Coppi Night 05/05/2013 - Mollo tutto

Giusto la settimana scorsa dicevo che non ne potevo più di commedie italiane al Coppi Club, e subito ci siamo ricascati. Allora, a beneficio degli storici futuri voglio chiarire che, è vero, anch'io ho votato in ultima battuta questo film, perché era arrivato in finale con L'uomo senza ombra, il film in cui Kevin Bacon è l'uomo invisibile e parecchio stronzo, che avevo già visto e mi aveva fatto piuttosto schifo, per cui, mi sono detto, puntiamo su qualcosa che non ho visto e magari mi va bene. In generale, come ho detto già in altre occasioni, Pozzetto è uno dei pochi attori "comici" italiani che riesco ad apprezzare, per come interpreta i suoi personaggi (che poi in effetti è sempre il solito personaggio, ma lo fa bene), per cui gli ho concesso il beneficio del dubbio. Quindi, ecco, sono parzialmente colpevole di aver di nuovo fatto vincere questo tipo di film, ma mi sento in pace con la coscienza.

Di questo film in particolare mi rimane poco da dire, in realtà. L'uomo di mezza età che scappa dalla famiglia, si rifugia... boh, non mi ricordo, forse in Algeria, poi scopre di essere stato fregato, si trova senza soldi e deve tornare in patria, solo che adesso è marocchino quanto quelli con cui torna da clandestino. Lo sviluppo delle varie fasi della storia è piuttosto squilibrato, ma, vabbè, che vuoi stare a fare critiche costruttive a un film del genere? Il tutto risulta comunque piuttosto insipido, e anche l'aspetto comico è abbastanza scadente, con qualche scena simpatica ma niente di più. Quindi film che lascia del tutto indifferente, e c'è poco altro da aggiungere.

Il post sarebbe ancora troppo corto per poter essere chiuso, quindi termino con una promessa: tra due settimane sarà il mio turno di Anfitrione del Coppi Club, e posso garantire che se ne uscirà con un film di tutto rispetto. Almeno per una volta avrò un minimo di soddisfazione a scrivere la successiva recensione.


Ah, siccome niente di quello che ho scritto mi ispira un'immagine adatta, metto una cosa divertente a caso, giusto per dare un vero senso al post.

Rapporto letture - Aprile 2013

Ad aprile si trorna alla tradizione e posso dire di aver letto praticamente solo fantascienza, seppur calata in diverse accezioni, dalla space opera al thriller, dal pulp all'ucronia. Tanto per darvi un'idea, se non vi fossero bastati i miei consigli di lettura, che dietro a questa etichetta si trova praticamente di tutto.


Il primo ebook del mese raccoglie tre racconti di Poul Anderson, uno degli autori classici del genere. In Earthman, Beware! and Other Stories, si trovano, oltre al racconto del titolo, Duel on Syrtis e The Star Beast. Tre storie che infatti hanno molto della sf delle origini, con alieni abbandonati sulla Terra, battute di caccia su Marte e personalità trasferite all'interno di animali (mannaggia a lui, credevo di aver scritto un racconto originale sfruttando questa idea, e invece...). In tutte e tre l'attenzione è molto focalizzata all'interno dei personaggi, piuttosto che sugli aspetti speculativi, per questo la lettura risulta molto empatica, anche quando si assiste alle scene di "azione". Tutte le storie si concludono poi con un piccolo twist, che dà consistenza al racconto. Ma non ci si poteva aspettare di meno da un autore di questo calibro. Voto: 7.5/10


