Dune 7 secondo Brian Herbert e Kevin J. Anderson - Parte 2: analisi

Riprendo a parlare di Dune 7, o di quello che si dovrebbe definire tale, cioè l'unione dei libri Hunters of Dune e Sandorms of Dune, entrambi scritti da Brian Herbert (figlio di Frank, autore della saga originale) e Kevin J. Anderson. Ho già dedicato ampio spazio per descrivere prima di tutto l'operazione svolta dai due autori, che si presenta come una mera opera di sciacallaggio della creazione dell'autore defunto, e nel post precedente ho illustrato nel dettaglio cosa avviene nei due libri. Adesso passiamo ad analizzare i contenuti, per evidenziare le abissali pecche di questo lavoro e dimostrare come sia tutto evidente frutto di speculazione, piuttosto che dedizione.

Disclaimer: questo è un post interamente composto di spoiler. Mi riferisco direttamente alla trama dei libri Hunters of Dune e Sandworms of Dune (attualmente inediti in italia), che ho già ampiamente descritto nel post precedente. Per forza di cose, i riferimenti valgono anche nei confronti del resto della saga, essendo questo il capitolo conclusivo. Se non ve la sentite, chiudete subito. Ma come consigliavo anche nel post iniziale, credo che fareste meglio a leggere quanto vi rivelo io, in modo da farvi passare la voglia di perdere tempo e moneta su questi libri osceni.

È chiaro che il mio obiettivo è quello di screditare il più possibile quest'opera, ma siccome voglio dimostrare di saper essere obiettivo, inizio l'analisi elencando prima cosa c'è di buono in Hunters/Sandworms. Singole idee, possibili sprazzi di quella che era la visione del vero creatore del Duniverse. Naturalmente non posso sapere se davvero si tratta di idee di Frank Herbert, visto che il famigerato "Dune 7 outline" non è mai stato reso pubblico, ma avendo speso abbastanza tempo a seguire la visione dell'autore, forse posso azzardare qualcosa.
  • L'origine delle Matres Honorate: in un profondo tuffo nell'Altra Memoria, Murbella risale alle sue origini, e scopre che le Matres sono nate dall'unione tra Bene Gesserit fuggite nella Dispersione e le donne Tleilaxu, da millenni destinate a essere utilizzate come vasche axlotl, incubatrici programmabili per gli esperimenti biologici dei Maestri. Questa è un'idea davvero affascinante, e si può pensare che Frank l'avesse in mente fin dall'inizio. Lo confermerebbe il fatto che, all'interno del libro, la cosa non ha nessuna rilevanza: questa scoperta non aiuta in alcun modo Murbella a difendersi, per cui potrebbe essere solo un elemento che è stato infilato perché doveva esserci.
  • I vermi acquatici: può sembrare un'idea estrema, ma una nuova razza di Vermi resisenti all'acqua sconvolgerebbe drasticamente tutte le fondamenta della saga, e forse per questo avrebbe senso ottenerla nell'ultimo volume. Infatti, tutta la serie di Dune si basa sul fatto che la Spezia, la sostanza più preziosa dell'universo, si trova su un solo pianeta, e vi si trova perché qui vivono i Vermi della Sabbia, che d'altra parte sono difficilmente trasportabili altrove (quelli che occupano Chapterhouse sono stati opportunamente influenzati da Sheeana). Se i Vermi non fossero più avvelenati dall'acqua, e potessero diffondersi su qualsiasi pianeta, il monopolio della Spezia cesserebbe. Certo, se anche l'idea è buona, non lo è il modo in cui viene realizzata e le conseguenze cui conduce (l'Ultraspezia!).
  • Il ruolo centrale dei Volti Danzanti: già a partire da Heretics la nuova razza di Volti Danzanti in grado di assorbire anche i ricordi ha un'importanza fondamentale per la storia. E l'ultimo capitolo di Chapterhouse, che ho riportato nella prima parte di questo articolo, conferma che con ogni probabilità anche i due anziani appartenevano a questa specie. Purtroppo, pur infarcendo la storia di Volti Danzanti, gli autori hanno scelto per Daniel e Marty un'origine ben più misera...
  • I ghola degli eroi dell'epoca di Paul Atreides: anche qui è piuttosto evidente che Frank Herbert avesse intenzione di farli tornare. Certo si può obiettare sulla scelta dei personaggi, e sul ruolo assunto da ognuno di loro. E sicuramente il Paul buon e quello cattivo sono una pacchianeria indegna.
  • Il ritorno della macchine pensanti: negli ultimi libri della saga originale, c'era molta enfasi e mistero verso il Nemico che aveva fatto fuggire le Matres Honorate. E dato che nella mitologia di Dune le macchine pensanti rivestono un ruolo determinante, non è assurdo pensare che Frank pensasse di farle tornare. Anche qui però, probabilmente avrebbe pensato a qualcosa di più intrigante di una sterminata flotta di robot distruttori.
  • Duncan Idaho come l'ultimo Kwisatz Haderach: il personaggio di Duncan è l'unico a essere materialmente presente in tutti i libri della serie, pur in incarnazioni diverse. E la sua ultima versione, quella che ricorda tutte le sue vite precedenti, ha certamente qualcosa di speciale, tanto che le Matres Honorate obliterano Arrakis solo per distruggere lui! Anche la spiegazione fornita verso la fine di Sandworms, secondo cui Idaho, pur non essendo originato da un programma di selezione genetica come per Paul Atreides, è invece il prodotto di un'"evoluzione personale" (le reiterate incarnazioni sommate) può avere un qualche senso. È probabile che Frank Herbert avesse davvero dei "grandi piani" per questo Idaho.


