Coppi Night 27/01/2013 - Infelici e contenti

E vabbè, me la sono cercata. Perché nell'ultima Coppi Night (che risale a due settimane fa, sì, ne abbiamo saltata una) mi meravigliavo che fosse da tempo che non vincesse un film comico/commedia italiano, ed ecco che siamo al secondo consecutivo. Come molte altre operazioni cinematografiche di quel periodo, qui gli autori puntano a mettere insieme due stelle della comicità, ovvero Pozzetto e Greggio, e farne i protagonisti del film.

Forse l'ho già detto in occasioni precedente, ma devo ammettere che a me Pozzetto in effetti piace. O meglio, il suo personaggio tipico, quello dell'uomo mediocre e convenzionale che viene trascinato in situazioni assurde e imprevedibili, che reagisce in tono moderato ma con improvvisi scatti di rabbia e volgarità, per me funziona sempre. Anche il suo modo di proporre le battute e i giochi di parole nonsense mi sembra sempre buono. Di Greggio ho invece una considerazione minore, spesso le sue interpretazioni sembrano troppo forzate, ed è soprattutto la sua mimica ad apprire artificiosa. E forse in questo caso, il fatto di rimanere per tutto il film con degli occhiali scuri che coprono completamente gli occhi, aiuta proprio a non farlo scadere nella macchietta come succede spesso.

Nell'insieme però la storia della coppia di handicappati (un cieco e un paralitico) in viaggio per concludere loschi affari di contrabbando si regge abbastanza bene. Le immancabili disavventure, gli equivoci, gli scontri, si susseguono con un buon ritmo, senza dare spazio a momenti morti, e anzi nella parte finale ci sono alcune sequenze al limite del drammatico di impatto piuttosto forte, per un film di questo genere. A livello tecnico la struttura del film non è troppo equilibrata, con un inizio e una fine improvvisi (quasi da far pensare che manchino delle parti), flashback infilati senza alcuna indicazione, e palesi campagne di pubblicità progresso contro l'abbandono degli animali che risultano alquanto invadenti. Ma certo non ci si poteva aspettare anche una regia all'altezza, visti i soggetti coinvolti. Infine ,come al solito, è da rilevare che le morali principali che emergono dalla storia non sono poi così edificanti: dal tipico messaggio sull'inaffidabilità delle donne, all'implicita ammissione che i soldi fanno la felicità.

In ogni caso, nonostante le imperfezioni usuali nella cinematografia italiana dell'epoca, questo film risulta alla fine dei conti piacevole, con diverse sequenze molto divertenti ("non c'è l'aria condizionata!") e anche qualche buon inciso drammatico. Per cui, pur contro i miei principi, sono tenuto a promuoverlo.

Riepilogo pubblicazioni 2012/Scrivere nel 2013

Riprendo con un certo ritardo un post pubblicato da Daniele Imperi sul suo blog, cogliendo l'invito di autonalaisi scrittoria per fare anche un riepilogo delle pubblicazioni ottenute nel corso del 2012.

Ripercorrere le pubblicazioni è relativamente facile, perché basta scorrere nella rubrica autopromo del blog per vedere in sequenza quali miei racconti sono stati dati alle stampe (o ai bit) nel corso dell'anno passato. Non l'ho sempre detto che questo blog spesso serve più a me che a chi lo segue?

Per cui, procedendo per mero ordine cronologico, nel 2012 sono comparso in:


Volendo parlare di premi e segnalazioni varie, si può invece citare:


Quanto alle tre parole per il 2013, con cui Daniele invita i colleghi scrittore a definire un percorso da seguire in questo nuovo anno letterario, credo di poter indivduare e perseguire tre obiettivi principali:


  • Romanzo: eh sì, è giunta l'ora. In realtà, ne covo un paio già da tempo. E ho una raccolta di racconti contenuti in una cornice che può considerarsi una storia unica, ma... non è proprio la stessa cosa. Purtroppo, per quanto adori la forma del racconto, è un dato di fatto che per proporsi all'attenzione delle case editrici bisogna avere almeno un romanzo pronto in tasca. Per cui, nel 2013 cercherò di impegnarmi sulla lunga distanza.
  • E-book: l'esperimento di Quattro Apocalissi è stato un successo oltre le mie aspettative, e mi ha aiutato a iniettare nuova linfa vitale nella mia propensione alla scrittura, oltre ad allietare e mantenere viva l'attenzione dei fan, supponendo che ne esistano. Per cui, nel 2013, lo farò di nuovo. Non di frequente, magari un paio di e-book nel corso dell'anno, ma ho intenzione di non abbandonare questo canale.
  • English: oddio, qui forse voglio fare un passo troppo lungo, ma... insomma, si ragiona tanto che l'italia non è il paese adatto per la short fiction, non è il paese adatto per la fantascienza, non è il paese adatto per gli autori emergenti. E io sono un autore emergente di short fiction fantascientifica: pensare ad allargare i confini potrebbe essere un'idea, anche se non so proprio come muovermi. Ma intanto, provare a tradurre un paio di racconti potrebbe essere un buon inizio. Non garantisco nulla, ma lo tengo fisso come proposito.


Futurama 7x11 - Viva Mars Vegas

Oltre ai numerosi singoli sketch ispirati o riferiti a film o opere di altro tipo che riempiono ogni puntata, talvolta ci sono episodi che consistono in buona sostanza in parodie di film/opere famosi. È il caso ad esemio di A Flight to Remember (Titanic) e Law and Oracle (Minority Report), ma probabilmente di diversi altri che adesso non riesco a ricollegare. Viva Mars Vegas è, a sua volta, essenzialmente una parodia di Ocean's Eleven: il plot principale, verso metà episodio, si rivela infatti quello di una megarapina multimilionari a un casinò.

In realtà per arrivarci la trama la prende piuttosto alla lontana. All'inizio Amy invita i colleghi a passare il weekend su Marte, nel casinò della sua ultraricca famiglia. Tutti partecipano tranne Zoidberg, a cui lei stessa fa notare di essere troppo povero per poter entrare nel casinò. Il gamberone se ne ha un po' a male, ma poi la fortuna gira a suo favore quando la robomafia nasconde una refurtiva di diversi milioni di dollari proprio nel cassonetto in cui vive lui. A quel punto il dottore raggiunge il casinò e viene trattato con tutti i riguardi, dopodiché perde di nuovo tutto il suo malloppo alla roulette. I problemi iniziano quando la robomafia gli chiede di rendergli i suoi soldi, e a quel punto decide di rifinanziarsi sequestrando l'intero casinò e sbattendo fuori i Wong. Amy, completamente stordita dalla vita "da povera", si trova per la prima volta accomunata con Zoidberg, che conosce molto bene la condizione di emarginato. Insieme studiano quindi un piano che unisce la conoscenza del casinò di Amy con il nuovo "superpotere" acquisito da Zoidberg per trafugare l'incasso dalla robomafia e riappropriarsi dei beni di famiglia. Naturalmente al colpo partecipano tutti i componenti della Planet Express, ma per succedere dovranno superare sia i sospetti degli scagnozzi della mafia, sia le implacabili guardie native marziane.

