Anna Starobinec - Zero

Quando si parla di letteratura fantascientifica, per un buon 80% dei casi si fa riferimento ad autori anglofoni: americani, inglesi, canadesi, al più australiani. Sono abbastanza rari gli autori "di rilievo" che non scrivono originariamente in inglese. Alcuni nomi possono essere Stanislaw Lem, René Barjavel, Jacques Spitz, Andreas Eschbach, e non me ne vengono proprio altri. Gli scrittori di fantascienza non anlgofoni sono una specie talmente rara che vengono preservati in apposite aree protette (leggi: antologie dedicate). Per questo, quando ci si trova per le mani un libro di sf di un'autrice russa tradotto in italiano, è già di per sé un evento. La portata aumenta ulteriormente se, col proseguire della lettura, ci si accorge che si tratta per di più di un ottimo libro.

L'autrice in questione è Anna Starobinec, che non dovete sentirvi ignoranti se non avete mai sentito nominare perché, di fatto, penso non si sia mai vista transitare prima nel nostro paese. Tuttavia la Atmosphere Libri, casa editrice che si dedica principalmente alla traduzione di libri stranieri (è stato pubblicato da loro anche Seconda origine di Manuel de Pedrolo) ha pubblicato con meno di un anno di ritardo il suo libro Zero, che in originale è qualcosa tipo Zivuscij, ma con un sacco di segnetti sopra ogni lettera. Volendo stringere al massimo le definizioni, Zero si può inquadare come un romanzo cyberpunk, visto che la parte cruciale della storia ruota intorno a una realtà virtuale condivisa da tutto il pianeta con la quale la popolazione viene asservita. Questa però è una sintesi alquanto imperfetta, per cui, cercando di evitare gli spoiler, provo a dare qualche elemento in più della trama.

La storia si svolge in un futuro non troppo distante (ma non si sa quanto perché il computo degli anni è cambiato), in una società che è la diretta evoluzione di quella attuale, basata sull'integrazione tra vita "reale" e "virtuale". In seguito a una crisi mondiale che ha provocato la morte di miliardi di persone (e di quasi tutti gli animali), all'interno della rete che connette tutti gli esseri umani è sorto "il Vivente", un'entità spontanea che costituisce la somma e l'insieme di tutti i tre miliardi di individui. Questo numero, tre miliardi, è fisso, e deve rimanere tale affinché la nuova società possa sorreggersi. Per questo, a ogni persona è associato un in-code, un codice identificativo immutabile, anche dopo la morte. In effetti, anzi, il concetto di morte è stato rimosso: un corpo fisico può cessare di funzionare (ed è obbligato a farlo raggiunti i sessant'anni), ma in questo caso si dice che ha "cessato temporaneamente di esistere". Dopo i "cinque secondi di buio", lo stesso in-code si "incarna" in un embrione appena concepito. Il sistema è calibrato in modo che ad ogni morte corrisponda sempre una nuova gravidanza, e così il numero di tre miliardi di soggetti è sempre garantito. Raggiunti gli otto anni di età, ogni individuo può accedere alla storia della sua precedente incarnazione e agli automessaggi lasciati da questo, apprendendo così la sua vita precedente (anche se in realtà la sequenza di incarnazioni viene considerata una vita unica ed eterna, con solo alcune "pause"). All'interno del Vivente, la vita si svolge principalmente nel sotzio, una realtà virtuale che è un'evoluzione estrema dei social network, e che comprende varie forme di intrattenimento (e di pubblicità). Ci sono in effetti diversi "strati" di questa realtà, ovvero livelli successivi di immersione nel virtuale, e se il primo strato (il mondo fisico) è snobbato dai più, non sono in molti a saper andare oltre il terzo strato, anche se si dice ne esistano fino a tredici. I rapporti personali, familiari e amorosi sono scoraggiati, mentre l'attività sociale si svolge praticamente tutta nel sotzio, e anche per la riproduzione "forzata" vengono organizzati appositi festival in cui le persone sono indotte ad accoppiarsi (e un pari numero a "entrare in pausa").

