Possibili interruzioni del servizio

La presente solo per comunicare che, nelle prossime settimane, potrebbero verificarsi interruzioni o rallentamenti nell'aggiornamento del blog. Questo a causa di questioni logistiche che potrebbero lasciarmi sprovvisto di connessione per un periodo di tempo indefinito, impedendomi di dedicare il tempo necessario a post sostanziosi.

Ho già programmato alcuni articoli che usciranno nei giorni a venire, ma per quanto riguarda appuntamenti periodici come il Coppi Club potrebbero presentarsi alcune difficoltà. Chiedo al pubblico di pazientare il tempo necessario al ripristino della condizione standard.

Coppi Night 22/01/2012 - Flypaper

...che qui da noi è stato proiettato come Le regole della truffa. Titolo che appena ho letto ho capito essere un'adattamento grossoloano (casuale?) di quello originale. Ormai penso che potrei fare anch'io il titolista dei film, li riconosco alla perfezione quando i traduttori italiani si mettono all'opera reinventandosi un nome. Ma questo è un altro discorso. Parliamo del film.

Non è facile definire Flypaper. In un certo senso è una commedia, forse anche una parodia. Ma è anche un film d'azione e un giallo, un Dieci piccoli indiani ambientato in una banca (invece che in un ascensore) in cui i personaggi sembrano avere tutti qualcosa da nascondere, compresa l'identità del nemico intrufolato tra di loro. Per certi versi grottesco, per altri avvincente. Insomma, non si capisce bene quale declinazione sia la principale, e questo è forse il suo problema maggiore.

La storia è interamente ambientata all'interno di una banca, dove nello stesso momento due bande diverse (molto diverse) di rapinatori hanno intenzione di effettuare un colpo. Sparatoria iniziale, e prima vittima. Poi si fa avanti il protagonista, una specie di Adrian Monk più giovane e piacione ma meno fobico e paranoico, che riesce a far cessare le ostilità e convince i rapinatori ad agire ognuno per conto proprio, senza intralciarsi a vicenda. Le due bande si metton così all'opera: una con attrezzature all'avanguardia e piani dettagliati alla Mission: Impossible, l'altra con la semplice idea di far saltare tutto in aria e arraffare i soldi. Da lì poi le cose si fanno complicate, perché lo psicopatico (corroborato dall'esaurimento degli psicofarmaci) inizia a sospettare che ci sia qualcosa sotto, rendendosi conto che l'uomo morto all'inizio non è stato ucciso per caso, e da lì una catena di collegamenti lo porta a successive teorie sempre più arzigogolate. Le bande di rapinatori entrano in constrasto, gli ostaggi si spaventano, qualcun altro muore, qualcosa esplode, e alla fine viene fuori un gran casino.

La storia di per sé è intrigante, e procede un po' alla Ocean's Eleven, con continue sorprese e piani all'interno di piani all'interno di piani che si scoprono di volta in volta. Quello che funziona meno è la conduzione della trama: al fianco della rapina si muove tutto un filone semicomico, affidato in gran parte alla banda di rapinatori cialtroni, ma anche al protagonista e ad alcuni personaggi secondari, che si esibiscono in battute anche piuttosto grette da sexy-american-comedy. Ma questo non basta ad alleggerire il tono, perché nel frattempo ci sono morti e feriti, gente sotto minaccia da parte di criminali che dichiarano di aver voglia di ammazzare qualcuno, e un supercattivo nascosto da qualche parte che probabilmente vuole rimanere l'unico vivo. Ma non siamo nemmeno davanti a un prodotto pulp, che trae forza da uno humor nero e cinico, visto che i personaggi e la situazione sono di tutt'altro carattere.

Insomma, presi singolarmente gli elementi sono buoni, ma l'insieme risulta squilibrato, e non si sa bene in che modo porsi di fronte allo schermo: bisogna ridere o ragionare, stupirsi o inquietarsi? Lo spettatore rimane in bilico, e anche se alla fine non si può dire di aver visto un brutto film, resta difficile riuscire a tirare le somme di quanto visto.

Futurama 6x24 - Cold Warriors / I guerrieri del raffreddore

Le puntate in cui viene mostrata la vita di Fry nel XX secolo sono sempre tra le più toccanti. Una regola che si applica a The Luck of the Fryrish (la puntata del quadrifoglio), Jurassic Bark (quella del cane di Fry), Bender's Big Score (quando Fry torna nel 2000 e insegue un narvalo) e a diversi altri piccoli frammenti colti ogni tanto, che portano occasionalmente l'attenzione su quello che il ragazzo si è lasciato mille anni indietro. In quasi tutti i flashback la famiglia Fry viene mostrata come superficiale e ignorante, con genitori menefreghisti (madre fanatica del football, padre fanatico dell'esercito) e completamente priva di qualsiasi sistema di riferimento morale. Anche in questa puntata la situazione è questa, e si assiste all'aperto disprezzo del signor Fry nei confronti del figlio adolescente (siamo nel 1988) che partecipa con entusiasmo a un concorso scientifico indetto dalla NASA nelle scuole.

