Coppi Night 21/02/2016 - Matrimoni e pregiudizi

Ok, tecnicamente questa non è stata proprio una serata del Coppi Club, non per me. Costretto in casa da un'influenza particolarmente accanita, mi sono comunque arreso all'abitudine e ho comunque voluto guardare un film. E siccome in casa c'era il desiderio inespresso di vedersi qualcosa di bollywoodiano, dopo aver scartato kolossal come La sposa dell'imperatore in quanto di durata superiore ai 200 minuti, alla fine siamo finiti su un rappresentate meticcio di questo genere.

Mi sono fatto irretire dal titolo originale: Bride and Prejudice, che in un mumento di recrudescenza Austeniana dovuto agli zombie mi è sembrato particolarmente appropriato. Aggiungiamoci il fatto che nel cast c'è Naveen Andrews, che ho visto torturare a ammazzare gente sull'isola di Lost per sei anni, e il danno è fatto.

Parlo di danno perché, a conti fatti, questo film risulta davvero insipido. Non ho letto il romanzo della Austen, ma so più o meno la storia, e questo dovrebbe esserne l'adattamento contemporaneo e in salsa indiana. Il problema è che il film in realtà è americano, e destinato a un pubblico diverso da quello delle produzioni di Bollywood, per cui la componente tipica di questo tipo di film è molto marginale: giusto tre balletti, di cui due cantati in inglese, tutti nella prima metà del film, e per il resto ce ne stiamo a seguire la storia di questa affinità impossibile tra la giovane indiana e il rampollo americano, tra i quali è palese che non esista nessuna chimica e la cui unione non si capisce chi possa rendere felice (a parte la famiglia di lei, che diventa di conseguenza infinitamente ricca). Inoltre per essere una storia che punta molto sugli stereotipi che un occidentale può avere nei confronti di un indiano, non fa molto per liberarsi di questa patina di superficialità.

Senza la frivolezza e il colore che mi aspettavo da qualcosa di veramente bollywoodiano, rimane una commedia romantica come ne potete trovare tante con quegli attoretti di medio livello che di solito fanno da spalla a Vince Vaughn. A posteriori penso che avrei sopportato molto meglio i 201 minuti di Jodhaa Akbar.

Candidature al Premio Italia 2016

Se siete di quelli che bazzicano il sottobosco della fantascienza italiana (e se non lo siete, che ci fate qui?), probailmente sapete che sono aperte in queste giorni le candidature per il Premio Italia 2016. Il Premio Italia è il riconoscimento assegnato annualmente dalla sezione italiana della WorldSF, riservato a tutti gli operatori del settore (autori, curatori, illustratori, e così via), la cui premiazione avviene nel corso dell'Italcon (o comunque si chiami ora). Il Premio prevede numerose categorie, dal romanzo all'antologia, dalla collana alla serie tv, dalla fanzine al saggio. Le votazioni si svolgono in due fasi, con un primo round di segnalazioni e una successiva votazione sui finalisti che hanno ricevuto più nomination.

Viste le mie attività, è da qualche anno che da un verso o dall'altro rientro tra i candidabili, e anche nel 2015 ho segnato qualche punto. Dato che la fase di segnalazione è iniziata pochi giorni fa, mi permetto di indicare le categorie nelle quali ritengo di essere nominabile.



Naturalmente, il 2015 è stato l'anno in cui è uscito Dimenticami Trovami Sognami, il mio primo romanzo pubblicato da Zona42, che ha riscontrato un discreto successo, almeno a giudicare dalla recension comparse negli ultimi mesi. DTS è candidabile come miglior romanzo italiano di fantascienza. Di DTS, volendo, potete anche votare la copertina come migliore illustrazione.





Se interpreto bene il regolamento, ci sono anche alcuni racconti usciti nel corso dell'anno che rispettano i criteri di candidabilità. Miriferisco a:
  •  Pixel, pubblicato sul numero 5 della rivista Futuri 
  • La muta, pubblicato su Parallàxis n. 4
  • Placebo uscito per Delos Digital
  • Lamarckia, incluso nella raccolta Aspettando Mondi Incantati 2015 (RiLL)
Tutti questi dovrebbero rientrare nella categoria miglior racconto su pubblicazione professionale. Dico dovrebbero perché non sono del tutto sicuro che queste pubblicazioni siano tutte considerabili professionali. A mio avviso sì, e in ogni caso il regolamento ha una certa fluidità. In alternativa si può comunque optare anche per la categoria miglior racconto su pubblicazione amatariole.