L'episodio è uno dei più forti, in questa settima stagione, quanto a battute e situazioni divertenti. Già la sigla di apertura è diversa e gustosa: una rappresentazione "live" con modellini e cartoncini della solita animazione! Il tour iniziale del casinò, coi Wong sempre avari e maliziosi, l'arrivo dello Zoidberg milionario che lascia mance pure ai delfini nella vasca, la sua importantissima lezione "easy come, easy go" quando perde tutti i soldi, il rientro del gruppo da Marte con citazioni che ricordano The Hangover (Fry che si ritrova la faccia tatuata!), e poi la messa a punto e l'esecuzione del colpo: tutte queste sequenze sono davvero spassose, e una dopo l'altra danno vita a una puntata "leggera" ma estremamente accattivante. Volendo fare il pelo, ci sono alcuni errori nella continuity che di solito è sempre molto rigorosa in Futurama: intanto, Mars Vegas era stata distrutta all'inizio di Into the Wild Green Yonder, e al suo posto era stata costruiva New Vegas; Marte stesso, in A Farewell to Arms aveva subito un cataclisma ed era diventato una Luna della Terra; e i nativi marziani, presumibilmente, avevano lasciato tutti il pianeta già dai tempi di Where the Buggalo Roam. Quindi in questo caso, o si presume che la storia si svolga in realtà prima di questi eventi, oppure si concede per una volta un reset di questi elementi, al solo fine di poter creare il contesto ideale per lo svolgimento. In effetti pare che alcune scene tagliate dell'episodio spiegassero che sono stati i Wong stessi a riportare il pianeta nella sua orbita, e si può pensare che alcune marziani (in particolare quelli impiegati nel casinò) abbiano deciso di rimanere nelle loro case... ma insomma, son problemi che non saltano all'occhio, durante la visione.

Così, mentre Futurama spesso ha il pregio di riuscire a creare storie tanto "profonde" quanto divertenti, toccando temi complessi come l'evoluzione, la religione, viaggi nel tempo, intelligenza, amore e così via, in questo caso dimostra invece di essere in grado anche di saper offrire una puntata di puro intrattenimento, come non se ne vedeva forse dai tempi di Three Hundred Big Boys. Ottimo risultato quindi, che vale un sostanzioso voto 8.5/10.

Riepilogo letture 2012

La rubrica rapporti letture, per sua concezione, dovrebbe comparire dodici volte in un anno. Tuttavia dopo dodici mesi di commenti e recensioni, è utile (forse più a me che al pubblico) fare un riepilogo di quanto ho letto nell'anno appena tracorso, tirando le somme delle scoperte e delle delusioni, dei numeri e dei contenuti.

More about AnathemCominciano con la parte facile: grazie ad aNobii, che nonostante qualche tentennamento regge ancora, posso sapere che nel 2012 ho letto in totale 57 libri, che sono meno dei 64 del 2011 che sono meno dei 77 del 2010 che erano più dei 70 del 2009, ma sono comunque 17527 pagine. Per la verità se contate i libri esaminati proprio nei rapporti letture, noterete che sono 58, per la presenza di un e-book non indicizzato su aNobii. Presumo che questo disallineamento si manterrà, anzi potrà espandersi ulteriormente nei prossimi anni, via via che prenderò a sfruttare in modo più massiccio il kindle acquisito nell'ultimo trimestre. Di questi, soltanto 5 erano in inglese, mentre gli altri in italiano. Tuttavia, questi 5 in realtà mi hanno tenuto piuttosto impegnato, perché erano tutti parecchio corposi, dal Science Fiction Megapack a The Last Theorem.

È quindi d'obbligo segnalare il libro migliore letto nell'anno, e qui non ho il minimo dubbio nell'assegnare la medaglia d'oro ad Anathem di Neal Stephenson. Come dicevo nel post corrispondente, è davvero troppo complicato spiegare come e cosa, perché si tratta di un libro tanto complesso e completo che riassumerlo sarebbe a sua volta uno sforzo creativo di tutto rispetto. Ma, davvero, provateci: io l'ho letto in inglese, ma se siete disposti a spendere circa quattro volte tanto per comprare i due volumi in cui è stata suddivisa l'edizione italiana, non potrete che darmi ragione. Con questo libro, Neal Stephenson si è confermato uno degli autori che assolutamente bisogna seguire, perché fin da Snow Crash le sue opere hanno davvero una dimensione immensa.

Ma non è giusto citare solo il primo classificato, voglio comunque assegnare qualche posizione di merito. Per cui, oltre ad Anathem, tra i libri migliori del 2012 posso elencare (in ordine anticronologico di lettura, perché scorro all'indietro la mia libreria): Zero History di William Gibson, Brooklyn senza madre di Jonathan Lethem, La mezzanotte del secolo di Samuel Marolla, Immodest Proposals di William Tenn, L'occhio del purgatorio di Jacques Spitz, Tre millimetri al giorno di Richard Matheson, La notte dei tempi di René Barjavel, e poi basta perché ne ho già detti troppi.

More about La mezzanotte del secoloDall'altro lato, pare che il 2012 sia stato un anno librariamente fortunato, perché non mi è capitato di leggere libri estremamente brutti. Le insufficienze sono davvero poche e lievi, e i due libri più bassi in classifica (Julian l'eretico e 365 racconti horror per un anno) in realtà più che brutti in senso stretto sono in qualche modo "incompleti". Quindi alla fine dei conti, se pure non tutte le letture mi hanno soddisfatto in pieno, non c'è nessun libro di quelli letti nell'ultim'anno che consiglio di evitare.

