serata fosse chiusa. Il Club si è quindi riunito il lunedì seguente, che era sempre festivo. E per sollevarsi dal sonnecchiamento indotto dal weekend prolungato e da lasagne e agnelli e rispettivi avanzi, si è scelto di puntare su un film pieno di azione e di botti.

E l'azione e i botti non mancano, questo non si può negare. Tuttavia ci sono parecchi pesanti problemi in questo film. Premetto che non mi posso definire un fan della serie tv degli anni 80 al quale si ispira: certo ho visto qualche puntata, in qualche remota mattinata della mia infanzia, e conosco alla larga i personaggi e il tono dello show, ma non so abbastanza per poter cogliere eventuali riferimenti diretti inseriti nel lungometraggio. Tuttavia, escludendo questo, ho comunque sofferto parecchio durante la visione, tanto per la trama quanto per i personaggi e i temi tirati in mezzo.

Procediamo con ordine: la trama. Nella (lunga) sequenza che precede i titoli di testa, si assiste in pratica alla formazione della squadra, con incontro pressoché casuale dei quattro. Ok, come "genesi" ci può stare. Poi si fa un salto di qualche anno e si arriva a una missione a Baghdad in cui all'A-Team viene chiesto di recuperare delle matrici per la stampa dei dollari, perché ora sono in mano di un gruppo di terroristi che se dovessero prendere a stampare potrebbero arrecare danni incalcolabili all'economia mondiale. Oh. No, cioè, questo è il modo in cui l'A-Team deve salvare il mondo? Recuperando dell'apparecchiatura della zecca americana? Che poi, di preciso, che cos'è una matrice? E perché vale tanto? Cioè, se io trovo per strada una matrice divento ricco perché mi ci posso stampare i soldi? Funziona così? E anche se fosse... ma fregancazzo! Volete farmi credere che il nemico da sconfiggere è l'inflazione? Ma dammi un cazzo di cattivo con le armi batteriologiche, uno psicopatico che clona api assassine, un supercomputer che controlla tutte le testate atomiche del mondo! Che cazzo di empatia posso provare io nei confronti di qualcuno che sta cercando di mantenere in piedi il capitalismo, facendo il gioco delle lobby che sostengono il paradigma economico che ha originato la crisi in cui viviamo da anni? Voglio dire, al confronto la trama di Green Lantern è più coinvolgente. Questo anche senza considerare il fatto che molte scene risultano totalmente confusionarie, quasi incomprensibili, e, a posteriori, inutili. Per dire (spoiler!) nel piano finale per incastrare il cattivo, realizzano una specie di maschera di ferro da mettere in testa al pilota pazzo dell'A-Team, poi gli mettono un sacco in testa e fingono che lui sia l'ostaggio, così quando arriva il cattivo gli spara in testa e crede di averlo ammazzato. Ora, mi chiedo: ma se tanto avrebbe avuto il sacco in testa, a che è servito metterci lui dentro piuttosto che un fantoccio o un sacco di cipolle? Oppure: quando i cattivi hanno preso ste cazzo di matrici e le stanno smerciando a degli emiri, hanno la bella idea di farsi vedere tutti i giorni alla stessa ora nella solita banca, con limousine valigette gorilla e tutta la fanfara, come se non sapessero di essere ricercati internazionali. Ma uno zio con uno scantinato vuoto per condurre la trattativa non ce l'aveva nessuno? Esempi simili ce ne sono in abbondanza, ma credo che il mio cervello li abbia espulsi durante le successive fasi REM.

Alcuni personaggi mi sono sembrati fuori fuoco. Intanto, Hannibal Smith, leader del gruppo e ufficialmente protagonista del film, sembra passare in secondo piano rispetto a Sberla, che ha pure il privilegio di organizzare il piano finale. Sarà perché obiettivamente Bradley Cooper è più figo di Liam Neeson, ma cazzo, non puoi trattarlo così! Inoltre Bosco Baracus, che dovrebbe essere quello che mena i cazzotti per primo e più forte, verso metà film ha una specie di conversione gandhiana e dice di non poter più usare la violenza. Ecco come snaturare in tre minuti quello che probabilmente è il personaggio più colorito (non nel senso che è nero...) della serie! Ma come vi è venuto in mente? Da questo si arriva ai problemi che accennavo in fatto di temi. Questa conversione alla non-violenza Bosco se la porta dietro fino alla fine, nonostante qualche incoraggiamento di Hannibal, che gli dice in pratica che se hai la violenza dentro la devi sfogare, altrimenti sei un vigliacco e un falso. Ah, complimenti, bel messaggio per i bambini in ascolto: se siete degli stronzi, fate gli stronzi! Non tentate di migliorare il vostro atteggiamento per voi stessi e per gli altri, sia mai! Rimanete fedeli ai vostri vizi, le vostre intemperanze, le vostre antisocialità! È Gandhi che lo vuole! E alla fine infatti Bosco poi riesce ad ammazzare qualcuno e, urrà!, è tornato ad uccidere! Stappate la boccia in fresco, abbiamo un omicida!