Infine, probabilmente potreste segnalare anche Unknown to Millions, cioè questo stesso blog, nella sezione sito web amatoriale. Presumo che un blog sia a pieno titolo considerabile un sito web, per cui se ritenete che la fantascienza sia ben argomentata qui dentro, fatelo presente.

Le votazioni del Premio Italia sono aperte a tutti gli iscritta della WorldSF Italia e a chi ha partecipato ad almeno una Italcon negli ultimi anni. Ma la novità di quest'anno è che il voto è esteso anche a tutti coloro che hanno partecipato al festival Stranimondi ad ottobre, e visto che di gente ce n'era, questo dovrebbe ampliare la base di voto.

Facendo un ragionamento terra-terra e obiettivo, mi aspetto che DTS rientri per lo meno tra i candidati finali, perché si è trattato sicuramente di uno dei titoli di cui si è parlato di più nell'ultimo anno. Purtroppo l'equivalenza tra lettori e abilitati al voto per il Premio Italia non è perfetta, per cui è possibile che molti di quanti hanno letto e apprezzato il libro, non sappiano, non possano o non vogliano votare.

Certo ogni contributo sarà gradito, quindi se avete ricevuto la mail per la richiesta di voto, ricordatevi che le nomination sono inviabili fino al 15 marzo. Grazie per l'attenzione, e a buon rendere!



Zooerastia for dummies

Se siete ancora su questo post dopo averne letto il titolo significa forse che siete aperti al dialogo su questo tema, o forse che non conoscete il termine. La zooerastia è la pratica del sesso con animali, definibile anche zoofilia, anche se questo termine ha un'accezione più ampia e non sempre include l'aspetto erotico. In questo post parleremo specificamente del sesso tra uomini e animali, considerando i due termini sinonimi per comodità. Pertanto, se non conoscevate la parola zooerastia, siete ancora in tempo ad andarvene.

Il motivo che mi spinge ad affrontare questo tema è che lo reputo molto interessante come punto di partenza per inquadrare il paradigma specista in cui la società umana (pressoché di qualunque epoca e regione) è immersa. E dopo la recensione di Mort(e) e della serie Zoo, mi sembra appropriato inserire a completamenteo questo post, per un'interessante rubrica dei rapporti uomo/animali. Quindi se anche l'idea vi repelle, seguitemi per qualche minuto, perché affronteremo il discorso da un punto di vista squisitamente accademico. Mi rendo conto che è un argomento delicato, che può urtare la sensibilità di molti, quindi cercherò di mantenere un tono neutrale e abbonderò di disclaimer.

La zoofilia è un fenomeno storicamente diffuso e documentato, e non serve andare a pescare ai primordi della civiltà, quando eravamo bruti con la clava, basta pensare alle nobili radici elleniche dell'Occidente, e ai numerosi miti di ibridazione tra uomini, dèi, e bestie. Ma ci sono anche testimonianze più antiche, come il bassorilievo di un tempio indiano che ricordo distintamente da un libro di storia che avevo alle medie. Anche nella Bibbia se ne parla, certo non in termini entusiastici; e tutti sappiamo come passano le giorante i pastori sardi, no? Questo non per fornire un quadro storico completo, che è sicuramente più complesso, ma solo per notare che il sesso con animali è un fatto da sempre esistente e noto. Qualcosa che, come specie, ci portiamo dietro da sempre (il che non vuol dire che sia una cosa giusta e auspicabile, sia chiaro: anche l'omicidio fa da sempre parte della natura umana).

Ora, quello che mi pare interessante, è notare che tecnicamente la zoofilia non è illegale, almeno nella maggior parte delle legislature moderne. Certo rimane una pratica antisociale, uno dei pochi taboo davvero feroci e radicati che in genere mettono d'accordo tutti, come possono essere la pedofilia e la coprofagia (ancora: non sto dando giudizi di merito su queste pratiche, sto solo esponendo aspetti oggettivi). Ma sono poche le Nazioni ad avere leggi specifiche che vietano il sesso tra uomini e animali. La ragione si può comprendere facilmente: a pensarci bene, la copula con un animale di per sé non reca danno a nessuno. Lo stesso discorso che vale ad esempio per il bondage o appunto la coprofagia, se praticate volontariamente.

Ecco però il punto: praticato volontariamente. Infatti, se anche la pratica non è illegale di suo, in tempi recenti episodi di zooerastia sono stati condannati in quanto equiparati a violenza sugli animali. Il cavillo dietro questi giudizi sta proprio nella volontarietà dell'atto. Oggigiorno, il limite di ciò che è sessualmente consentito è dato in pratica dall'unico parametro del consenso: due persone adulte e consenzienti possono fare ciò che vogliono tra di loro. Si considera quindi che l'animale sottoposto ad atti di zoofilia non sia consenziente, ma obbligato a subire una violenza. Pertanto, lo zoofilico non ha compiuto un reato per il fatto specifico di aver penetrato (o essersi fatto penetrare) dalla bestia, ma perché l'ha obbligata a farlo contro la sua volontà, in questo senso usandole violenza, al pari di una bastonata.

