Ultimi acquisti - Agosto 2012 (parte 1)

Se si considera che gli acquisti di luglio non sono stati fatti in negozio ma online, con la visita pre-ferie a Mastelloni mantengo la media di una visita ogni due mesi. Questa volta il bottino è stato di 12 dischi, che come sempre divido per comodità in due post, questo dedicato agli album techno/house e il successivo ad album di altri generi e compilation.



Iniziamo con qualcosa di soft. A Broken Shape of You è il primo album dei Public Lover, duo tedesco (anche se uno dei due è di chiara ascendenza italiana) attivo da un paio di anni. Non rientrano nei "grandi nomi", ma non per questo sono da scartare. Le otto tracce ammontano a meno di tre quarti d'ora di musica, che consistono essenzialmente in pezzi lounge/house, con solo un paio di tentativi di cercare suoni più duri. Tutte le tracce sono comunque a tema "sentimentale", come è evidente dai titoli, con ricco uso di vocal melodici. Musica piacevole e non troppo impegnativa.



Affine in quanto a genere, ma con una maggiore varietà di suoni (e qualche anno in più di carriera), è Sasse, con il suo Third Encounter. Anche qui ci si muove principalmente nell'ambito house, con qualche contaminazione electro, ma si rimane sempre in un genere di facile ascolto. Nessun grandioso virtuosismo, ma dieci pezzi ben confezionati, che si rifanno in parte alla moderna house in stile Crosstown Rebels e in parte alle sonorità disco anni '90.





I System of Survival sono invece una coppia italiana che in qualche modo è arrivata a pubblicare un album con BPitch Control, l'etichetta di Ellen Allien. Needle and Thread è il loro primo album, fresco fresco di stampa. Qui ci troviamo di fronte a una electro-house di qualità, con suoni moderni che riescono a comporre pezzi avvolgenti. La presenza di vocal riesce poi ad alleggerire il tono in quei momenti in cui l'archetipo musicale techno inizia ad emergere in modo evidente, consentendo così di mantenere il tema di base per tutta la durata dell'album.



Con un po' di ritardo sono riuscito a ottenere anche The Drawing Board, album dell'anno scorso degli Art Department, una delle più interessanti figure in ambito house in giro negli ultimi anni (una delle stelle dei già citati Crosstown Rebels). I pezzi che compongono l'album sono house come-deve-essere-fatta, curata in ogni aspetto, dal beat ai bassi, dalle percussioni ai vocal. La ricercatezza si riscontra anche nella schiera di collaboratori, da Seth Troxler a Soul Clap, oltre all'utilizzo di alcuni testi originali di Frank Knuckles. Volendo essere onesti però, mi pare che molti pezzi siano troppo lunghi rispetto a quanto hanno da dire, con ben due tracce oltre i 10 minuti. Forse una riduzione ai minimi termini avrebbe fatto guadagnare in sostanza.



Nina Kraviz è una dj russa che si sta distinguendo ultimamente con le sue produzioni, adocchiate da diversi professionisti in tutto il mondo. Forte di questo successo, a inizio 2012 ha prodotto il suo primo album, che porta il suo stesso nome. Lo stile della Kraviz è una techno abbastanza pulita, che si affida soprattutto a synth e percussioni, con l'aggiunta del suo cantato. Il risultato complessivo è buono, tuttavia mi sarei aspettato da lei un maggior "calore", mentre le tracce sembrano tutte più fredde, tecnicamente perfette ma senza quella scintilla di ispirazione che si dovrebbe percepire, a partire dal singolo Ghetto Kraviz fino al pezzo accappella The Fire che chiude il disco.



Quella di Shackleton è una musica piuttosto ermetica. E la collaborazione con Pinch, in questo Pinch & Shackleton (che si può considerare alternativamente il titolo, o semplicemente l'indicazione dell'autore per un album "untitled") conferma la sua particolarità. Musica eterea, quasi astratta, che procede seguendo criteri imprevedibili, con ripartenze e pause, voci distorte che si sovrappongono a percussioni e una totale assenza di synth. Roba difficile da inquadrare, e ancora di più da apprezzare, ma che racchiude una valenza artistica forse superiore alla media.

One Fridge Picture a Day

Solitamente le "immagini" non sono immagini in senso letterale, come spiego nella pagina delle rubriche. E in ogni caso, raramente riferiscono qualcosa realizzato da me, ma sono frammenti di mondo che mi capitano davanti e decido di condividere. In questo caso però, propongo una serie di "immagini" che sono davvero immagini, e che sono catturate da me stesso.

