Coppi Night 06/04/2014 - Kiss Kiss Bang Bang

Non so se esiste una definizione precisa per quel genere di film azione/thriller con un mistero arzigogolato alla base e una serie di situazioni paradossali, grottesche, e tanto dark humor. Mi riferisco a roba come The Snatch, Slevin, In Bruges, e anche se in senso quasi parodistico Hot Fuzz. Dico che non so se ha una definizione perché se la conoscessi userei direttamente quella come chiave di ricerca per nuovi film da guardare. Infatti questo è l'unico sottogenere della famiglia "azione" che mi convince davvero, perché spesso i film seri si perdono troppo dietro l'idea di voler essere drammatici e cupi, finendo per cadere nel banale o anche nel ridicolo.

In questo film abbiamo un Robert Downey Jr. che interpreta il classico personaggio da RDJ: nichilista, opportunista, ladro (di professione). Trovandosi per caso a essere un attore, viene convinto dal suo agente ad affiancarsi a un detective (Val Kilmer) per capirne i metodi ed "entrare nella parte", salvo poi rimanere in effetti invischiato in una serie di omicidi, aggressioni e inseguimenti che nonostante gli sforzi per farsi da parte continuano a inseguire i due, e la appena ritrovata amore adolescenziale del protagonista. Senza entrare nei dettagli, che è gustoso scoprire seguendo la storia, si può dire che tutto funziona bene, e anche se la soluzione non è propriamente intuitiva, non si può ritenere che sia stata forzata (come invece era il caso della settimana scorsa). Non c'è nemmeno un vero e proprio lieto fine, e in effetti neanche una chiusura "poetica" della vicenda, con l'ultimo colpevole che ottiene quello che si merita, e in questo si vede di nuovo come la trama sia stata costruita coi piedi ben piantati per terra.

A livello di struttura, la storia punta tanto sull'humor nero, di cui RDJ è il soggetto principale, essendo un detective improvvisato che non sa come muoversi nel mondo dei delitti, mentre Val Kilmer, in quanto professionsita serio ma gay, si presta per squisite battute omofobe. Questo però non fa passare in secondo piano lo sviluppo della vicenda, che rimane sempre coerente. C'è anche da registrare un'interessante infrazione del quarto muro, in particolare all'inizio del film, quando RDJ si rivolge in prima persona al pubblico, e non lo fa solo da narratore esterno, ma proprio da attore che sta per mostrare il film in cui ha recitato. All'inizio la cosa è spiazzante, ma aiuta a focalizzare l'attenzione, e ci se ne dimentica per il resto del film... fino a quando la cosa non si ripete per l'ultima scena.

Film come questo riescono a dimostrare come per creare una storia convincente non sia necessario andarsi a inventare chissà quali storie complesse e altissime poste in gioco: bastano le aspirazioni di pochi personaggi centrali, ben calibrate per incrociarsi e definire un percorso anche non lineare ma solido.

Lost in Lost #18 - Ep. 4x03-4x04

Dopo l'inizio dell quarta stagione prosegue il gioco "Indovina gli Oceanic Six", con un episodio che rivela subito che anche Sayid è tra i sopravvissuti del volo. Non solo, ma mentre sull'isola l'iracheno si impegna a scambiare un prigioniero con l'altro (perché Lapidus si impunta che non farà ripartire l'elicottero finché non avrà visto Charlotte viva e in salute), nel suo flashforward scopriamo che uccide le persone da una lista di nomi fornitagli da Ben, che a quanto pare a sua volta ha lasciato l'isola. Nell'episodio successivo invece viene ripresa una sottotrama che era rimasta da parte: Kate con la sua sfilza di condanne, e il processo che dopo il ritorno alla civiltà dell'imputata riprende il suo corso (che lei fosse tra i Six lo sapevamo da prima di sapere che erano sei). Sull'isola Kate ce la mette tutta per scoprire da Miles se la sua identità è riconosciuta, e lui dimostra di avere a sua volta una certa conoscenza di come vanno le cose, chiedendo di parlare con Ben, al quale offre di nasconderlo a chi lo sta cercando per la modica cifra di 3.2 milioni di dollari. Mossa azzardata da parte di Miles, che alla fine si trova legato con una granata in bocca per mano di Locke, che sta già avendo problemi a gestire la sua piccola comunità di rifugiati alle baracche Dharma.

