Coppi Night 28/08/2016 - Makkhi

In realtà domenica scorsa non abbiamo visto questo film. Il film scelto dal Coppi Club è stato Synecdoche, New York, ma avendone già parlato diffusamente in un post dedicato, non mi sembra utile ripetermi (anche se, a ogni visione [e questa credo fosse la quarta, ma per la prima volta in italiano], saltano fuori nuovi dettagli per questo film). Preferisco allora cogliere quest'occasione di vuoto per parlare di un film che abbiamo visto invece un mese e passa fa, subito prima che fossi costretto a mettere in pausa il blog.

Makkhi è un film bollywoodiano, forse il primo che vediamo. Noto anche come Eega (a quanto pare "makkhi" è la traduzione in indi della stessa parola), inizia come la classica storia d'amore non corrisposto del cinema indiano. C'è una bella, c'è un bischerone che le va dietro, e c'è il rivale in amore, bello ricco e cattivo, che decide che il bischerone va eliminato fisicamente, così la bella può essere tutta sua. E il bischerone, in effetti, muore davvero. Il che è un bel colpo, se si considera che è il protagonista.

Ma la storia non può finire qui, e infatti il protagonista si reincarna... in una mosca, la makkhi/eega del titolo. Dopo qualche primo turbolento minuto di ambientamento, la mosca si ricorda la sua vita precedente, e allora decide di perseguire due obiettivi: vendicarsi del suo assassino e riconquistare il suo amore. Cosa che, non serve che avverta per gli spoiler, riuscirà davvero a fare. Ma è davvero gustoso vedere quanti modi si riesce a inventare una mosca per tormentare un uomo, spingendo il nemico verso la paranoia, e anzi a risultare con le sue intrusioni addirittura letale.

Ora, non si può dire che sia un film intenso e profondo, questo no. Ma Makkhi riesce a imbroccare diverse sequenze, seppur utilizzi per le scene con la mosca una CGI da avventura punta-e-clicca dei primi anni 2000. Certo fa sempre strano vedere tutta questa teatralità nei rapporti, ma probabilmente Bollywood (e forse l'India in generale?) gode proprio nell'esagerare le reazioni. Per questo l'atteggiamento del protagonista nei confronti della ragazza, qui da noi gli avrebbe valso due-tre denunce per stalking, lei nega totalmente la sua attenzione nonostante sia interessata, il cattivo non si fa scrupoli a uccidere il rivale, e così via. Ma la storia funziona, riesce a divertire e appassionare, e incredibilmente confezione anche qualche momento di epicità.

Il film non è doppiato in italiano, si può vedere in indi con sottotitoli, ed è stato piuttosto insolito sentire questa lingua dove ogni tanto si sente qualche parola di derivazione inglese. Il generale senso di straniamento di questi elementi cumulativi ha reso la visione una continua sorpresa, e per questo, nonostante sia indubitabilmente un film di basso livello, mi sento comunque di consigliarlo a chi voglia provare qualcosa di diverso dal solito.

Perché poi anche la canzone merita (leggeri spoiler nel video!):



Rapporto letture - Giugno/Luglio 2016

Con la sospensione del blog ero rimasto un po' indietroi coi rapporti letture, per questo per recuperare accorpo due mesate in unico post. Non garantisco di riuscire a ricordare l'ordine in cui ho consumato i seguenti titoli (fore non lo sapete, e probabilmente non vi interessa, ma di solito li inserisco proprio in ordine cronologico di lettura), ma i commenti rimangono validi. Peraltro sono stati due mesi dedicati quasi interamente ad autori italiani, quindi potreste scoprire qualche nome interessante.


Il primo libro è un piccolo classico della fantascienza italiana, scritto da un'autrice schiva e non molto prolifica, ma che va sempre a segno: Rupes Recta di Clelia Farris. È una storia ambientata sulla Luna, colonizzata e popolata da gente fiera della propria lunarità, il cui protagonista è un ricordante, ovvero un professionsita allenato a esercitare la memoria perfetta, utilizzato come ausilio mnemonico nei tribunali. Il protagonista si trova in qualche modo coinvolto nelle indagini di un assassino seriale, e cerca quindi di raccogliere gli indizi che sembrano riguardare anche la morte del suo compagno di diversi anni prima. L'intrecco di per sé non è particolarmente complicato, e la risoluzione dei delitti non appare come la vera chiave di volta nella storia. A catturare è soprattutto la storia personale del protagonista, il suo passato e le sue capacità, così come l'ambientazione lunare, ricca di consuetudini e personaggi eccentrici (le superstizioni, le maschere, le corporazioni, l'archeologia aliena, i ricordanti...). Rupes Recta riesce a coinvolgere e catapultare in un mondo eccentrico che tuttavia appare familiare, perché molte delle sue caratteristiche sembrano in realtà un'esasperazione ai limiti della parodia di una società che conosciamo bene. L'unico appunto è una conclusione frettolosa, che mi ha quasi fatto pensare che l'ebook fosse danneggiato, e che cala all'improvviso troppo come spiegone finale, che comunque chiarisce tutto quanto rimasto in sospeso. Rimane comunque un ottimo libro: voto 8/10