Dune 7 secondo Brian Herbert e Kevin J. Anderson - Parte 1: trama

Si noti che, a differenza delle rare recensioni singole di libri (ma anche di quelle musicali) inserite nel blog, stavolta non ho inserito il titolo nella forma "Autore - Titolo dell'Opera". Questo perché, nel caso in oggetto, non considero i due soggetti come legittimi autori dell'opera: Dune 7, se mai fosse esistito, avrebbe dovuto essere scritto da Frank Herbert. Le motivazioni di questa frase le trovate ampiamente esplicate nel post che sarebbe in un certo senso il preambolo di questo, ma che è abbastanza lungo da essere un articolo autonomo. Vi rimando alla lettura di quello per capire le ragioni per cui considero Herbert jr e Anderson degli ignobili sciacalli dell'universo di Dune. Ma potete anche leggere soltanto questo, in cui illustro con abbondanza di dettagli quello che secondo i due sarebbe la conclusione dell'epica saga di Dune.

Disclaimer: questo è un post interamente composto di spoiler. È mio obiettivo dichiarato quello di fornire dettagli sulla trama dei libri Hunters of Dune e Sandworms of Dune (attualmente inediti in italia), proprio per mostrare come la saga vada a concludersi. Incidentalmente, per rendere chiara la trama dovrò riferirmi anche a dettagli della serie originale, in particolare agli eventi di Chapterhouse: Dune (o La rifondazione di Dune, l'ultimo libro scritto da Frank Herbert nel 1985). Se non ve la sentite, chiudete subito. Ma come consigliavo anche nel post precedente a questo, credo che fareste meglio a leggere quanto vi rivelo io, in modo da farvi passare la voglia di perdere tempo e moneta su questi libri osceni.

Ripetiamo in poche parole come sono andate le cose al di qua della quarta parete: Frank Herbert ha scritto sei romanzi della saga di Dune, e nell'ultimo di questo poneva le premesse per il capitolo conclusivo. Purtroppo, è morto prima di poterlo scrivere, e l'opera non è mai stata iniziata. Qualche decennio dopo, suo figlio Brian ha ritrovato alcuni appunti da lui conservati in una cassetta di sicurezza, che (a suo dire) contenevano un concept dettagliato della storia e dei personaggi dell'ipotetico Dune 7. Con il nobile scopo di portare a compimento il progetto del padre, Brian, avvalendosi della preziosa collaborazione di Kevin J. Anderson, ha iniziato a scrivere una sequela di libri... e ce ne sono voluti sei prima di arrivare alla prima parte della conclusione della saga, Hunters of Dune, seguito un anno dopo dall'ultimo volume Sandworms of Dune.


La saga di Dune: cronistoria di uno sciacallaggio

Non si fraintenda il titolo del post: lo sciacallaggio a cui mi riferisco non riguarda certo la saga creata da Frank Herbert, piuttosto i seguiti realizzati da Brian Herbert (figlio di Frank) e Kevin J. Anderson, che proseguono incessantemente dal 1999. Credo che pochi lettori in italia abbiano seguito Dune fino alle pubblicazioni mai tradotte da noi, per cui, come nel caso di The Prestige, ritengo di svolgere un servizio pubblico affrontando questo argomento a beneficio di chi non può farne esperienza diretta (salvo poi dover rettificare una settimana dopo...). Quest articolo, quindi, può considerarsi una sorta di "consiglio per non-acquisti", come nel caso in cui mi sono scagliato con una certa acrimonia contro gli ultimi Premi Urania.

Disclaimer: questo post, da un certo punto in poi, sarà infarcito di spoiler, che mi serviranno a dimostrare con varietà di esempi gli scempi perpetrati dal duo di autori, per cui, se proprio non ve la sentite, saltate quelle parti. Tuttavia, proprio perché il mio obiettivo è non farvi acquistare quei libri, vi consiglio di gustarvi le assurdità che vi rivelerò, e scoprire così di cosa vi ho risparmiato la lettura.


Facciamo prima un rapido riassunto delle puntate precedenti. Per chi non lo sapese, Dune è una delle saghe della fantascienza più vaste, fantasiose, e diffuse. Probabilmente, all'interno del genere, viene in ordine di fama e successo soltanto dopo la saga delle Fondazioni di Asimov. Da qualche parte ho letto anche che Dune, il primo libro della serie, è il singolo romanzo di fantascienza più venduto di tutti i tempi (ma non so riportare la fonte di questo dato, non garantisco). L'impatto di Dune è stato così forte che da esso sono stati realizzati film (nel 1984 ci ha pensato David Lynch, e pare che un remake sia in produzione), serie tv, videogame, e così via. Dune, pubblicato nel 1965, è un romanzo complesso, che affronta temi impegnativi come ecologia, religione, guerra, politica, autocontrollo. Avrebbe dovuto essere un libro autoconclusivo, e di fatto lo è, ma l'enorme successo ottenuto convince Herbert a sviluppare ulteriormente l'enorme universo narrativo cui aveva dato vita, e così la saga, dal 1969 al 1985, si arricchisce di cinque ulteriori romanzi, che spaziano su un orizzonte temporale di circa seimila anni di storia della Galassia, in cui nuovi personaggi si avvicendano e alcuni già noti si riprsentano. L'ultimo libro, Chapterhouse: Dune (in italia: La rifondazione di Dune), si sconclude con un cliffhanger che lascia intuire l'esistenza di forze misteriose e potentissime che stanno manipolando i protagonisti, e pone così le basi per il romanzo conclusivo della serie. Nel 1986, però, Frank Herbert muore. Il suo progetto di "due trilogie con un perno centrale" rimane quindi incompiuto.

Coppi Night 20/05/2012 - Chronicle

Non capita spesso, ma all'ultima Coppi Night a vincere è stato un film recente, moderatamente interessante, e che avevo in effetti intenzione di vedere. Chronicle risale a qualche mese fa, e per riassumere in due frasi la trama, narra la storia di tre ragazzi che acquisiscono il potere della telecinesi, e iniziano a sfruttarlo come gli passa per la testa, naturalmente con conseguenze alla lunga poco felici. Questo è quanto sapevo del film prima di vederlo, che mi portava a reputarlo "moderatamente interessante".