E facciamo infine un discorso settoriale per i libri italiani, che in totale sono stati 21: non si può quindi accusarmi di avere pregiudizi. Di questi, forse i migliori sono state le raccolte di racconti. Ho infatti già incluso La mezzanotte del secolo tra i migliori, e molto validi sono anche Fantaweb 2.0 (e non solo perché c'è un mio racconto, malfidati!), L'orizzonte di Riemann, Memorie dal futuro di Emiliano Angelini, I senza-tempo di Alessandro Forlani (che è anche il primo Premio Urania che acquisto da anni), Ph0xGen! di Italo Bonera e Paolo Frusca. E anche in questo caso, nonostante qualche racconto insipido all'interno di riviste come Robot, Short Stories e il già citato 365 racconti horror, non mi sono imbattuto in storie terribili, anzi, devo ammettere di aver avuto alcune piacevoli sorprese.

Quindi, a conti fatti, l'anno appena trascorso si è rivelato fondamentalmente positivo. Per il 2013 scopriremo come l'entrata a pieno regime dell'utilizzo dell'e-book reader cambierà le mie abitudini di lettura. Ci vediamo tra un anno su questo stesso post.

Coppi Night 13/02/2012 - Febbre da cavallo

Era da un po' che al Coppi Club non si vedeva una di quelle squallidacce commedie italiane! L'ultima era stata Buona giornata, risalente ai primi di novembre... non che ne sentissi esattamente la mancanza, ma se non ne posso torchiare una ogni tanto poi con chi me la prendo? Devo però riconoscere che il film di domenica scorsa, visto durante una delle meno affollate Coppi Night della storia (è stato appena raggiunto il numero legale di tre Membri presenti), tutto sommato non mi è dispiaciuto.

Credo che Febbre da cavallo sia diventato un po' un classico del genere, tanto che in tempi recenti ne è stato tratto un seguito di discutibile valore, quindi non serve entrare nei dettagli della trama. Una di quelle tante storie in cui i protagonisti si arrabattano per organizzare la loro truffarella che gli consentirebbe di sistemare un minimo le loro vite disgraziate, il tutto incentrato intorno alle scommesse ippiche. Tutto il film è composto essenzalmente di stratagemmi per racimolare quei due soldi da giocarsi alle corse, con vari personaggi di contorno che fanno da antagonisti. Lo svolgimento è gradevole, le gag generalmente ben eseguite, e a differenza di molti altri film del genere non si punta tanto sulla volgarità spicciola per far ridere lo spettatore. Probabilmente a fare la differenza qui sono le ottime interpretazioni di Gigi Proietti ed Enrico Montesano, che riescono a caratterizzare in modo eccellente i loro personaggi senza cadere troppo nella macchietta. Ecco, ora, tornate indietro di una frase e rileggete: sì, ho scritto "ottime interpretazioni", parlando di attori "comici" italiani! È una cosa piuttosto rara da parte mia, ma in questo caso penso che si possa dire senza troppi rimorsi. Che poi non si dica che sono io prevenuto, questo lo dimostra!

Poco altro da dire in realtà, visto che non si tratta certo di un'opera che deve essere analizzata a fondo per ricavarne i diversi piani di lettura. Ma se mai vi obbligassero per scommessa a subire la visione di una commedia italiana, questa potrebbe essere una buona scelta.

Tryfux - Dance Europe Express

È noto che quando io attacco a parlare di musica la gente si dà alla fuga. Le mie assurde e incondivise predisposizioni infatti mi fanno esaltare per roba che generalmente viene accolta da commenti del tipo “ma quando comincia?” o “ma è sempre uguale?” o “ma non canta nessuno?”. Come queste obiezioni siano prive di valore nel definire ciò che si considera “musica” è argomento vasto e complesso, che forse un giorno, se avrete la pazienza di seguirmi, tenterò di illustrare. Tuttavia in questo post parlerò di un prodotto estraneo anche alle mie solite frequentazioni: musica del tutto non-elettronica, ma comunque particolare e di certo non adatta agli orecchi più grossolani. Insomma, perché a me piaccia l'importante è che non sia mainstream.

L'album in questione è Dance Europe Express di Tryfux, pubblicato nel settembre 2012 dall'etichetta New Idols. E anche se finora avete letto solo nomi anglofoni, si tratta in realtà di una produzione italiana. Infatti, dietro l'alias Tryfux si cela in realtà un progetto del giovane chitarrista pistoiese Cristiano Poli. Cristiano nella sua pur breve (per mere questioni anagrafiche) carriera ha suonato in diversi gruppi indie/rock e parallelamente ha portato avanti come solista il progetto Tryfux, di cui Dance Europe Express è già il terzo album.

Già dal titolo, si intuisce uno dei temi principali dell'opera. Anzi, se siete svegli queste tre parole dovrebbero già avervi ricordato qualcosa... non vi viene in mente uno sferraglìo di rotaiecampionato, che quarant'anni fa ha praticamente dato il via a tutta la musica moderna? La citazione non è certo casuale, perché come i Kraftwerk con il loro disco intendevano celebrare la decadente bellezza e varietà dell'Europa, allo stesso modo Tryfux cerca, con i suoi sei pezzi, di offrire una panoramica delle diverse anime musicali del continente, con particolare riferimento ai suoni tradizionali dei diversi paesi. Dance Europe Express infatti accompagna letteralmente l'ascoltatore in un viaggio, che non a caso inizia proprio con il cigolio di freni e binari, e sosta nelle principali e ideali capitali europee della musica. Ogni traccia infatti, pur rimanendo definita all'interno di una struttura rock/folk puramente strumentale, riprende e reinterpreta tradizioni diverse, ricavabili anche da titoli come Novelty, Waltz, Minstrel. Il binomio viaggio-musica è rafforzato dai brevi intermezzi parlati, in cui i due personaggi (uno dei quali è Tryfux stesso) si incontrano, si amano e si separano, per poi tornare insieme dopo aver danzato sulle melodie di tutta l'Europa (come le semplici ma efficaci illustrazioni del libretto mostrano).

Dance Europe Express quindi è un'opera a più livelli: quello più elementare è proprio la musica in sé, ma ad essa è collegata una storia, che è tanto quella dei personaggi quanto quella della musica stessa, ed entrambe seguono un tema che le lega e le compenetra. Per questo l'ascolto non è soltanto piacevole, ma anche appagante poiché è in grado di evocare una serie di impressioni che vanno oltre l'apparenza iniziale. Sicuramente non si tratta di un prodotto adatto a tutti, perché molti (probabilmente gli stessi che mi fanno quelle domande che ho elencato a inizio post) non sono in grado o non vogliono sforzarsi di capire la bellezza che sta dietro a un “semplice” giro di chitarra accompagnato dalle percussioni. Senza fare paragoni azzardati, si può sicuramente percepire un che di Mike Oldfield, quello delle origini, di Tubular Bells e Hergest Ridge, in questa capacità di estrarre il cuore della musica popolare e renderla epica.