Qui però si pongono un paio di problemi. Innanzitutto, rimane tutto da stabilire se è vero che l'animale non sia consenziente all'atto. La zooerastia si esprime in genere con mammiferi, se non altro per la pratica similarità degli apparati riproduttivi. Gli animali "preferiti" sono in genere quelli più vicini all'uomo, domestici o da fattoria: cani, gatti, equini, suini, ovini, bovini e così via. Difficilmente si può praticare sesso con una lucertola o una poiana, per evidenti limiti tecnici. Ne consegue quindi che a subire l'atto sono animali con cui le persone hanno un rapporto di qualche tipo. Siamo davvero sicuri quindi che le bestie siano contrarie al rapporto? D'altra parte la masturbazione è praticata da molti di questi animali, e il cagnolino che si aggrappa alla gamba è così comune da diventare protagonista di tante barzellette. Nel momento in cui il cane, a tutti gli effetti, sta cercando di accoppiarsi con l'umani, si può ancora affermare che da parte sua non ci sia quel consenso che è il requisito essenziale per un rapporto sessuale legale?

Certo, si può obiettare che questi comportamenti siano sfoghi sessuali che niente hanno a che vedere con la reale volontà dell'animale di fare sesso. Ma in questo caso, l'argomentazione stessa del consenso decade, perché non si può pretendere che il cane (o qualunque altro) manifesti il consenso al sesso in un certo modo, ma al tempo stesso non lo stia esprimendo quando è lui a proporlo. In realtà, la definizione stessa di consenso al rapporto perde di chiarezza quando si parla di una creatura che utilizza schemi mentali differenti, e che si presume essere priva di quella malizia che contraddistingue invece la specie (e la civiltà) umana. Per una capra, venire penetrata da un umano può essere qualcosa di totalmente irrilevante, o può rappresentare un efficace metodo di consolidamento del rapporto con il padrone, o addirittura può essere fisicamente piacevole. Non voglio invitarvi a cercare pornogrfia con animali, ma, se esiste, bisogna che il meccanismo funzioni da entrambe le parti...

Quindi, l'idea che l'atto sessuale sia forzato e violento per l'animale è difficilmente dimostrabile. Ma anche se questo fosse accertato, c'è un'altra questione che si pone, più subdola ma decisamente più rilevante. Infatti, se il nodo da sciogliere è quello della coercizione, allora è necessario mettere in discussione praticamente tutti i rapporti esistenti tra uomo e animale. Si può infatti dubitare che un maiale abbia espresso il suo consenso a diventare mortadella, che una vacca sia favorevole ad essere munta, che un cane non muova obiezioni a essere castrato. È facile riconoscere la violenza del mattatoio o della pellicceria, ed è vero che ultimamente si sono fatti tanti progressi per rendere anche questi luoghi "più umani", ma anche se si parla degli animali d'affezione il discorso non è tanto migliore. Se il trattamento amorevole riservato a un gatto d'appartamento fosse riproposto a una persona, il "padrone" sarebbe indubbiamente condannato per aver recluso l'altro contro la sua volontà. In che altro modo si potrebbe giudicare il fatto che l'"ospite" sia obbligato a rimanere in casa, forse addirittura all'oscuro dell'esistenza di un mondo oltre le mura? Quando si è manifestato il consenso del gatto a questo tipo di vita? Eppure diamo per scontato che sia un trattamento degno e apprezzato dall'animale. E forse lo è davvero, ma non abbiamo modo di saperlo con certezza. Pertanto lo stesso ragionamento andrebbe applicato anche agli atti sessuali, e la presunzione di innocenza dovrebe risolvere la questione.

Il paradosso sta nel fatto che è proprio con la recente crescita della sensibilità nei confronti degli animali che il problema è emerso con maggiore forza, perché siamo portati a ritenere che la violenza subìta dalla creatura sia ingiusta e vada punita. Ma in realtà, è nel definire questa violenza che stiamo praticando un atto di insensibilità verso la creatura non umana, antropomorfizzandone sensazioni e pensieri. Quarant'anni fa era socialmente accettabile dire di aver affogato i gattini non voluti trovati davanti casa, oggi è un reato; allo stesso modo, in passato probabilmente qualche scappatella con la pecora non era degna di nota, oggi è imperdonabile. Ma questo cambio nella percezione comune non è realmente motivato da una maggiore considerazione delle bestie, quanto, a ben vedere, da una errata equiparazione tra queste e l'uomo.