Stavolta però mi permetto di segnalare un'iniziativa che sto portando avanti su altri canali: One Fridge Picture a Day. Come il nome consente di dedurre, si tratta semplicemente di "una foto al frigo al giorno": ogni giorno, intorno alle 20:30, scatto una fotografia del frigorifero di casa mia, a partire dalla sera successiva all'ultima spesa, in cui il frigorifero appare stipato di articoli. Col passare dei giorni, il progressivo consumo del cibo mostrerà un panorama sempre più desolato, fino a quando non sarà più possibile rimandare ulteriormente la spesa successiva.

Chiariamo subito che non è un'idea del tutto originale, anzi, si ispira (e omaggia) la genialità del fotografo Noah Kalina, che da dodici anni si ritrae ogni giorno, per poi incorporare le foto in sequenza all'interno di un video la cui visione risulta piuttosto inquietante. One Fridge Picture a Day parte pressappoco con lo stesso intento: prendere qualcosa di comune e mostrare come si evolve nel tempo, in una prospettiva dove con "evoluzione" si intende soprattuto "decadimento". Forse, al contrario di Everyday di Kalina, l'effetto nichilistico è stemperato dalla quotidianità dell'oggetto: è molto più facile confrontarsi con mozzarelle e lattine di birra che svaniscono, piuttosto che con le rughe che si scavano la strada su un volto. Inoltre, potrete anche scoprire cosa si mangia in casa mia, che può essere avvincente.

Non metterò le foto qui sul blog. Forse lo farò quando la serie sarà completa, ma l'upload quotidiano non avverrà qui. Potete seguire e commentare One Fridge Picture a Day nell'apposito album se mi siete amici su facebook, oppure sul mio twitter, cercando l'hashtag #1fpad. Niente impedisce che anche voi prendiate parte all'iniziativa, prenendo a fotografare il vostro frigo.

Futurama 7x05 - Zapp Dingbat / La crisi del quarantunesimo anno

Quando, durante il countdown to Futurama, ho letto la trama di questo episodio, la mia reazione immediata è stata di scetticismo. Questo perché la situazione iniziale prevedeva che i genitori di Leela (Morris e Munda Turanga) si separassero, e la madre iniziasse una relazione con Zapp Brannigan. Il mio scetticismo era causato dal fatto che, come era avvenuto in Proposition Infinity, una coppia "stabile" dello show venisse spezzata per il gusto di crearne un'altra bizzarra: lì erano Kiff e Amy a venire separati, per dare modo di svilupparsi alla coppia Amy/Bender e la successiva battaglia per i diritti dei robosessuali; qui, i coniugi Turanga si separano perché la madre rimanga invischiata con Brannigan, che probabilmente sfrutterà la sua posizione per arrivare a Leela. [Qualcuno potrebbe anche ricordare che uno dei preziosi consigli del capitano recita così: "Il modo migliore per arrivare a una donna sono i suoi genitori. Fai sesso con loro ed è fatta."] Intendiamoci, non è che io creda così intensamente nel matrimonio, ma questo tipo di situazioni da sit-com non mi soddisfano più di tanto, perché so che Futurama è in grado di mantenere degli standard di coerenza più elevati. E la coppia Morris/Munda incarna l'immagine dei genitori anziani e bonari, per cui distruggerla per un gioco del genere sarebbe stato meschino.

Invece, mi sono dovuto ricredere. Cioè, la trama è proprio quella, e di fatto i Turanga divorziano a pochi minuti dall'inizio. Ma la rappresentazione della crisi matrimoniale è estremamente credibile, e coinvolge anche rilevanti sconvolgimenti nella vita della coppia, tra cui la possibilità per i mutanti di emergere in superficie (dopo la rivolta della sesta stagione). Munda, che come sappiamo da Leela's Homeworld è una studente di xenolinguistica, ha sempre desiderato esplorare le stelle, mentre Morris (spaventato dallo Spazio) è contento della sua vita nel sottosuolo, e il suo unico suo sogno irrealizzato è quello di surfare le grandi fogne del mondo. Il conflitto esplode durante il quarantesimo anniversario di matrimonio, e i due si separano. Dopodiché, Munda trova presto in Zapp Brannigan il compagno ideale, che la porta con sé nelle sue missioni interplanetarie, mentre Morris riprenderà la sua via surf-zen, e nessuno dei due sembra rimpiangere troppo l'altro. Leela, presa nel mezzo, da una parte è convinta che Brannigan stia usando sua madre per avere lei, dall'altra è irritata dalla noncuranza del padre. Insomma, le cose sono più complesse di come potevano sembrare a una prima lettura, e risultano perfettamente coerenti con i personaggi per come li conosciamo. Poi è ovvio che alla fine i genitori di Leela torneranno insieme, ma il percorso non è banale, e anche la risoluzione finale, con un momento di riscatto per entrambi, riesce a dare peso a una trama che minacciava di essere presa troppo alla leggera.