La trama di Zero inizia con il concepimento di un individuo a cui non è associato nessun in-code: in pratica, il tremiliardieun-esimo elemento del Vivente. Questo è di per sé stabilizzante, e il bambino, che viene chiamato appunto Zero, viene immediatamente inserito in un Centro di Correzione, ovvero una casa di cura in cui vengono detenuti, e presumibilmente "corretti", tutti i soggetti ritenuti pericolosi. Molti di questi sono lì dalla nascita, poiché il loro in-code corrisponde a quello di noti criminali, che quindi trascorrono la loro intera vita all'interno del Centro. Qui Zero fa la conoscenza di Cracker, l'inventore del sotzio, che fin dall'emergere del Vivente ha cercato di distruggerlo ed è stato per questo obbligato ad entrare in correzione. Cracker è convinto che Zero sia in grado di rovesciare il sistema e abbattere il Vivente, e lo incoraggerà a farlo in diversi modi. In realtà, già nei primi capitoli ci viene detto che Zero si è suicidato, e nel suo caso si parla di vera morte perché il suo in-code inesistente non si reincarnerà. Tutta la prima parte del libro costituisce una narrazione/indagine sulla morte di Zero da parte di alcuni agenti di sicurezza, interessati a ricostruirne la dinamica, poiché con il suicidio egli ha assunto in breve tempo il ruolo di un messia di cui molti "dissidenti" aspettano il ritorno. Nella seconda parte del libro si inizia poi a scoprire che alcuni dei personaggi hanno assunto identità diverse da quelle dichiarate (grazie anche al fatto che dopo la "pausa", un in-code può manifestarsi in soggetti completamente diversi e anche di sesso opposto), e che forse lo stesso Zero, in realtà, è ancora vivo. In seguito, si fa la conoscenza anche del Collegio degli Otto, il "governo" del Vivente, i cui membri hanno il compito di vigilare sulle essenziali funzioni della società, e godono di consistenti privilegi (per esempio, hanno la facoltà di tenere dei compagni stabili e formare una famiglia). Infiltrandosi all'interno del Collegio, Zero cerca di sovvertire il sistema dall'interno, ma anche questo si dimostra tutt'altro che facile, anzi, lui stesso viene presto corrotto dalle promesse del Collegio. Naturalmente nella parte finale si verifica una scossa definitiva, ma il modo in cui questo avviene ve lo lascio scoprire.

Messa in questi termini può sembrare una tipica distopia, nella quale un elemento ribelle nota le perversioni del sistema e cerca di rovesciarle. Tuttavia, rispetto ad esempio a un Fahrenheit 451 o un Mondo nuovo, c'è una differenza sostanziale: Zero non vuole distruggere il sistema. Anzi, fin dalla nascita, il suo più grande desiderio è quello di entrare a farne parte. Infatti, per la sua presunta pericolosità, Zero è privato dell'accesso al sotzio, e quindi non è parte del Vivente. Si ritrova quindi a essere un escluso, ma non per sua scelta, e quando in seguito risucirà ad avere un accesso (per quanto limitato) al secondo strato, ne diventerà quasi dipendente. Di fatto, è Cracker a spingere Zero alla ribellione, forte del fatto che lui, proprio perché elemento "esterno", può agire liberamente nel primo strato. E in ogni caso, Zero è lontano dall'essere un eroe infallibile e valoroso: compie numerosi errori di leggerezza, si lascia coinvolgere e tentare dalla curiosità, dalla fama e dalle lusinghe, e in più di un'occasione è sul punto di abbandonare la sua missione. Inoltre, il Vivente non è mostrato come male assoluto: non si tratta di un regime dispotico e schiavizzante, anzi, la sua nascita sembra davvero aver portato un equilibrio, nonostante le storture dell'"ordine naturale" che comporta. Nell'ultima parte del libro, quando entrano nella narrazione gli Otto, si scopre al contrario che il sistema è più fragile di quello che viene mostrato, e che basterebbe veramente poco per farlo crollare.