Con entusiasmo più contenuto passo a L'enigma del vetro di Sergio Oricci, autore di cui avevo letto e apprezzato il dittico horror Gioie e sapori / Fame. Il romanzo inizia come una sorta di distopia ambientata a Firenze (il cui centro storico è appunto preservato da una cupola di vetro), si evolve poi come un'apocalisse zombie, e si conclude come un fantasy per ragazzi. Non è tanto la commistione di generi a rendermi scettico, quanto un'esecuzione non del tutto chiara, con un focus non definito (non ho ben capito chi sia l'eroe della storia, ci sono più personaggi ma non è chiaro quale sia il primario e in quale realtà avvenga la storia principale) e una certa faticosità della lettura, perché spesso non si riesce a ricollegare un capitolo con i precedenti. Insomma mi sono trovato un po' in difficoltà, nonostante la scrittura sia buona e alcuni personaggi piuttosto interessanti. Potrebbe essermi sfuggito qualcosa, ma ho il sospetto che in effetti non ci sia molto di più di quello che ho trovato. Quindi sono costretto a limitare la valutaizone a un voto 5/10

Raccolta di racconti particolare, L'abisso di Coriolis. I racconti di Lukha Kremo Baroncinij prendono lo spunto iniziale da nozioni fantascientifiche piuttosto vaghe, afferenti ai campi della quantistica e teorie del multiverso, e le estremizzano poi in storie rudi e spietate, decisamente al di fuori dei canoni. I racconti colpiscono per l'immaginazione al limite del lisergico, e in molti casi sembra di rileggere una stessa storia scritta da punti di osservazione diversi (il caso palese è il racconto eponimo, di cui sono presenti tre diverse versioni che sviluppano la stessa idea di partenza in modo diverso, ma troviamo anche altri personaggi e temi ricorrenti). Interessante la commistione tra scienza, religione, mistica, e semplice follia. Difficile riassumere o dare una valutazione oggettiva, ma i racconti per lo più colpiscono e affondano (con qualche eccezione minore), anche se probabilmente non si tratta dell'antologia più adatta agli amanti della fantascienza classica, siamo più dalle parti della narrativa postmoderna. Voto: 7/10

Quintessenza è un libro che avevo acquistato appena scoperto della sua uscita (salvo poi tenerlo in standby sul kindle per qualche mese, come al solito). Lo avevo preso a scatola chiusa perché i nomi degli autori erano sufficienti a convincermi: Daniele Bonfanti e David Riva sono stati due punti di riferimento per la narrativa di genere (sf, horror, weird) nel periodi in cui iniziavo a sviluppare le mie doti (o per lo meno, le mie aspirazioni) di autore, e se cercate nel blog qualche menzione dei loro romanzi e racconti, in post di qualche anno fa, dovrebbe uscire fuori. Per questo l'idea di un loro romanzo a quattro mani mi ha subito esaltato. Purtroppo, e credetemi, lo dico col cuore a pezzi, il risultato non mi ha emozionato come speravo. Quintessenza è una (lunga) storia che segue più personaggi in piani temporali differenti, tutti coinvolti (consapevolmente o meno) nell'utilizzo di antiche arti in grado di manipolare la realtà stessa. Il romanzo è colmo di nozioni e riferimenti a discipline "non scientifiche", come alchimia, mistica, occultismo, fantarcheologia. Il protagonista è Raul, giovane scrittore che praticamente per un semplice errore (una mail di spam) diventa il bersaglio di un'organizzazione segreta che copre il potere della Quintessenza. Il resto del romanzo segue a capitoli alterni l'origine di questa organizzazione (con un lungo passaggio di consegne dal XVI secolo ad oggi) e una terza fazione che cerca di smascherare proprio la società segreta. Ce n'è di che tirare fuori un mistery alla Dan Brown (intendo solo come struttura, non per la portata delle idee di base), ma non tutto funziona come dovrebbe e il libro si perde spesso per strada. I problemi a mio avviso sono principalmente due: un protagonista che non riesce a risultare convincente, con un fascino un po' posticcio, che fa tante cose estreme e interessanti (arrampicata, scrittura, musica, cucina) ma per quasi due terzi del libro è totalmente ignaro di ciò che gli avviene intorno, e passa buona parte del tempo a contemplare bicchieri di birra descrivendone riflessi e fragranza; in secondo luogo la trama forse troppo avvolta su sé stessa, che non permette di seguire bene cosa sta succedendo, perché e in quale momento. Io mi ritengo un lettore piuttosto attento, capace di seguire anche trame non lineari, ma in questo caso l'alternanza continua dei tre punti di vista mi sembra che aggiunga soltanto confusione piuttosto che complessità, tant'è che arrivato alla fine non so di preciso cosa sia la Quintessenza (anche se forse non esiste una definizione precisa). Anche il ruolo e gli obiettivi dei vari attori della vicenda non mi sono del tutto chiari, e anche se c'è una buona costruzione per il climax finale, non sono sicuro di come il protagonista l'abbia scampata e cosa intenda fare nell'epilogo. Insomma, grandi potenzialità, e forse aspettative troppo alte da parte mia, ma sono rimasto scottato, posso se non altro premiare la bontà della scrittura e la ricchezza degli spunti, ma poco altro. Voto 6/10
 