Alla fine dei conti, ciò che fa della zooerastia un taboo non è né l'atto in sé né la presunta violenza perpetrata sull'animale. Si tratta di uno strascico di quel paradigma specista che ci porta a ritenere l'uomo il culmine dell'evoluzione (o della creazione, a seconda delle interpretazioni), per cui il mescolamento agli altri animali in una pratica così intima (e generatrice di vita) è reputato degradante per l'uomo, non per l'animale. Ovviamente le religioni e i codici morali sono interventi nel corso della storia, acuendo questa idea. E così anche oggi, quando pensiamo di mostrare un maggior riguardo verso le altre specie, stiamo in effetti continuando ad affermare che siamo loro superiori.

Con tutto questo non voglio incitare alla zoofilia, né sto invocando l'utopia dell'amore libero interspecifico. Ma se mi trovassi di fronte a uno zooerasta convinto (che io sappia non mi è mai capitato), probabilmente nonostante una certa diffidenza iniziale, mi sentirei in difficoltà a condannarlo come un mostro quale comunemente sarebbe considerato. Naturalmente l'argomento è aperto alla discussione, e per quanto ci siano benaltri problemi, lo reputo un punto di partenza interessante per una riflessione sul ruolo dell'uomo su questo pianeta.

Rapporto letture - Gennaio 2016

Iniziamo con la cronistoria delle letture del 2016. Quattro libri consumati a gennaio, stavolta tutti facilmente inquadrabili nella fantascienza.


Il libro con cui ho inaugurato l'anno è Mort(e), di Robert Repino. In questo caso ho voluto dedicare un post apposito al libro, quindi non mi ripeto e vi rimando a quello. Giusto per darvi idea di cosa si parla, Mort(e) racconta della guerra scatenata dalle formiche contro l'umanità, durante la quale gli animali domestici vengono elevati a creature intelligenti e usate come soldati. Mort(e) è appunto un gatto domestico, eroe di guerra, che però non è così convinto degli ideali della guerra a cui le formiche li stanno educando. Le premesse possono sembrare scontate e sciocche, ma il libro si sviluppa verso temi molto profondi, con le storie di Mort(e) e molti altri personaggi che si stratificano a formare un quadro molto complesso. Voto: 9/10


Dopo Repino sono passato a un autore italiano, anzi, nello specifico autrice. Serena M. Barbacetto (mi fa un po' strano trovare l'iniziale puntata in nome italiano, ma così si trova scritto), scrittrice che potremmo definire esordiente, che conta qualche racconto pubblicato in digitale e alcune autoproduzioni. Overclock è una raccolta di racconti nei quali si può individuare un sottile filo conduttore nel tema della capacità di calcolo. Le prime due storie sono buone, partono da un'idea valida ma a mio avviso soffrono nello sviluppo, che non coinvolge abbastanza, al punto che, pur apprezzando il nucleo della vicenda, in realtà non avevo particolarmente a cuore la sorte dei personaggi. Il terzo racconto è più confuso e meno originale, e non riesce a costruire in modo efficace la tensione che dovrebbe. In generale quindi non una brutta lettura, ma nonostante gli spunti interessanti non del tutto soddisfacente. Voto: 6.5/10


Il primo autore nigeriano che abbia mai letto in vita mia è Efe Tobunko, portato in Italia da Future Fiction con il suo Risoluzione 23. Volendo sintetizzare al massimo, si potrebbe definire questo romanzo breve una storia cyberpunk, perché molti degli ingredienti di base del genere sono presenti: l'interconnessione, l'affermazione dei diritti, l'intelligenza artificiale. Questi stessi argomenti sono però declinati sulla base delle tendenze più recenti, con lavoro di estrapolazione che fa di Risoluzione 23 un ottimo esempio di narrativa d'anticipazione. Non è facile capire chi sia "il nemico" in questa storia, se il pericolo arrivi dalle IA, dai governi, dai terroristi, dalle corporazioni... gli stessi protagonisti non arrivano a una conclusione, ed è forse questo il messaggio più importante che deriva dal testo, l'impossibilità di definire i ruoli in un mondo ormai avviato in un loop continuo di accelerazione da cui è impossibile tirarsi fuori. Voto: 7.5/10