Il libro è strutturato con una narrazione che segue il punto di vista di vari personaggi e include documenti, automessaggi, sezioni di chat e così via. All'inizio si rimane leggermente spaesati, anche per l'introduzione di molti termini dal significato non del tutto chiaro, ma procedendo si acquisisce familiarità con la società del Vivente e le sue caratteristiche. Questa forse è una delle parti meglio riuscite del romanzo: il mondo è reso con un'estrema credibiltà, che non deriva tanto dalle descrzioni, quanto proprio da tutta una serie di dettagli di livello "quotidiano" che riescono a far intuire come questa civilità si sia evoluta a partire da quella attuale. Ecco perché la lettura risulta a suo modo anche inquietante: quello che vediamo in Zero, se pur estremizzato in certi aspetti, non è poi così distante dalla realtà con cui ci stiamo confrontando attualmente.

È per tutte queste ragioni che ritengo Zero un ottimo libro, e il fatto che per una volta si parli bene di un romanzo sf di origine non anglofona si aggiunge come gustoso bonus. E se non siete d'accordo, VAZP!

Impossible Movies Project: Foundation

Importante: leggere la nota in fondo al post!



Ogni volta che viene annunciata la trasposizione sullo schermo uno dei grandi "classici" della fantascienza, il fandom trema. Prima ancora che vengano dichiarati (o solo ipotizzati) attori, registi, sceneggiatori, si alza un coro di "NOOOOOO!!! NON ROVINATE ANCHE QUESTO!!!" che non sente ragioni. D'altra parte, si sa che il fandom è fanatico per definizione. Ma in certi casi il timore è più giustificato di altri: un conto è quando viene annunciato un Ridley Scott a dirigere The Forever War, un altro è quando si parla di Roland Emmerich alla regia di Foundation. Sì, stiamo parlando proprio della Fondazione di Asimov, la serie di racconti che costituisce essenzialmente la spina dorsale dell'età dell'oro della fantascienza. Stavolta è normale preoccuparsi.

Non solo è normale, ma, col senno di poi, è anche del tutto appropriato. Perché dei racconti di Asimov in questo film c'è vervamente poco, se non i nomi dei personaggi. Ma procediamo con ordine.

La trama, innanzitutto. Per chi non la conoscesse, la serie della Fondazione racconta di un lontano futuro, in cui l'umanità si è ormai sparsa su migliaia di mondi in tutta la galassia, e parte con il crollo dell'Impero che per dodicimila anni ha dominato su tutto l'universo conosciuto. La figura chiave della storia è Hari Seldon, il matematico che, avvertendo l'imminente fine dell'Impero, elabora la psicostoriografia (o psicostoria, a seconda delle traduzioni), una complessa scienza matematico-sociale in grado di prevedere il comportamento delle persone (o meglio: gruppi molto numerosi di persone, un principio analogo a quello della previsione del comportamento delle molecole). Grazie all'applicazione di questa disciplina, Seldon elabora un piano, il "Piano Seldon" appunto, con il quale intende controllare il periodo di barbarie che sarebbe seguito all crollo dell'Impero e far sorgere nel giro di un solo millennio una nuova civiltà. A tal scopo, istituisce una "Fondazione" su un pianeta remoto, Terminus, con l'obiettivo dichiarato di redigere un'Enciclopedia Galattica che raccolga tutto il sapere dell'umanità, ma con l'obiettivo nascosto (almeno all'inizio) di essere il nucleo da cui sorgerà il nuovo Impero. La storia della Fondazione parte da qui, e si dipana quindi nel corso di interi secoli, con personaggi che si avvicendano alla risoluzione delle varie "crisi" che via via mettono in pericolo la sopravvivenza della Fondazione (e di conseguenza della civiltà). Riassumere la trama della serie è pertanto molto complicato, ancora di più se si includono, oltre alla serie di racconti degli anni 50, anche i successivi romanzi che fanno da prequel e sequel, e qui sta la prima difficoltà che qualunque sceneggiatore avrebbe incontrato. Come si può condensare in due ore una storia che si dipana su oltre cinque secoli, con decine di personaggi differenti? Non si può, in effetti, senza stravolgerne la natura, ed era questa la prima obiezione del fandom. Il film infatti si concentra su un momento particolare della storia della Fondazione, forse il più turbolento, e mescola in questo calderone una serie di nomi, nozioni ed eventi che appartengono a contesti diversi. Il risultato è un minestrone dal sapore indefinito, in grado non solo di deludere gli appassionati della serie, ma di lasciare indifferente anche il nuovo pubblico del film.