A fine visione, posso dire che Chronicle è tutto sommato un buon film, ma soffre di alcune pecche abbastanza determinanti. Lasciamo stare il titolo (e per una volta non è colpa degli adattatori italiani): chiamare un film "cronaca" è come chiamare un romanzo "storia". Graziearcazzo! Il problema è che la storia (cronaca?), a partire più o meno da metà prende una decisa piega di prevedibilità e inizia a battere strade più che viste e riviste, praticamente in qualsiasi altra opera che comprenda "superpoteri", X-Men prima di tutti, ma anche Heroes e tutti i film Marvel che stanno emergendo negli ultimi anni. È scontato che, quando una persona "comune" ottiene un potere come può essere la telecinesi (che nel film comporta tra le altre la capacità di volare), inizia a montarsi la testa e si colloca su un gradino superiore al resto dell'umanità, tanto da convincersi di poterne decidere vita e morte. Il che è ancora più ovvio se il protagonista è un ragazzino sfigato, con la madre morente e il padre alcolista e manesco, che non ha mai scopato in vita sua, e va in giro con una videocamera sempre accesa per documentare la sua futile vita. Quanto pensate che possa reggere un soggetto del genere prima di decidere di usare i suoi poteri per vendicarsi del mondo? Esatto, giusto fino a 3/4 di film, in tempo per creare il climax finale e l'inevitabile caduta che ristabilisce gli equilibri. Per cui, se nelle fasi iniziali il film era interessante, durante i tentativi dei ragazzi di dominare i loro poteri e i primi scherzi ed esperimenti, quando il protagonista monta lo sguardo da psicodisturbato le cose si ammosciano. Lo scontro finale poi è di una pateticità ai livelli di Glee, con l'amico che per dieci minuti non fa altro che strepitare "Noooooo! Fermoooooo! Non farlooooooo!" mentre il moccioso fa esplodere tutto quello che ha intorno.

Peraltro, comincio anche ad averne abbastanza di questi film realizzati con la camera "in scena" (non so i termini tecnici), alla Blair Witch Project, e Cloverfield, e ESP, e... vabbè, continuate voi. Sì, è vero che in questo caso la tecnica è marginalmente giustificata dal fatto che il protagonista acquisisce il controllo a distanza dell'apparecchio, ma è altrettanto vero che pare piuttosto improbabile che si preoccupi di portarsi al guinzaglio telecinetico la videocamera mentre mette a soqquadro la città.

Immagine # 6

Su una strada che passa al di sotto di un cavalcavia, quattro transenne delimitano una parte di asfalto dissestato. Vicino, c'è un palloncino rosa.

 
Allora, forse non mi sono spiegato bene, ma non è una scena facile da descrivere. Provate a visualizzare: questo pezzo di strada sconnessa, proprio con l'asfalto crepato e grossi frammenti sparsi intorno, chiusa dalle transenne; accanto, appena fuori dal perimetro della recinzione, il palloncino. Dato che proprio lì sopra passa un'altra strada sopraelevata, l'impressione è che qualcosa sia caduto e abbia danneggiato l'asfalto. E vedendo la scena, qual è la prima cosa che pensereste? Tutto lascia supporre che sia il palloncino ad aver provocato i danni!

Mi rendo conto che raccontata non rende abbastanza, in questo caso sarebbe davvero meglio avere una foto. Ma io non ho lo spirito del fotografo, e anche se così fosse di certo non porterei con me una fotocamera quando esco per correre, come quando mi sono trovato davanti a questa scena. Passandoci accanto, mi sono subito costruito in testa questa surreale ma deliziosa interpretazione.

Chamaleon Circuit: musica ispirata a Doctor Who

Questo è un post musicale, ma noterete presto che sto per trattare un genere piuttosto insolito per quelli che sono i miei gusti (come potete constatare confrontando ad esempio con gli ultimi acquisti). Ciò compota che: 1- l'argomento potrebbe interessarvi più del solito; 2- devo spendere una breve introduzione per spiegare come sono arrivato a fare questa scoperta.

Non so quanti di voi seguano Doctor Who, il serial inglese di fantascienza nato negli anni 60 e che, dopo una pausa di circa vent'anni, nel 2005 è stato riportato in vita dalla BBC, con un discreto successo. Nel 2011 si è conclusa la sesta stagione della nuova serie, e per l'autunno è prevista la messa in onda della settima. Tuttavia, l'attesa per un fan è veramente difficile da sopportare, per questo, nel tentativo di compensare in qualche modo l'astinenza, qualche giorno fa mi sono messo ad ascoltare su youtube tracce tratte dalla colonna sonora, partendo dalle varie versioni della sigla, fino alle reinterpretazioni del tema I Am the Doctor presente nelle ultime stagioni. Saltellando per i video correlati, sono finito poi su alcuni pezzi eseguiti da tale "Chamaleon Circuit".

Dopo averne ascoltati alcuni, mi sono documentato, e ho scoperto di chi si tratta: i Chamaleon Circuit sono una band nata nel 2008, con la specifica e dichiarata caratteristica di comporre pezzi ispirati al telefilm. Il genere musicale si colloca nei pressi del rock con qualche contaminazione elettronica, che si adatta perfettamente alla fonte di ispirazione dei pezzi. Quello che però è davvero notevole, e che i fan di Doctor Who non possono non apprezzare, è che tutte le canzoni hanno riferimenti precisi, tanto nella musica che nei testi, a precisi temi o puntate dello show, in particolare per quanto riguarda gli episodi dalla terza stagione in poi. Si trova ad esempio una traccia dedicata alla TARDIS, una cover della sigla iniziale, un testo che spiega come affrontare i Weeping Angels, una celebrazione delle ultime gesta del 10° Dottore, e così via. Mentre alcune canzoni sono piuttosto semplici e orecchiabili, altre sono davvero molto intense, e riescono a fornire una prospettiva interessante su alcuni aspetti del telefilm che gli stessi episodi sembrano non aver approfondito troppo. L'esempio più efficace in questo senso è probabilmente The Sound of Drums, dedicata al Master e alla sua ossessiva campagna di conquista (mostrata nel triplo finale di stagione della terza stagione) influenzata dall'incessante battito impresso nella sua mente:


I Chamaleon Circuit hanno finora prodotto due album, Chamaleon Circuit e Still Got Legs, entrambi pubblicati da DFTBA Records, e acquistabili in CD o versione digitale. Vi consiglio di farvi un giro su youtube, dove quasi tutti i pezzi sono ascoltabili con l'aggiunta dei testi, per valutare la qualità della musica e l'accuratezza con cui il gruppo si ispira alla serie. Personalmente, questa scoperta mi sta aiutando ad affrontare il vuoto lasciato dalla temporanea sospensione dello show. Spero possa facilitare anche le vostre crisi d'astinenza.