Concludiamo  con un altro autore italiano, anche questo classificabile come "esordiente". So che è difficile restare seri parlando di un libro dal titolo Alieni Coprofagi dallo Spazio Profondo, soprattutto se si considera che sì, il romanzo di Marco Crescizz parla proprio di alieni che mangiano merda. Tuttavia non si tratta di bizarro fiction, e per quanto l'idea possa apparire assurda, a pensarci bene non c'è nessuna ragione per cui gli alieni non dovrebbero essere così appassionati di feci umane da rapirci per usarci come "mucche da merda" (d'altra parte noi facciamo lo stesso, se non con il latte, pensate alla melata). Il protagonista di Alieni Coprofagi è Nunzio, giovane ragazzo gravemente obeso e socialmente inetto, tanto misero da conversare abitualmente con la visione di Arnold Schwarzenegger, modello di machismo e determinazione. Nunzio vorrebbe migliorare la sua vita, ma proprio non ce la fa, e anzi finisce su una delle astronavi degli alieni (superfans di Star Wars) che lo rimpinzano in modo da estrarre i suoi escrementi di prima qualità. Quindi sì, la storia di questo romanzo è decisamente sopra le righe, ma non si tratta di un'accozzaglia di gag e volgarità gratuite. La parabola di Nunzio è edificante e più profonda di quanto sembrerebbe, perché non è affatto sicuro che le cose sarebbero andate diversamente senza gli alieni mangiamerda. Forse un po' semplicistico e affrettato nel finale (che mi ha ricordate alcune scene di Dodgeball), ma nel complesso risulta un buon libro, in grado di sorprendere in più di un'occasione. Voto: 7/10

Coppi Night 07/02/2016 - The Last Witch Hunter

Se questo fosse un blog di tipo diverso da quello che è, inizierei il post dicendo che questa è la prima Coppi Night che si è svolta nella mia CASA NUOVA, che pur richiedendo ancora qualche lavoro di messa in ordine, è dalla settimana scorsa abitabile e abitata, il che non è cosa da poco visto lo sbattimento degli ultimi mesi. Ma questo non è un blog di quel tipo, quindi parliamo del film.

Per quanto mi riguarda ho istintiva adorazione per Vin Diesel, probabilmente dovuta all'amore totale per Pitch Black (e in misura minore, per i seguiti). Mi rammarico solo che l'attore dedichi buona parte del suo tempo alla serie di Fast and Furious, perché i film che puntano sui motori proprio non riescono ad appassionarmi (con poche notabili eccezioni). Ma quando ho saputo che stava uscendo un altro suo film, slegato da entrambi i personaggi di Riddick e Toretto, sono rimasto fiocamente incuriosito.

Il film non si presenta male, con una premessa intrigante: il protagonista viene "maledetto con la vita", condannato all'immortalità, e per questo diventa l'unico e definitivo cacciatore di streghe in grado da solo di tenere a bada l'intera sottopopolazione di creature dotate di poteri magici. Poi chiaramente le cose si complicano, ed emerge una minaccia che il buon Vin (non mi ricordo il nome del personaggio) credeva di aver eliminato, che potrebbe annientare l'umanità e blabla, solite cose, pretesto per qualche scena d'azione.

Ma non tutto funziona perfettamente in The Last Witch Hunter. La prima cosa che a mio avviso stride sono le controparti del protagonista, che non dimostrano in nessun modo il carisma necessario per potersi affiancare alla pari a uno che per svariati secoli ha distrutto a randellate le streghe. L'alchimia tra lui e la ragazza (la Ygritte di Game of Thrones, ma anche, più memorabilmente, la protagonista di Honeymoon) appare imposta e artificiosa, per cui quando lui si preoccupa della sua sorte non c'è in realtà nessuna tensione. In effetti l'unico comprimario che poteva reggere il ruolo era Michael Caine (vabbè, hai detto nulla), ma probabilmente non potevano permettersi pagarlo per tutta la durata del film per cui la sua parte è quasi marginale. Anche lo scontro finale me lo aspettavo più epico, invece sembra concludersi in pochi minuti, anzi sembra quasi che qualcosa sia stato tagliato nella versione finale.

Infine ho trovato parecchio fastidiosi gli espliciti rimandi ai possibili seguiti, sulla linea di "ho visto cose terribili che ci aspettano", e la nuova squadra che si prepara nelle ultime scene, come a dire che sì, ehi, ci vedrete ancora, tornate presto!

Insomma, un film nel complesso godibile ma che avrebbe potuto essere molto meglio, soprattutto se doveva convincermi a vedere eventuali seguiti, ancora non confermati, per i quali al momento sarei in dubbio. Ma so che poi mi farò di nuovo convincere da Vin Diesel, soprattutto se si fa ricrescere la barba.