C'è di buono che riassumere la trama del film risulta molto più agile rispetto ai libri (seguono pesanti spoiler!). Si comincia con la voce fuori campo di un'anziana Arkady Darell, che impegnata a redigere le sue memorie, racconta di "come ebbe inizio tutto". La scena si sposta quindi all'interno della Volta del Tempo, l'anfiteatro in cui, a ogni crisi prevista dal Piano, le registrazioni olografiche di Hari Seldon appaiono per guidare gli uomini futuri. La registrazione del vecchio matematico sulla sedia a rotelle è in pratica l'unica apparizione di Seldon, che porta la faccia di un malandato Harrison Ford non troppo ispirato, che sembra interpretare un cameo più che un ruolo vero e proprio. Si scopre così che ci troviamo nell'epoca del Mule, ed è quasi scontato che sia così, dato che il mutante telepatico è in effetti l'unico "villain" in senso stretto della serie. Mentre tutti i presenti si aspettano che Seldon dica loro come difendersi dal Mule, il suo esercito attacca Terminus, e sottomette in poco tempo le forze della Fondazione, che è costretta a cedere. Nel trambusto generale dell'attacco, tra esplosioni di "laser atomici" e edifici che crollano, una ragazza in fuga inciampa praticamente in un nano deforme riverso al suolo, dopodiché entrambi vengono tratti in salvo da una donna incappucciata e condotti verso un'astronave in partenza. La donna contratta un passaggio sulla Far Star con il capitano, che si rivela poi essere Hober Mallow (uno degli eroi della prima parte della saga della Fondazione, che tecnicamente all'epoca del Mule dovrebbe essere morto da un centinaio d'anni), mentre il nano (Peter Dinklage, perché quando serve un attore nano pare ci sia solo lui a disposizione) è Magnifico, ex "giullare di corte" del Mule... anche se chi ha letto la serie sa bene come stanno le cose in realtà. A questo punto bisognerebbe soffermarsi un minuto sugli attori che interpretano Arkady e Hober: rispettivamente Kristen Stewart e Nicholas Hoult. Se i nomi non vi dicono nulla, googlateli e notate le prime locandine su cui appaiono le loro facce. La scelta di questi due attori dovrebbe già dirla lunga sul target e il tono che si è voluto dare alla storia... ma se ciò non bastasse, ci pensa anche il seguito del film. Tutta la parte centrale è un susseguirsi di fughe da un pianeta all'altro, battaglie nello spazio e sulla superficie, e ostentazione di segreti che non sono tali. A un certo punto si scopre che l'anziana donna che ha soccorso Arkady non è altri che Wanda Seldon, bisnipote di Hari, che convince Hober Mallow della necessità di scovare la Seconda Fondazione, l'entità quasi leggendaria che vigila su Terminus affinché il Piano segua la sua strada per tutti i mille anni previsti. Tuttavia, per quanto sia sicura che la Seconda Fondazione esiste (una specie di segreto di famiglia), la signora Seldon non sa dove si trovi. In seguito, ancora in fuga dalle truppe del Mule, sulla Far Star si imbarca anche uno Sean Bean in tunica che puzza di Seconda Fondazione lontano un miglio. Magnifico naturalmente si innamora di Arkady, ignaro che lei abbia già consumato col capitano della nave, e la cosa fa incazzare il nano, che dimostra di essere piuttosto stronzo e fa nascere qualche sospetto sulla sua vera identità. La combriccola intanto si è recata su Trantor, ex capitale dell'Impero, per accedere agli sterminati archivi della Biblioteca Imperiale dove Walda Seldon pensa di poter trovare indizi sulla collocazione della Seconda Fondazione. Quando poi la donna annuncia di aver scoperto dove si trova e fa per rivelarlo, Arkady la uccide prima che possa parlare, e dalla reazione di Magnifico si scopre che lui è proprio il Mule, e che non aspettava altro che scoprire dove si trovassero i suoi avversari dotati dei suoi stessi poteri, gli unici in grado di fermarlo. Mallow deve dimostrare di essere un duro e lo sfonda di cazzotti, ma poco dopo viene annientato dal "tocco mentale" del mutante, che sembra intenzionato a sottomettere tutti e chiuderla lì. Solo a quel punto si fa avanti Preem Palver, che si rivela a sua volta per essere il Primo Oratore, cioè una specie di presidente della Seconda Fondazione, e ingaggia con il Mule una battaglia mentale, riuscendo, con l'aiuto di Arkady (!!!) a sconfiggerlo. Eseguito il lavoro sporco, racconta a tutti come stanno le cose, rivela l'ubicazione della Seconda Fondazione (ce l'hanno sotto i piedi...) e poi decide di cancellare a tutti la memoria, perché la sua gente deve operare in segreto per poter essere efficace nel perpetrare il Piano Seldon. Si torna quindi alla vecchia Arkady Darell, che a quanto pare da sessant'anni a questa parte sta accudendo l'Hober Mallow reso invalido dall'attacco del Mule, e il Mule stesso regredito allo stato mentale di bambino e ormai innocuo. E tutti, apparentemente, sono felici così.