La puntata ruota principalmente intorno ai due (che non avevano mai avuto tanto spazio, essendo sempre stati dei personaggi di secondo piano), con Leela che alterna la sua presenza ora da un genitore ora dall'altro. Il resto dei personaggi (Fry e Bender compresi) ha una parte limitata, ma la storia è abbastanza equilibrata da non far sentire la loro mancanza. Zapp è a sua volta al centro dell'attenzione, in un ruolo un po' insolito rispetto a quello che gli spetta di solito, ma regala comunque dei bei momenti. Forse l'episodio non è tra i più esilaranti, anche se ci sono alcune gag di buon livello (come tutti i riferimenti nella scena della "Mos Def Cantina"), ma anche in questo caso, dato il tono "drammatico" della vicenda, non si fa caso all'assenza di battute in serie. Voto: 7.5/10

300 recensioni su aNobii

Giusto due righe al volo per segnalare che sulla mia pagina aNobii ho scritto qualche giorno fa la mia tecentesima recensione. Sono attivo sul social network (credo si possa definire così) dal 2008 e da allora non ho saltato un solo libro acquistato/letto/valutato. La storia della mia formazione letteraria recente è tutta lì.

Pochi giorni fa ho aggiunto la pagina recensioni anche qui sul blog, dove si possono trovare anche le recensioni degli stessi libri che sono elencati su aNobii. Perché questa sovrapposizione? Intanto, in realtà, le recensioni su aNobii e quelle sul blog sono scritte con approcci diversi: su aNobii più specifiche e sintetiche, qui mi concedo spazio per un po' di background e note personali. Inoltre, il pubblico è differente, per cui, anche se alcuni contenuti possono essere simili da una parte e dall'altra, preferisco mantenere (finché ne avrò voglia) entrambe le vetrine. Quindi continuerò a scrivere sia là che qui.

Fateci un giro per scoprire tutto quello che ho assorbito negli anni, e scommettere su quali saranno le mie prossime scelte tra i libri ancora da leggere.

Coppi Night 5/08/2012 - WALL-E

L'avevo dichiarata. Avevo promesso già più volte che prima o poi avrei fatto vedere questo film al Coppi Club. E questa domenica ci sono riuscito! Perché ci tenevo così tanto a rendere noto questo film alla platea domenicale? Detta semplicemente, perché WALL-E (tecnicamente dovrebbe starci un pallino tra la L e la E, ma non ho voglia di cercarlo), è uno dei miei film preferiti. E, a differenza di altri, so che si tratta di un film godibile anche da un pubblico generico, come si può considerare quello, seppur limitato, del Coppi Club. Quindi ero pressoché sicuro di soddisfare tutti portandolo alla vittoria. Ce n'era bisogno, di un bel film, dopo le ultime delusioni.