La trama del 1988 scorre in parallelo a quella nel 3011. Qui, dopo una giornata passata a pescare sul ghiaccio, Fry torna al lavoro con l'influenza, e in seguito allo stupore dei colleghi si viene a sapere che il virus nel XXXI secolo è estinto, ed è sopravvissuto solo all'interno del corpo di Fry, inattivo fino a quel momento ma adesso di nuovo pronto a diffondersi. Essendo una malattia scomparsa da centinaia di anni, il contagio si espande rapidamente, e ben presto si rende necessaria la quarantena: prima della Planet Express, poi di tutta Manhattan... e nemmeno questo sembra bastare. L'unico modo per elaborare un vaccino è ottenere una versione originale e non mutata del virus, risalente ad almeno mille anni prima, ed è lì che Fry si ricorda dell'esperimento NASA a cui ha partecipato quando era un ragazzino.

È curioso che finora questa trama non fosse mai stata sfruttata. L'idea di una malattia proveniente dal passato, sopravvissuta all'ibernazione di Fry, per la quale nel 3000 non sonon più disonibili cure, sembra piuttosto banale. Invece ci sono voluti più di cento episodi per mettere in atto questa "idea banale", e i risultati sono comunque soddisfacenti. Infatti, gli autori sono riusciti a non concentrarsi tanto sull'epidemia in sé, quanto piuttosto a farne un'occasione per mostrare parti della vita del protagonista che ancora non conoscevamo.

Cold Warriors è così il terzo episodio della sesta stagione basato su flashback, dopo Lethal Inspection e The Tip of the Zoidberg. Si può pensare che sia un trucco troppo facile dare profondità a una storia mostrando il passato di un personaggio e raffrontandolo al presente, ma, anche se così fosse, in Futurama il trucco ha sempre funzionato (devo forse citare anche Leela's Homeworld?). Quando poi il personaggio su cui la storia si concentra è Fry, il flashback assume un valore anche maggiore, considerato che si svolge in un'epoca e con persone del tutto differenti rispetto a quelli che si vedono comunemente. È stato in queste rare occasioni che il pubblico ha conosciuto la famiglia Fry, con le caratteristiche che ho già elencato prima. Tutti i familiari di Fry sono presenti (incluso anche l'inedito porcellino d'india!), ma in questo caso l'attenzione è calcata sul rapporto tra padre e figlio. E in questo senso, le ultime scene rappresentano un "chiarimento" doveroso, che riesce a rendere giustizia a personaggi che finora erano forse stati trattati con troppa leggerezza.

In conclusione, Cold Warriors si aggiunge a quelli citati all'inizio del post come puntata interamente Fry-centrica, che aiuta a conoscere meglio il protagonista della serie e contribuisce a creare un contesto credibile per la sua vita precedente all'ibernazione. E come quegli altri, anche qui, volendo, la lacrimuccia ci scappa. Voto: 8/10

Coppi Night 15/01/2012 - Pari e dispari

Questa non è una recensione, perché quello che compare nel titolo del post non è un film.

Fermi tutti, so che c'è gente che è affezionata alla vasta saga di film della coppia Bud/Terence, e qualcuno potrebbe anche risentirsi. Non è mia intenzione screditare il lavoro dei due attori o mettere in dubbio la componente sentimentale per cui certe persone possono apprezzare tuttora questi film. È mia convinzione che i due siano dei buoni attori nel panorama italiano, e in altre occasioni ho anche dimostrato il mio apprezzamento per le loro prestazioni in altri film. Ma tutta la serie che li vede coprotagonisti in storie in cui partono come avversari, vengono messi in mezzo da qualche supercattivo e risolvono tutto con dei cazzottoni è davvero pesante da sopportare, per chi non l'ha apprezzata in gioventù, quando era troppo ottuso per farsi domande sulla coerenza (e il dubbio umorismo) di ciò che si vede. Per cui chiudo il discorso concludendo che per me non sono veri e propri film, ma una sorta di fiabe raccontate con strumenti moderni che possono appassionare in tenera età, per rivelarsi in futuro come completamente vuote.