Sono anche questi episodi interessanti, pieni di contenuto. Sia la storia sull'isola che i flash si rivelano significativi, aggiungendo nozioni (e come sempre, nuove domande) alla trama principale, e la forza di questa nuova combinazione emerge quando anche l'episodio incentrato su Kate assume un degno significato, al contrari di quanto successo con lei già dalla seconda stagione in poi. I pezzi mostrati nei flashforward infatti portano a chiedersi come si sia arrivati all'assurda situazione, ai collegamenti improbabili cui assistiamo: Sayid che lavora per Ben, Aaron cresciuto da Kate? È chiaro che prima o poi ci verrà mostrato come le cose sono andate, ma l'effetto-prequel derivante da questo nuovo sistema di narrazione rinnova decisamente la serie. Inoltre si cominciano a conoscere meglio anche i nuovi arrivati, e in particolare Faraday e Miles iniziano a farsi interessanti, il primo con i suoi esperimenti (ha forse dimostrato che il tempo sull'isola scorre in modo diverso?), l'altro con la sua evidente conoscenza di qualcosa a proposito di Ben e delle forze in gioco.

Le previsioni della mia cavia sono che presto Locke sarà di nuovo infinocchiato da Ben a fare qualcosa per conto suo (perché già se lo sta rigirando come faceva fin dai tempi in cui era Henry Gale), mentre Sayid e Desmond sulla nave scopriranno qualcosa di più concreto sul conto di coloro che sono venuti a recuperare i naufraghi, sempre posto che sia davvero così, il che non sembra. Inoltre sulla nave dovrebbero anche incontrare la talpa di Ben, per cui si potrebbe anche pensare che insieme (considerata la presenza di Sayid) riescano a prendere controllo del mezzo. Ma servirebbe a qualcosa, visto che a quanto pare tutti i mezzi possibili non sono finora stati in grado di lasciare l'isola?

Il mio bilancio 2013

Circa un anno fa ho stupito tutti caricando su un post il prospetto delle mie spese dell'anno 2012. Alcuni si sono meravigliati che rendessi pubblici dati "riservati" di questa entità, qualcun altro non ha creduto che potessi veramente aver tenuto traccia di tutte le spese. A entrambi devo confermare che non solo è tutto vero, ma che per il 2013 ho fatto la stessa cosa!

Quello che segue è proprio il mio bilancio delle spese 2013. Prima che mi ripetiate che così facendo mi metto nelle mani di spietati ad-killers, faccio notare che non parlo di valori, ma solo di proporzioni, e che comunque si tratta solo delle mie uscite, non accenno niente delle entrate. Il tutto è stato ottenuto semplicemente appuntando le spese sostenute (precise al decimo di euro, non al centesimo) in via preventiva sul blocco note del telefono, e in seguito riportando il tutto su un normalissimo file excel dal quale proviene poi l'elaborazione successiva. La parte più noiosa è sicuramente quella di suddividere le singole spese nelle categorie di appartenenza, ma per il resto il procedimento non è così faticoso. Bisogna anche sottolineare che in realtà il prospetto non copre un anno solare esatto, ma parte dal febbraio 2013 e arriva a gennaio 2014, sfasamento dovuto al mese in cui ho iniziato a tenere traccia delle spese. Tuttavia si può tranquillamente semplificare dicendo che si tratta delle spese del 2013.




Non mi metto a spiegare di nuovo tutte le voci di spesa, visto che l'avevo già fatto l'anno scorso. Segnalo soltanto che quest'anno se ne è aggiunta una, "abbigliamento", per la banale ragione che ero riuscito a sopravvivere per tutto il 2012 senza acquistare vestiti, scarpe e accessori vari. Nel 2013 invece ho dovuto provvedere anche a questo

L'andamento generale è abbastanza simile rispetto al 2012. Le spese fisse sono le stesse, e le variazioni si aggirano mediamente tra il 15% e il 50%. Ad aver subito incrementi notevoli sono le spese "mediche", ma solo per il fatto che ho acquistato un nuovo paio di occhiali (e costa, quella roba...) e quelle "varie", che ripercorrendo lo storico ho scoperto essere principalmente legate a regali fatti ad amici, colleghi e parenti (segnatevelo, conviene essere miei amici!). Dal quadro che emerge viene confermato il fatto che a parte le spese che sono più o meno costretto a sostenere (fisse, cibo, bollette, automobile), il grosso delle mie risorse se ne va per svago e musica. Insomma, che sono un gran cazzone. Nel complesso però le spese totali dell'anno sono diminuite di un incoraggiante 1.19%, Speriamo di mantenere il trend anche nel 2014, anche se questi primi mesi mi fanno supporre diversamente.