Per chi volesse provarlo, il cd può essere acquistato online, mentre su youtube si trovano un'anteprima e il video del brano Novelty (qui sotto). Potete anche seguire Cristiano/Tryfux su facebook, che di certo non può che fare del bene a entrambi.





Quattro Apocalissi: numeri e feedback

A poco più di un mese dal lancio del mio ebook autoprodotto Quattro Apocalissi posso tirare qualche somma circa la risposta ottenuta dal pubblico alla mia opera. Sono conti che ovviamente faccio per me stesso, ma per coloro che, con vari gradi di coinvolgimento, hanno seguito il progetto, possono risultare interessanti. Tanto per sapere che in fondo non sono gli unici cretini ad aver fatto affidamento su questa cosa, per capirsi.

Prima qualche numero. Per come ho impostato il caricamento dei file non ho potuto inserire un tracker preciso dei download (pigrizia mia, soprattutto), ma avendo posizionato i link in una pagina apposta del mio blog-vetrina, alla quale non si accede direttamente ma solo attraverso uno o due passaggi, è ragionevole ritenere che chi arriva fino a quel punto ha effettivamente interesse a scaricare l'ebook, per cui gli accessi alla pagina si possono considerare in buona parte come i download effettivi. Dal 3 dicembre a oggi essi ammontano a 242, per cui anche in una prospettiva pessimista si può ipotizzare che almeno un centinaio e passa di persone lo abbiano scaricato da qui. Oltre che sul mio sito, l'ebook è anche disponibile su altre piattaforme: in particolare su ebookgratis.net, dove un apposito marchio indica che il file ha raggiunto i 500 download! In questo caso non so come vengano conteggiati ma suppongo che gli strumenti siano più avanzati di quelli che mi sono costruito da solo e quindi più affidabili. Anche su Il Pub di Pub, altro portale di distribuzione e recensione di ebook, si può trovare Quattro Apocalissi, qui però non è dato sapere quanti download sono stati eseguiti. Infine, giusto da ieri il file è presente anche sul Amazon, ed è quindi raggiungibile da tutti quanti accedono al Kindle store tramite il loro apparecchio (nemmeno in questo caso però ho disponibili statistiche per il momento). Purtroppo utilizzando il Kindle Direct Publishing non era possibile scegliere di impostare il prezzo 0, per cui ho dovuto mettere il minimo consentito di 0.99 $. In definitiva, si può quindi considerare come plausibile un numero di download tra i 500 e i 700, che mi pare un ottimo risultato!

Per quanto riguarda recensioni e feedback: alcuni commenti istantanei sono stati inseriti direttamente sul relativo post qui sul blog, mentre un sommario punteggio gli è stato assegnato nel già citato Pub di Pub da Gianluca Santini. Altre recensioni sono state pubblicate su La Libreria Immaginaria da Maddalena Ramolini, e su L'ultimo blog a sinistra da Alessandro Girola. Non mi risultano altre fonti ufficiali di feedback dettagliati, tuttavia posso citare tra i miei più "illustri" sosenitori, in particolare su social network vari, Raffaele Serafini (che spero non si incazzi se lo chiamo per nome) e Silvio Donà.

Quindi, concludendo, posso dire che nel breve termine i numeri e i feedback ricevuti mi soddisfano in pieno. Onestamente non mi aspettavo una risposta così elevata, e anzi ho ricevuto sostegno anche da direzioni inaspettate, e la cosa fa davvero piacere. Non è detto poi che col tempo Quattro Apocalissi non continui a ricevere attenzione, perché il mercato degli ebook è molto più flessibile di quello dei libri di ciccia, e magari dopodomani vengo "scoperto" da qualcuno e mi scaricano in dodici milioni. Non ci conto troppo, ma è possibile. Nel frattempo, grazie a tutti quelli che sono passati (anche quelli che ho nominato e che non conosco) e mi hanno concesso il loro tempo, che spero di aver impiegato bene. Farò in modo in seguito di valorizzarlo ancora.

Coppi Night 06/01/2013 - Assassini nati

Prima Coppi Night del 2013! Al solito le feste non ci scoraggiano, e anche nel giorno in cui secondo la tradizione i re magi giunsero alla capannina seguendo la cometa di Satana, il Club si pregia di ordinarsi la pizza e concludere la settimana con la visione del film. Come dicevo già la settimana scorsa, anche stavolta la preferenza è andata verso uno dei "cult" che più o meno tutti hanno quantomeno sentito nominare, anche se sicuramente non siamo ai livelli di popolarità di Ritorno al futuro. Tuttavia Assasini nati ha senza dubbio un ruolo centrale nella filmografia degli anni 90, e a intervalli regolare lo si rivede sempre con piacere.

Personalmente, pur avendolo già visto due o tre volte, erano diversi anni che non mi capitava, abbastanza tempo da dimenticarmi alcuni particolari. Per esempio, non ricordavo che nel film comparissero un giovane Robert Downey Jr. e soprattutto un meraviglioso Tommy Lee Jones, che mi ha completamente rapito con la sua interpretazione del direttore del carcere (mi sono riguardato anche le scene in lingua originale per apprezzare ancora meglio la caratterizzazione arricchita di sputacchi). Ma certamente per chi conosce e adora il film questi sono quasi particolari secondari. Per la verità, Natural Born Killers è un'opera non del tutto limpida: nella prima parte, quella precedente all'incarcerazione, il tono è molto onirico (forse per sottolineare anche il costante stato mentale alterato dei due protagonisti), e a parte la sequenza del primo incontro tra Mickey e Mallory girata come una sit-com, posso capire se certi spettatori rimangono disorientati e anche leggermente annoiati. È probabilmente nella seconda parte che si svolge nella prigione che la storia si fa più concreta, e viene affrontato con più decisione il tema centrale del film, che non è tanto la violenza ma la sua mercificazione attraverso i mass media. Ma ok, so che non vi sto rivelando nulla, di certo gente più competente ne ha parlato vent'anni prima di me, quindi vi risparmio l'analisi teleologica.