Lascio solo qualche appunto che mi pare doveroso, dopo aver assistito ad alcune scene del tutto assurde:
  1. La completa conoscenza della matematica e delle leggi probabilistiche, se anche fosse realizzabile, non vi farà mai sbancare un casino. Men che mai vi aiuterà in giochi come il poker, in cui un fattore determinante è il gioco dell'avversario. Al massimo potrete avere un'idea di quando è il caso di abbandonare il gioco prima di finire in perdita.
  2. Quando vi trovate in una rissa, procuratevi innanzitutto un'arma a medio raggio. Nemmeno Bud Spencer può colpirvi, se gli lanciate un dardo in mezzo agli occhi. In questo modo eviterete decine di minuti di ripetute percosse e ridicole figure di merda.
  3. Se pensate di aprire un bar o un attività di ristorazione, procuratevi al più presto una buona assicurazione contro i danni procurati da terzi.

Riepilogo letture 2011

È venuto il momento di riepilogare le letture dell'anno da poco trascorso. A differenza del riepilogo musicale non mi limiterò a un "best of", ma ripercorrerò in maniera più variegata quello che mi è passato sotto gli occhi nel 2011, in termini di quantità, qualità e caratteristiche. Una sorta di rapporto letture annuale, invece che mensile. L'anno scorso avevo affidato il riepilogo alle risposte di un meme, stavolta invece procedo per conto mio. Inoltre non mi dilungherò a descrivere i titoli citati, visto che per ognuno ho fornito una pur breve recensione proprio nei periodici rapporti letture, che linkerò volta volta.

Prima i numeri più elementari: aNobii sostiene che nel 2011 ho letto "solo" 64 libri, contro i 77 del 2010 e i 70 del 2009, per un totale di 18951 pagine. I conti ve li facico io: fanno circa un libro virgola due a settimana, e quasi 52 pagine al giorno. Prometto che nel 2012 farò di meglio, in virtù di quel ghiotto 29 febbraio in più nel calendario.

Senza starci a girare intorno, assegno subito il trofeo di Miglior Libro dell'Anno: il titolo va a Nation di Terry Pratchett, che, incredibilmente, non è di fantascienza! C'è abbastanza in questa storia di sopravvivenza e di crescita di che appassionarsi, emozionarsi, commuoversi, oltre a tanto da ragionare. E qualche volta si ride pure. Penso che questa sia la sintesi di tutto quanto si richiede a un buon libro.

Ma se il primo posto è assegnato, c'è comunque da comporre un podio. Altre letture che mi hanno trascinato dall'inizio alla fine, contribuendo a dare profondità al mio 2011, sono state (in ordine sparso): E sarà la luce di James Tiptree jr, Malapunta di Danilo Arona, San Leibowitz e il Papa del giorno dopo di Walter M. Miller jr (e Terry Bisson), La voce del padrone di Stanislaw Lem, Palinsesto di Charles Stross. Da segnalare, anche se esula dal campo della narrativa, anche Il gene egoista di Richard Dawkins, che forse non mi ha cambiato la vita ma ci è andato più vicino di qualunque altra cosa occorsami durante l'anno.

E se dal top vogliamo passare direttamente al flop, ci sono stati chiarmente anche libri che mi hanno profondamente deluso, o magari anche schifato. Il peggiore penso sia senza dubbio Sotto la dicitura dei miracoli di Vladimir G. Londini, ma, insomma, mi sembra quasi esagerato considerarlo un romanzo vero e proprio, dato che si tratta chiaramente dell'opera di un esordiente (nel senso negativo del termine) che non ha passato alcuna selezione editoriale. Quindi, volendo eslcudere questo outlier, il cappello da asino va probabilmente a Il quinto elemento, novelization di Terry Bisson (sì, lo stesso che è scritto sopra tra gli autori dei migliori...) del noto film di Luc Besson. Al secondo posto un altro italiano: Clipart di Elisabetta Vernier, che a suo tempo vinse addirittura un Premio Italia, pensate un po' che gusti strani che ho io... Infine un libro che mi è risultato molto difficile, quasi incomprensibile, anche se in questo caso non si tratta di problemi di scrittura quanto di impenetrabilità dei concetti esposti, è Incandescence di Greg Egan.

Capitolo a parte per le opere italiane. Visto che io stesso mi muovo goffamente ai limiti di questo settore, le letture di potenziali colleghi ricevono un'attenzione particolare. Perché si sa che per battere il nemico bisogna conoscerlo. Ho già citato due titoli che appartengono rispettivamente al meglio e peggio dell'anno, Malapunta e Clipart. Tra questi due estremi si trovano tanti altri libri più o meno validi. Per le raccolte di raconti, Carnevale delle Edizioni XII e Uomini e Spettri di Bel-Ami mi sono sembrate sicuramente le migliori, quest'ultima indipendentemente dal fatto che contenga anche un mio racconto. Ottimo anche Memorie di un cuoco di astronave di Massimo Mongai (sì, lo so che arrivo per ultimo, ma l'ho letto solo ora), che è un po' una via di mezzo tra antologia e romanzo, mentre per la lunga distanza la menzione di merito va a Opera sei di David Riva e Toxic@ di Dario Tonani, che pur non essendo perfetti si distinguono rispetto alla media. Quanto ai prodotti più "amatoriali", mi sento di segnalare in particolare N.A.S.F. 6 e Steampunk! Vapore Italico, entrambi arricchiti del mio contributo.