Forse mi sono dilungato anche troppo nel descrivere la trama, ma trattandosi di una storia tanto diversa da quella che leggiamo nei libri, per poter descrivere il film era necessario srotolarla tutta. Dei racconti originali, come dicevo all'inizio, abbiamo i nomi, e una generica caratterizzazione di base dei personaggi. Anche alcuni eventi sono tratti dalla carta: l'attacco a Terminus, la fuga su Trantor, l'omicidio della persona che scopre l'ubicazione della Seconda Fondazione, lo scontro tra il Mule e il Primo Oratore e così via, sono avvenimenti familiari a chi ha letto la serie. Ma qui sono buttati tutti insieme, forzosamente intrecciati per dare corpo a una storia che, per come viene mostrata, dice veramente poco. Per fare un paragone efficace, si può pensare al film "tratto" da Io, robot: anche lì non si faceva altro che mettere insieme qualche nome e tema di fondo per un film d'azione con qualche elemento sf. Le interpretazioni degli attori non sono tutte allo stesso livello: se Dinklage al solito è impeccabile, e Hoult tutto sommato fa una buona impressione, la Stewart è piuttosto insipida (ma chi si aspettava diversamente?) e pure Bean non sembra metterci grande passione (forse a disagio per il fatto che in questo film non muore, che è la cosa che gli riesce meglio...). E ho già parlato del cameo di Ford, giusto? Naturalmente al tutto deve essere anche aggiunta la componente "sentimentale" (pressoché assente nella storia originale), ed è chiaro che la giovane ragazza e il bel capitano non possono non finire a letto insieme. Cosa che di per sé non è negativa a priori, ma che, come molte altre, appare forzata e innaturale, messa lì solo perché "ci deve essere".

Con questo non voglio dire che Foundation sia sgradevole: il ritmo è buono, le sorprese ben cadenzate, l'azione non manca. Si passa pur sempre un paio d'ore di buon intrattenimento, non è un film di quelli che ti fanno strascicare le gambe in terra dall'esasperazione. Per capirsi, anche Independence Day si guarda volentieri, no? Tuttavia, è irritante constatare come, ancora una volta, è stata completamente stravolta un'idea di fondo storica, per trarne un prodotto "commerciale". A dimostrare queste intenzioni è innanzitutto il cast, ma anche la faciloneria con cui sono stati mischiati tutti gli elementi. Per non parlare dei plot hole... uno su tutti: se alla fine Preem Palver ha rimosso il ricordo della Seconda Fondazione a tutti i presenti, come fa Arkady a raccontarlo? Ci sono anche altri aspetti nebulosi, ma stare ad elencarli è superfluo, basti sapere che, pur ignorando la storia nella sua forma originale, non si rimane del tutto convinti da quelloche si vede sullo schermo. Tutto ciò però conferma questa triste tendenza hollywoodiana di snaturare i prodotti di valore, prendendo quel che basta per giustificare un titolo che si lega alla tradizione ma alterando tutto il resto.

