Zooerastia for dummies

Se siete ancora su questo post dopo averne letto il titolo significa forse che siete aperti al dialogo su questo tema, o forse che non conoscete il termine. La zooerastia è la pratica del sesso con animali, definibile anche zoofilia, anche se questo termine ha un'accezione più ampia e non sempre include l'aspetto erotico. In questo post parleremo specificamente del sesso tra uomini e animali, considerando i due termini sinonimi per comodità. Pertanto, se non conoscevate la parola zooerastia, siete ancora in tempo ad andarvene.

Il motivo che mi spinge ad affrontare questo tema è che lo reputo molto interessante come punto di partenza per inquadrare il paradigma specista in cui la società umana (pressoché di qualunque epoca e regione) è immersa. E dopo la recensione di Mort(e) e della serie Zoo, mi sembra appropriato inserire a completamenteo questo post, per un'interessante rubrica dei rapporti uomo/animali. Quindi se anche l'idea vi repelle, seguitemi per qualche minuto, perché affronteremo il discorso da un punto di vista squisitamente accademico. Mi rendo conto che è un argomento delicato, che può urtare la sensibilità di molti, quindi cercherò di mantenere un tono neutrale e abbonderò di disclaimer.

La zoofilia è un fenomeno storicamente diffuso e documentato, e non serve andare a pescare ai primordi della civiltà, quando eravamo bruti con la clava, basta pensare alle nobili radici elleniche dell'Occidente, e ai numerosi miti di ibridazione tra uomini, dèi, e bestie. Ma ci sono anche testimonianze più antiche, come il bassorilievo di un tempio indiano che ricordo distintamente da un libro di storia che avevo alle medie. Anche nella Bibbia se ne parla, certo non in termini entusiastici; e tutti sappiamo come passano le giorante i pastori sardi, no? Questo non per fornire un quadro storico completo, che è sicuramente più complesso, ma solo per notare che il sesso con animali è un fatto da sempre esistente e noto. Qualcosa che, come specie, ci portiamo dietro da sempre (il che non vuol dire che sia una cosa giusta e auspicabile, sia chiaro: anche l'omicidio fa da sempre parte della natura umana).

Ora, quello che mi pare interessante, è notare che tecnicamente la zoofilia non è illegale, almeno nella maggior parte delle legislature moderne. Certo rimane una pratica antisociale, uno dei pochi taboo davvero feroci e radicati che in genere mettono d'accordo tutti, come possono essere la pedofilia e la coprofagia (ancora: non sto dando giudizi di merito su queste pratiche, sto solo esponendo aspetti oggettivi). Ma sono poche le Nazioni ad avere leggi specifiche che vietano il sesso tra uomini e animali. La ragione si può comprendere facilmente: a pensarci bene, la copula con un animale di per sé non reca danno a nessuno. Lo stesso discorso che vale ad esempio per il bondage o appunto la coprofagia, se praticate volontariamente.

Ecco però il punto: praticato volontariamente. Infatti, se anche la pratica non è illegale di suo, in tempi recenti episodi di zooerastia sono stati condannati in quanto equiparati a violenza sugli animali. Il cavillo dietro questi giudizi sta proprio nella volontarietà dell'atto. Oggigiorno, il limite di ciò che è sessualmente consentito è dato in pratica dall'unico parametro del consenso: due persone adulte e consenzienti possono fare ciò che vogliono tra di loro. Si considera quindi che l'animale sottoposto ad atti di zoofilia non sia consenziente, ma obbligato a subire una violenza. Pertanto, lo zoofilico non ha compiuto un reato per il fatto specifico di aver penetrato (o essersi fatto penetrare) dalla bestia, ma perché l'ha obbligata a farlo contro la sua volontà, in questo senso usandole violenza, al pari di una bastonata.

Qui però si pongono un paio di problemi. Innanzitutto, rimane tutto da stabilire se è vero che l'animale non sia consenziente all'atto. La zooerastia si esprime in genere con mammiferi, se non altro per la pratica similarità degli apparati riproduttivi. Gli animali "preferiti" sono in genere quelli più vicini all'uomo, domestici o da fattoria: cani, gatti, equini, suini, ovini, bovini e così via. Difficilmente si può praticare sesso con una lucertola o una poiana, per evidenti limiti tecnici. Ne consegue quindi che a subire l'atto sono animali con cui le persone hanno un rapporto di qualche tipo. Siamo davvero sicuri quindi che le bestie siano contrarie al rapporto? D'altra parte la masturbazione è praticata da molti di questi animali, e il cagnolino che si aggrappa alla gamba è così comune da diventare protagonista di tante barzellette. Nel momento in cui il cane, a tutti gli effetti, sta cercando di accoppiarsi con l'umani, si può ancora affermare che da parte sua non ci sia quel consenso che è il requisito essenziale per un rapporto sessuale legale?

Certo, si può obiettare che questi comportamenti siano sfoghi sessuali che niente hanno a che vedere con la reale volontà dell'animale di fare sesso. Ma in questo caso, l'argomentazione stessa del consenso decade, perché non si può pretendere che il cane (o qualunque altro) manifesti il consenso al sesso in un certo modo, ma al tempo stesso non lo stia esprimendo quando è lui a proporlo. In realtà, la definizione stessa di consenso al rapporto perde di chiarezza quando si parla di una creatura che utilizza schemi mentali differenti, e che si presume essere priva di quella malizia che contraddistingue invece la specie (e la civiltà) umana. Per una capra, venire penetrata da un umano può essere qualcosa di totalmente irrilevante, o può rappresentare un efficace metodo di consolidamento del rapporto con il padrone, o addirittura può essere fisicamente piacevole. Non voglio invitarvi a cercare pornogrfia con animali, ma, se esiste, bisogna che il meccanismo funzioni da entrambe le parti...