Se siete interessati a redigere il vostro bilancio dell'anno, non esitate a contattarmi, potrò fornirvi utili dettagli su come ottenere un prospetto puntuale come il mio!




Dj set: In a Gadda da Stonu

È passato fin troppo tempo da quando vi ho messo a disposizione un nuovo dj set. Ecco allora che per animare il weekend incombente arrivo in vostro soccorso con una nuovo mix!

Non mi chiedete di spiegare il titolo, ma vi assicuro che ha un senso (come sempre). E come sempre il genere varia, perché si passa da pezzi presi direttamente dall'ultima Cocoon Compilation, fino alle elettroballate di Fritz Kalkbrenner, e alle ninnenanne di Ruede Hagelstein. Si passa dai classici degli Underworld fino ai successi contemporanei di Avicii; dalla trance di Giuseppe Ottaviani all'electro di Anthony Rother, all'IDM dei Moderat.

Al solito, per chi ne avesse voglia, ho a disposizione anche la versione editata per gli 80 minuti di un cd, da ascoltare agilmente in macchina. E vi ricordo che sul mio Mixcloud trovate anche gli altri set (più di una decina) finora caricati. Buon ascolto!




Coppi Night 30/03/2014 - The Ward

Io confondo sempre Cronenberg e Carpenter, penso per semplice assonanza, e anche perché in generale i film di entrambi mi piacciono, anche se su livelli diversi. Cronenberg mi piace per la sua complessità e chiusura (roba come Il pasto nudo o anche eXistenZ), Carpenter perché è uno che sa fare un bel film di genere senza perdersi dietro alle mode del momento (La cosa, Fantasmi da Marte). In questo caso però Cronenberg non c'entra nulla, perché The Ward è un film di Carpenter. E fin qui ci siamo.

The Ward è un film decisamente horror che riprende alcuni dei topoi del genere sfruttandoli per creare un'atmosfera efficacemente inquietante. Abbiamo una clinica di igiene mentale (leggi: manicomio) che ospita in un reparto speciale diverse ragazze (solo ragazze), ognuna caratterizzata in modo quasi macchiettistico, con infermieri cattivi e insensibili, un direttore moderato ma inflessibile, strane presenze che si aggirano di notte, sparizioni e segreti. Elementi che combinati tra di loro riescono a tenere alta la tensione, perché lo spettatore è portato a cercare gli indizi che possono fornire la soluzione della vicenda. La storia quindi funziona modestamente fino a che... beh, fino a che non si ottiene proprio quella soluzione.

Qui vado leggermente nello spoiler, senza citare i particolari ma parlando comunque della rivelazione finale, quindi evitate se credete. Il fatto è che la soluzione "il protagonista è pazzo" è una scappatoia troppo facile, con la quale si riesce a spiegare qualunque cosa, quasi alla pari del "era tutto un sogno". In questo caso specifico la dinamica è più complessa, tuttavia a mancare sono anche gli indizi opportunamente disseminati per consentire allo spettatore di trovare la soluzione prima che gli venga spiattellata davanti con lo spiegone del medico curante. È anche questa modalità finale a rendere il tutto poco elegante, e far pericolosamente ondeggiare la storia sull'orlo del banale. È mia opinione infatti che una storia "misteriosa" (con il che non intendo una storia "del mistero", ma una in cui ci sia un mistero di fondo da scoprire) per funzionare debba concedere al suo pubblico gli elementi che possano portarlo alla soluzione, e che visti in retrospettiva provochino la folgorante reazione "Ah, ma certo, ora torna tutto!". In questa storia purtroppo non è così, perché da quello che viene descritto nella prima parte del film non c'è modo di ricavare la soluzione che alla fine verrà presentata. Al di là di questo il film è ben realizzato, capace di suscitare qualche brivido e con una sana dose di violenza esplicita. Il "mostro" forse ricorda un po' troppo qualcosa già visto in The Ring, e in certi casi si arriva pericolosamente vicino alla parodia di uno Scary Movie (non ricordo quale), ma non basta a distruggere il clima claustrofobico che si respira per tutta la durata.

Un film quindi piacevole, che maneggia abilmente gli schemi tipici del genere senza per questo diventare scontato, perché c'è differenza tra sfruttare un topos e ricalcare il già visto. Allo stesso tempo però la soddisfazione non è piena, perché tutta questa magistrale costruzione crolla al momento della risoluzione della trama, che invece lascia diverse perplessità per il significato e le modalità.