In realtà riprendere 64 libri letti negli ultimi 12 mesi non è affatto facile, e ci sarebbero decine di altre segnalazioni e appunti da fornire, ma duplicare ulteriormente le informazioni, visto che già fornisco rapporti costanti sia su aNobii che sul blog, mi sembra dispersivo. Come ho detto per la top music, considerate questo post come una linea guida da cui prendere spunto per ulteriori ricerche.

Immagine # 19

Un cane cammina sul marciapiede, col guinzaglio al collo. In bocca, tiene il manico del guinzaglio stesso.

Ok, "manico" non è la parola giusta, ma immagino abbiate presente quei guinzagli con la corda estensibile che poi si avvolge dentro la custodia di plastica che può essere tenuta in mano dal padrone. Ecco, teneva in bocca proprio quella.

C'è qualcosa di zen in una visione del genere. Si può interpretare come una dimostrazione che ognuno porta le stesse catene dalle quali è imprigionato. O forse, l'unico modo per essere liberi è condurre il proprio guinzaglio. Può darsi che quel quadrupede l'avesse capito.

Top music 2011

Come avevo detto nel post riepilogativo del 2011, era mia intenzione scrivere un paio di articoli che raccolgano il "best of" dell'anno trascorso, e comincio adesso con questo di ambito musicale, come a suo tempo ho fatto per il 2010.

Mi è sempre piuttosto difficile ripercorrere la musica uscita nel corso di un anno, visto che a differenza dei libri non ho un aNobii che mi aiuti a tenerne traccia, ma a partire dalla scorsa primavera ho compensato questa mancanza istituendo proprio su questo blog la rubrica "ultimi acquisti". C'è però da considerare che questi includono materiali più vecchi, quindi la musica del 2011 è un campo più ristretto rispetto a quello che ho trattato nei post periodici. Ulteriore premessa: nella mia definizione di "top" includo soltanto gli album, lasciando fuori compilation, raccolte e mix cd, che pur facendo degnamente parte dei miei ascolti tendo a non considerare opere complete, a differenza appunto degli album veri e propri.

Inizio citando un album che ho presentato proprio negli acquisti di dicembre: Paranoia di Oliver Huntemann, anche se acquisito sul finire dell'anno, si è imposto con sicurezza tra i migliori album ascoltati. Non c'era da aspettarsi niente di diverso da questo artista, che nell'ultimo decennio ha a suo modo plasmato un sottogenere della techno particolare e riconoscibile, di cui rimane il maestro estremo. Le sue importanti collaborazioni non fanno che aggiungere valore al personaggio, e la selezione di pezzi (inclusi i relativi video) che compongono l'album rendono in pieno lo spirito dark della sua musica puramente elettronica.



Altra menzione di merito va a Robag Wruhme per il suo Thora Vukk, qualunque cosa significhi il titolo. Quest'album, di cui sono entrato in possesso ad agosto, ha forse il primato di essere il più carico di "sentimento": pur essendo piuttosto breve per durata, ha una carica emotiva davvero forte, avvolgente, che si esprime al meglio sia nelle tracce techno che in quelle strumentali. È stato anche una sorpresa, perché da Robag, che avevo già ascoltato soprattutto in veste di remixer, non mi aspettavo una tale profondità.



Poi, ecco, mi tocca citare Jacek Sienkiewicz, ma qui ammetto di essere di parte. Il dj polacco è da sempre una delle mie maggiori fonti di ispirazione, e non c'è un album (o anche un singolo disco) che mi sia perso e non abbia ascoltato a ripetizione. In questo caso ammetto che On the Road, acquistato a giugno, possa non piacere ai più, perché è un album prettamente techno, con tracce dritte e dure, ma non per questo fredde. Anzi, proprio nel calore che riesce a imprimere alla sua musica senza privarla della connotazione techno sta la bravura di Sienkiewicz, e in quest'ulteriore prova è riuscito di nuovo a confermare la sua abilità.



E sì, in fondo credo che ance i Noze si meritino di essere ricordati. La loro musica è di carattere diametralmente opposto a quella che ho premiato finora, ma credo che il loro sia stato un lavoro più che valido. Le canzoni contenute in Dring sono tutte espressioni di un genere che sono forse gli unici a saper esprimere, una divertente fusione tra techno, jazz e big band, e pur avendo il loro album da più di sei mesi non mi sono ancora stancato di ascoltare pezzi come Marabout o C'era una volta.