Coppi Night 13/05/2012 - Machete

Come è capitato in altri casi con film iconici, classici o talmente caratteristici da non richiedere di essere spiegati, anche in questo caso mi trovo in difficoltà a parlare in modo "critico" di questo film. Il problema in questo caso è che tutto è perfettamente congegnato per essere esagerato, rumoroso, esplosivo, grottesco, macabro, ironico, esaltante. Non si può nemmeno paragonare a un normale film d'azione, perché il livello su cui il film si svilupa è differente, tanto a livello di trama che di tecnica. Non invoco la parola "capolavoro", perché tutto sommato non mi pare che la visione mi abbia cambiato la vita, ma di certo si tratta di un lavoro perfettamente riuscito, se si considerano gli scopi iniziali.

I personaggi sono estremamente stereotipati, ma forse bisognerebbe dire perfettamente stereotipati: i cattivi sono supercattivi anche tra di loro, i buoni sono cattivi solo con i cattivi, le donne sono tutte immancabilmente prorompenti fighe, anche quando lavorano in fabbrica, le comparse da macello si fanno sbuzzare nei modi più fantasiosi. Questo è un gioco che, se in film con altre pretese penalizzano necessariamente la storia, qui diventano invece punti di forza. Ogni personaggio, inoltre, si muove secondo sue motivazioni personali, che si intrecciano in modo più o meno rilevante con la trama principale, ma in ogni caso trovano una conclusione entro la fine (leggi: ammazzano chi dovevano ammazzare). L'abbondantissima violenza del film è talmente fracassona da non fare la minima impressione, ma suscitare piuttosto un effetto comico, tanto che credo che Machete potrebbe benissimo essere proposto a una platea di bambini senza timore di impressionarli.

Se proprio si vuole andare a pescare una pecca, mi è parso che il duello finale, uno spettacolare Danny Trejo (che badate bene, ha quasi 80 anni!) vs Steven Seagal (attore che ha avuto i suoi momenti di gloria nel Coppi Club, purtroppo in un'epoca non documentata su questo blog) si risolve forse troppo in fretta e senza scene troppo spettacolari. Ma anche questo può essere un effetto del tutto voluto, che dà un tocco finale di pulp alla trama.

Ultima osservazione: come sempre all'interno del Coppi Club il film è stato visto in italiano, ma credo che questo sia uno di quelli che perde molto nel doppiaggio. Non ho mai sentito la voce di Danny Trejo, ma immagino quanto possa essere caratteristica. Conosco bene invece la voce di Jeff Fahey, per averlo visto in tre stagioni di Lost, e so che la sua personale espressività avrebbe sicuramente arricchito il personaggio. Chiudo quindi il post con questo video dedicato a lui (attenzione: spoiler per chi non ha visto il finale di Lost!):



Death Hold 'em su Nero Cafè

Post veloce giusto per segnalare con una sana dose di egocentrismo (oh, ma questo è il mio blog, o no?) che il mio racconto Death Hold 'em ha vinto l'ultima edizione del concorso-flash Minuti Contati, attualmente ospitato sul forum del portale Nero Cafè. Il tema da svilppare nell'arco di due ore, e con un limite di lunghezza di 3666 battute, era "poker con la morte". La mia personale interpretazione, seppur non eccessivamente originale, sembra aver riscosso un discreto successo, e infatti ho distaccato giusto di un punto il secondo classificato.

Il racconto è quindi ora disponibile sul sito di Nero Cafè, e potete quindi scoprire anche voi cosa rischiate a fare gli spacconi al tavolo verde quando dall'altra parte avete il Tristo Mietitore.

Coppi Night 06/05/12 - Shutter Island

Tralasciamo il fatto che durante le votazioni ero del tutto convinto, fermamente fiducioso, che questo film fosse The Island, quello con Ewan McGregor e non mi ricordo quale valletta ad accompagnarlo, in cui i due scoprono di essere delle banche di organi viventi. Ora, essendo l'idea piuttosto scontata, ed avendo già visto un film sullo stesso argomento, non avevo nessuna intenzione di vedere questo, per cui non l'ho appoggiato. Se non che, appunto, questo era Shutter Island, quindi tutt'altra cosa.

Questa è una di quelle storie in cui il protagonista si ritrova circondato da eventi misteriosi, insolite coincidenze, identità traballanti e indefinibili confini della realtà. Di solito, in film di questo tipo, verso la fine si scopre che il protagonista è morto, o è in procinto di farlo. Qui invece le cose sono diverse, e questo è di per sé un pregio. In realtà, non è che la storia sia così incredibilmente sconvolgente. Passo allo spoiler, quindi non leggete fino a fine paragrafo se non volete. Il fatto è che è fin troppo facile costruire qualunque storia si voglia, se si parte dal presupposto "il protagonista è impazzito e vede quello che vuole". Per dire, se io metto insieme una qualunque boiata composta di eventi improbabili e collegamenti incoerenti, e alla fine la giustifico con "beh, ma tanto lui è pazzo, quindi nella sua testa ha senso", non ho fatto un buon lavoro. Per cui, Shutter Island alla fine dei conti è una storia più "facile" (da costruire, intendo) di quello che può apparire seguendola. È anche vero che il film non si svolge "dentro la testa" del protagonista, e che pur avendo il cervello ingarbugliato quanto accade è reale, ma tutto quanto è un "role play" (termine che non hanno nemmeno tradotto in italiano!) messo su dall'ospedale psichiatrico per sbloccare la sua situazione. Ecco, insomma, per quanto sia ammirabile la dedizione dei medici, mi sembra alquanto improbabile che si organizzino tutti per mettere su questo sceneggiato solo per vedere se un tizio qualsiasi si rende conto di essere impazzito. Ciò non toglie comunque che sia un buon film, ben realizzato e appassionante da seguire. La scena finale inoltre lascia qualche dubbio su quale sia la reale condizioni di Di Caprio dopo il "trattamento".