Quindi, l'idea che l'atto sessuale sia forzato e violento per l'animale è difficilmente dimostrabile. Ma anche se questo fosse accertato, c'è un'altra questione che si pone, più subdola ma decisamente più rilevante. Infatti, se il nodo da sciogliere è quello della coercizione, allora è necessario mettere in discussione praticamente tutti i rapporti esistenti tra uomo e animale. Si può infatti dubitare che un maiale abbia espresso il suo consenso a diventare mortadella, che una vacca sia favorevole ad essere munta, che un cane non muova obiezioni a essere castrato. È facile riconoscere la violenza del mattatoio o della pellicceria, ed è vero che ultimamente si sono fatti tanti progressi per rendere anche questi luoghi "più umani", ma anche se si parla degli animali d'affezione il discorso non è tanto migliore. Se il trattamento amorevole riservato a un gatto d'appartamento fosse riproposto a una persona, il "padrone" sarebbe indubbiamente condannato per aver recluso l'altro contro la sua volontà. In che altro modo si potrebbe giudicare il fatto che l'"ospite" sia obbligato a rimanere in casa, forse addirittura all'oscuro dell'esistenza di un mondo oltre le mura? Quando si è manifestato il consenso del gatto a questo tipo di vita? Eppure diamo per scontato che sia un trattamento degno e apprezzato dall'animale. E forse lo è davvero, ma non abbiamo modo di saperlo con certezza. Pertanto lo stesso ragionamento andrebbe applicato anche agli atti sessuali, e la presunzione di innocenza dovrebe risolvere la questione.

Il paradosso sta nel fatto che è proprio con la recente crescita della sensibilità nei confronti degli animali che il problema è emerso con maggiore forza, perché siamo portati a ritenere che la violenza subìta dalla creatura sia ingiusta e vada punita. Ma in realtà, è nel definire questa violenza che stiamo praticando un atto di insensibilità verso la creatura non umana, antropomorfizzandone sensazioni e pensieri. Quarant'anni fa era socialmente accettabile dire di aver affogato i gattini non voluti trovati davanti casa, oggi è un reato; allo stesso modo, in passato probabilmente qualche scappatella con la pecora non era degna di nota, oggi è imperdonabile. Ma questo cambio nella percezione comune non è realmente motivato da una maggiore considerazione delle bestie, quanto, a ben vedere, da una errata equiparazione tra queste e l'uomo.

Alla fine dei conti, ciò che fa della zooerastia un taboo non è né l'atto in sé né la presunta violenza perpetrata sull'animale. Si tratta di uno strascico di quel paradigma specista che ci porta a ritenere l'uomo il culmine dell'evoluzione (o della creazione, a seconda delle interpretazioni), per cui il mescolamento agli altri animali in una pratica così intima (e generatrice di vita) è reputato degradante per l'uomo, non per l'animale. Ovviamente le religioni e i codici morali sono interventi nel corso della storia, acuendo questa idea. E così anche oggi, quando pensiamo di mostrare un maggior riguardo verso le altre specie, stiamo in effetti continuando ad affermare che siamo loro superiori.

Con tutto questo non voglio incitare alla zoofilia, né sto invocando l'utopia dell'amore libero interspecifico. Ma se mi trovassi di fronte a uno zooerasta convinto (che io sappia non mi è mai capitato), probabilmente nonostante una certa diffidenza iniziale, mi sentirei in difficoltà a condannarlo come un mostro quale comunemente sarebbe considerato. Naturalmente l'argomento è aperto alla discussione, e per quanto ci siano benaltri problemi, lo reputo un punto di partenza interessante per una riflessione sul ruolo dell'uomo su questo pianeta.

2 commenti:

  1. Un post interessante. Un aspetto su cui non ero mai andato oltre il ghigno divertito mentre sentivo al tg dell'ennesimo caso di fattore del Montana che si è innamorato della propria gallina e avrebbe voluto vedersi riconosciuta l'unione.
    Mi limito ad aggiungere che a favore della tua tesi ci sono anche diversi casi (alcuni anche famosi) di donne che hanno fatto sesso con degli animali. Lì il paradigma della non consensualità presunta decade in modo abbastanza inequivocabile.
    Per ridere, ci sono anche storie di triangoli amorosi estremi: dalle mie parti una coppia è stata ricoverata in pronto soccorso per forti dolori addominali e nel colon di lei hanno trovato un non meglio specificato pesce, in quello di lui un totale di limoni. Non so tu che ne dici, ma a me la marinatura han sempre spiegato che va nello stesso contenitore in cui metti il pesce.

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    1. beh certo, poi ci sono diversi livelli a cui si può affrontare la questione, e ovviamente spesso ci si ferma alla risatina perché non c'è altro da commentare. ma sotto sotto ci sono aspetti più interessanti, che permettono di scoprire molto sul nostro modo di pensare.

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