Menzione a parte per gli evidenti problemi in ambito di leggi fisiche. Non mi sembra di aver letto che la storia si svolge in un universo parallelo in cui la gravità e le altre forze fondamentali funzionano diversamente, vero? Ecco, allora, bisogna che questi sceneggiatori abbiano fatto almeno la seconda media prima di mettersi a scrivere un film. Perché il Principio di Archimede lo dovrebbero conoscere, e dovrebbero poter capire che un container pieno di quelle fottutissime matrici (che sono di metallo) non può galleggiare grazie a otto airbag fissati ai lati. E poi: se stai pilotando un elicottero, e spegni di botto il rotore, inizi a precipitare, chiaro. Ma se mentre sei in caduta libera lo riaccendi, non riprendi l'assetto normale da un secondo all'altro. Non funziona nemmeno con gli elicotterini cinesi delle bancarelle, non so se ci avete mai provato. E un carro armato, ripeto, un CARRO ARMATO, non può essere sorretto da tre paracadute se sta cadendo. No aspetta che poi sembra che mi invento le cose:


E quando poi i paracadute si rompono (non per l'attrito, ma perché vengono distrutti dai droni nemici), a maggio ragione non puoi far "volare" un carro armato, anzi, un CARRARMATO, sparando verso terra per saltellare verso l'alto e rallentare la caduta. A parte il fatto che non credo che un tank abbia in dotazione sette-ottocento proiettili, ma semplicemente questa cosa non è fisicamente possibile. Quando poi ti vai a schiantare in acqua dopo diecimila piedi di caduta libera (visto che ti trovavi su un aereo che è stato abbattuto), l'impatto con l'acqua dovrebbe disintegrarti, te e quella merda di carrarmato in cui ti trovi. Invece nulla, come succede anche in Upside Down pare che si possa cadere in acqua da qualunque altezza e rimanere illesi, perché tanto l'acqua è liquida, no? Ma vi siete mai tuffati in piscina di pancia? Ve le siete mai sentite le palle che vi salgono in gola per l'impatto, nonostante abbiate fatto un salto di appena mezzo metro? E naturalmente il carro armato finito sul fondo del lago poi è indenne e perfettamente funzionante, è cascato in piedi e lo si può manovrare per uscire dall'acqua. Certo.

Credo di aver espresso in modo esauriente la mia frustrazione su tutti i fonrit nei confronti di questo film. Che sia di monito ai prossimi che vogliono prendere in prestito un franchise di successo di venti-trent'anni fa e farne un blockbuster. Evitate. O per lo meno, evitate voi di andare a vederli.

Futurama 7x12 - 31st Century Fox

Già in numerose altre occasioni abbiamo notato come Bender sia rapido ad affezionarsi a delle cause "ideali", principalmente quando queste lo riguardano direttamente. È il caso ad esempio di Proposition Infinity e Obsoletely Fabulous. L'entusiasmo maggiore viene poi quando la causa coinvolge in qualche modo i diritti dei robot, che meritano di essere equiparati a quelli degli umani. Qui si può citare una sfilza di episodi che inizia con Fear of a Bot Planet nella prima stagione, passa dal film The Beast with a Billion Backs e arriva nelle ultime serie a Ghost in the Machines. L'episodio 31st Century Fox (il cui titolo è un chiaro riferimento alla rete che in precedenza aveva trasmesso e poi cancellato lo show) prende da queste due componenti, mostrando un Bender che si batte per tutelare le volpi robotiche oggetto della "tradizionale" caccia alla volpe.