Non dico che io avrei saputo fare di meglio. Per la verità, non credo che il problema sia tanto Emmerich alla regia piuttosto che Nolan. Il fatto è che la Fondazione non è fatta per essere proiettata sullo schermo. Per la sua stessa natura, questa storia non è adatta a una trasposizione cinematografica (o anche in serie televisiva), vista la prospettiva storica impossibile da concentrare in uno spazio così ridotto. Personalmente, era questo che mi portava a gridare "NOOOOOO!!! NON ROVINATE ANCHE QUESTO!!!", la consapevolezza che, in ogni caso, il vero spirito della serie di Asimov sarebbe stato tradito. E purtroppo, come spesso accade, il tempo mi ha dato ragione.



Nota: il film Foundation non esiste. Questo mio lungo articolo è la risposta all'iniziativa Impossible Movies Project lanciata sul blog Minuetto Express. Il fatto che il film però non esista non vuol dire che me lo sono inventato. Di un Roland Emmerich alla regia di una trasposizione della Fondazione si parla da anni, fortunatamente senza sviluppi concreti, ma pare un progetto tuttora aperto e potenzialmente realizzabile. Visto che con ogni probabilità si tratta di fatto di un "film che non vedrete mai", ho deciso di proporlo in questa rubrica. Purtroppo non sono abbastanza abile in termini di manipolazione grafica, e non sono riuscito a realizzare una locandina valida. Se qualcuno vuole prepararla al posto mio, la inserirò nel post.

Candidatura al Premio Italia 2013

Visti i contenuti di questo blog, si presume con un buon livello di confidenza che chi passa di qui sia minimamente interessato alla fantascienza. Ciò implica che, probabilmente, ha quanto meno sentito parlare del Premio Italia, un riconoscimento annuale che dal 1972 in poi premia i migliori racconti, romanzi, saggi, collane, riviste, illustratori eccetera in ambito fantascientico. Insomma, per dirla in breve, è praticamente il l'Hugo italiano. Il premio si riferisce alle "pubblicazioni professionali" uscite nell'anno precdente, quindi non include autopubblicazioni e pubblicazioni amatoriali, ma solo quelle mediate da una casa editrice "riconosciuta".

Onestamente nemmeno io ci pensavo, ma mi sono accorto stamattina da alcuni post lanciati in giro che un mio lavoro è tecnicamente candidabile per il premio. Forse è un po' tardi, perché la fase di candidatura termina il 29 marzo, ma io un abbocco ve lo lancio.

Il racconto in questione, suggerito anche dall'editore, è Sinfonia per theremin e merli, secondo classificato al Premio Giulio Verne 2012 e incluso nella raccolta Strani Nuovi Mondi 2012 di Edizioni Della Vigna. Che, guarda caso, è una "pubblicazione professionale" occorsa nel 2012! La mia ucronia di una Firenze degli anni 60 antimatematica pare che sia piaciucchiata in giro, e se non altro ha il merito di aver insegnato a molti dei lettori cosa è un theremin. Per chi non conosce il racconto e vuole due parole in più è a disposizione il video della premiazione del Giulio Verne in cui ne parlo personalmente (intorno al minuto 27), altrimenti... beh, potete anche chiedermelo (non credo sia contro il regolamento). D'altra parte, se lo stesso racconto era stato segnalato al Premio Robot, e aveva passato la fase finale della selezione per l'antologia Discronia dell'ormai defunta Edizioni XII, vorrà pur dire qualcosa...

La difficoltà maggiore sta nel fatto che le candidature sono proponibili solo da chi è iscritto alla World SF Italia (quindi i professionisti del settore) e da chi ha partecipato alle due precedenti edizioni dell'Italcon. Una cerchia piuttosto ristretta in effetti, ma magari chi legge qui ha un amico di un amico che...