E se finora ho elencato una serie di album che, pur rientrando nella top five, non riesco a collocare precisamente su diversi gradini di qualità, quello che segue è senza dubbio il top del top, l'album che costituisce la pietra miliare del 2011. Si tatta di Luna, di Stephan Bodzin e Marc Romboy. Mi è davvero difficile parlarne ulteriormente, visto che gli ho dedicato un intero post, proprio in considerazione del grande valore della produzione. In questo caso non si tratta solo della qualità della musica in sé, che pure è elevatissima, quanto del pieno successo di un'operazione iniziata anni fa, quando i due hanno iniziato a realizzare insieme le tracce nominate come i satelliti del sistema solare, e coronata infine con questo stupendo oggetto, arricchito dal contributo di remixer di eccellenza e presentato con un design di grande impatto. Non ho quindi alcuna esitazione a promuovere Bodzin e Romboy come i migliori autori del 2011.


E se la top five si dedicava espressamente agli album usciti nel corso dell'anno passato, mi sembra comunque doveroso lasciare una traccia anche degli altri pezzi e artisti che nell'ultimo anno mi hanno condizionato maggiormente, pur non rientrando anagraficamente nel 2011. Devo innanzitutto citare Trentemoller, che pur conoscendo da molto sono riuscito a seguire ed apprezzare appieno solo quest'anno, grazi all'acquisizione di molte sue raccolte, tra cui l'ultima solo un mesetto fa. Oltre all'incredibilie profondità della sua musica originale, ho scoperto le sconfinate capacità di Trentemoller in quanto remixer, capace di rendere perfettamente l'essenza di pezzi del tutto astrusi all'elettronica come Wicked Game di Chris Isaak o Too Insistent dei The Do. E ancora sconfinando dal 2011, uno degli album che più mi ha catturato, ma risalente al 2006, è stato Orchestra of Bubbles di Ellen Allien e Apparat, i cui pezzi al limite tra techno ed electro sprigionano una carica emotiva indescrivibile. Lo stesso dicasi per la raccolta di remix di Dj Koze (o meglio: Swahimi) intitolata Reincarnations, in cui l'autore dimostra tutta la sua versatilità nell'affrontare canzoni e generi tra loro differenti, ma sempre adattati (reincarnati!) nel modo migliore.

Mi rendo conto di quanto esiguo sia il mio contributo, e sono sicuro che nel corso dell'anno mi sono lasciato sfuggire almeno un paio di uscite fondamentali che magari recupererò solo in futuro, o forse mai. Il campo della musica, anche quella così particolare che seguo io (che voi potreste non ritenere affatto "musica") è davvero troppo sterminato per poter essere compreso completamente. Mi auguro che le mie risorse temporali e monetario siano state sfruttate in modo adeguato, e cerco di fare in modo che anche gli altri possano sfruttarle al meglio.

Coppi Night 08/01/2012 - Super 8

Dopo un'interruzzione durata quasi un mese, a causa delle festività di fine anno che si sono presentate immancabilmente di domenica, siamo finalmente giunti alla prima Coppi Night del 2012. Nonostante alcuni momenti di incertezza durante le votazioni, durante le quali Jason Statham si mostrava come il favorito, alla fine ha prevalso questo recente film di fantascienza, che nel periodo di uscita era stato definito da molte fonti autorevoli come un "moderno E.T.".

Ora, io non so che film abbiano visto quelle fonti autorevoli, ma di simile ad E.T. questo film mi sembra che abbia solo la giovane età dei protagonisti. Il resto è ben differente, e non in meglio. A parte il fatto che già quando un'opera è definita "la nuova versione di XXX" vuol dire che di per sé non ha un grande valore, Super 8 mi è parso comunque un film superficiale, approssimativo, che se proprio si vuole definire per similitudine può risultare come E.T. + Cloverfield. E il fatto che sia prodotti dai rispettivi registi forse non è un caso.

A me i film sugli extraterrestri piacciono. Forse proprio a partire da quell'E.T. (o magari anche Navigator!), la mia passione per le creature di altri mondi è sempre stata immensa. Sia che si tratti di malefici invasori che di esseri benevoli, sia che siano amebe o umanoidi, la sola idea di un essere senziente dello spazio basta a darmi la motivazione per seguire un film o leggere un libro (ho avuto la tentazione di comprare L'ospite di Stephenie Meyer, non dico altro). Questo per dire che non parto affatto prevenuto nel giudicare il film in questione, anzi, la presenza dell'alieno è per me un punto a favore. Ma Super 8 prende una creatura che è fin troppo simile all'ignoto mostro di Cloverfield, gli appiccica addosso il desiderio di "telefonare-casa" e nel frattempo gli lascia rapire e mangiare centinaia di umani, in una storia che presenta più buchi di una forma di leerdammer. I plot hole sono numerosi e irritanti, tra cui: come può un treno provocare un'esplosione così immane come quella a cui assistono i ragazzi? E anche se fosse, come fa il pick-up contro cui si è scontrato a non riportare danni e il suo passeggero a non diventare una pappetta di frattaglie? Perché l'alieno (presumibilmente) ruba i motori delle auto? Perché se i suoi cubetti magici sono in grado di rispondere a dei comandi non li richiama direttamente per assemblare l'astronave? Perché se è in grado di entrare in contatto con le persone che rapisce non esita a imprigionarle e ucciderle, anche quando, si può supporre, può "leggere" che queste non gli sono ostili?

