Coppi Night 22/01/2017 - The Woman in Black

Facciamo una nuova incursione nell'horror, termine con il quale intendo quel particolare genere di film che coinvolge una qualche forma di creature soprannaturali (in genere demoni o spiriti di defunti) che incasinano la vita delle persone normali, esibendo un vasto campionario di poteri non definiti per perseguire scopi incoerenti con la loro stessa motiazione. Che poi è probabilmente quello che insegnano a Sceneggiatura Horror Contemporanea 101, il corso propedeutico per Jumpscares 101.

Il film è ambientato nei primi del 900 e segue uno svogliato Daniel Radcliffe, avvocato londinese padre vedovo sul lastrico, incaricato dal suo studio di compiere una cernita dei documenti lasciati dalla proprietaria di una oscura villa sperduta nelle campagne appena deceduta. Ansioso di dimostrare le sue capacità, il giovane si reca nella cittadina sperduta dove subito viene accolto come un attacco di colite. Ma lui tenace non se ne va (anche perché nessuno gli spiega il motivo per cui sarebbe meglio che se ne andasse, se lo avessero fatto penso gli avrebbe dato retta), e anzi visita di persona la casa infestata di questo borgo in cui i bambini hanno l'insana tendenza di suicidarsi. Seguono apparizioni, jumpscares, altri morti innocenti e soprattutto un continuo girovagare da una stanza all'altra della casa, tra porte che si aprono da sole, gradini che cigolano, giocattoli che suonano.

Non c'è davvero niente in questo film (come in molti altri passati negli ultimi anni) che abbia un senso logico all'interno delle premesse del film stesso. È questo il problema: io sono ben disposto ad accettare che la donna del titolo abbia trasceso la morte e trovato il sistema di tormentare i suoi compaesani per i torti subìti (che poi avrebbe dovuto prendersela solo con la sorella, ma ok, si è incazzata parecchio), ma partendo da questa situazione iniziale, non si spiega comunque quello che è in grado di fare. Ancora meno si spiega come si possa scavare un cadavere rimasto sommerso in una palude per degli anni e trovarli integro. Meno che mai ha una logica il fatto che l'avvocato vedovo sul lastrico sappia perfettamente il rito da compiere per riunificare madre e figlio.

E vogliamo parlare del finae? Come si conclude una storia di tormentato rapporti familiari che superano le barriere della morte? Forse facendo morire il protagonista e suo figlio e mostrandoli riunirsi con la moglie/madre, ora finalmente felici. La più antica e universale delle morali: hai una vita difficile? Ammazzati, e si risolve tutto!

L'unica domanda a cui questo film risponde con sicurezza è: riuscirà mai Daniel Radcliffe a scrollarsi di dosso l'immagine di Harry Potter? E la risposta è un grosso NO, soprattutto se continuate a metterlo sopra treni a vapore e lo fate aggirare con aria confusa per i manieri.

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