Certo è che Assassini nati lascia qualcosa. L'intervista di Wayne Gayle a Mickey Knox è una scena da un lato disturbante, dall'altro estremamente coinvolgente. C'è del vero, dell'inquietantemente vero nelle parole di quel presunto maniaco assassino, che dimostra di essere in realtà del tutto sano di mente, e di compiere "il male" per scelta razionale e coerente. È qualcosa che si ritrova anche in Arancia meccanica, anche se lì la parabola della libertà di scelta prende un'altra direzione, mentre qui il ruolo centrale è poi assunto dagli strumenti di comunicazione di massa che amplificano questo "male", fornendo le definizioni alle quali bisognerebbe attenersi. Ma qualche dubbio questo film lo insinua. Francamente non mi sono documentato, ma non credo che Natural Born Killers abbia scatenato dopo la sua uscita una raffica di emuli e copycat esaltati dai concetti espressi nel film; al contrario, mi pare che di amoccatori ce ne siano sempre stati a sufficienza, anche in tempi non sospetti. Il messaggio che traspare è ben altro, per questo ritengo che questo sarebbe uno di quei film da mostrare nelle scuole, in grado di trasmettere (e forse anche imprimere) qualcosa nelle coscienze dei giovani studenti. Ma dubito che accadrà mai, meglio continuare a far vedere I promessi sposi e Marcellino pane e vino.

Rapporto letture - Dicembre 2012

Fiuuu, siamo arrivati all'ultimo rapporto letture dell'anno! Non so se per voi è stato faticoso seguirli quanto per me lo è stato scriverli, anche considerando che ognuno dei post prevede la lettura di diversi, parecchi libri. Trallaltro essendo l'ultimo del 2012, forse ci starebbe bene anche un bel riepilogo di tutte le letture dell'anno, ma non lo farò in questo post, forse in seguito, se avrò voglia. A dicembre, forse preso dai regali e dall'atmosfera festiva, pare che abbia letto un po' meno del solito, limitandomi a tre libri. Eccoli.


More about I senza-tempoIl primo è I senza-tempo di Alessandro Forlani, e non è la prima volta che ne parlo. Si tratta infatti del primo Premio Urania che compro da diversi anni a questa parte, come avevo annunciato. La vittoria del premio di questo autore e di questa storia mi aveva rincuorato, e così, anche incoraggiato dalle numerose recensioni che sono sbocciate per la blogsfera, mi sono deciso anch'io a leggerlo. Allora, c'è prima di tutto un punto importante da chiarire: I senza-tempo, in effetti, non è fantascienza. Non che io abbia un pregiudizio particolare contro ciò che non è sf (ho invece un pregiudizio a favore di ciò che lo è), ma è importante sottolinearlo se si considera che ha vinto un premio dedicato a opere di fantascienza in una collana che pubblica da sessant'anni fantascienza. Questo (breve) romanzo è piuttosto un horror, con qualche elemento gore, e anche se ci sono elementi che si rifanno alla "tradizione" sf, come il disgregamento temporale e la citazione di fenomeni quantistici (che vabbè, è un po' il jolly per dire "qualunque cosa non sia altrimenti spiegabile"), è chiaro che i temi sono ben diversi fin da quando il villain si proclama come negromante e ragione di sortilegi e pozioni. Tuttavia, problemi di definizione a parte, I senza-tempo è certamente una lettura valida. La storia si svolge in una cittadina di provincia italiana, in tre capitoli distanziati tra loro di vent'anni, e vede le storie di alcune "persone comuni" (fino a un certo punto) confrontarsi con il risvegliarsi di un negromante intenzionato a sopprimere l'epoca moderna e far tornare i suoi bei tempi andati (nutrendosi di viscere dei bambini nel frattempo). Si scopre poi che quella dei "senza-tempo" è una casta molto più numerosa e ben radicata nel territorio, che manovra praticamente ogni centro di potere per mantenere la sua posizione privilegiata. La metafora per la gerontocrazia è fin troppo facile, ma l'autore non indugia sulla satira, e pensa piuttosto a portare avanti la sua storia di cruda azione, forse anche troppo frettolosamente, visto che in novanta pagine scarse il tutto si conclude. Seguono alcuni racconti, indipendenti ma collegati per la presenza di questi personaggi abietti dediti alle arti oscure, già in epoche passate della storia italiana. A completare il volume ci sono un racconto di Marco Migliori e uno di Dario Tonani, entrambi di buon livello anche se non impressionanti. Nel complesso quindi un buon libro, anche se qualcuno potrebbe digerire male (anzi, lo ha già fatto) proprio la questione che non sia classificabile come sf. Voto: 7.5/10


More about Zero HistoryE parlando di cose-che-non-sono-sf, William Gibson capita al momento giusto. L'autore è infatti diventato famoso per i suoi racconti di fantascienza, e in particolare cyberpunk, ma in tempi recenti si è spostato su un genere diverso. Con il "Ciclo di Bigend", composto da L'accademia dei sogni, Guerreros e il presente Zero History, Gibson racconta la nostra epoca, fatta di iphone e twitter, ma anche di elementi nascosti e sfuggenti, come arte locativa e guerre di marketing, che a nostra insaputa plasmano il mondo. La stora di Zero History è vagamente collegata ai due precedenti per la presenza di alcuni personaggi, ma segue un percorso del tutto indipendente: inizia con la ricerca dello stilista di un particolare brand, ma poi si allarga a coinvolgere appalti militari e tecnologie semisegrete. Non che la storia riprenda teorie complottistiche o intrecci alla 007, tutto ciò che avviene è perfettamente plausibile: tuttavia, in questo romanzo come nei precedenti l'autore riesce a mostrare "le architetture nascoste del mondo" (formula citata dal libro stesso), ovvero tutto quel complesso di forze occulte che pilotano in effetti la civiltà moderna. Per questo, nonostante sia lenta, pacata e ricca di dettagli, con pochi picchi di azione, la narrazione è estremamente affascinante e coinvolgente, e un remoto messaggio di fondo raggiunge quasi subliminalmente il lettore. Impegnativo, a suo modo, ma ripaga lo sforzo. Voto: 8/10


More about Robot 66Ultimo libro chiuso nell'anno è il numero 66 della rivista Robot, che in effeti risale all'estate ma ho aperto solo a dicembre. All'interno si trovano racconti di autori italiani e stranieri: buono quello di Neil Gaiman, anche se (per ovvie ragioni) non originale, e molto commovente quello di Ken Liu (che, manco a farlo apposta, mica è di fantascienza!); per gli italiani, anche qui Marco Migliori si muove bene (anche se la storia soffre un po' di conclusione affrettata) e Stefano Noventa butta già una buona versione di pattuglia del tempo; piuttosto scialba l'avventura di Franco Forte e quasi incomprensibile Enrica Zunic. Negli articoli, interessante (anche se già visto in giro) il lungo riassunto della storia della cultura sf in italia, più sterile invece il dibattito su fantascienza e politica, stantio e superato (discorsi degli anni 70 che avevano senso negli anni 70, oggi lasciano il tempo che trovano), simpatica l'intervista a Paul Di Filippo, stimolante ma non approfondito (e con qualche brutto errore di impaginazione!) il pezzo sulla carriera di Von Braun. Voto: 6/10