Eccetera, eccetera. Se si aggiungono a questo delle sequenze del tutto inutili e al limite del ridicolo (come la fuga del padre del protagonista in stile Commando), e sottotrame che dovrebbero dare profondità ai personaggi ma aumentano solo il livello di banalità (la morte della madre e il conflitto tra i padri dei ragazzi), se si considera tutte le volte che i personaggi fanno esattamente quello che si è capito almeno da dieci minuti (il ragazzino patito di petardi fa scoppiare la sua riserva per distrarre il mostro: maddai!?), si ottiene un insieme un minestrone che ha veramente poco sapore. Sono disposto ad accettare l'atmosfera volutamente "vintage", così come le intenzioni buoniste della storia, ma un conto è scrivere una sceneggiatura per ragazzi, un alto è scriverla per degli idioti.

In effetti, l'unico aspetto che ho apprezzato in pieno del film è proprio la recitazione dei giovani protagonisti, e le scene iniziali in cui i ragazzini sono impegnati a girare il loro splatter zombie movie sono quelle che ho gradito di più. Col senno di poi, credo che mi sarebbe piaciuto di più vedere quel film.



Rapporto letture - Dicembre 2011

E così siamo giunti all'ultimo rapporto letture del 2011, concludendo così un'annata di cronistoria delle pagine che ho sfogliato giorno per giorno negli ultimi dodici mesi. Dicembre è stato un mese piuttosto impegnativo sotto numerosi fronti, e forse per questo sono calato rispetto la media ad appena quattro libri consumati. Vediamoli.

More about La fortezza di FarnhamLa fortezza di Farnham è uno dei numerosi romanzi che Robert Anson Heinlein ha scritto nel corso della sua lunga carriera di Maestro della fantascienza. Come praticamente tutti i suoi lavori, il libro è l'espressione di precise idee politiche e sociologiche, che l'autore cerca di rendere principalmente attraverso il protagonista, il Farnham del titolo, un sessantenne che si trova improvvisamente come il leader del suo piccolo nucleo familiare, apparentemente unico sopravvissuto dopo un olocausto nucleare. Il libro si divide abbastanaz nettamente in due parti: la prima può essere considerata un vero e proprio corso di sopravvivenza in ambiente selvaggio, dopo che la famiglia Farnham emerge dal rifugio in una Terra allo stato selvaggio. Nella seconda parte, [spoiler!] quando i Farnham vengono trovati dagli abitanti del pianeta, scoprendo di aver inspiegabilmente viaggiato di qualche migliaio di anni nel futuro [fine spoiler!], viene invece presentato un mondo in cui il problema razziale è letteralmente ribaltato, e i bianchi sono schiavizzati dai neri. In realtà si capisce che l'intento di Heinlein è quello di far capire che libertà e schiavitù sono valori assoluti, e che non importa in che modo o da chi vengano impartiti. Non ci si può lamentare dello stile e della chiarezza dell'autore, anche se come in altri casi Heinlein si mostra forse troppo idealista, e il suo protagonista (alter ego?) è un esempio quasi irritante di americano-nato-libero fin troppo orgoglioso della sua bandiera. In ogni caso, questo libero mi ha fatto venire voglia di imparare il bridge. Voto: 7/10


More about I racconti del sangue e dell'acquaIl libro successivo è stato scritto da Daniele Picciuti, autore italiano che conosco personalmente, e con cui condivido lo spazio in alcune raccolte tra cui Uomini e Spettri, pubblicato all'inizio di quest'anno da Bel-Ami Edizioni. Sempre con Bel-Ami, Picciuti ha pubblicato la raccolta I racconti del sangue e dell'acqua. Si tratta di dodici racconti horror di breve-media lunghezza, suddivisi in due "cicli": quello del sangue e, appunto, dell'acqua. I due liquidi fanno da filo conduttore che lega tra loro le storie, che mostrano l'irruzione dell'"orrore" in scenari quotidiani di campagne e cittadine italiane. L'elemento horror è spesso di natura soprannaturale, ma nella maggior parte dei casi pare originarsi, per affinità o per contrappasso, dalle malvagità dei personaggi umani, di cui vengono mostrati i lati più abietti, violenti e perversi. I mostri, reali o immaginari, che si scatenano nelle storie sono quindi complici o vendicatori, non solo creature demoniache che agiscono per conto proprio. Lo stile è pulito ed efficace, evocativo quando serve, e di registro differente nei due cicli. Un horror "classico", quindi, che per una volta non si svolge nella metropolitana di San Francisco ma nel campo di granturco del paese accanto al vostro. Voto: 7.5/10