Per inciso, ci sono anche altri racconti, raccolte e personaggi che varrebbe la pena votare. Non mi sento di fare qui pubblicità a questo o quello (già mi pesa farla per me), ma ad esempio queste sono le candidature proposte da Edizioni Della Vigna, che includono altri autori validi, alcuni dei quali presenti nell'antologia Fantaweb 2.0 (il mio racconto Il senso della vita non è candidabile in quanto era già stato pubblicato in precedenza). Insomma, non mi aspetto seriamente di poter ricevere la candidatura, ma ogni contributo sarà più che gradito. Grazie a chi sceglerà di darmi supporto!

Coppi Night 10/03/2013 - I mitici

Decido di ignorare quella tradizione tipicamente italiana di assegnare sottotitoli, come a dire "aspetta, ok, dal titolo non si capisce di che sto parlando ma ti do un indizio". Quindi non includo qui sopra quel "Colpo gobbo a Milano", ma insomma il film è quello. Una delle tante commedie italiane che di quando in quando comparsano al Coppi Club. Per la verità credo che il film goda di una certa fama, quindi non sto a descriverlo.

Se solitamente sono piuttosto ostile, o quanto meno insensibile, alle trame (presunte o reali) e al tipo di comicità sfoggiato in questo genere di film, stavolta invece credo di poter esprimere un parere positivo. La storia della rapina organizzata da un gruppo di disperati è un classico, ma qui reso in maniera ottima (se si considera che non stiamo parlando di megaproduzioni hollywoodiane) e, per quanto possibile, avvincente. Il piano messo in opera può sembrare improvvisato e sgangherato, ma, nelle stesse condizioni, voi avreste fatto di meglio? Il paragone con il più recente, famoso e fortunato Ocean's 11 viene quasi naturale, ma è chiaro che qui non siamo agli stessi livelli... basta confrontare le due coppie di protagonisti dei rispettivi film per farsi un'idea: quelli de I mitici hanno tutto un altro appeal rispetto a questi due. Tuttavia, i diversi rivolgimenti della trama e le occasionali sorprese tengono viva l'attenzione. Al tempo stesso, al contrario di come spesso avviene nei film italiani, non si cerca a tutti i costi di portare in primo piano l'aspetto "sentimentale", credendo che sia questo a dare profondità al film. La storia rimane focalizzata sull'obiettivo finale, quello della rapina, e le digressioni sono poche. Ci sono alcuni accenni all'attualità dell'epoca, che parlano di disoccupazione, crisi (toh, anche allora?), corruzione e così via, ma sono note a margine, rilevabili ma non pesanti nell'economia del film. Anche il finale è ben studiato, non banale ma soddisfacente.

Una menzione va fatta anche ad alcune interpretazioni. Smaila è meno macchiettoso del solito, anzi piuttosto efficace nel ruolo del direttore omosessuale, e pure la Bellucci risulta gradevole mostrandosi molto più vicina alla sua forma naturale, in un tempo in cui non era la dama di classe che millanta di essere adesso.

"Upside Down" su Il futuro è tornato

Come nel caso della mia recensione del videogioco Braid, segnalo velocemente che sul blog di fantascienza "Il futuro è tornato" compare oggi il mio commento al film Upside Down, uscito poche settimane fa e attualmente ancora in programmazione in alcuni cinema. Magari avete visto il trailer, si tratta di quel film in cui ci sono due mondi "gemelli" uno sopra all'altro, e dei due ragazzi dei due mondi opposti che si innamorano e tentano di portare avanti il loro amore eccetera... L'idea iniziale mi era piaciuta molto, ed ero piuttosto curioso, per cui alla prima occasione sono andato a vedere il film. Col senno di poi, forse era meglio Educazione siberiana... ma vi lascio leggere la recensione per comprendere perché dico questo.




Come nota a margine, faccio presente che non segnalerò tutti i miei "guest post" su blog/piattaforme esterne, ma lo farò solo nel caso in cui si tratti di articoli inediti che ancora non erano comparsi qui. Per esempio giusto la settimana scorsa, proprio su "Il futuro è tornato", è stato riproposto il mio post sulla saga degli Yilanè di Harry Harrison, ma non ve l'ho fatta pesare troppo. Comunque tenete d'occhio quel blog, perché alcune delle mie recensioni degli ultim tempi appariranno anche lì nelle prossime settimane.