Film che non vedrete mai: The Man from Earth

Inauguro con questo post una nuova rubrica di approfondimento in ambito cinematografico che si affianca a "dal libro al film". Qui tratterò occasionalmente di film poco conosciuti, difficili da reperire o per qualche inspiegabile ragione non disponibili in italiano, e che quindi non hanno raggiunto il grande pubblico. Film che quindi, con ogni probabilità, non vedrete mai, almeno che non ve li andiate proprio a cercare come ho fatto io. Naturalmente in tutti i casi c'è una ragione se io mi sono sopportato lo sforzo di cercarli e vederli, e pertanto meritano di essere commentati. A fine recensione potrete poi decidere se sia il caso di sbugiardare il titolo della nuova rubrica e guardarli davvero.

Rettifica: a post pubblicato, mi è stato segnalato che la versione italiana esiste! Il titolo è L'uomo che venne dalla Terra e dovrebbe essere disponibile in dvd. Le mie fonti non mi avevano informato della cosa, probabilmente perché è uscito direttamente per il mercato dvd e non è stato distribuito nei cinema. Ne consegue che il film in effetti potreste riuscire a vederlo, quindi è un scelta infelice come primo della nuova rubrica! La ritengo comunque una segnalazione interessante e lascio invariato il resto del post.

Detto questo, passiamo al tema del post. The Man from Earth (o alternativamente: Jerome Bixby's Man from Earth) è un film americano del 2007, ispirato a un racconto di Jerome Bixby, che ne ha poi curato la sceneggiatura fino in punto di morte (l'autore ha scritto numerosi episodi di serie come Stark Trek e The Twilight Zone). È un film indipendente e low budget, caratteristiche evidenti fin dalle prime immagini, anche se non si tratta certo di un prodotto amatoriale, considerato che è stato distribuito (non in italia), ha partecipato a concorsi internazionali e si è aggiudicato alcuni premi. La trama è molto semplice, anzi, quasi assente: tutto il film è in pratica una lunga conversazione tra il protagonista, John Oldman, professore universitario, e alcuni suoi colleghi, che sono andati a fargli visita prima della sua annunciata partenza. Stupiti dalla sua decisione di abbandonare il lavoro e allontanarsi dagli amici, i colleghi cercano di capire perché voglia andarsene. Dopo le iniziali resistenze, John afferma di essere un un Cro-Magnon di 14000 anni costretto a spostarsi di frequente per non destare sospetti sulla sua immortalità. Naturalmente gli altri lo prendono per uno scherzo, e lui stesso sembra non dare troppo peso alla sua presunta storia, ma la conversazione procede, e uno dopo l'altro vengono illustrati tutti i punti che renderebbero possibile (e plausibile) una vita tanto prolungata all'interno della civiltà umana, attraverso epoche, popoli e culture diverse. La discussione prende piede, e se all'inizio John ribatte alle obiezioni con ipotesi, lentamente le sue risposte si fanno più dirette, personali, e si inizia a sospettare che l'incredibile storia sia in effetti vera. John Oldman (o almeno, la persona che si fa chiamare attualmente così) infatti avrebbe vissuto tra i sumeri, i babilonesi, in estremo oriente, in Europa durante la peste, per poi emigrare in America e stabilirsi lì nel XVI secolo, continuando però a spostarsi ogni dieci anni per non farsi scoprire da chi potrebbe accorgersi che non invecchia. Nella sua lunga vita avrebbe conosciuto personaggi storici come il Buddha e Van Gogh, e ne avrebbe effettivamente impersonati altri... come Cristo. La conversazione raggiunge momenti di tensione piuttosto alti, e in più occasioni John è costretto a ritrattare quanto afferma, tanto che fino all'ultimo momento non è chiaro se lui stesso sia convinto del suo racconto o lo stia semplicemente inventando come una giustificazione e una provocazione. Alla fine, esasperati, i colleghi lo lasciano con un ultimo saluto, dopo che lui li ha rassicurati riguardo la sua storia. I dubbi tuttavia non sono del tutto dissipati, e un guizzo finale sembra fornire la risposta definitiva.

Come già detto, il film è a basso budget, infatti l'unica scenografia consiste in pratica nel soggiorno della casa del protagonista, dove si svolge tutta la discussione. Gli effetti speciali sono del tutto assenti, in quanto non necessari, e anche la colonna sonora è piuttosto contenuta. Ne consegue che letteralmente tutto il film è occupato dal dibattito tra i personaggi, sulla plausibilità della storia raccontata da John. Non c'è "azione", non ci sono approfondimenti psicologici o flashback, tutto si svolge nel presente e viene riferito direttamente dalla voce dei presenti. La struttura è quindi estremamente semplice, ma non per questo incapace di accumulare e rilasciare tensione. Tutto sta all'abilità degli attori, non esattamente dei professionisti hollywoodiani, e all'estremo fascino suscitato dall'argomento trattato: non solo l'immortalità in sé, ma come questa plasmi la vita della persona e, di fatto, la storia nel suo complesso. Messo alle strette quando gli altri cercano di coglierlo in fallo, John si difende abilmente, tanto che l'idea di un cavernicolo che accompagna l'umanità dall'alba dei tempi non appare più tanto incredibile. Quando poi vengono messi in campo argomenti filosofici e religiosi (come le affinità tra Buddha e Cristo), la posta si fa ancora più alta, ed è difficile rimanere insensibili alle potenziali implicazioni del racconto di Oldman (che, se ci fate caso, non è un nome casuale...).