Più riguardo a TitanoSi passa poi alla space opera, con Titano, il primo romanzo di una trilogia di John Varley. Il protagonista è il capitano Cirocco Jones (dal nome non si capisce, ma si tratta di una donna), che viene risucchiata, insieme a tutto il suo equipaggio, all'interno di una gigantesca stazione spaziale in orbita intorno a Saturno, al cui interno si trovano interi ecosistemi popolati di creature assurde e mitologiche. Comincia così una lunga ricerca per scoprire la natura e lo scopo di quel mondo artificiale, che porterà il capitano fino al centro della stazione, fino al cospetto della creatura/entità che governa il tutto. La storia ricorda, per certi versi, I fabbricanti di universi di Philip Jose Farmer, ma qui c'è una rigorosità scientifica più marcata, e una "backstory", quando la si apprende, molto più coerente. Il romanzo è principalmente una serie di viaggi e di scoperte, con qualche battaglia e tante sorprese, il che rende la lettura avvincente. La spiegazione finale poi è estremamente affascinante, e fa venir voglia di seguire il resto della vicenda (per quanto lo si potrebbe già considerare autoconclusivo). Voto: 8/10


Più riguardo a I signori della guerraQuesto volume intitolato I signori della guerra raccoglie in effetti tre romanzi di fantascienza militare, piuttosto diversi tra loro. Il cadetto Harrington di David Weber racconta la pirma storia di questo personaggio protagonista di una serie di romanzi (che io non ho mai letto) con la classica ambientazione di "imperi galattici": si può quindi presumere che, letto al di fuori di questo, abbia poco senso. E infatti è così, anzi, la lettura è piuttosto noiosa e infarcita di spiegoni sulla politica galattica di cui non si sa cosa fare, e alla fine tutto si risolve con un attacco di pirati. Isole di Eric Flint è invece un racconto ucronico, anche questo ambientato in un universo narrativo di una serie di romanzi, in cui l'impero bizantino ha ricevuto alcune conoscenze scientifiche dal futuro e porta avanti le sue conquiste. La storia tuttavia è quella parallela dello storico di Belisario, rimaso cieco in battaglia e diventato famoso per i suoi dispacci telegrafici. Il racconto segue tanto lui quanto sua moglie, intenzionata a raggiungerlo per lasciarlo, che tuttavia durante il viaggio cambia prospettiva. Si tratta di una storia intima, che fa davvero riflettere sui sentimenti e le intenzioni dei personaggi, estremamente credibili. Una questione di scelta di David Drake è anche questo parte di una serie, quella degli Slammers, mercenari spaziali che in questa missione giungono su un pianeta evidentemente preparato al loro arrivo, e devono così non solo combattere, ma anche investigare chi è stato a tradirli. Dei tre racconti, il secondo è quello che regge meglio preso da sé, mentre gli altri due hanno meno senso estrapolati dalla serie di cui fanno parte. Se poi il primo è piuttosto noioso, i successivi si leggono male. Facendo quindi una media, si arriva a un voto 6/10.


Più riguardo a The Eternal PrisonGiuro che non lo sto facendo apposta, ma anche The Eternal Prison è parte di una saga, quella di Avery Cates, personaggio creato da Jeff Somers come protagonista delle sue storie techno-pulp. Questo terzo libro della serie (che ho recuperato dopo aver letto anni fa i primi due [La chiesa elettrica e La peste digitale] editi da Urania) vede Cates, il sicario professionista che ha involontariamente sconvolto il mondo dopo il casino combinato nei capitoli precedenti, impegnato a evadere dal carcere in cui è stato sbattuto e vendicarsi di chi lo ha raggirato. Queste due storie scorrono all'inizio parallelamente, mostrando a capitoli alterni Cates già fuori di prigione e Cates che elabora la fuga; successivamente i due binari si incrociano, in modo inaspettato e sorprendente, e la storia prosegue linearmente. Come nei libri precedenti, il romanzo è carico di azione, violenza, humor nero e volgarità. Cates e gli altri personaggi sono tutti dei bruti, egoisti, stronzi, ognuno con obiettivi personali e segreti, e dallo scontro tra tutti emergono i conflitti che vanno a plasmare l'intero Sistema, il mondo post-Unificazione dominato dalle forze di polizia digitalizzate. Un libro davvero forte, trascinante, che incalza con sorprese e rivelazioni continue, impossibile da mollare. Nel suo genere, probabilmente uno dei migliori. Voto: 8.5/10