Che cosa rende WALL-E tanto speciale? In fondo, è pur sempre un "cartone", no? Beh, intanto, questa è una discriminazione che io non eseguo (basta considerare quanto spazio e professionalità dedico a Futurama) e che credo sia ormai osboleta, a certi livelli. Ma al di là di questo, la storia stessa è un ottimo esempio di fantascienza intelligente, coerente e anche divertente. Per chi non l'avesse visto, riassumo brevemente la trama (spoiler-free): WALL-E è il nome dei robottini (che ricordano per design Numero 5 di Corto circuito) incaricati di ripulire la Terra, ormai completamente rivestita e circondata di rifiuti, tanto da essere inabitabile ("WALL-E" è infatti l'acronimo di Waste Allocator qualcosa). Mentre i WALL-E mettono a posto il pianeta, l'umanità (o almeno parte di essa) si è imbarcata su un'astronave costruita e gestita dalla Buy'N'Large, una mega-ultra-multinazionale che controlla le vite delle persone in ogni aspetto, dal cibo all'istruzione, dal divertimento alla cosmesi. Il viaggio dovrebbe durare cinque anni, ma a quanto pare la situazione della Terra è peggiore di quanto previsto, e il lustro di lavoro previsto per i WALL-E è tutt'altro che sufficiente. I robottini continuano a lavorare per secoli, uniche creature "viventi" sulla superficie, ma infine anch'essi iniziano a danneggiarsi. Così, alla fine ne rimane solo uno, il WALL-E protagonista della storia, che vediamo nelle prime immagini del film svolgere il suo compito accumulando cubi di rifiuti, ma al tempo stesso coltivando il vezzo di collezionare oggeti curiosi (primo indizio della sua "personalità"). Le cose cambiano quando sul pianeta arriva un razzo, che deposita un altro robot di "tipo femminile": EVE (Extraterrestrial Vegetation Evaluator). WALL-E conosce EVE e inevitabilmente se ne innamora, per questo la segue anche quando lei, dopo aver recuperato un campione di pianta vivente, finisce in stasi e viene portata via dallo stesso razzo che l'aveva lasciata. WALL-E arriverà così sulla Axiom, dove vive ciò che resta dell'umanità, ormai inflaccidita e annebbiata per l'assenza di attività e di stimoli. Qui si scoprirà che, una volta rilevate tracce di vegetazione, l'astronave dovrebbe far ritorno sulla Terra per riniziare la colonizzazione, ma non è tutto così semplice. Anzi, sembra che qualcuno abbia piani ben diversi...

Forse ho detto anche troppo. Ma in realtà questo non è che il contesto iniziale. Perché la storia, che dura i canonici novanta minuti e spiccioli, è estremamente ricca di idee, nozioni e rivolgimenti. È anche epica, perché la battaglia per riappropriarsi della Terra da parte di un'umanità che ormai l'ha dimenticata, battaglia eroicamente portata avanti dai robot che dell'umanità sarebbero i servitori, si dimostra davvero emozionante. Alcune sequenze, anche se hanno un tono decisamente più leggero, hanno lo stesso carattere epico di Braveheart o 300 [Esagero? Io credo di no!]. Ma ciò che veramente colpisce, è la cura con cui tutti i dettagli si rivelano importanti, nel corso della storia. Anche particolari che sembrano insignificanti, inseriti più che altro come gag, in seguito assumono un ruolo centrale: dalla capacità di WALL-E di ripararsi, all'uso "propulsivo" dell'estintore, dai robot ribelli al piccolo robot pulitore che segue sistematicamente WALL-E, e così via. Riguardando il film una seconda volta, ci si rende conto di come tutti questi pezzettini vengano disseminati fin dall'inizio, per fare poi la loro comparsa centrale successivamente: questo è ciò che distingue le storie ben scritte da quelle improvvisate, e permette di trarne grande soddisfazione. E infine, si tratta anche (soprattutto?) di una storia d'amore, quella tra WALL-E ed EVE, che saranno pure delle macchine, ma riescono ad esprimere in modo estremamente convincente i loro sentimenti, prima a senso unico, poi ricambiati. Alcune scene, in cui la trama si intreccia con la parte sentimentale, sono davvero commoventi. E poi ci sono sequenze come questa che davvero ti mozzano il fiato:


Ah, e dopo tutto questo ciarlare non ho ancora accennato il fatto che il film è pure divertente, e parecchio. Nelle sequenze iniziali, quando è da solo, WALL-E è adorabile, e anche in seguito continua a essere l'eroe imbranatello che era all'inizio. Il contorno di robot altrettanto specializzati lo aiuta nell'intrattenimento, e così fanno i mollacciosi umani sulle sedie levitanti. Insomma, WALL-E è un film completo sotto tutti i punti di vista, che realizza in pieno tutti gli obiettivi che si propone un'opera del genere. Come nota finale, aggiungo che è anche il film detentore dei titoli di coda più belli della storia del cinema (qui però si rischia lo spoiler):



Credo di essere riuscito a giustificare tutto l'anticipo che avevo dato a questo post, e ho infine soddisfatto la mia smania di parlare di questo meraviglioso film. Fatevi del bene: procuratevelo.