Naturalmente l'immortalità non è un tema originale di per sé, e nel corso dei decenni sono state scritte moltissime opere i cui protagonisti sfuggono alla morte e devono confrontarsi con una dimensione diversa da quella umana "standard". Tuttavia, a differenza ad esempio di Highlanders, qui il problema è affrontato in maniera diversa: l'immortale non è un superuomo, che grazie al suo dono acquisisce potere e ricchezza; al contrario, la sua condizione lo spinge ai margini della società, e i suoi tentativi di intervento nella vita degli altri provocano conseguenze impreviste e perlopiù disastrose (come succede ai protagonisti stessi del film). Per la verità, prima di Bixby, L. Sprague De Camp nel 1939 aveva scritto un racconto, The Gnarly Man (L'uomo nodoso, forse reperibile in italiano se trovate il primo volume della raccolta Le grandi storie della SF curato da Isaac Asimov), in cui appunto un "uomo primitivo" (in questo caso un Neanderthal), dopo essere stato colpito da un fulmine si ritrovava immortale, e arrivava così ai giorni nostri. Il racconto procede però su toni ben diversi, mostrando ad esempio come alcune invenzioni della storia derivassero dalle necessità dell'uomo nodoso (come il brodo, che è stato inventato quando lui ha perso i denti per la prima volta). The Man from Earth assume una prospettiva ben diversa, più storica e profonda, e se anche l'idea di fondo non si può considerare del tutto nuova, questo non significa che sia da scartare (perché abbiamo imparato che le idee sono buone anche quando sono vecchie, vero?).

In definitiva, The Man from Earth è un film atipico nella struttura, ma assolutamente coinvolgente e illuminante. Difficilmente verrà mai trasposto in italiano, e non sono nemmeno sicuro che esistano sottotitoli applicabili alla versione originale, per cui se non avete abbastanza dimestichezza con l'inglese probabilmente questo rimarrà un film che non vedrete mai. In tal caso, dovrete accontentarvi del trailer:



Ultimi acquisti - Dicembre 2012

Ok, so che mi ero detto quelli di novembre sarebbero stati gli ultimi acquisti musicali dell'anno, e in un certo senso è stato così. Non sono infatti tornato da Mastelloni, ma sfogliando le risposte alla mia wishlist su Discogs ho scovato una buona occasione per appropriarmi di due dischi che cercavo da tempo, e non ho saputo resistere. Di solito, quando faccio questi acquisti occasionali e limitati evito di presentarli qui, ma in questo caso si tratta di due album tanto validi che non posso tralasciare di parlarne.


Il primo è III di Gui Boratto. Un nome che probabilmente mi avete già visto scrivere nelle mie recensioni (ad esempio per Chromophobia, ma anche numerose altre volte), perché è uno degli artisti che seguo di più ultimamente. Boratto è un dj brasiliano che più o meno dal 2006 in poi ha iniziato ad emergere grazie a un'eccellente produzione di pezzi e un ottima qualità dei remix, anche di pezzi non elettronici. III è il suo ultimo album, uscito nel 2011, e dopo Chromophobia e Take My Breath Away si colloca perfettamente nel descrivere il percorso musicale dell'autore. Lo stile inconfondibile, che unisce alla techno un delicato gusto per la melodia, è confermato anche qui, nonostante il tono generale sia più "dark" rispetto agli album precedenti, come già la copertina parrebbe suggerire. Si trovano così sia pezzi "emotivi" come Galuchat e Flying Practice che altri più forti come Stems form Hell e The Drill. Perla conclusiva è This Is Not the End, pezzo cantato dall'immancabile Luciana Villanova, che stabilisce un'ideale trilogia con Beautiful Life e No Turning Back, rispettivamente del primo e secondo album. Per cui, anche qui Gui Boratto ha colto in pieno, e non si può fare altro che aspettare la sua prossima opera (io spero anche in una raccolta dei migliori remix!).


E il secondo pezzo acquisito forse mi coglie in fallo perché temo di essere molto poco imparziale. Ma io credo seriamente di amare Dominik Eulberg per ogni sua produzione. Probabilmente è una cosa che ho già detto per Flora & Fauna ed Heimische Gefilde, ma non posso evitarlo. Non è solo questione di musica: questo tizio riesce a fondere in un modo così effimero eppure così vero la passione per la techno con quella per la natura che si rimane completamente rapiti dalle sue opere. È questa l'impressione che mi è giunta da Diorama, il suo album del 2011 che ancora non ero riuscito ad acchiappare, ma in effetti la stessa sensazione l'ho avuta con i tre precedenti. Tutti gli album di Eulberg (ma forse, in realtà, tutti i suoi pezzi, anche i singoli) sono a tema, e il tema è sempre la natura: animali, piante, insetti, uccelli, fenomeni atmosferici e così via. Se Heimische Gefilde era dedicato agli uccelli, con il geniale concerto finale di canti raccolti nei boschi, se Bionik era dedicato alle più incredibili meraviglie evolutive sviluppate dagli animali, Diorama a sua volta accosta il mondo naturale a quello umano, evidenziando altri risultati impossibili raggiunti dagli animali. Questo, più di molti altri, è un album che merita possedere in quanto oggetto, piuttosto che come asettico download di mp3, perché la confezione, con immagini e commenti, è parte integrante dell'opera. Lasciamo stare che io di tedesco non capisco nulla, e ho dovuto procedere a intuito per interpretare le spiegazioni fornite di ogni pezzo: anche deducendo solo qualche frammento qua e là si prova una soddisfazione estrema, un livello di coinvolgimento raramente toccato con altri dischi. Perché non si tratta solo di ascoltare, ma anche di scoprire, capire e cogliere, all'interno della musica, i riferimenti al tema. Qui Eulberg ci parla del superorganismo costituito da un formicaio (chiamandoli "i tre milioni di moschettieri"), dell'ecolocalizzazione dei pipistrelli, di lamprede e bivalvi, e addirittura dei tardigradi (e non vi sto a raccontare in che modo ho capito che erano loro i protagonisti di Teddy Tausendtod)... e ripeto, non si tratta solo di citazioni nel titolo: la musica riesce davvero ad evocare in qualche modo (non chiedetemi come) l'argomento. Provate ad ascoltare Metamorphose e ditemi se non immagiante davvero la larva che si fa strada attraverso la crisalide per emergere con le ali pronte al volo. E dopo tutto questo chiacchierare mi rendo conto che non ho detto una sola parola sul tipo di musica che si trova qui dentro... e in effetti pur trattandosi di techno, la definizione andrebbe ampliata e arricchita per comprendere questo oggetto. Ma d'altra parte si dice anche che in realtà esistono solo due tipi di musica, quella buona e quella cattiva. Indovinate di che tipo è questa.

