Rapporto letture - Giugno 2014

Siamo a tre libri per giugno, ed è sicuramente interessante il contrasto tra grandi nomi internazionali passati e contemporanei e sconosciuti selfpublisher di spazzatura. No, non sto affermando che selfpublishing = spazzatura (ne ho recensito uno non male proprio il mese scorso, e diavolo, l'ho fatto anch'io!), ma... beh, tra poco capirete.


Più riguardo a Halting StateIniziamo con Charles Stross, che non è poco. Contariamente a quanto di solito ho letto di lui, qui non siamo nell'ambito della fantascienza hard, stavolta leggiamo una storia ambientata in un futuro molto prossimo (mi pare sia il 2016), e il contesto tecnologico è un naturale sviluppo di quello attuale (tranne l'indipendenza della Scozia). Tutto inizia con una rapina condotta da una banda di orchi in un MMORPG, azione che inizialmente non sembra niente di più di una bravata ma che lentamente si scopre avere implicazioni ben più serie. I tre protagonisti si muovono in settori specifici diversi (polizia, assicurazioni, programmazione) ma convergono per smascherare le forze in gioco che raggiungono capillarmente ogni livello della società contemporanea. Il romanzo è carico di ironia e si legge con rapidità, perché lo svolgersi del mistero da una parte e la leggerezza dall'altro invitano a proseguire capitolo dopo capitolo, con una narrazione in seconda persona che alterna il pov dei protagonisti. Forse per riuscire a seguire bene la storia bisogna avere un minimo di background techno/geek, ma facendo questo piccolo sforzo il risultato è eccellente. Ed è sorprendente come in Halting State vengano proposte implicazioni ben plausibili di fenomeni (sociali, tecnologici e politici) attuali, tanto che l'autore, riesaminando a distanza di alcuni anni il suo lavoro, ha dovuto ammettere che a parte proprio l'autonomia scozzese tutto il resto da lui descritto è passato dal campo delle ipotesi a quello della realtà. Voto 8/10


Più riguardo a Stella doppia 61 CygniIl secondo libro, per rimanere nella sf di alto livello, è un romanzo di Hal Clement, uno dei tanti autori dell'età d'orro della fantascienza americana. In Stella doppia 61 Cygni (originale: Mission of Gravity) seguiamo una missione umana su un pianeta di questo sistema stellare, Mesklin, che ha una conformazione piuttosto anomala, con una forma praticamente ovoidale (che comporta un'altissima gravità ai poli e bassa all'equatore) e una velocità di rotazione elevatissima (giorni di 17 minuti). In realtà gli umani intervengono poco direttamente, perché l'ambiente è troppo ostile per loro, e i personaggi a muoversi sul pianeta sono una specie inteligente indigena, simili per morfologia ai gamberi terrestri. La storia segue appunto l'equipaggio della nave dei meskliniti in viaggio dall'equatore al polo, in virtù di un accordo con gli umani che devono recuperare una loro sonda dispersa al polo sud. Scopriamo quindi gradualmente questo mondo, la sua fisica, geologia, meteorologia, biologia eccetera, con umani e meskliniti che sfruttano le rispettive conoscenze per affrontare le avveristà del viaggio. Una storia di fantascienza forte, che si concentra sulla pura speculazione scientifica, come confermato dall'interessante appendice in cui l'autore spiega proprio da quali punti è partito per creare il suo mondo più coerente possibile. Forse soffre soltanto di una certa mancanza di tensione, la storia scorre in modo fin troppo lineare senza grandi sconvolgimenti. Voto: 7/10


E infine veniamo alla tragedia. Chi mi segue sa che raramente mi dedico a recensire opere brutte, infatti i miei voti alle letture sono quasi sempre dalla sufficienza in su, questo semplicemente perché so cosa mi piace e so di non poter leggere tutto quello che vorrei, quindi non perdo tempo dietro libri che potrebbero lasciarmi insoddisfatto. Però una volta ogni tanto (parecchio tanto) mi concendo un'incursione in qualche campo meno conosciuto, per sapere cosa c'è là fuori. In questo caso ho approfittato di un'offerta scaricando gratis Due mondi dal kindle store, proprio perché volevo sperimentare uno di questi young-horror-trash e poterne parlare con cognizione di causa. Mettiamo subito in chiaro che questo e-book autopubblicato di Aneta Karbowiak (pseudonimo dietro cui si nasconde sicuramente un'autrice italiana, sarà qualcosa tipo Anna Carboni) è una gran schifezza, sotto tutti i punti di vista: storia, idee, personaggi, narrazione, stile, ortografia. È il tipico esempio di autore che butta giù qualcosa, non la rilegge nemmeno e ne tira fuori un epub che diffonde su tutti i portali possibili a prezzi esorbitanti (4.99 euro, ho pagato meno per Halting State di cui sopra!). Qui si racconta di vampiri che in realtà sono solo umani longevi (niente superpoteri) e un po' mafiosi, una grande "famiglia" diffusa in tutte le nazioni e che detiene ogni centro di potere (nonostante pare che siano meno di 200 in tutto il mondo). I protagonisti sono due fratelli, eredi del capo supremo dei vampiri (il cui titolo è appunto "Capo"), entrambi attratti da una giovane umana molto religiosa (non che questo serva a qualcosa, visto che qui i vampiri non sono creature demoniache). Nel frattempo sembra che ci sia un complotto di vampiri "astemi" (quelli che hanno rinunciato a nutrirsi del sangue umano) per distruggere la famiglia e i suoi centri di costruzione spaziale che stanno lavorando alle navi colonizzatrici da mandare su Marte (!?). Batti e ribatti la bimba concede la verginità a uno dei due, ma poi capisce che è cattivo, mentre l'altro vuole proteggerla dalle ire della famiglia, e alla fine scappano in Malawi. No, davvero, se ne vanno in Africa perché, diversamente da come millenni di letteratura ci hanno insegnato, scappare dai problemi è il metodo più sicuro per salvare la pelle (o i capelli, nel caso dei vampiri, perché tutta la loro froza sta lì (non sto scherzando, sono pure vascolarizzati!)). Insomma un gran minestrone senza capo né coda, con punti di vista che saltellano senza preavviso, livello di tensione zero, caratterizzazione di scuola Peppa Pig, e cristodiddio, la consecutio temporum! Penso di non aver mai letto così tante frase non coordinate tra loro nei tempi verbali come in questo, oltre a discutibili coniugazioni del tipo "non ebbe mai smesso di cercarla". E lasciamo stare interi paragrafi in cui non succede niente, superficialità e stereotipizzazione di personaggi e situazioni, e insomma, in pratica tutti gli aspetti di quest'opera sono completametne da cestinare. Dispiace perché c'è chi si dà da fare per mettere sugli store lavori ben fatti, ma poi il lettore casuale che incappa in una cosa del genere non può che arrivare a pensare che chi si autopubblica sia un disperato incapace e vanaglorioso. In questo caso penso di poter assegnare il mio primo voto 2/10