More about The Windup GirlUltima lettura in inglese dell'anno, questo libro di Paolo Bacigalupi (che è più americano di Ronald MacDonald, nonostante le chiare ascendenze italiane) ha vinto sia il Premio Hugo che il Nebula. Dovrebbe quindi essere un capolavoro, considerati gli altri titoli che condividono questo doppio riconoscimento (da Dune a Neuromante, da American Gods a Il gioco di Ender). L'impressione che mi ha lasciato The Windup Girl però non è  per nulla entusiastica. Anzi. È sicuramente una buona storia, il cui contesto in particolare è molto interessante: un futuro prossimo in cui a causa degli sconvolgimenti climatici e della fine del petrolio, il livello tecnologico è regredito e invece della forza delle macchine si utilizza come base per l'economia le calorie spese per produrre energia e lavoro. Inoltre il cilma impazzito e le epidemie hanno portato all'estinzione buona parte delle specie animali e vegetali, e le piante alimentari in grado di crescere nel nuovo mondo sono brevettate da poche multinazionali che si spartiscono l'intero mercato mondiale. La storia si svolge in Thailandia, una delle poche nazioni ancora indipendente dalle multinazionali, e uno dei protagonisti è proprio un loro agente, in cerca di un modo per conquistare anche questo Paese. Gli altri personaggi sono tutti di etnie ed estrazione diversa, ognuno con una propria missione nel crescente stato di tensione che sfocia verso la fine in una guerra civile. Seguire le motivazioni personali dei vari soggetti è appassionante, ma le cose iniziano a muoversi ben oltre metà libro, senza contare il fatto che la "ragazza a carica" del titolo (una creazione bioingegneristica giapponese, progettata per obbedire ciecamente ai suoi padroni) è un personaggio praticamente irrilevante, il cui ruolo (limitato) avrebbe potuto essere svolto anche da una semplice comparsa. Insomma, la storia è valida, ma non è abbastanza densa da coinvolgere per tutto il tempo. Questo, insieme ad altri romanzi americani che mi è capitato di leggere (ad esempio Endymion di Dan Simmons, e parecchi di Stephen King) mi ha lasciato l'impressione che, visto che laggiù gli autori sono pagati a parole, facciano di tutto per allungare ai limiti della leggibilità le loro opere, in modo da riscuotere una volta di più per ogni concetto ripetuto. Il che non è certo quello che ci si aspetta da un Hugo+Nebula winner. Voto: 6/10


More about Robot 64Infine a dicembre ho letto (in parallelo agli altri libri) il numero 64 di Robot, la rivista di fantascienza che ho deciso di provare a partire dall'uscita precedente. I racconti di questo numero non mi hanno colpito particolarmente, discorso che vale sia per gli italiani che per gli stranieri. Per L'imperatore di Marte di Allen Steele si ripete il discorso fatto prima per Bacigalupi: ha vinto un Nebula, ma mi pare obiettivamente mediocre, più un "tributo" alla fantascienza che un racconto buon di per sé. Wikiworld di Di Filippo parte da un'idea più forte, ma mantiene un tono troppo leggero che forse non fa apprezzare appieno le sue potenzialità. Tra gli autori italiani si legge Dario Tonani, con una storia ambientata nell'universo narrativo di Infect@ e Toxic@, una breve avventura senza pretese. Maico Morellini, vincitore dell'ultimo Premio Urania, scrive una racconto abbastanza insipido su cloni e cacciatori, di cui diversi aspetti rimangono poco chiari. Quello di Giuseppe Lippi è invece in pratica la narrazione di un fatto di cronaca realmente avvenuto (che per buona parte utilizza le stesse parole del protagonista dell'evento). Per quanto riguarda gli articoli, sono sicuramente di interesse le interviste, tra cui quella a Ted Chiang, meno rilevanti gli approfondimenti di critica. Voto: 6/10

Quello che potreste esservi persi nel 2011

Mi pare appropriato iniziare il 2012 con un post che ripercorra rapidamente i trascorsi dell'anno precedente, fornendo qualche spunto interessante per chi non segue il blog regolarmente e potrebbe essersi perso dei post potenzialmente interessanti. Può darsi che nei prossimi giorni produca un paio di "best of", riferiti a libri e/o musica e/o film consumanti nel corso del 2011, per cui qui non entrerò troppo nello specifico, fornendo piuttosto qualche spunto generico.