Una cosa che non mi è piaciuta invece è la colonna sonora. Ok, raramente mi soffermo a parlare della musica che accompagna un film, ma in questo caso mi pare rilevante far notare come l'abbia trovata discordante rispetto al film stesso. Cupa, certo, ma non nel modo giusto, quasi fosse stata aggiunta a posteriori senza aver pensato come potesse accoppiarsi alle immagini. Ma può benissimo darsi che abbia io le orecchie montate storte.

Concludo con qualche parola di solidarietà per Leonardo Di Caprio. Se infati Sean Bean pare che venga messo nei film solo per il gusto di farlo morire, Di Caprio viene scelto per tutti quei personaggi con relazioni estremamente disastrose con mogli/compagne. In Titanic non è finita bene, in Inception è cominciata peggio, Romeo + Juliet è praticamente l'archetipo dell'amore disastroso, e quello che accade in Shutter Island è probabilmente il peggio che possa capitare a qualunque uomo. Ci auguriamo tutti che un giorno Leo possa vivere un rapporto di coppia sereno e privo di decessi indotti o accidentali.

Countdown to Futurama

Tempo fa ho recenisto l'ultima puntata della sesta stagione di Futurama, andata in onda (in buona parte del mondo tranne che in Italia) quasi un anno fa. Mentre io mi tenevo occupavo pubblicando le successive recensioni, la serie non si è fermata, ma ha continuato a lavorare sulla settima stagione, della cui produzione avevo già avvisato. La messa in onda (per gli USA, almeno) è ormai prossima, infatti i primi due episodi verranno trasmessi il 20 giugno. E per accompagnare durante l'attesa, sul sito di Comedy Central è iniziato il "countdown to Futurama": un conto alla rovescia dei giorni mancati alla ripresa della serie, con anticipazioni, news, trailer e tutto quanto può far lievitare l'aspettativa per la nuova stagione, che come la precedente spezzerà le 26 puntate realizzate in due tronconi di 13, che andranno in onda quest'anno e il prossimo. Per ora si sa poco oltre ai titoli, ma la fiducia nei confronti del team è completa. Già la sesta stagione si è rivelata pienamente soddisfacente, e se pure ci sono stati dei flop come The Futurama Holiday Spectacular, all'altro capo si sono viste storie eccezionali come The Late Philip J. Fry, Overclockwise, Mobius Dick eccetera. Avendo da poco superato i 100 episodi, Futurama è una serie che sicuramente ha ancora molto da dire, e si spera che qualcosa venga fuori prorio in questa stagione sette.