Unico libro di autore non italiano è Regina del Sole, il secondo capitolo della trilogia di Virga di Karl Schroeder. Se ne Il sole dei soli l'autore introduceva a aVirga (la gigantesca sfera cava in cui orbitano le singole nazioni sospese nel vuoto e scaldate da piccoli soli artificiali), accompagnando il lettore in un tour guidato del mondo insieme a vari personaggi, in questo secondo capitolo la scala cambia, e tutta l'azione si svolge in un unico luogo, la nazione di Spyre, seguendo soltanto Venera Fanning, uno dei personaggi secondari del primo romanzo. Regina del sole, ancora più del primo libro, è principalmente una storia di intrighi e guerre di potere, in cui Venera cerca di guadagnare la sua posizione (sempre con l'intenzione di perseguire i suoi propositi di vendetta) in un territorio a lei sconosciuto e dai costumi piuttosto bizzarri. In questo senso il romanzo ha poco del sense of wonder che si poteva trovare ne Il sole dei soli, ma risulta comunque un ottimo page-turner, e rimane la voglia di conoscere la fine della storia, che si spera riprenderà anche i fili rimasti in sospeso nel primo libro. Voto: 7/10



Coppi Night 21/08/2016 - Attack the Block

Il Coppi Club si era preso qualche settimana di pausa per via delle assenze alternate dei vari membri, ma da domenica scorsa siamo di nuovo tutti riuniti per pizza & film, e si riparte alla grande con un filmetto scifi/horror tutto sommato godibile.

Volevo vedere questo film già da qualche tempo, perché ne avevo sentito parlare più volte come uno di quei rari casi di film a basso budget che inspiegabilmente, con il passare degli anni, assurgono allo status di cult, ed ero quindi curioso di scoprire quali fossero le sue doti nascoste. Attack the Block è una storia di invasione aliena, con le creature che approdano sulla Terra e gli eroi protagonisti impegnati a difendersi e respingere la minaccia. Al tempo stesso però non si tratta della tipica invasione, con dischi volanti e raggi laser, ma di un più silenzioso attacco da parte degli extraterrestri, che di fatto sono poco più che bestie feroci. Non intervengono eserciti e presidenti, anzi il tutto passa quasi inosservato, perché l'invasione è circoscritta praticamente a un unico quartiere, "il blocco", un sobborgo di Londra popolato per lo più da famiglie di colore di basso livello sociale, tra spacciatori e delinquentelli di varia natura.

Il protagonista è Moses, un John Boyega che nessuno conosceva prima che si mettesse l'armatura da stormtrooper, che interpreta uno di questi piccoli boss del quartiere, silenzioso e chiuso in sé stesso (a differenza dei suoi compagni, tutti piuttosto esuberanti), responsabile del primo alieno ucciso, e per questo, si scopre in seguito, obiettivo primario dell'ondata successiva dell'invasione. Il film si sviluppa principalmente come un monster movie, con i personaggi principali che devono prima identificare la minaccia, cercano poi di fuggirla o ottenere aiuto, per capire infine di doverla affrontare da soli con le risorse a disposizione. In realtà il fatto che i mostri di turno siano alieni piuttosto che creature terrestri non influisce a livello di sviluppo della trama, ma questo non comporta problemi nell'interesse suscitato dalla storia, che riesce a mantenere un ritmo e una tensione sempre buoni. Ci sono anche diverse gag, non moltissime, ma alcune anche ben riuscite (soprattutto per la partecipazione di Nick Frost).