Più riguardo a L'uomo che credeva di essere se stesso

L'uomo che credeva di essere se stesso è un libro insolito, sospeso tra il mistery e il fantascientifico. Si può riassumere decrivendolo come una storia di mondi paralleli, ma in realtà le cose sono più complicate. L'autore David Ambrose racconta di un uomo qualsiasi che dopo un incidente si trova catapultato in un mondo alternativo, nel quale viene ovviamente preso per pazzo quando racconta di provenire da un altro universo. Ma poi il gioco cambia, mostrando due personalità che coabitano nello stesso corpo, e si inizia quindi a pensare che la follia sia davvero l'alternativa più plausibile, anche quando uno dei due inizia a elaborare un piano per "tornare" nel suo mondo. Insomma, nonostante all'inizio la storia sembri fiacca e già vista, arrivati a metà si fa più intrigante e si diventa davvero curiosi di scoprire come andrà a finire, se si è stati ingannati fin dall'inizio e se si riesce a risolvere il "mistero" di questa doppia identità (ammesso che ci sia). Voto: 7/10


Più riguardo a The Terminal StateE siccome avevo letto il terzo, dopo questo intermezzo sono passato al quarto libro della serie di Jeff Somers, The Terminal State. Ritroviamo Avery Cates, che dopo aver di nuovo contribuito a mandare in malora il Sistema, viene forzatamente arruolato nell'esercito federale che sta combattendo una guerra civile contro le forze di polizia, e poi scopre di essere stato comprato proprio dalla persona che sta cercando per vendicarsi. Questo lo obbligherà a compiere una nuova missione, per cercare "The God Augment", un innesto neurale che conferisce poteri psionici completi al suo possessore. Cates con la sua nuova squadra si muove quindi verso Hong Kong, e come al solito si trova davanti a ostacolarlo vecchie conoscenze e nuovi nemici. La storia è forse meno avvincente di The Eternal Prison, perché procede in modo spedito dall'inizio alla fine, senza troppe concessioni a intrecci particolari. Ma l'azione è sempre elevata, le sorprese abbondanti e la cattiveria pienamente soddisfacente. Anche questo è quindi un buon libro nel suo genere, e merita comunque un voto 7/10.

Futurama 7x13 - Naturama

Potrebbe questo essere il primo episodi di Futurama a non essere, in effetti, classificabile come fantascienza? Infatti tutti gli episodi trasmessi finora, anche quando avevano trame senza un vero nucleo fantascientifico, appartenevano al genere per definizione, per il solo fatto di essere ambientati nel XXXI secolo e avere tra i personaggi robot, alieni e così via, oltre a mostrare astronavi, pianeti extraterrestri, tecnologie futuristiche e tutto il resto. Al limite, anche nella digressione fantasy del terzo film Bender's Game, la quest in stile Lord of the Rings si sviluppa in una sorta di dimensione parallela collegata in qualche modo vagamente fantascientifico con l'universo di Futurama. Invece Naturama è un episodio non-canonico, diviso in tre episodi, che come il Reincarnation della stesta stagione mostra i personaggi in una versione "alternativa": nello specifico, in versione animale.