Coppi Night 30/12/2012 - Ritorno al futuro Parte III

Ogni tanto durante il Coppi Club viene scelto di vedere uno di quei film storici o di culto, talmente noti che è difficile che qualcuno non li abbia già visti almeno una volta, e anche in tal caso che proprio non li conosca. È successo di recente con Il grande Lebowski, qualche tempo fa con Alien, Amici miei Atto III, e così via. Quest'ultima Coppi Night del 2012, forse per un condiviso desiderio di non impegnarsi troppo nella visione che già siamo alla fine dell'anno e si vuole chiuderla presto e poi si viene dalle feste e dalle mangiate e domani è l'ultimo e c'è da organizzare la festa (infatti tutti i film proposti erano di tono leggero), ha ripreso questa tendenza, promuovendo il terzo e ultimo capitolo della saga di Ritorno al futuro. Per la verità, anche il primo film era stato visto, qualche anno fa, ma rientrava nelle recensioni inserite sul vecchio blog quindi non è più disponibile dopo la morte di splinder.

Questa premessa serviva a giustificare il fatto che non parlerlo del film in sé. A che servirebbe? Tutti conoscono Ritorno al futuro, così come le successvie parti II e III. A mio avviso il terzo è il meno riuscito della serie, nonostante l'ambientazione western di mio estremo gradimento, forse proprio perché voler calare i due personaggi in quel contesto pare una forzatura. Questo non vuol dire comunque che sia come gli altri estremamente avvincente e divertente.

Visto che quindi non ho niente da aggiungere a quanto è stato detto negli ultimi decenni a proposito del film, butto lì giusto qualche trivia per dare corpo al post. Intanto, forse non tutti sanno che la parte II e III di Ritorno al futuro erano state in origine scritte come un unico film, ma a produzione avviata è emerso che non sarebbe stato possibile raccontare tutta la storia in un film solo, e si è deciso quindi di scomporli. Per questo infatti alla fine di Parte II vengono mostrati come in un trailer alcuni frammenti di Parte III, che erano già stati girati. Altra curiosità riguarda la tipica esclamazione di Doc "Grande Giove!": non so quanti se lo siano chiesti, ma nella versione originale non vengono citate divinità pagane. L'esclamazione è invece "Great Scott!", un'interiezione scarsamente diffusa di dubbia origine che si pensa risalga ai tempi della guerra civile americana. Ecco qui una pratica compilation di tutti i 16 Great Scott! presenti nella trilogia:


Concludo questo post di frivolezze ricordando che Ritorno al futuro è il film (vabbè, la serie) che ho adottato, per difenderlo da futuri tentativi di manomissione. Quindi vi posso grantire in prima persona che non vedrete mai un Ritorno al futuro Parte IV, come è giusto che sia.

[quote] # 16

Nell'ultimo rapporto letture ho parlato di Anathem, il capolavoro di Neal Stephenson che ho letto solo a novembre di quest'anno, con imperdonabile ritardo. Come dico in quel post, il libro è talmente denso di temi, concetti, lezioni, riflessioni, idee, che tattaro tutto quanto vi è contenuto risulta praticamente impossibile, almeno all'interno di uno spazio come questo (ma se volete approfondire, esiste un'apposita wikia). Tuttavia, proprio perché il lungo romanzo è un concentrato di idee, tanto all'interno del contesto narrativo quanto fini a se stesse, mi pare appropriato estrarre un piccolo brano che parla proprio delle idee in quanto tali, e del processo creativo che le origina.

Quella qui riportata è una conversazione tra il protagonista, fra Erasmas, e sua cugina. Non serve che spieghi come si arriva a questo dialogo, è sufficiente sapere che Erasmas è una specie di... ehm, "monaco della scienza", che vive in un "convento" i cui abitanti si dedicano tanto al lavoro manuale quanto allo studio, pratica ormai consolidata da millenni di storia e tradizione. E proprio per questo, c'è bisogno di qualcuno che tenga le fila di questa storia, come viene spiegato.

(Nota: ho letto il libro in ingles, questa è una mia traduzione libera; il termine "Saunt" indica un saggio riconosciuto del passato [una specie di "santo della scienza"])

– È frustrante, parlare con te. Ogni idea che la mia piccola testa riesce a concepire è stata già concepita da qualche Saunt duemila anni fa, e discussa fino alla morte.
– Non voglio passare per saccente, ma questa è l'Affermazione di Saunt Lori, e risale al Sedicesimo secolo.
– Davvero?
– Davvero.
– Letteralmente duemila anni fa, un Saunt ha proposto l'idea che...
– Che ogni idea che una mente umana può concepire è stata già concepita tempo prima. È un'idea molto in voga...
– Aspetta, ma l'idea di Saunt Lora era nuova?
– Secondo alcuni paleo-Loriti ortodossi, è stata l'ultima idea nuova.
– Allora, devo chiederti...
– Cosa abbiamo fatto qui negli ultimi 2100 anni, visto che l'Ultima Idea era già stata concepita?
– Gia.
– Non tutti sono d'accordo con questa affermazione. Tutti odiano i Loriti. Ma i Loriti sono utili.
– In che modo?
– Tutte le volte che qualcuno ha un'idea che crede nuova, i Loriti ci si buttano sopra come sciacalli e cercano di dimostrare che in realtà è vecchia di cinquemila anni. E di solito, hanno ragione. È fastidioso e umiliante, ma alla fine previene che le persone perdano tempo su cose vecchie. E i Loriti devono essere studiosi eccellenti per svolgere il loro lavoro.
– Quindi tu non sei un Lorita.
– No. Se apprezzi l'ironia, può farti piacere sapere che dopo la morte di Lori, un suo allievo scoprì che la sua idea era già stata anticipata da un filosofo quattromila anni prima.
– Divertente. Ma questo non dimostra la tesi di Lori? Sto cercando di capire cosa ne ricavate voi.
– Le idee sono cose buone, anche se sono vecchie. Per comprendere le più avanzate teorie è richiesta una vita intera di studi. Mantenere il cumulo di idee già esistenti richiede tutto questo.
– Quindi siete come dei giardinieri. Accudite dei fiori rari. Questa è una serra. Dovete mantenere la serra e curare i fiori per sempre, altrimenti si estinguono. Ma...
– Ma raramente troviamo un fiore nuovo.

È una prospettiva interessante, quella suggerita da Erasmas: il fatto che le idee si succedano e si rincorrano, spesso si sovrappongano. Infatti è successo anche a me, di trovare espressa altrove quella che credevo fosse una mia idea esclusiva. Per questo sarebbe davvero utile avere un buon team di Loriti sempre a disposizione, per non incappare in questi equivoci.

Eppure, come viene detto, le idee sono buone, anche se sono vecchie. Non importa se un Lorita verrà a dirvi che la vostra geniale intuizione l'aveva già avuta un tizio morto di gonorrea dall'altra parte del mondo quattromilaseicento anni fa: se la vostra idea è genuina, valida, è comunque buona. Quindi datevi da fare, in culo ai Loriti!

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