Come sempre in questi casi, gli alieni/mostri non sono l'unica minaccia, e Moses deve confrontarsi anche con boss rivali e con gli agenti di polizia, che nel quartiere del blocco (che corrisponde praticamente al "ghetto") non sono visti come tutori ma come avversari da cui fuggire. Si intravede in questo una sottotrama a sfondo sociale, quando più volte i ragazzi (tutti neri) affermano che se arrivano i poliziotti riterranno loro responsabili di tutte le morti e i danni successi, perché è così che funziona lì. Anche il ruolo di Moses, che sente di essere ingiustamente perseguitato e arriva infine ad accettare questa sua condizione, punta nella stessa direzione. Si tratta comunque di pennellate, che non appesantiscono il livello di lettura primario.

Gli ingredienti per un piccolo cult in effetti ci sono tutti: storia semplice ma interpretata in modo originale, buona azione, recitazione valida, temi secondari, due-tre momenti epici. Per certi versi mi ha ricordato Pitch Black, altro film a basso budget che ha riscosso negli anni un notevole successo (l'antieroe, i mostri da combattere, la fuga finale...). Quindi per una volta avevano ragione, quando dicevano che meritava una visione!

Non chiamatela fantascienza!

Arrivo dopo i botti, ma un'occasione per parlare per lo stato della fantascienza (in particolare quella letteraria) in Italia, e ancor di più della percezione della fantascienza in Italia non si può mai sprecare. Il casus belli che ha scatenato questo post sono queste righe comparse sulla pagina dell'editore Frassinelli, che a breve ripubblicherà l'antologia Storie della tua vita di Ted Chiang e sta giustamente sfruttando l'uscita del film Arrival per un po' di promozione:


In questo breve post, Frassinelli o chi ne cura la comunicazione ha pensato bene di tracciare una netta distinzione tra fantascienza e letteratura. In apparenza si tratta di una citazione tratta da Booklist, ma a ben guardare, la frase originale era diversa, e come riportato nei commenti a quel post, parlava esplicitamente di fantascienza.

Quello di considerare la fantascienza come qualcosa di antitetico alla "letteratura" è un costume molto diffuso, anzi probabilmente una convenzione, e da anni si può notare come tutti i prodotti di derivazione fantascientifica di cui viene riconosciuto il valore sono frettolosamente privati della loro etichetta, e ci si raccomanda addirittura di non definirli fantascienza, vedi ad esempio il video qui sotto.


"Ehi, Cronache marziane è un bel libro. È scritto bene, ha stile e profondità. Parla di uomini invece che di alieni e astronavi. Quindi, oh, non penserete mia che sia fantascienza?"

Questo è un atteggiamento comune, e noi affezionati al genere ci prendiamo ogni tanto la briga (quando ne vale la pena, quando ne abbiamo voglia) di provare a correggerlo, ma è difficile riuscire a riscrivere generazioni di scolarizzazione che hanno inculcato nelle giovani menti l'equazione fantastico = bambinata. Perché alla base di tutto c'è probabilmente questo equivoco, a cui tutti siamo stati portati durante il periodo degli studi, durante i quali ci veniva fatto leggere Calvino senza accennare al fatto che è stato l'unico scrittore italiano candidato a un premio internazionale di fantascienza. Le ragioni di questa separazione tra letteratura alta e bassa sono più remote, per alcuni risalgono a Benedetto Croce, ma non è intento di questo post analizzare come siamo arrivati a questo punto. Diamo per assioma che la situazione attuale è questa: per la maggior parte della gente (insegnanti, critici, scrittori, lettori, non lettori), la narrativa realistica è letteratura, la narrativa fantastica è robetta.

E allora torniamo al punto di partenza. A Frassinelli che cita Booklist, e a Booklist che parla invece di fantascienza. O meglio, essendo angolofoni, di science fiction.

Può sembrare una differenza banale, ma non lo è. Perché quando lo diciamo in inglese, science fiction significa "finzione narrativa su basi scientifiche", che ha un'accezione piuttosto diversa da cosa viene in mente dicendo in italiano fantascienza, che suggerisce per lo più la commistione tra scienza e fantasia.