Partendo dal lato letterario, segnalo intanto che nei vari rapporti letture (e il 2011 è stato il primo anno completamente documentato sul blog) sono stati microrecensiti libri che vanno da classici quali Il mondo nuovo di Huxley e Il processo di Kafka, a novità avanguardiste come Palinsesto di Charles Stross e Little Brother di Cory Doctorow. C'è stato spazio per gli autori internazionali quanto per quelli italiani come Danilo Arona, Massimo Mongai e Dario Tonani. Principalmente ho trattato di narrativa, ma sono comparsi anche un paio di saggi di Richard Dawkins e Paolo Flores d'Arcais. Per quanto riguarda le singole recensioni dedicate a libri specifici, ho voluto dare attenzione a Pinocchio.2112 di Silvio Donà, Storie della tua vita di Ted Chiang e San Leibowitz e il papa del giorno dopo di Walter M. Miller jr, oltre a un lungo approfondimento sulla saga degli Yilanè di Harry Harrison. Da non dimenticare anche il controverso (?) post di un anno fa in cui esprimevo le mie perplessità sulle scelte editoriali di Urania.

Ma uno degli inconvenienti della lettura è la stimolazione di idee, e infatti in alcuni casi in seguito all'assorbimento di un libro ho deciso di condivedere alcuni brani, frasi o concetti particolarmente significativi. È successo con Il mondo nuovo, e due volte con Il gene egoista (uno e due), una volta con Terry Pratchett e di nuovo due con Kurt Vonnegut (uno e due).

Passando alla rubrica musicale, anche qui il grosso si trova nelle liste di ultimi acquisti che ho cominciato a compilare a paritre da questa primavera. Volendo individuare un trend, si può notare che Trentemoller, a cui avevo anche dedicato un post da solista, si è fatto sentire da giugno fino a dicembre, e pure Ellen Allien si è affacciata ben quattro volte: giugno, agosto, novembre e dicembre. E se di solito mi dedico al genere techno/house/electro, ci sono state anche incursioni in altri tipi di musica: synth-pop, tribal-latino, funk, ambient. Oltre al già citato Trentemoller, ho dato spazio a un vecchio album di Domink Eulberg e al recente attesissimo di Stephan Bodzin e Marc Romboy.

In ambito cinematografico, la questione è più lunga. Infatti, con le settimanali iterazioni del Coppi Club, ho accumulato una notevole quantità di film visti e recensiti, di cui solo una minoranza, in effetti, appartiene al 2011. Dato che spesso i resoconti del film della domenica sono striminziti, quando la pellicola non mi entusiasma abbastanza né in un senso né nell'altro (la maggior parte dei casi), penso sia sensato segnalare solo quelli per cui ho scritto più nel dettaglio, raggruppando i post per filone tematico. Per cui:
In tutto ciò ovviamente è proseguita la mia recensione dei nuovi episodi di Futurama, che si concluderà tra poco con gli ultimi tre episodi della stagione 6. Ispirato sempre da Futurama anche un mio articolo in cui si mostrano gli evidenti collegamenti tra la serie e il culto del Flying Spaghetti Monster (scritto prima che il FSM comparisse come un vero e proprio personaggio in A Clockwork Origin).

Ma non è tutto qui. Perché tra un disco, un libro e un film, ho avuto tempo anche di improvvisare qualche lezione di teologia, esaminando l'episodio del sacrificio di Isacco o citando la stessa Bibbia. E pure la fisica ha avuto il suo spazio, infiltrando tra queste pagine neutrini e raggi di luce prescienti. Un breve trattato di alimentazione, e la cronistoria delle storiche elezioni M&M's.

Venendo al lato più venale, per quanto riguarda la promozione delle mie attività, il 2011 è stato innanzitutto l'anno della mia elezione a Scrittore dell'Anno di XII (il quale mi ha fruttato anche un paio di interviste), ma ha anche visto la pubblicazione di Uomini e Spettri, Steampunk Vapore Italico, Aspettando Mondi Incantati e, poche settimane fa, N.A.S.F. 7 (e anche altri che non sto a elencare ma trovate tutti nella pagine delle pubblicazioni). Se poi volete sapere meglio a cosa andate incontro, l'anno scorso oltre alle brevi storie inserite nel blog ho pubblicato a puntate anche il racconto lungo La fiera di Hornet River.

Questa è una grossolana sintesi delle attività occorse su questo blog nell'ormai archiviato 2011, in cui ho prodotto un totale di 166 post, ovvero quasi uno ogni due giorni. Spero di aver dato qualche spunto interessante al pubblico, e per il 2012 ho in programma già qualche novità (sì, forse anche un cambio di colori...). Buon divertimento.

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