In effetti, sulle prime non è Bender a portare avanti la causa. Tutt'altro: affascinato da un'uniforme da caccia alla volpe, si reca a una battuta, che viene ostacolata invece da Leela, che con il suo solito filantropismo vuole opporsi all'uccisione dell'animaletto innocente. Presto però si scopre che la volpe è robotica, e allora è Bender a raccogliere il cartello di protesta (in senso letterale) di Leela e opporsi all'uccisione del (robotico) animaletto innocente. Da qui Bender fonda un suo fronte di liberazione animale (robotica), e poi lancia la sfida finale ai cacciatori di volpe (robotica), tra cui spiccano tutti i membri dell'alta società. Come ogni volta si farà aiutare da Leela e Fry, che pure non mostrano grande entusiasmo per la battaglia, ma una volta rapita e portata al sicuro all'interno della Planet Express, la volpe (robotica) si rivela meno simpatica e innocente del previsto.

Come in alcune altre puntante (la più recente è The Six Million Dollar Mon, in cui era Hermes a robotizzarsi gradualmente), il tema centrale di 31st Century Fox è l'identità/differenza uomo/macchina, e la capacità (e volontà) di distinguere l'uno dall'altro. Certo, il problema non viene posto come un profondo dilemma morale, ma viene posto in maniera abbastanza esplicita: la caccia alla volpe è giusta? E se non lo è, è giusta invece la caccia a una volpe robotica? È giusto se un umano uccide un robot? E viceversa? E un robot che uccide un altro robot? Il discorso è piuttosto ingarbugliato, e nell'episodio si presentano praticamente tutte le alternative. Al di là di questo, si tratta comunque di un episodio movimentato, che dopo l'introduzione iniziale arricchita degli omaggi alle più classiche uniformi da film di fantascienza (dalla tuta distillante di Dune alle corazze degli truppe imperiali di Star Wars), si snoda lungo diverse scene di caccia e i vari tentativi di sabotaggi di Bender, facendoci scoprire anche alcune interessanti specie animali robotiche, come le scatole-galline che depongono uova dodecagonali. Le gag sono di buon livello, dovute per la maggior parte a Bender, che è il protagonista quasi esclusivo della storia, e dà il suo meglio quando si confronta con il galateo dell'alta società riunita per la tradizionale caccia alla volpe (robotica).

Nel complesso, seppur non sorretto da grandi invenzioni fantascientifiche, una puntata godibile, con qualche piacevole sorpresa nelle sequenze finali, e capace di sollevare anche qualche limitata questione morale. Voto: 7/10

Coppi Night 24/03/13 - Decisione critica

Si torna dopo un mese e spicci al film d'azione, e stavolta la fiducia va a due degni rappresentanti della categoria come Kurt Russell e Steven Seagal. Se non che, ehm, c'è un problema: Russell non interpreta un soldato ma un ingegnere, e Seagal muore all'inizio della sua missione (non senza prima deliziarci con un prologo guarnito di decine di omicidi in pochi minuti). Ma tutto sommato il film regge anche senza il loro decisivo contributo alle scene d'azione, che, di fatto, sono poche, tutte concentrate nella sequenza finale. Il resto del film è tutto un nascondersi e cercare gli individui da eliminare sull'aereo dirottato che potrebbe precipitare e diffondere una quantità di gas mortale su tutti gli USA (e si sa che quando c'è un pericolo per gli USA, significa che il mondo è in pericolo). Forse il film si dilunga anche troppo, ma la tensione rimane abbastanza alta, anche se personalmente quella che ho gradito di più è stata la sequenza dell'atterraggio improvvisato, che paradossalmente mi ha ricordato L'aereo più pazzo del mondo (ma senza pilota automatico).

Che poi, guardando il film, mi veniva da chiedermi: ma dirottare un aereo a che serve? Cioè, per dire, metti che io salgo su un aereo di linea, punto un pistola al pilota e gli dico "Ora invece di atterrare a Los Angeles scendiamo a Bari Palese!". A questo punto, perché le autorità dovrebbero trattare con me ed accettare le mie richieste? Tanto, bene o male, prima o poi da qualche parte dovrò pur scendere anch'io dirottatore, quindi che rischio c'è? Fatemi atterrare dove pare a me, e poi mi arrestate quando arrivo lì, no? In realtà questo discorso non c'entra col film, perché lì c'è di mezzo questo gas letale e la minaccia terroristica eccetera, ma era una curiosità che cercavo di soddisfare, nel caso (come è probabile) debba presto intraprendere la carriera criminale.

Per tornare al film, di cui in pratica ho già detto tutto quanto c'è da sapere, posso riassumere dicendo che si può guardare senza temere dolori intercostali, ma di certo non lascia il segno. Tant'è che, scrivendo questa recensione con un certo ritardo, in effetti non mi ricordo niente di preciso, e per quello sto rimanendo tanto nel vago.