Il termine "fantascienza" fu coniato nel 1952 da Giorgio Monicelli (fondatore di Urania), e, diciamo la verità, ha un po' il sapore di quelle parole introdotte durante il fascismo che si sforzavano di distanziarsi dai termini stranieri di origine, come quisibeve o peralzarsi. Soprattutto, contiene quella fastidiosa particella "fanta" che fa storcere tanto il naso alle persone serie. Ma non solo: anche gli appassionati in buona fede, commentando un libro o un film, si spingono spesso a dire "beh, sì, è fantascienza, ma c'è un po' troppa scienza e poca fanta" o viceversa, come se l'appartenenza al genere fosse decretata da un preciso equilibrio tra le due componenti.

Per cui, quando la signorina qui sopra dice che non dovremmo chiamarla fantascienza, forse non ha poi tutti i torti. Perché se, fin dall'inizio, avessimo usato un termine che non comprendesse quell'urticante componente fantastica, forse il rifiuto aprioristico del genere non si sarebbe manifestato nello stesso modo. Pensate come sarebbe diversa la situazione se si fosse chiamata narrascienza, o speculation. Oppure al pari di altri generi pur considerati "di evasione", ma che pure hanno assunto (sempre agli occhi del grande pubblico) una loro dignità, fosse identificata da un colore: ad esempio red (in onore di Marte, che è stato uno dei primi protagonisti della sf). Insomma, forse il problema di indicare qualcosa come fantascienza, sta proprio nella parola fantascienza, non in ciò che questa identifica.

Con tutto questo, non voglio assolutamente dire "boicottate Frassinelli vergogna fate girare". Se non avete Storie della tua vita, adesso che torna in libreria compratelo: compratelo per voi e per i vostri cari, compratelo anche se lo trovate nello scaffale dei libri di cucina o tra le enciclopedie delle razze canine. Alla fine dei conti rimane sempre valido il discorso che se una cosa è buona, non importa l'etichetta che ha appiccata addosso, e questo è uno dei quei casi.

Dove eravamo rimasti

Come avevo annunciato qualche settimana fa, il blog è rimasto fermo per un po', per ragioni che risultano evidenti scorrendo gli ultimi post e che non voglio ripetere. Nel frattempo le cose sono andate avanti, come sempre, ma non esattamente in modo piacevole, visto che giusto la settimana successiva mi è arrivata la notizia di un'altra terribile perdita: anche il buon Roberto Bianchi di Disco Mastelloni se ne è andato, lasciandomi un altro vuoto che non penso potrò riempire. Avevo già riportato che il negozio di musica dove mi servo da oltre dieci anni aveva chiuso, ma adesso la perdita è definitiva. Forse torneremo a parlarne, perché nei mesi scorsi avevo richiesto anche a lui un'intervista, che chiaramente non è potuta andare avanti, ma mi piacerebbe comunque dedicare uno spazio a quello che ha fatto in oltre trent'anni, raccogliendo le informazioni che riesco. Vedremo.

Aggiungendo a tutto questo la burocrazia impietosa, l'impossibilità di programmare vacanze e tutti i vari strascichi, si capisce che non è stato un periodo piacevole, ma l'obiettivo è quello di passare oltre. Da oggi ho intenzione quindi di riprendere la pubblicazione dei post, per ridare vita a Unknown to Millions e riacquisire familiarità con quegli spazi che ho dovuto trascurare.

Per quanto riguarda i progetti in corso, per forza di cose il 2016 è stato finora poco produttivo, quindi anche a livello di scrittura vedrete poche novità da parte mia quest'anno, anche se un paio di uscite nei prossimi mesi sono previste, niente di epocale però. Ma avendo sperimentato come ci sia gente che reclama nuove cose, una volta ripresi i ritmi normali spero di riuscire a mettere insieme qualcosa di sfizioso, le idee ci sono e non vanno a male.

Ne ho approfittato per rimettere in pari le pagine statiche del blog, aggiornando la pagina delle recensioni che non toccavo da un anno (!!!) e sistemando anche il blog-vetrina con i link di commenti e interviste recenti. Per il momento niente restyling dei colori, ma non escludo di metterci mano tra un paio di mesi. Peraltro ho notato che il blog ha continuato a fare la sua media di visite giornaliere anche senza nuovi post, il che mi porta a pensare che a volte se sto zitto è pure meglio.

Concludo questo post di servizio con il link al mio ultimo dj set, concepito come dedica alle persone che ho perso (troppo presto, troppo vicine) in quest'ulimo periodo. Roby avrebbe gradito la musica, mio padre meno, ma avrebbe apprezzato l'impegno, come per tutto ciò che facevo.



Con questo possiamo dimenticare questa triste parentesi. Da domani si ricomincia.