I tre miniepisodi sono incentrati su una storia d'amore, declinato ovviamente nel relativo contesto "naturale". Nel primo vediamo Fry e Leela in versione salmone, che cercano di riunirsi nonostante gli incomprensibili automatismi della loro specie li abbiano destinati a essere separati; nel secondo un Farnsworth trasformato in un'ultracentenaria tartaruga di terra va alla ricerca dell'ultima femmina della sua specie (la versione tartaruga di Mamma) per accoppiarsi; nell'ultimo Kif è un elefante marino di basso rango che cerca di conquistare una Amy sottomessa al gigantesco maschio alfa Bender. Oltre ai protagonisti compaiono anche gli altri personaggi, principali e secondari, calati in varie forme faunistiche tipiche dell'ecosistema mostrato. Tutte e tre le storie si concludono tragicamente, e forse è solo l'amore salmonicamente (leggi bene: non ho detto salOmonicamente) proibito tra Fry e Leela a trovare il suo appagamento, anche se questo comporta poi la morte delle due bestie. Negli altri due casi c'è molto poco di romantico, e ancora meno di confortante per come si conclude la vicenda, tra morti, abbandonati e dispersi. La "Natura" quindi non è mostrata nel suo aspetto idilliaco, ma come un ambiente feroce e privo di speranza. Certo la cosa non va presa come una morale, ma il tono è molto più vicino a quello documentaristico che alla favoletta Disney.

La trasposizione in ambito animale risulta divertente, e in molti casi è stata fatta seguendo la morfologia o le caratteristiche del personaggio, vedi appunto il Prof-tartaruga, e poi Bender-iguana, Zoidberg-seppia, Scruffy-tricheco e così via. Al di là della simpatia ispirata dalle versioni animali, le storie sono comunque divertenti, nonostante la tragicità finale, e tutti e tre gli episodi risultano quindi gradevoli. Oltre tutto, anche se rappresentati con animali parlanti, le ambientazioni e le nozioni trasmesse sono accurate, quindi da questo punto di vista si può parlare di veri e propri documentari. Voto: 7.5/10


Con questo episodio non canonico si conclude così la prima parte della settima stagione. A giugno 2013 inizierà la seconda parte, con altri tredici episodi, con la quale, secondo le ultime notizie, Futurama finirà definitivamente. Per la terza volta.

Coppi Nig28/04/2013 - Posti in piedi in paradiso

Bisogna che qualcuno spieghi ai miei colleghi del Coppi Club che non ne posso più di commediole, tanto peggio se sono di quelle italiane. Voglio dire, la settimana scorsa mi sono visto W la foca, e non è stato facile, ma sono riuscito comunque a darne un giudizio sostanzialmente positivo. Questo tipo di film qui poi è proprio quello che più mi irrita: quella commedia tutt'altro che innocente, che ha la sottintesa pretesa di trasmettere un "messaggio" sociale e che poi va a vincere i Leoni d'oro a Venezia, come se non sfruttasse temi e contenuti degni di pagine facebook tipo "Camorra and love".

La storia, come in molti film diretti da Verdone, è quella di un piccolo gruppo di derelitti, nello specifico tre uomini affossati dai debiti, dalla vita familiare distrutta e senza alcuna aspirazione, che per reciproco vantaggio si trovano a convivere e condividono così la loro miseria. Questo da un parte serve a mostrare la condizione di estremo disagio in cui si trovano molti elementi di questa generazione di mezzo (non che quelli delle altre generazioni se la passino meglio, nda), e dall'altro fa da pretesto per creare equivoci e assortite situazioni imbarazzanti/divertenti. Il tutto facilitato dall'inclusione nel gruppo di una ragazzetta, anche lei messa nella merda, che guarda caso va a invaghirsi di Verdone (cioè, lei ha venticinque anni e lui è un trippone sessantenne che convive con altri due disperati e ha un negozio di vinili costantemente in perdita, ma lei si innamora di lui, certo).