Bookmarkate il countdown e seguitelo in questo mese-e-qualcosa che ancora manca, almeno saprò che c'è qualcun altro che condivide con me questa terribile ansia da prestazione fino al 20 giugno. E se magari siete rimasti indietro e ancora dovete vedere la sesta stagione (di cui per il momento qui da noi non si parla ancora), avete tutto il tempo per mettervi in pari, magari seguendo in successione le mie stesse recensioni che per comodità linko in ordine qui, con un breve riassunto della trama e il voto finale da me assegnato
  • Rebirth - Dopo il disastro conseguente all'epilogo di Into the Wild Green Yonder, il Professore riporta in vita tutti i personaggi. Qualcosa però non funziona nella rianimazione di Leela, e Fry cerca di compensare la perdita con un robot. 8/10
  • In a Gadda-da-Leela - Dopo aver fallito una missione per annientare un satellite letale in avvicinamento alla Terra, Leela e Brannigan naufragano in un luogo remoto e incontaminato di cui sono gli unici abitanti. 7.5/10
  • Attack of the Killer App - Ossessionati dal nuovo modello di eye-phone, Bender e Fry ingaggiano una gara a colpi di follower, per capire chi dei due sia il più popolare. 5/10
  • Proposition Infinity - Amy e Bender diventano amanti, e si battono per affermare i diritti delle coppie robosessuali. 7/10
  • The Duh-Vinci Code - Farnsworth indaga sulle tracce lasciate da Leonardo Da Vinci, scoprendo gli ultimi segreti da lui nascosti all'interno delle sue opere. 8/10
  • Lethal Inspection - Bender scopre di essere stato prodotto con un difetto di fabbricazione che lo rende mortale. Deciso a vendicarsi dell'ispettore che non ha rilevato il problema, parte insieme ad Hermes alla ricerca del responsabile. 9/10
  • The Late Philip J. Fry - Il Professore, Fry e Bender rimangono intrappolati all'interno di una macchina del tempo in grado di viaggiare solo nel futuro, e continuano ad avanzare nella speranza di trovare finalmente un modo per tornare indietro. 10/10
  • That Darn Katz! - I gatti, che si scoprono essere una specie aliena intelligente, invadono la Terra, e solo Amy e Nibbler sono immuni al loro potere e si battono per scacciarli. 7.5/10
  • A Clockwork Origin - Su un lontano pianeta, Farnsworth libera alcuni nanobot innescando involontariamente un processo evolutivo simile a quello terrestre. 9/10
  • The Prisoner of Benda - Il professore inventa una macchina in grado di scambiare i corpi di due soggetti, ma si rende conto che non è possibile invertire lo scambio, mentre tutti i personaggi iniziano a spostarsi in corpi diversi per i loro scopi. 9/10
  • Lrrreconcilable Ndndifferences - Lrrr e Ndnd attraversano una crisi coniugale, e solo l'intervento di Leela sembra poter salvare la loro relazione, con conseguenze impreviste per la Terra. 6.5/10
  • The Mutants Are Revolting - Il 100° episodio! Leela viene smascherata in quanto mutante e rispedita nelle fogne. Gli altri la raggiungono e iniziano una rivoluzione per ottenere parità di diritti tra umani e mutanti. 10/10
  • The Futurama Holiday Spectacular - Tre miniepisodi focalizzati ognuno su una festa tradizionale: natale, chanukah e kwanza, ognuno con le rispettive "mascotte". 4/10
  • Neutopia - Un essere di roccia, incuriosito dalla sessualità, prima annula e poi inverte il sesso dei personaggi. 5.5/10
  • Benderama - Bender assorbe una macchina del Professore che riduce e raddoppia gli oggetti, ed inizia così a replicarsi all'infinito, fino a reimpire il pianeta di trilioni di Bender nanoscopici. 8/10
  • Ghost in the Machines - Bender muore ma il suo software rimane nel limbo, e viene convinto dal Robodiavolo a tormentare Fry con i suoi poteri fantasmatici. 9/10
  • Law and Oracle - Fry entra in polizia, e lavorando nella sezione pre-crimine scopre che Bender sta per essere assassinato durante una rapina. 8/10
  • The Silence of the Clamps - Bender assiste a un pestaggio mafioso e viene nascosto dalla protezione testimoni. Per cercare di trovarlo, Clamps si unisce alla Planet Express al suo posto. 8/10
  • Yo Leela Leela - Leela diventa l'autrice di uno show per bambini di grande successo, ma deve fare i conti con i suoi stessi scrupoli di coscienza. 6/10
  • All the Presidents' Heads - Tornando indietro nel tempo per ristabilire l'onore della sua famiglia, Farnsworth impedisce per sbaglio la vittoria degli americani durante la rivoluzione contro l'inghilterra, dando origine a un futuro alternativo. 5/10
  • Mobius Dick - Sulle tracce della prima Planet Express, l'equipaggio si imbatte nella balena spaziale Mobius Dick, e Leela si ritrova ossessionata dal desiderio di abbatterla. 9/10
  • Fry Am the Eggman - Fry accudisce un uovo alieno, dal quale emerge una creatura che si rivela presto molto pericolosa. 7/10
  • The Tip of the Zoidberg - Incalzato dai suoi dipendenti riguardo l'incompetenza di Zoidgberg, il Professore rivela il segreto che li ha tenuti vicini fin da quando si sono incontrati ottanta anni prima. 7.5/19
  • Cold Warriors - Fry prende l'influenza, virus ormai estinto nel XXXI secolo e che scatena presto un'epidemia che può essere contenuta solo con misure estremamente drastiche. 8/10
  • Overclockwise - Bender effettua successivi aggiornamenti del suo processore e diventa infinitamente intelligente, mentre Mamma riesce a incastrare Farnsworth e Cubert in tribunale. 9.5/10
  • Reincarnation - In tre miniepisodi animati in stili differenti, l'arrivo di una cometa di diamondium comporta conseguenze diverse per i personaggi. 5.5/10

Rapporto letture - Aprile 2012

Girato ieri il foglio del calendario (in ritardo, lo so, ma in effetti non è che lo guardi così spesso il calendario...), mi sovviene che siamo quindi giunti al momento di un nuovo rapporto letture per il mese appena trascorso. Ad aprile il ritmo di lettura è stato regolare, e sono riuscito a buttare giù i canonici sei libri: vediamo di cosa si tratta.

More about Mai più umaniPartiamo con Nancy Kress, autrice di fantascienza piuttosto prolifica, i cui lavori brevi si sono spesso piazzati nella rosa di  premi internazioali come Nebula e Hugo. Le sue storie sono di solito un buon compromesso tra interessanti premesse scientifiche, riflessioni di carattere sociale e avventura più spicciola. In realtà, per quanto valide, le sue opere non mi sono mai sembrate dei capolavori. E in particolare, questo Mai più umani alla fine non mi ha detto molto. La storia di un gruppo di bambini alterati geneticamente da alieni di forma umana, intenzionati a condurre l'umanità a un grado evolutivo superiore che gli consenta di superare le calamità che devastano il pianeta. Bene, ma qual è il messaggio? Succedono un sacco di cose, ma nella maggior parte dei casi non si capisce perché e quale sia l'obiettivo finale della narrazione, che una volta completata lascia aperte diverse questioni. Ma, dico la verità, non mi interessa nemmeno tanto sapere come andrà a finire, il che indica che il libro non mi ha certo coinvolto. Voto: 5/10


More about Memorie dal futuroSi passa poi a un autore italiano, anche se difficilmente ne conoscete il nome: Emiliano Angelini è il primo scrittore scelto dal comitato del Trofeo RiLL per una monografia, che è stata presentata proprio insieme all'ultima premiazione svoltasi il novembre scorso a Lucca. I racconti perlopiù brevi inclusi in Memorie dal futuro sono in parte comparsi già in altre raccolte e in parte inediti, e se anche non hanno un tema comune, si può riconoscere un'affinità di toni e suggestioni. Anche qui si parla di fantascienza, ma una fantascienza soffusa, che può ricordare i racconti brevi di Bradbury, in cui i personaggi si confrontanto con le loro esperienze insolite con malinconia e sentimento. Non c'è niente di eclatante, esagerato, rumoroso: il focus è sempre sull'effimera dimensione umana. Per questo, il libro può essere gustato non solo dagli appassionati del genere, ma da chiunque ami le storie cariche di emozioni. Voto: 7.5/10

More about Kraftwerk. Il suono dell'uomo-macchinaAd aprile ho anche terminato la lettura, anche se protratta lungo qualche mese precedente, di questo libro dedicato ai Kraftwerk. Trattandosi di un manuale/biografia, in questo caso credo ci sia poco da riferire. La cronistoria del gruppo è precisa, dagli esordi fino agli ultimi anni, e chiarisce in modo esauriente l'influenza che i Kraftwerk hanno avuto sulla musica moderna, al di là dei generi. Nella sua analisi inoltre, l'autore Gabriele Lunati ha inserito interessanti paralleli tra la scena musicale internazionale e quella italiana. Il libro è arricchito da una raccolta di foto che abbracciano tutta la carriera del gruppo, e termina con la completa discografia internazionale.