4 commenti:

  1. Non voglio tirare su un polverone e che dio mi salvi, se vedi caos, cancella subito il commento! ;)
    Ho iniziato a leggere autoproduzioni allettato dai prezzi buonissimi e pubblicità\recensioni più o meno buone. Ma poi...
    Su una ventina di romanzi che ho letto se ne salvano... nessuno, o quasi. Solo qualche raccolta di racconti risulta leggibile, niente di più.
    A un certo punto mi sono stancato di perdere tempo e sono ritornato sui miei passi (leggo solo ciò che mi ispira o che mi viene consigliato da persone fidate). Non ho abbandonato l'autopubblicazione, ma la fonte deve godere della mia piena fiducia.
    La cosa peggiore è poi il passaparola alla canechesimangialacoda sui blog, dove io recensisco il tuo ebook, tu recensisci quello di Tizio, Tizio recensisce Caio e alla fine Caio recensisce il mio e continuiamo a girare in tondo accalappiando più lettori possibile... una presa per il culo a tutti gli effetti.
    se questa è autopubblicazione, c'è di sicuro qualcosa di sbagliato.
    E chi ci rimette sono sempre e solo i lettori.
    Eppure leggere gente nuova in Italia dove le strade sono sempre più tortuose non sarebbe una brutta cosa.
    E pensare che all'estero l'autopubblicazione la fanno autori strafamosi e pluripremiati per coccolarsi i lettori.

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    1. non faccio mistero (è evidente visto che riepilogo tutte le mie letture) che gli autori self non fanno parte delle mie letture abituali, ma ogni tanto qualcosa lo provo. e in effetti finora non mi sono trovato mai davanti a capolavori di sorta, certo, narrativa di medio livello, qualche buono sprazzo, ma niente che mi abbia fatto pensare che gli autopubblicati sono i veri autori di qualità, snobbati dal perverso mercato editoriale. discorso che si applica paro-paro agli autori dell'editoria tradizionale, quindi mi trovo sostanzialmente a equiparare le due cose, e alla fine dei conti, se mi trovo a poter scegliere tra Stross e Tizio, beh, scelgo il primo.

      il meccanismo di cui parli si riscontra abbastanza spesso, a volte con piena malafede (documentati scambi di recensioni su amazon: pensa che la schifezza che ho commentato qui ha un paio di recensioni a 5 stelle!!!), altre solo con una dose forse eccessiva di autoreferenzialità. il problema è che in entrambi i casi, il lettore che arriva a scegliere non può mai fidarsi delle recensioni che trova, quindi sì, alla fine l'unico modo per essere sicuri è dedicarsi ad autori (o recensori) di cui già ti fidi.

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    2. Guarda, ci sono caduto di recente con quel "Luca Rossi" (nome troppo banale per essere vero.. ;) ) che ha millemila recensioni 5* sulla sua raccolta di racconti in Amazon. Purtroppo ci sono rimasto malissimo perché ho letto dei racconti orrendi e di una banalità che rasenta la comicità involontaria.
      La situazione è davvero triste.
      Però sul tuo "paro-paro" ho qualche dubbio. Secondo me chi viene adocchiato dalle case editrici, dalle riviste, che vince dei concorsi, etc., non è per puro caso ma qualcosa di buono ci deve essere!

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    3. sì scusa io facevo un discorso più orientato all'approccio del lettore "generico", quello che capita in libreria e cerca qualcosa. un lettore avveduto, che sa anche quanti e quali concorsi tenere d'occhio, quali editori scelgono con criterio e così via, sicuramente sa da che parte dirigersi (e di solito NON in libreria).

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