Non si può dire che non ci siano momenti divertenti, Verdone interpreta il suo solito personaggio al limite del paranoico, impacciato e schivo, che si lascia trascinare dalle situazioni ma poi cerca di uscirne, mentre Marco Giallini è il coatto di turno, agente immobiliare e gigolo per arrotondare, con due o tre famiglie da mantenere. Le scene di convivenza del trio sono simpatiche, anche se certo niente di originale, ma purtroppo dopo metà film la sceneggiatura sembra dimenticarsi che il fulcro della storia dovrebbe essere il gruppo, e non i singoli personaggi, infatti da quel momento in poi i tre si separano, ognuno segue una strada diversa per cercare di risolvere i suoi problemi e poi... boh, nulla, perché non c'è una vera e propria fine, nessun epilogo e nessun indizio su come le cose procederanno. E non venitemi a dire che si tratta di una metafora della loro condizione che non ha una vera collocazione, è solo una scrittura superficiale e senza scopo, è mettere insieme una storia partendo da un'idea ma non sapendo dove andrà a portare. A un certo punto si tira anche fuori un piano per raggranellare soldi velocemente (e illegalmente), ma il piano fallisce e poi... e poi nulla, tutto archiviato. È vero, in un senso, che vedere questi cinquantenni separati spremuti dalle mogli per il mantenimento dei figli (ringraziamo i flashback eleganti come calzini di spugna a pois per averci fatto vedere come si sono separati tutti) fa riflettere sulle attuali perversioni del sistema "famiglia", ma è altrettanto innegabile che questa riflessione non ha nessuna rilevanza all'interno del film. E questo, come credo di ripetere ogni volta, è l'aspetto più insopportabile del "nostro" cinema, che sembra non sia in grado di produrre storie.

Una nota a parte va fatta per l'implacabile pubblicità occulta presente nel film. Intendiamoci, io non sono uno di quelli che crede ai messaggi subliminali, e neppure mi scandalizzo se in una scena di "vita quotidiana" si vede il logo dei Kellogg's con cui il protagonista fa colazione: quello è realistico. Ma non è realistico stringere l'inquadratura su marchi e tenerla ferma lì per tre-quattro secondi buoni, soprattutto quando questi sono fuori contesto, come quello di una banca (che peraltro già all'inizio viene inclusa nei titoli come patrocinante, e allora perché poi devi anche far vedere il marchio così insistentemente?) o il bel bigliettone del "Turista per sempre" che rimane su schermo per una decina di secondi. E poi ci dicono anche di giocare responsabilmente.

Consigli di ascolto per non addetti ai lavori

Qualche settimana fa ho dedicato un post a consigli di lettura per "non addetti ai lavori", formula con la quale indicavo alcuni libri che, pur essendo chiaramente "settoriali", appartenenti ai generi specifici di cui sono appassioato (fantascienza/horror/weird), possono essere apprezati anche da chi non ha familiarità con questi generi, e anzi nutre una punta di scetticismo verso di essi.

Allo stesso modo, adesso mi permetto di fare lo stesso con la musica. Su questo blog parlo periodicamente anche di essa, non spesso quanto di libri o film perché mi risulta piuttosto difficile (più che negli altri casi) riuscire a descrivere le suggestioni che essa suscita, ma un'idea dei generi che scorrono verso le mie orecchie dovrebbe essere chiara. E per lo più, si tratta di roba piuttosto lontana dal mainstream, che difficilmente vi capiterà di ascoltare in giro se non andate espressamente a cercarla.

Ecco quindi una lista in ordine sparso di dieci album (che considero lavori "completi", al contrario di singoli pezzi) di genere "elettronico", in mancanza di definizioni più appropriate, che credo potreste provare ad ascoltare. Anche in questo caso, non si tratta necessariamente dei miei "preferiti", ma di quelli che ritengo più adatti a essere apprezzati da un pubblico generico.


Apparat - Walls: la sua la chiamano "IDM" che sta per "intelligent dance music", e per quanto sia una definizione che odio (chi sei te per dirmi se una musica è "intelligente"?), dovrebbe dare un'idea del livello di considerazione di cui gode. Apparat spesso scrive e canta i propri testi, ma anche quando crea pezzi solo strumentali l'atmosfera è profonda e avvolgente. In questo album ci sono pezzi splendidi come Arcadia, Holdon e You Don't Know Me.