More about The Solaris Book of New Science FictionQuasi un anno fa ho recensito il volume The Solaris Book of New Science Fiction, una raccolta del 2007 pubblicata dall'omonima casa editrice da sempre dedita alla fantascienza, ed esprimendo un certo entusiasmo per i risultati con cui erano riusciti a riproporre la classica antologia sf. Pertanto, avevo aspettative abbastanza elevate accostandomi a questo Volume Two della stessa serie, con racconti di autori di rilievo internazionale. Invece l'impressione che mi è rimasta è invece di una certa mediocrità. Mi spiego meglio: non sto dicendo che sia un brutto libro, ma i racconti che vi si leggono non hanno niente di eccezionale, sono dei lavori del tutto ordinari come mi capita di leggerne continuamente. Ce ne è solo uno che mi ha colpito più degli altri, ma anche in questo caso niente di estremamente eccitante. Ed è strano che mi sia sembrato inadeguato, perché, a pensarci bene, è proprio questa la normalità. Forse, essendo abituati a leggere soprattutto i "best of" che vengono tradotti da noi, piuttosto che le raccolte nelle loro forme originali, siamo portati a credere che lo standard di qualità sia più elevato per chi scrive in inglese, ma in effetti niente fa supporre che sia così! Per questo, forse gli "addetti al settore" dovrebbero anche ridimensionare i loro metri di paragone, confrontando i prodotti nazionali a quelli esteri. Insomma, magari potete vederla solo come un'occasione di spam, ma credo onestamente che roba tipo Fantaweb 2.0 non abbia niente da invidiare a questo libro. Voto: 6.5/10


More about Millemondi Primavera 2011: Il tempo del vuotoDopodiché ne avevo ancora così tanta voglia che, durante il mio soggiorno a Bari in occasione della Levantecon, ho deciso di iniziare a scorrere le 670 pagine di Il Tempo del Vuoto, secondo volume della trilogia del Vuoto di Peter F. Hamilton. Avevo letto la prima parte oltre un anno fa, e, nella speranza che Urania tenga fede agli impegni e pubblichi anche il libro conclusivo, mi sono messo in pari. Nonostante la mole, la lettura si è rivelata scorrevole, anche perché, se nel primo volume non era ancora chiaro il collegamento tra i due piani narrativi (le vicende del Commonwealth e quelle all'interno del Vuoto), qui le cose iniziano a chiarirsi, le trame convergono e i personaggi si mostrano maggiormente per quello che sono. Forse a livello complessivo l'attenzione si sposta maggiormente su quanto avviene a Edeard all'interno del Vuoto, ma le successive avventure e rivelazioni rendono il tutto abbastanza appassionante, nonostante si tratti di una storia pseudofantasy ambientata in un universo (il Vuoto appunto) in cui le leggi fisiche sembrano adattarsi alle necessità umane. Proprio negli ultimi capitoli, viene finalmente spiegato come il Vuoto funziona e perché questo minacci il resto dell'universo, ponendo le premesse per il finale. Che ora, devo ammettere, sto aspettando di leggere. Voto: 7/10


More about Julian l'ereticoIn un rush finale iniziato e terminato l'ultimo giorno del mese, in cui mi sono ritrovato con molto "tempo morto" in attesa tra file in banca e imprevisti orari di lavoro, sono riuscito a trovare il tempo per leggere un altro libro. Fortunatamente si trattava di un libro piuttosto corto, appena oltre le 100 pagine scritte a corpo 14, perché altrimenti credo che avrei digerito male questa storia di Robert Charles Wilson. Julian l'eretico si spaccia per un romanzo (breve) post-apocalittico, ambientato in un'america ormai decaduta al livello tecnologico pre-industriale. In questo contesto assistiamo a qualche avventura del protagonista/narratore in compagnia di Julian, discendente dell'attuale dittatore nazionale. E poi... basta. Perché in realtà tutto quello che si trova sono accenni, temi abbozzati ma non approfonditi, vicende suggerite ma non concluse. Tutto il libro pare, in effetti, la parte iniziale di un lavoro più ampio. E pare fosse pure candidato per un Hugo... voto: 4/10

Coppi Night 29/04/2012 - Il gatto con gli stivali

Nella storia del Coppi Club, i film d'animazione sono forse la categoria più snobbata. Non solo perché non vengono votati dai Membri, ma anche perché è raro che vengano proposti da parte degli Anfitrioni. È vero che per una sorta di tacito accordo in passato sono stati proiettati tutti i quattro lungometraggi di Futurama, ma al di là di questi l'unico altro "cartone" (un termine improprio, ma non posso dire sempre "filmdanimazione") visto è Osmosis Jones, che risale a un'epoca precedente a quella documentata su questo blog. Se ricordo bene, è stato giusto il secondo o terzo film recensito sul vecchio blog, prima dell'implosione di splinder, ma si parla quindi di parecchio tempo fa.

Per cui è stata una sorpresa vedere promuovere questo recente Puss in Boots. Forse non è nemmeno il caso di soffermarsi sulla trama, che riprende in modo abbastanza esplicito (e dichiarato) i modelli delle fiabe classiche, pur inserendoci qualche elemento da sit-com per renderla più movimentata. È abbastanza evidente la citazione del celebere Chicken Park, ma per il resto si nota la classica sequenza sinusoidale di situazioni di successo e fallimento. Con questo comunque non sto dicendo che si tratta di una storia banale: anzi, sono sempre più convinto che ormai i filmdanimazione siano realizzati con maggiore cura e coerenza di tanti filmnonanimati, in cui forse si tende a dare troppo per scontato che il pubblico accetterà passivamente quanto viene proposto. Nei "cartoni" invece, probabilmente gli sceneggiatori sanno che, seppure hanno dalla loro il pubblico giovanile, devono conquistarsi quello adulto degli accompagnatori, per cui cercando di dare del loro meglio. Questa è una mia interpretazione, ma qualsiasi sia la ragione effettiva, ben vengano film come Alla ricerca di Nemo o il me-ra-vi-glio-so Wall-E.

Un'altra breve riflessione riguarda i doppiatori. Ultimamente, la tendenza è quella di assumere delle grandi star per prestare la loro voce in questi film: qui il Gatto infatti è interpretato da Antonio Banderas, mentre l'uovo [A proposito: ma questo personaggio fa riferimento a qualche fiaba particolare? Io non sono riuscito a capire da dove sia saltato fuori, ma mi sembra strano che possa essere una pura invenzione degli autori.] è Zach Zanafakrkakrkaifiakfdi... sì, insomma, il ciccione di The Hangover, che ha una notevole popolarità in patria. E poi ad esempio, in Rango, il protagonista è interpretato da Johnny Depp, e così via. Di questa sovrapposizione di ruoli, tempo fa si era lamentato Billy West, doppiatore professionista che presta la sua voce per numerosi personaggi di Futurama (Fry, Farnsworth, Zoidberg, Brannigan...), e che ha rilevato come il lavoro del voice actor sia ormai in declino, in quanto proprio nell'ambito di questi grandi progetti si preferisce puntare sul personaggio ben noto (per la faccia, oltre che per la voce) al grande pubblico, piuttosto che sul professionista. Non so se avete presente la puntata dei Simpson nella cui versione italiana un personaggio è doppiato da Totti. Ecco.

Detto questo, spero di potervi parlare presto anche di Wall-E, che sto spingendo a ogni occasione per essere proiettato.

Il paradosso della meritocrazia

Scrivo questo post il pomeriggio del primo maggio, giorno festivo che almeno da quando sono nato è dedicato ai lavoratori, che in questa occasione sarebbero dispensati dalle loro incombenze (salvo magari lavorare il doppio il giorno prima o quello successivo). Per questo mi aggancio idealmente alla "festa" per illustrare un'interessante teoria che forse nell'ambito lavorativo si applica in modo più evidente. Non si tratta di una mia idea, ma non posso citare la fonte perché francamente non ricordo dove l'ho letta/sentita (e una rapida googlata non mi ha fornito appigli certi)*.

Il "paradosso della meritocrazia" è piuttosto semplice da illustrare. Si può fare un esempio moltro semplice, pensando a un ipotetico percorso gerarchico di mansioni tra loro collegate, che può essere scalato partendo dalla mansione più umile e guadagnandosi la strada verso i vertici. Per capirsi, avete mai giocato a The Sims, in cui partivate come musicisti di strada alla stazione e dopo nove promozioni eravate una rockstar? Bene, si può pensare che questo sistema di promozione sia valido in qualsiasi professione. Il neo-assunto parte nella posizione A, lavora un certo tempo, e, come ricompensa della sua eccellente prestazione, viene promosso alla posizione B. Anche qui il suo ottimo rendimento viene notato, e passa alla C. Poi alla D, e così via. Questa ipotetica scalata si interrompe solo quando il lavoratore si trova a compiere una mansione in cui non si rivela abbastanza abile. Ed è proprio questo il paradosso: in una meritocrazia "pura", nella quale la buona prestazione viene premiata con il passagio di livello, ogni persona continua ad avanzare nella scala gerarchica finché non si trova a lavorare male. Questo concetto, applicato a tutti i lavoratori in tutte le posizioni disponibili, fa sì che l'intero sistema si ritrovi occupato da lavoratori che sono di fatto scarsi nell'eseguire la loro mansione.

Ecco quindi che anche un metodo apparentemente virtuoso come la meritocrazia porta a un complessivo deterioramento del sistema. Chi è bravo a svolgere il proprio lavoro è "destinato" a non poterlo svolgere, mentre solo chi svolge male (o almeno, mediocramente) una mansione la conserva. Si può poi estendere questa tendenza oltre l'ambito strettamente lavorativo, a tutti quegli ambienti in cui esiste una possibilità di avanzamento di grado. Per cui anche nella ricerca, nell'amministrazione, la politica, l'istruzione eccetera. Insomma, in pratica in tutte le attività dalle quali dipende la formazione della società nel suo insieme.

Naturalmente, l'esempio fatto è estremamente semplificato, e non tiene conto di molti altri fattori che entrano in gioco in casi del genere. La materia è estremamente complessa, e già rappresentare una scala gerarchica composta di gradini successivi può rivelarsi inaccurato. Tuttavia, questo ragionamento si rivela molto utile per comprendere come anche nel sistema più efficiente ed "equo" possibile, si nascondono delle insidie.

Per cui, non lamentatevi se il vostro collega tanto ottuso quanto raccomandato viene promosso a vostro caporeparto; non contestate se il preside della scuola dove mandate vostro figlio è il professore idiota che vi ha portato a odiare la matematica; non bruciate la vostra scheda elettorale se viene eletto sindaco lo scemo del villaggio. L'inefficienza, il nonnismo, la corruzione: sono tutte preziose forze che lavorano per contrastare la terribile prospettiva di un mondo meritocratico.


*edit al post originale: qui sotto nei commenti è stato precisato che la fonte di questa teoria è il libro "La Legge di Murphy", al quale si devono anche alcune notevoli bustine di zucchero

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