Moderat - Moderat: che poi è composto per un terzo dall'Apparat di cui sopra, trattandosi di un progetto di Apparat e dei Modeselektor (che sono due). Il genere lo si può considerare affine a quello dell'album precedente, ma qui c'è ancora una maggiore intensità nei suoni e nelle atmosfere, anche nei pezzi brevissimi ma forti come i due Porc #1 e Porc #2 oppure 3 Minutes of. Ci sono poi dei capolavori come A New Error e Rusty Nails.



Ellen Allien - Dust: possiedo diversi suoi album, ma questo probabilmente è quello che rende meglio per coloro che non sono abituati ai modelli tipici della techno, che sono più evidenti in album più vecchi. Qui ci sono invece contaminazioni più vicine alla musica sperimentale e ambient, con roba come Should We Go Home, My Tree, e Sun the Rain. Ci sarebbe anche un'ottima raccolta di remix, ma questa è un'altra storia.



Underworld - Barking: degli Underworld (che già conoscete, dai, sono quelli di Born Slippy) potrei consigliare forse tutti gli album, ma questo Barking, il più recente, forse esprime al meglio le loro possibilità al di là della techno in senso più stretto. Pezzi come Moon in Water, Always Loved a Film, Bird 1 e Scribble dovrebbero rendere l'idea di quello che intendo.




Fritz Kalkbrenner - Here Today Gone Tomorrow: del piccolo Kalkbrenner penso si possano apprezzare particolarmente i testi, qui al meglio in pezzi come Was Right Been Wrong e Right in the Dark. Inoltre manifesta sempre una certa propensione a mescolare l'elettronica a sonorità rock/country, come in Wichita Lineman e Sideways and Avenues, e mi pare che il connubio gli riesca bene.



Damian Lazarus - Smoke the Monster Out: questo è uno dei miei album preferiti di sempre, innanzitutto per la presenza di Moment, uno dei pezzi techno migliori dell'ultimo decennio. Ma anche le altre tracce, pur variando nei toni, hanno un loro significato e conferiscono al disco nel complesso un grande valore. La cosa quasi incredibile è quasi tutte le tracce dell'album sono semplici composizioni di sample come Cold Lizards e King of Fools, o brevi strumentali come Spinning e Diamond in the Dark. Eppure, funziona tutto alla perfezione.


Fairmont - Automaton: il più recente di quelli qui elencati, credo che questo secondo album di uno dei maggiori innovatori della scena elettronica degli anni 2000 riassuma in pieno le potenzialità di questo genere, quando viene declinato con la giusta misura di sentimento. Broken Glass, Old Ways, Faith, sono pezzi che al tempo stesso catturano per la loro energia e coinvolgono per la loro profondità.



Ruede Hagelstein & The Noblettes - Soft Pack: probabilmente la ragione del titolo è proprio che si tratta di una raccolta di pezzi "soft". E per dimostrare la mia neutralità ammetto che non seguo più di tanto questo autore, che non ritengo di punta. Tuttavia questo album è davvero affascinante, le tracce morbide e soffuse creano un'atmosfera avvolgente e malinconica, nonostante le melodie apparentemente semplici di pezzi come Berlin e Leaving the Center.



Ripperton - Niwa: a metà tra house e ambient, in questo album si trovano eccellenti pezzi strumentali e campionature ritmiche, insieme a tracce più complesse ma sempre estremamente emotive, tanto che alcuni "interludi" sono belli quanto i pezzi "veri". The Sandbox e A Simple Thing sono l'essenza di questa musica dolce.




Trentemoller - The Last Resort: qualcosa di suo dovevo metterlo per forza, e questo album, che è anche il primo, penso sia il più adatto. Lo stile di Trentemoller, che mescola l'elettronica con il rock e l'ambient, ha una potenza infinita, che si esprime ancora meglio nelle esibizioni live (in effetti ho anche un cd live tratto dal tour di questo album). Qui ci sono poi un paio di pezzi che hanno fatto la storia, dalla semplice ninna nanna Miss You all'epico Take Me Into Your Skin.